Sono dappertutto, in particolare nelle città malate di traffico, sono una vera minaccia per l'apparato respiratorio, aumentano il rischio di infarto e di ictus e difendersi è davvero difficile. Parliamo delle polveri sottili, del particolato prodotto soprattutto dagli scarichi della automobili. Gianni, un lettore di AVC ci ha scritto chiedendoci se le polveri sottili vengono assorbite di più da un automobilista o da un ciclista. Noi abbiamo interrogato direttamente degli esperti e le risposte sono molto interessanti, forse addirittura sorprendenti: gli ambienti chiusi (come l'abitacolo dell'auto o anche i nostri appartamenti) non ci proteggono dalle polveri sottili e la bicicletta, in una città come Roma, potrebbe essere un'attività tutt'altro che salubre.
Innanzitutto cerchiamo di inquadrare il problema con l'aiuto di Anna Maria Caricchia, esperta dell'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. “Il particolato atmosferico PM10, insieme all’ozono e agli ossidi di azoto, è l’inquinante più critico nelle città – spiega la Dott.ssa ssa Caricchia – Nel 2008 circa il 52% delle stazioni di monitoraggio distribuite sul nostro territorio ha registrato superamenti del valore limite giornaliero di PM10 (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte in un anno). Questa criticità riguarda soprattutto, anche se non esclusivamente, i grandi centri urbani dove l’elevata densità di popolazione e di attività correlate causano elevate emissioni, elevate concentrazioni di inquinanti nell’aria che si respira ed elevata esposizione della popolazione”. Il superamento dei limiti interessa soprattutto aree urbane del bacino padano – Torino, Milano, Brescia, Verona, Padova, Parma, Modena, Bologna – ma anche le grandi città in genere, come Roma, Firenze, Napoli e Palermo.
Recentemente si registrano segnali, più o meno decisi, di miglioramento della situazione; ma nonostante l’andamento decrescente delle emissioni generate dal traffico stradale, i livelli di PM10 non scendono al di sotto dei limiti di legge. “È importante tenere presente – conclude l'esperta – che l’inquinamento da PM10 è un fenomeno molto complesso che dipende anche dalla meteorologia e da complessi meccanismi che avvengono in atmosfera. I timidi segnali di miglioramento che si registrano e che sono anche il risultato delle misure di risanamento messe in atto dagli amministratori, hanno bisogno di robuste conferme nel tempo e nello spazio. Ci invitano a ben sperare ma anche a non abbassare la guardia perché il problema non è risolto”.
Quali danni per la nostra salute? Esiste un'associazione tra esposizione alle polveri sottili e patologie di tipo respiratorio ma soprattutto di tipo cardiovascolare, dice Riccardo Crebelli, dirigente di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità. “Le esposizioni a polveri – approfondisce Crebelli – determinano a livello polmonare una risposta di tipo infiammatorio che, con un meccanismo complesso, va a influire sulla funzionalità cardiaca, con alterazioni del ritmo cardiaco e della coaugulazione. L'esposizione a polveri diventa così un fattore di rischio consistente per infarto e per ictus”. Si è notato, racconta ancora l'esperto, che al variare quotidiano delle concentrazioni di polveri variano i ricoveri e le mortalità per queste patologie alle quali si aggiungono le patologie a livello polmonare o asmatico, tanto che l'Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, nel suo rapporto sui fattori che sono cause di morte, inserisce l'inquinamento urbano poco al di sotto del decimo posto e ha stimato una mortalità connessa alle polveri sottili in Europa pari a circa 100mila persone l'anno.
Le comuni mascherine, adatte per polveri e pollini, non servono contro il particolato, perché si tratta di particelle di dimensioni submicroscopiche che restano in sospensione per settimane e anche mesi. E nemmeno gli ambienti chiusi riescono a difenderci. “Queste polveri – spiega ancora il Dott. Crebelli – non si trovano solo all'aria aperta, negli appartamenti di città le concentrazioni di particolato sono molto simili a quelle che si possono registrare all'esterno. Lo stesso vale quando ci troviamo all'interno dell'abitacolo della macchina”.
E allora cosa si può fare? “Si possono evitare i picchi giornalieri di concentrazione. Se ad esempio so che in una determinata parte della città a una certa ora il traffico è molto intenso, in quel momento ci sarà una elevata concentrazione di particolato e sarà meglio evitare quella zona in quelle ore. Soprattutto bisogna evitare di fare attività fisica in zone dove la concentrazione di polveri sottili è elevata perché, se aumento il ritmo di ventilazione aumento la mia esposizione alle polveri. E quindi anche la bicicletta, in una città come Roma, potrebbe non essere una soluzione molto salubre”.
Immagine dall'album Flickr di UweBKK
"La bicicletta è un mezzo molto economico, che si può usare in molti modi diversi. Per divertimento, per andare al lavoro, per fare esercizio fisico, andare a fare la spesa o andare a trovare gli amici. Non c’è bisogno di prenotare con largo anticipo o pagare cifre costose: la prendi e vai, e sai immediatamente che sarà uno spasso".
Eben Weiss è un divertente (e divertito) 36enne che non ha fatto altro, negli ultimi tre anni, che dichiarare un amore appassionato, intenso e senza compromessi per la bicicletta e tutto il mondo che gira attorno alle due ruote. Lo ha fatto da un blog seguitissimo, BykeSnobNYC, che è diventato un vero punto di riferimento per chiunque desiderasse cimentarsi con quello che, lungi dall’essere solo uno sport, è ormai più uno stile di vita. Eben vive a Brooklyn, nella sua precedente vita faceva l’editore e fino a qualche mese fa scriveva sul blog in forma anonima, diventando un vero fenomeno del web. Poi ha deciso di scrivere un libro e due prestigiosi quotidiani come il New York Times e il Wall Street Journal hanno fatto a gara per intervistarlo per primi. Nel suo BykeSnob – Manifesto per un nuovo ordine universale della bicicletta (Edizioni Elliot, 200 pagg., in uscita in Italia a fine maggio) Weiss riassume il suo credo da purista delle due ruote, componendo un manuale completo e dettagliato per ciclisti principianti e professionisti, dall’evoluzione dei modelli di bicicletta all’etichetta da rispettare in strada. Il tutto con un entusiasmo e un’ironia contagiosi. Avoicomunicare lo ha sentito in occasione della Giornata Internazionale della bicicletta.
Il blog e il libro sono sicuramente una dichiarazione d’amore per la bicicletta. Ma allo stesso tempo si prendono gioco di tutti i luoghi comuni sui ciclisti. Qual è stata la sua idea di partenza?
Sicuramente l’enorme gioia che la bicicletta ha portato nella mia vita. E non parlo solo del piacere di muoversi in città velocemente e in maniera del tutto gratuita. Ma anche della dedizione che è giusto avere nei confronti di un mezzo di trasporto che ci dà tanto e chiede così poco. Certo, frequentando questo mondo mi sono accorto che ha anche lati profondamente comici, che molti ciclisti “della domenica” affrontano la giornata in bici con troppa serietà e che, soprattutto, sono pieni di paure. Tanto da andarsene in giro come se fossero in guerra, pieni di corazze e protezioni a volte superflue.
Sogna un mondo pieno di bici e senza più macchine?
Intendiamoci. So bene che le automobili sono dei mezzi utilissimi. Però è vero anche che non usiamo le biciclette quanto potremmo. Se un giorno ci renderemo conto di questo, le strade delle nostre città saranno posti più piacevoli da vivere.
Pro e contro dell’andare in giro in bicicletta.
Il vantaggio è che, anche se non lo fai per l’ambiente, alla fine ti diverti con un mezzo che è economico, pulito e salutare. E direi che poche cose nella vita sono al tempo stesso divertenti e salutari, no? Purtroppo è vero che ci sono molte persone che non rispettano affatto la bici come mezzo con cui muoversi in città, e che molte strade non sono progettate per muoversi in bicicletta. Ma questo, per fortuna, sta cambiando.
Lei è davvero famoso in rete. E’ vero che Lance Armstrong l’ha contattata su Twitter per proporle di fare un giro insieme?
Sì, è verissimo. E chiaramente è stato un onore e un piacere. Ma a me fa sempre piacere quando a qualcuno piacciono i miei scritti e ha voglia di contattarmi. Non importa se si tratta di gente famosa o meno.
Foto di Pixietart

Dopo averci raccontato la situazione dell’inquinamento nelle città italiane in tre brillanti videointerviste, Mario Tozzi riassume i nodi del discorso attraverso alcuni precisi quanto impietosi dati: la cecità delle istituzioni, ma anche nostra, nei confronti dell’attuale drammatica situazione, dovrebbe imporre a tutti noi una seria e approfondita riflessione.
Se tutti coloro che possono abbandonassero la vettura personale, i mezzi pubblici sarebbero più rapidi e efficienti e forse il problema sarebbe risolto. Ma l’italiano non abbandona mai l’auto (piuttosto la fidanzata), ragione per cui non restano che scelte alternative di mobilità, come il car sharing, l’auto condivisa, che si paga solo per il tempo e per i km effettivamente percorsi, e che rende inutile la seconda auto di molte famiglie. Il car pooling, per cui una parte della carreggiata viene dedicata solo a chi ha più di due persone a bordo, così i colleghi vicini di casa si mettono d’accordo per viaggiare insieme dimezzando traffico, consumi e inquinamenti individuali. Oppure il road pricing, cioè il pagamento di una tariffa per chi vuole entrare nel centro storico con la propria auto, già in uso a Milano come a Singapore. O l’auto ibrida, che possiede due motori, di cui uno elettrico, che si assistono vicendevolmente e che consentono di consumare, e inquinare, molto meno (così il numero delle auto non diminuisce, ma almeno si respira meglio). Ma la soluzione migliore è un’altra.
Un’idea rivoluzionaria e geniale, la bicicletta. Senza troppa fatica si possono percorrere decine di km in un giorno, ci si mantiene in forma e non si pena per cercare un parcheggio. La bicicletta è l’unica forma di spostamento che bene si attaglia a un sistema di trasporti più rigido su ferro, proprio perché molto flessibile. La bici alleggerisce la congestione del traffico e, di conseguenza, riduce immediatamente l’inquinamento atmosferico - anche per quello che riguarda l’anidride carbonica - e pure l’obesità. Nei tragitti brevi la competizione fra auto e bici non si pone neppure, vista la tradizionale inefficienza dei motori a scoppio nei primi momenti della combustione.
Il confronto fra automobili e biciclette è impietoso a riguardo dell’efficienza: per 13 kg (in media) di peso una bici trasporta una persona, mentre un’auto deve prima spostare fino a 2 tonnellate di lamiere e plastiche, rimanendo inefficiente nella misura che abbiamo già visto. Un’automobile ha bisogno dello spazio di sei biciclette per muoversi e di quello di venti per parcheggiare. Non a caso Olanda, Danimarca e Germania ne incoraggiano l’uso con una politica seria di piste ciclabili e trasporto bici + auto integrati: in Olanda le biciclette hanno sempre la precedenza sulle autovetture e sono favorite dalla segnaletica e dai semafori. Così in quel Paese il 30% degli spostamenti avviene a pedali e, ad Amsterdam, il 35% usa la bicicletta o va a piedi, mentre solo il 40% si muove in auto. Più spazio alle biciclette significa più tempo per una vita meno alienata dalle automobili e libera dagli idrocarburi. Ammesso che la cosa interessi qualcuno.
Mario Tozzi