
L’Irlanda del Nord è uno stato complesso, nel quale convivono due comunità differenti. Da un lato gli unionisti, principalmente protestanti, dall’altro i nazionalisti, a maggioranza cattolica.
Due comunità protagoniste di una difficile convivenza fin dal 1920, anno in cui, con il Government of Ireland Act, l’isola fu divisa in due parti.
Dal 1998, anno del Good Friday, che segnò una tregua agli scontri tra il governo britannico e la popolazione di origine irlandese, la situazione è nettamente migliorata e gli scontri violenti sono diminuiti. Ma i passi verso una migliore convivenza continuano e, ad aprile, un nuovo accordo tra il governo britannico ed il Sinn Fein, partito irlandese che si impegna per l’indipendenza dal Regno Unito segnerà una nuova tappa verso un clima più disteso.
Ma l’Irlanda del Nord non è il solo Paese in cui convivono popolazioni con tradizioni, religioni e culture diverse.
Il caso più noto è Gerusalemme, città nella quale ogni giorno il contatto tra palestinesi ed israeliani è sempre più difficile.
Current ha realizzato un reportage che mostra scene relative agli ultimi scontri avvenuti nella città, all’interno dello speciale sui diritti umani che va in onda ogni martedì. Roberta Zunini è andata, infatti, a Gerusalemme est per sperimentare sul campo le difficoltà della vita quotidiana nella città contesa tra le due etnie.

Quando si parla di multiculturalità si tende spesso a fare coincidere questo termine con interculturalità, ma si tratta di un’imprecisione, che viene continuamente adottata nell’uso comune.
Multiculturale è un termine di tipo descrittivo - descrive uno stato di fatto, allude alla presenza di diverse culture nello stesso spazio o territorio, ma non riguarda l’eventuale interazione razziale di gruppi o individui. E’ relativo a dimensioni molteplici, ma si tratta di un processo statico.
Interculturale invece è un termine che identifica persone che culturalmente differiscono per la loro formazione frammentaria, che per ognuno di loro rappresenta sostanzialmente una scelta.
La globalizzazione in cui viviamo implica l’interculturalità intesa nell’accezione di un processo di tipo dinamico, perché presuppone uno scontro e uno scambio, che aggiunge arricchimento e nuove co-costruzioni semantiche.
L’interculturalità molto probabilmente sarà l’unico percorso praticabile per gettare le basi per una pacifica convivenza e tolleranza tra più culture.
Quali sono secondo te i problemi connessi alla globalizzazione?
Come pensi si possa valorizzare ogni singola cultura nel rispetto e nella tolleranza delle altre?

La natura dell’uomo ha subìto dei cambiamenti nella sua evoluzione tramite processi di ibridazione.
I mezzi di trasporto, i media di diffusione, quelli di comunicazione e infine l’evoluzione informatica e tecnologica che ha caratterizzato la nostra società in questi ultimi anni hanno contribuito a creare nuove possibilità di contatto e di spostamento, che non si erano di fatto mai verificate in passato.
Inoltre l’umanità ha attraversato rapidi e numerosi cambiamenti sociali radicali, anche a seguito di processi come la globalizzazione e i flussi migratori.
L’educazione di tipo interculturale è diventata una priorità da adottare nelle società civili per la pacifica convivenza delle varie culture che coesistono negli stessi territori.
Quando si affronta la tematica della pedagogia e della comunicazione interculturale, occorre considerare il notevole cambiamento che ha investito il profilo del soggetto educativo.
Nella società interculturale in cui siamo immersi è necessario educare soggetti con istanze e caratteri diversi e quindi anche con problematiche differenti: bambini, adulti e anziani di diverse culture e valori.
I principi ispiratori e fondanti della pedagogia interculturale sono tre:
E’ fondamentale fornire una competenza di base in possesso di tutti: gli individui educati (dalla scuola o da altri enti educativi) devono avere gli stessi strumenti per avere stesse possibilità di espressione.
Conosci qualche esempio di progetto pedagogico interculturale, organizzato da enti con finalità educative?
Come pensi si possa fornire una dimensione educativa che promuova la convivenza delle varie culture in una stessa area geografica?
"Mi scusi, per via della Felicità?
- “Svolti all’incrocio e percorra fino in fondo viale della Giustizia!"
Utilizzando questa metafora stradale si potrebbe pensare che, ispirandosi al comune senso del giusto, si possa raggiungere la felicità.
Forse la giustizia non basta, per la felicità. Però senz’altro si può migliorare la qualità della vita.
Il comune senso del giusto è indispensabile per il dialogo e quindi per la pacifica convivenza tra le persone tra culture diverse.
Dovrebbe limitare la tendenza alla prevaricazione sul prossimo perché, in uno scambio tra due o più controparti, se tutti ottengono quanto è giusto che spetti loro, perché cercare di avere di più?
Voi cosa ne pensate? Ci può essere felicità anche senza giustizia?
Francesco Profice
E' possibile determinare un'identità a partire da una cultura o dal confronto di più culture?
Come si può stare al passo con il mondo di oggi, così cosmopolita, multiculturale e poliglotta e nel quale la comunicazione è così profondamente cambiata grazie a social network, televisione satellitare, e mail?
E' certamente la cultura il soggetto grazie al quale poter costruire risposte a queste domande, ma soprattutto lo strumento prezioso per affrontare ogni giorno nuovi interrogativi.
E' in questa attitudine alla scoperta, la predisposizione a capire e dialogare, che si può realizzare l'integrazione: l'incontro si produce e lo scontro si risolve generando innovazione del pensiero.
L'apertura culturale ha permesso nel tempo di cogliere i profondi cambiamenti di cui è stata testimone e spesso anticipatrice: una risorsa preziosa per capire l'evoluzione della società e per aumentare la sensibilità delle persone verso gli aspetti meno evidenti del mondo e della sua complessità. E' inoltre, oggi come ieri, un fattore di stimolo alla creatività e un utile strumento per far interagire e avvicinare il diverso.
Saremo capaci in futuro di essere sempre più nomadi, spostando frontiere e barriere, giocando con la realtà ma mantenendo sempre salda la capacità di porci delle domande?