Tra pochi giorni si aprirà la settimana della biodiversità. Sara Capogrossi Colognesi (autrice di Evoluzione) spiega le ragioni per cui se Charles Darwin non avesse ragionato sulla biodiversità non avrebbe compreso il funzionamento dell’evoluzione.
Si può dire che è grazie alla biodiversità se oggi sappiamo come funziona l’evoluzione. Charles Darwin, infatti, formulò una teoria convincente sull’origine e il cambiamento delle specie viventi proprio osservando l’incredibile varietà di forme che incontrò nel corso del suo straordinario viaggio intorno al mondo.
Imbarcatosi come naturalista di bordo sul brigantino Beagle, il giovane studioso visitò in lungo e in largo le coste del Sud America, dove poté osservare piante e animali mai visti prima. Dall’analisi e dal confronto di questa biodiversità straordinaria nasce l’idea che esista un collegamento tra le varie specie.
Già i fossili possono raccontarci molto a questo proposito. Darwin raccoglie reperti di animali ormai estinti: come per esempio quei grandi esseri ricoperti da armature simili a enormi armadilli. Procedendo verso sud lungo le coste del Brasile e dell’Argentina, questo genere di osservazioni indica al naturalista inglese che animali molto simili, eppure diversi, sembrano essersi sostituiti l’un l’altro nello spazio e nel tempo.
Ma è alle isole Galapagos che la natura si offre nella sua più rigogliosa e multiforme presentazione. In quell’arcipelago formato da una miriade di piccole isole, a migliaia di chilometri dalla terraferma, Darwin annota sui suoi taccuini le osservazioni su testuggini, fringuelli, lucertole. Colleziona esemplari che si differenziano per la forma del guscio, o la lunghezza del becco. Impara a riconoscere l’isola di provenienza di ogni testuggine dalla semplice osservazione dell’animale. Anche per i fringuelli vale la stessa regola: in ogni isola è individuabile una caratteristica distintiva della specie.
Tornato in patria medita a lungo sulle osservazioni compiute e sull’opportunità di divulgare le proprie ipotesi. Nel frattempo anche altri studiosi stanno viaggiando alla scoperta e alla raccolta di nuove specie. Tra questi, Alfred Wallace, che prima in Brasile e poi nell’arcipelago Malese ha l’occasione di compiere osservazioni simili a quelle di Darwin e a giungere a simili conclusioni.
L’idea che le specie possano cambiare nel tempo non è del tutto nuova. Immergersi in una natura pressoché incontaminata, avere la possibilità di confrontare un’enorme varietà di forme viventi ha però permesso di intuire il meccanismo della selezione naturale, motore fondamentale dell’evoluzione. E’ grazie alla robustezza di una simile teoria che nella seconda metà dell’Ottocento il mondo (e non solo quello scientifico) comincia ad aprirsi all’idea che la biodiversità presente sul nostro pianeta non sia il prodotto stabile e perfetto di un disegno divino, ma invece quello di un processo evolutivo in continuo divenire, di cui ogni essere vivente fa parte (uomo compreso).