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Come fare per ottenere il permesso di soggiorno?

permesso di soggiorno come fareDove andare per richiedere o rinnovare il permesso di soggiorno in Italia? Quali documenti servono e quali tasse c'è bisogno di pagare? Oggi vogliamo spiegarvi in poche parole i passi fondamentali per ottenere in maniera semplice e rapida il documento.

La necessità della richiesta o del rinnovo del permesso di soggiorno è una questione che interessa tutti gli stranieri residenti in Italia o che, per motivi di lavoro o altro, decidono di venire nel paese. Ecco passo dopo passo una breve guida capace di aiutare chiunque si trovi a doverlo ottenere.

Per quali motivi si può richiedere il permesso di soggiorno?

Un cittadino straniero in Italia può richiedere il permesso di soggiorno nel paese per i seguenti motivi:

Affidamento (per minori stranieri non accompagnati)
Motivi religiosi (per presa in carico da parte di congrega religiosa)
Residenza elettiva (rilasciato agli stranieri titolari di una pensione in Italia)
Studio (per periodi superiori a tre mesi)
Missione (rilasciato a stranieri inviati per incarico da enti pubblici o privati, organizzazioni internazionali, amministrazioni)
Asilo politico 
Tirocinio di formazione professionale
Attesa riacquisto cittadinanza
Attesa occupazione
Carta di soggiorno stranieri (ora denominata “permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo”)
Lavoro autonomo
Lavoro subordinato
Lavoro sub-stagionale
Famiglia
Famiglia per minori di 14-18 anni
Ingresso di soggiorno per motivi di lavoro in casi particolari, come previsto dall'art. 27
Richiesta dello status di apolidia

Per qualunque motivazione non elencata tra queste c'è bisogno di una richiesta diretta presso la Questura
 

Dove ritirare i moduli?

Per ritirare tutto il necessario per la richiesta del permesso di soggiorno per i motivi sopra elencati basta recarsi presso un qualunque ufficio postale che aderisca al progetto Sportello Amico. Lì è necessario farsi consegnare il kit apposito, che contiene tutte le istruzioni e i moduli da compilare. Ogni motivazione prevede la compilazione di specifici moduli e la presentazione di specifici documenti, sempre elencati e descritti nel kit stesso. 

Per avere aiuto nella compilazione e presentazione dei moduli è possibile richiedere assistenza presso un patronato o presso il Comune laddove sia in atto il programma di sperimentazione apposito.

Una volta compilati i moduli e prodotti i documenti richiesti, questi vanno portati nuovamente presso lo Sportello Amico, che provvederà a inviarli alla Questura competente e a fissare un appuntamento entro un mese per i rilievi fotodattiloscopici, cioè le foto e il deposito delle impronte digitali.

Al momento dell'invio l'Ufficio Postale provvederà a rilasciare una ricevuta che varrà come permesso di soggiorno provvisorio. Questa ricevuta è assolutamente necessaria e non va smarrita in alcun modo.

Al momento dell'appuntamento in Questura verrà comunicata la data di rilascio del permesso di soggiorno direttamente all'interessato.

Quanto costa il permesso di soggiorno? Quali tasse da pagare?

 
Questi sono i bollettini e le marche da bollo di cui è necesario il pagamento in caso di richiesta di permesso di soggiorno:
 
27,50 euro con bollettino di conto corrente postale in caso di richiesta di permesso di soggiorno superiore a 90 giorni. E' possibile ottenerlo presso lo Sportello Amico.
14,62 euro in marca da bollo.
30 euro da versare all’operatore dell’Ufficio Postale al momento della consegna della domanda.
 
Dove trovare informazioni?
 
Sul Portale Immigrazione www.portaleimmigrazione.it si trovano informazioni generali, indirizzi di Comuni e Patronati abilitati; indirizzi di uffici postali con Sportello Amico.

E' inoltre possibile seguire l'avanzamento della pratica di rilascio di permesso di soggiorno, utilizzando ID e password rilasciati dalle Poste.

 
Numeri Utili:
 
848.855.888 (tariffa urbana).
Per informazioni sullo stato di avanzamento della tua pratica.
Attivo dal lunedì al venerdì con orario 8-20.

800.309.309 (gratuito) Anci 

Per informazioni generali e l’indirizzo dei Comuni e dei Patronati abilitati.
Attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, è in italiano, inglese, spagnolo, arabo e francese.
 
803.160 (gratuito) di Poste Italiane. 
Per conoscere l’indirizzo degli uffici postali con Sportello Amico. 
 
 


La carica dei 40mila: ecco i nuovi italiani

nuovi italiani“Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Nonostante gli ostacoli, nonostante le difficoltà burocratiche, nonostante il razzismo e i pregiudizi, anche se molti di loro vivono qui ormai da vent’anni e l’Italia la conoscono meglio di chi ci è nato. Nonostante tutto, i nuovi italiani che nel 2010 hanno ottenuto la cittadinanza e pronunciato finalmente questa formula sono più di 40.000, un popolo multicolore ma con una sola lingua in comune, l’unica in cui si riconoscano: la nostra. E una consapevolezza: ogni volta che si presenterà l’occasione, verrà loro chiesto il permesso di soggiorno. Nonostante l’accento regionale marcato e le rassicurazioni. E quanto sarà bello, a quel punto, mostrare la carta d’identità che orgogliosamente fa capolino dal portafogli? Un pezzo di carta importante, anzi fondamentale. Perché i dati diffusi in questi giorni dal Ministero e relativi ai 40.223 procedimenti di concessione della cittadinanza andati a buon fine nello scorso anno disegnano anche un quadro su come questi nuovi cittadini godano di diritti civili.

E sulle differenze tra le modalità con cui la cittadinanza stessa si acquista. Da quella attraverso il matrimonio (la più “gettonata” tra le donne, che spesso arrivano nel nostro paese proprio per sposarsi e ottenere il prezioso certificato), che per alcuni è facile e comoda, ma che comporta, in realtà, un sacco di passaggi che vanno a scavare tra i dettagli della propria vita intima. E che, com’è sempre stato, porta a frequenti abusi, che sfruttano la posizione più debole di chi questa cittadinanza la vuole proprio molto, tanto da prestarsi a ricatti e pagamenti di somme di denaro. Poi ci sono gli extracomunitari che sono residenti qui da almeno dieci anni (e che hanno un reddito di almeno 8300 euro l'anno, 11300 se con coniuge a carico), e i cittadini comunitari che invece sono in Italia solo da cinque. Bisogna infine tener presente che queste statistiche non danno il conto completo dei nuovi cittadini. Mancano infatti le acquisizioni di cittadinanza delle seconde generazioni, ovvero dei figli di immigrati, nati e cresciuti qui, che scelgono di diventare italiani una volta diventati maggiorenni. Salvo imprevisti che, ça va sans dire, sono all'ordine del giorno. Non a caso i dati evidenziano un'informazione importante. Perché se è vero che i procedimenti con happy end sono molti, è vero anche che il trend non è sicuramente in positivo, e che nel 2010 sono state tantissime anche le cittadinanze negate. Addirittura quasi raddoppiate rispetto al 2009. Passando da 859 a 1364. Pare che quest'aumento sia dovuto al cosiddetto pacchetto sicurezza, che ha dichiarato guerra ai matrimoni combinati, e ha dunque reso i controlli più severi.

Molto interessante anche il dato delle domande ancora in attesa di risposta, che a dicembre dello scorso anno erano circa centocinquantamila. La classifica dei Paese di provenienza è guidata dal Marocco (6.952 concessioni), seguono Albania (5.628) e Romania (2.929). Rispetto al 2009, le concessioni di cittadinanza sono aumentate solo dello 0,34%. Quasi duemila quelli in possesso di una laurea, ma la maggior parte ha comunque terminato le scuole superiori. Nella maggior parte dei casi sono operai, ma i più giovani sono studenti, e non mancano le casalinghe. Vivono nelle province di Milano, di Roma e Torino, ma soprattutto nel Nordest, tra Brescia, Vicenza, Treviso, Verona e Padova. E proprio nel Nordest c'è il più alto tasso di lavoratori con contratti a tempo indeterminato, spesso nelle aziende manifatturiere. Per non parlare poi di sportivi, sacerdoti e registi. Con figli che si sentono italiani al 100% e che spesso non parlano più la lingua di provenienza, sono tifosissimi della squadra del cuore e della nazionale e, spesso, hanno mentalità più aperte degli autoctoni.

Ma serviranno questi dati a far capire all'Italia quale sia il vero valore di questi nuovi cittadini, di un patrimonio di cui dovremmo forse essere più consapevoli (e nei cui confronti certa classe politica dovrebbe essere meno ostile)? Non si può far finta che non abbiamo bisogno di loro, perché ce l'abbiamo. E fa sorridere (anche se non troppo) che proprio i luoghi in cui l'intolleranza si manifesta più rigogliosa, sono gli stessi in cui i nuovi italiani lavorano di di più, riescono ad acquistare casa e a ricongiungersi alla famiglia. Eppure, nonostante le lamentele e le cassandre che paventano invasioni, rispetto al resto d'Europa siamo ancora indietro. Solo la Gran Bratagna, nel 2006, ha concesso 156mila cittadinanze, la Francia 148mila, la Spagna 64mila, la germania 124mila. Mentre noi frapponiamo ostacoli (basti pensare che dalla richiesta all'ottenimento reale della cittadinanza passano dai tre ai quattro anni), facciamo far loro l'esame di lingua e cultura, non prendiamo nemmeno in considerazione l'ipotesi di un procedimento breve per la concessione e figurarsi, poi, se si parla di diritto di voto. Loro una scelta l'hanno fatta, e hanno giurato, mentre si impegnano ogni giorno per un'integrazione che diventa interazione. Perché adesso non la facciamo anche noi?

Foto di Turi Scandurra



Il racial profiling che fa arrabbiare Shakira

Shakira - Foto di IrenegodinezUn uomo attraversa con il suo camion l’autostrada che porta a Phoenix, capitale federale dell’Arizona. Due agenti lo fermano e gli chiedono i documenti. Abdon, questo il nome del camionista, mostra la patente e il numero di sicurezza sociale. Ma a quanto pare non basta. I due agenti vogliono vedere il certificato di nascita che dimostri che Abdon è nato negli Stati Uniti. Peccato che siano poche le persone a portarsi dietro un documento del genere, e Abdon non fa eccezione. Il risultato? L’uomo viene fatto scendere dal suo camion e portato immediatamente negli uffici dell'Immigration and Customs Enforcement di Phoenix per accertamenti. Sia lui che sua moglie sono nati in terra americana, ma la pelle scura è bastata come presupposto per essere trattenuto e trattato come un criminale. Un tipico caso di racial profiling, che da circa una settimana è una procedura standard nello stato del senatore McCain. La legge federale SB 1070 approvata a Phoenix dalla governatrice Jan Brewer sta facendo discutere l’America e non solo. Si tratta di un provvedimento fortemente voluto dall’estrema destra repubblicana, la stessa che sta sfruttando la presunta minaccia di invasione da parte di immigrati ispanici e la profonda crisi economica. Negli Stati Uniti di Barack Obama, il presidente che ha promesso al suo insediamento che una delle sue priorità sarebbe stato il problema dell’immigrazione clandestina, la prima risposta concreta arriva da uno stato del sud non certamente noto per la sua apertura ai valori democratici. La legge prevede, tra l’altro, che verrà considerato illegale per un immigrato regolare lavorare o cercare un lavoro in Arizona. Oltre a poter procedere all’arresto immediato di chi non possa provare di essere cittadino americano com’è successo al malcapitato Abdon, le autorità di polizia potranno fare lo stesso con chi dia modo di “dubitare ragionevolmente” riguardo al proprio status. In poche parole perquisizioni e arresti per tutti coloro che abbiano un aspetto straniero. Le organizzazioni latine presenti sul territorio americano, tra cui il National Council of La Raza, hanno già espresso il loro forte dissenso nei confronti dell’introduzione del reato di clandestinità. Gli attivisti per i diritti civili si sono rivolti anche alla Major League di Baseball, chiedendo di boicottare la All Star Game che nel 2011 si dovrebbe giocare proprio a Phoenix. Anche perché il 27,7% dei giocatori della Major League sono nati fuori dai confini degli Stati Uniti. Nemmeno il basket è rimasto a guardare. E già da stasera gli Arizona Suns, la squadra di Phoenix, in campo contro i San Antonio Spurs indosseranno una divisa con su scritto Los Suns. Per decisione della stessa società sportiva. Anche le celebrità hanno fatto sentire la loro voce di dissenso. Shakira, la pluripremiata cantante di origine colombiana, ha lanciato una campagna mediatica contro la legge, affermando: “Se adesso mi trovassi a Phoenix potrei essere arrestata semplicemente per via del colore della mia pelle e perché non ho con me i documenti, nemmeno la patente. E’ assurdo”. E Hillary Clinton ha detto durante un’intervista a NBC che una legge su un argomento così delicato dovrebbe essere opera del governo federale e non dei singoli stati. In attesa che sia proprio lo stesso governo federale a decidere di sospendere la legge dell’Arizona e varare un testo legislativo sull’immigrazione che valga per tutti gli Stati Uniti. Ma se il mondo intero discute e si indigna su questo provvedimento, come mai in Italia la cosa ci sembra alquanto familiare? Forse è perché una legge così nel nostro paese esiste già. Infatti il reato di clandestinità in Italia è stato introdotto con il decreto legge sulla sicurezza approvato dal Governo nel maggio scorso e in vigore dall’8 agosto. Tra le norme, appunto, quella in cui si prevede che chi entra o soggiorna in maniera illegale in Italia commette il reato di immigrazione clandestina e rischia un’ammenda da 5 mila a 10 mila euro. Poche le proteste seguite alla norma. Forse perché da noi è scontato che il cittadino di colore diverso non è sicuramente “dei nostri”. Concetto superato in una società multietnica come quella statunitense. Di sicuro c’è che potremo almeno affermare che, per una volta, abbiamo anticipato gli americani.

Marìka Surace

Foto di Irenegodinez