
Continuiamo ad incontrare periodicamente dei blogger che si occupano di sostenibilità: risponderanno alle nostre domande sul futuro e sulle priorità ambientali. Questa settimana abbiamo intervistato i ragazzi di Ecocentrico
Come si chiama il vostro blog e di cosa si occupa?
Ecocentrico, questo è il nome del nostro progetto, più che un blog è un portale dedicato alla cultura ambientale, sostenibile, consapevole, pulita. Un vero e proprio spazio di aggregazione in cui, proprio come in un villaggio, le persone virtuose possono incontrare le aziende ecoevolute: così le aziende possono raccontare cosa fanno e i consumatori possono trovare cose interessanti e discuterne online.
Quali sono le tematiche più seguite dai vostri lettori?
Ecocentrico è composto da articoli, video, eventi, annunci di lavoro, messaggi della redazione e delle aziende registrate perciò gli argomenti spaziano a 360° su tutto quello che fa cultura ecologica. Abbiamo registrato un forte interesse sulla bioedilizia, le case passive e la mobilità sostenibile, segno che tanti italiani vogliono vivere in modo diverso da quello che ci è stato proposto finora.
Da dove nasce questa vostra passione?
Un po' per gioco, un po' perchè crediamo sia importante confrontarsi, parlare, informare sull'ondata verde che sta scuotendo la nostra società in questi ultimi anni. Abbiamo paura che rimangano grandi parole dettate dall'alto senza ripercussioni sulla vita dei singoli, mentre crediamo che sia importante che ciascun cittadino si attivi per vivere meglio con il suo territorio e le sue risorse.
Ci parlate di EcoRadio?
EcoRadio, la voce del pianeta, è una radio in streaming che abbiamo avuto modo di conoscere e di rendere ascoltabile anche dal nostro portale. Ci sembra un modo facile e diretto per rendere fruibili tantissimi contenuti inerenti la sostenibilità anche a chi preferisce ascoltare, piuttosto che leggere. Siamo contenti di appoggiare il progetto di EcoRadio: fare rete tra realtà diverse è fondamentale per costruire davvero una cultura ecologica.
Come giudicate la cultura alla sostenibilità degli italiani?
C'è ancora molto da fare. Basta confrontarsi con altri Paesi europei - penso innanzitutto ai Paesi scandinavi - per rendersi conto di quanta strada c'è ancora da fare in Italia. Siamo stati troppo abituati a comportarci secondo la filosofia dell'"usa e getta" e ora non riusciamo ad uscirne, compriamo usiamo buttiamo senza scrupoli, costruiamo senza pensare a piani urbanistici, scegliamo soluzioni senza considerare il benessere della collettività. Forse questa nuova "sensibilità verde" può servire a farci vivere da cittadini attivi e sostenibili il nostro territorio: come dice Gaber, "Libertà è partecipazione".
Quali sono per voi le prime priorità per l’ambiente, da affrontare nell’immediato in Italia?
Innanzitutto migliorare il sistema dei trasporti incrementando il servizio ferroviario, spesso inadeguato rispetto alla domanda, e migliorando l'accessibilità ai cittadini. Se i trasporti pubblici funzionano bene, i cittadini hanno tutto l’interesse a lasciare la macchina a casa: meno stress, meno costi di benzina e caselli, meno ansia da parcheggio, minor rischio di multe. E poi - seppur in controtendenza rispetto a quello che crede il nostro ultimo Nobel per la Pace Obama - sviluppare fonti di energia alternativa, investire davvero nella natura per costruire una società capace di vivere armoniosamente con essa.
Ambiente e sviluppo sostenibile: quali sono le idee migliori per il futuro?
Il nostro suggerimento è sempre lo stesso: guardare con occhio critico al passato. Molti comportamenti dei nostri nonni ricalcano uno stile di vita sostenibile, un modello di vita più condiviso e più naturale. Integrate con l'attuale livello di tecnologia, saranno le cose vecchie ad essere "nuove" scoperte: la bicicletta, il co-housing, un'alimentazione biologica e a km zero, il compostaggio e così via. Certo, è necessario l'impegno di tutti, ma la posta in gioco è alta: avremmo aria più respirabile, vite meno frenetiche e più consapevoli, consumi ridotti e potremo finalmente gettare le basi per un rapporto più giusto tra uomo e ambiente.