La sostenibilità tiene insieme un groviglio di argomenti e discipline. L'alimentazione è tra queste e i discorsi che importanti studiosi fanno partire dalle pagine di riviste specializzate e dai podi dei convegni, volano direttamente sulle nostre tavole, a diretto contatto con il cibo che siamo abituati a mangiare.
Sapevamo bene che esiste una correlazione molto stretta tra abitudini alimentari e salute, una correlazione che nel 1992 prese per la prima volta la forma della Piramide Alimentare, un grafico con cui l’US Department of Agriculture diffuse una spiegazione sintetica ed efficace su come adottare un tipo di alimentazione equilibrato. Alla base della piramide sono raffigurati gli alimenti che si possono consumare in quantità maggiori, man mano che si sale le posizioni sono occupate da alimenti che sarebbe meglio consumare in maniera molto controllata.
Ma come associare alla relazione tra cibo e salute l'altra, la cui importanza cresce sempre più nella consapevolezza del mondo occidentale, tra abitudini alimentari e impatto sull'ambiente? Una possibile risposta è stata elaborata dal Barilla Center for Food & Nutrition che propone la sua “Doppia Piramide” Alimentare-Ambientale.
Esiste una fortissima correlazione tra l'alimentazione di un popolo e l'impatto che questo produce sull'ambiente, ha spiegato alla presentazione del progetto Mathis Wackernagel, Presidente del Global Footprint Network ed inventore del concetto di impronta ecologica. “La popolazione globale è in crescita – ha sottolineato Wackernagel – e con essa crescono i consumi globali, tanto che oggi il genere umano utilizza risorse globali ad una velocità che è del 40% superiore alla capacità del pianeta di rigenerare quelle stesse risorse”. In altre parole, il pianeta impiega un anno e cinque mesi per rimettere a posto quello che mangiamo in un solo anno. È un problema che riguarda principalmente la parte più opulenta del mondo, come ha sottolineato Gianfranco Bologna, Direttore scientifico di WWF Italia, chiedendosi fino a che punto la Terra potrà sopportare stili di vita così incauti come quelli di persone utilizzano ogni anno 800 kg pro capite di produzioni cerealicole (è la media di consumo di un cittadino medio statunitense).
Per contribuire a comunicare questi temi e le possibili risposte, la “Doppia Piramide” del Barilla Center for Food & Nutrition affianca alla tradizionale piramide alimentare una piramide rovesciata costruita attraverso una stima degli impatti ambientali di singoli alimenti effettuata con l’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA), un metodo di valutazione oggettivo dei carichi energetici e ambientali relativi a un processo. Il risultato è una piramide in cui gli alimenti a maggior impatto ambientale sono in alto e quelli a impatto ridotto in basso. È utile notare come i risultati prodotti dalle due piramidi portino a una coincidenza tra gli alimenti che fanno bene alla nostra salute e che producono meno impatto sul pianeta, il cui consumi è quindi più sostenibile. Se alla base della piramide alimentare ci sono, infatti, ortaggi e frutta, lo stesso accade, a posizione invertite, nella piramide rovesciata dove questi stessi generi alimentari sono quelli maggiormente consigliati, mentre carne rossa e formaggi risultano quelli maggiormente impattanti per l'ambiente e meno consigliati. In altre parole, come si legge nel documento che illustra la “Doppia Piramide”, emerge la coincidenza, in un unico modello, di due obiettivi diversi ma altrettanto rilevanti: salute e tutela ambientale.
L'immagine è tratta dal documento “Doppia Piramide: alimentazione sana per le persone, sostenibile per il pianeta”, scaricabile dal sito del Barilla Center for Food & Nutrition dove sono disponibili anche i video degli interventi di presentazione.

PERUGIA – Lo sviluppo sostenibile? “È come avere a che fare con un ragazzino sfigato che non ha amici: se ne sta lì in disparte e nessuno vuole passare il tempo con lui perché è bruttino, parla di cose troppo serie e troppo complicate. Ma noi dobbiamo fare il tifo per lui, incoraggiarlo e incitarlo a crescere sempre meglio”.
L'accento francese di Alice Audouin non addolcisce il modo in cui parla di sviluppo sostenibile: lei ne ha fatto un lavoro (anzi più di uno), ne è una convinta sostenitrice, ma si rende conto che guardandosi in giro la vita è proprio dura per questo ragazzino. “A chi piace questa espressione? E chi riesce a metterla in pratica davvero? In Francia lo chiamiamo dévelopment durable e a chi lo segue e ci crede gli hanno appiccicato il nomignolo un po' sprezzante di Dédé”.
Alice è a Perugia per una tavola rotonda al Festival di giornalismo per discutere di ambiente e nuova ecologia. Nella vita si occupa di sostenibilità in mille modi: è una manager in una grande agenzia di comunicazione (Havas Media), ha un blog che si chiama Alice in Warmingland, tiene rubriche in diverse riviste francesi, ha fondato Ad Widser (una società che si occupa di comunicazione sostenibile) e Coal, un'associazione che promuove un legame tra arte e ambiente. Ed è anche una scrittrice. Il suo libro si intitola Emilie, ecologista in carriera (Edizioni Ambiente), è la storia di una manager che è veramente lontana da ogni concetto ambientalista, ma quando il suo capo decide di creare una sezione di sviluppo sostenibile, la metamorfosi è rapida e inarrestabile.
“Si chiama Greenwashing, spiega Alice, è un po' come se aziende e persone si diano una spennellata di ambientalismo per vendere un prodotto oppure sentirsi più alla moda, una specie di etichetta che ci si appiccica addosso”. E in tutto questo il marketing e la comunicazione hanno un ruolo determinante, che potrebbe essere potenziato da blog e social network.
“Uso moltissimo Facebook, racconta Alice, per me è soprattutto uno strumento di lavoro che mi serve a tenere stretti contatti con i miei colleghi, con esperti di comunicazione di altre agenzie e parlare con loro in tempi veloci. Ma tutto il mondo di internet ha una potenzialità straordinaria che mi sembra ancora poco espressa: tutti vogliono utilizzare il web ma quando lo fanno usano linguaggi vecchi che non sfruttano le potenzialità dei nuovi media. Bisogna essere molto intelligenti per innovare”. Insomma, alla fine della chiacchierata i ragazzini sono diventati due e si tengono per mano, comunicazione via web e sviluppo sostenibile per Alice sembrano due adolescenti di talento: cresceranno.

Il Treno Verde, alla sua ventesima edizione, è l’iniziativa di Legambiente che si pone l’obiettivo di monitorare l’inquinamento atmosferico e acustico delle città italiane e sensibilizzare l'opinione pubblica e le amministrazioni locali sui temi della qualità della vita.
Nel percorso 2010, assegnato come di consueto da Ferrovie dello Stato, il treno - partito da Roma il 16 febbraio – toccherà le città di Messina, Crotone, Potenza, Latina, Ancona, Ravenna, Vicenza, Milano Porta Garibaldi e Genova Porta Principe, ove terminerà il percorso il 2 aprile. In ciascuna città il convoglio sosterà cinque giorni.
Si tratta di un treno composto di quattro carrozze dedicate ai seguenti temi:
Durante le soste il pubblico, costituito da scolaresche (che potranno accedere nelle mattinate) e da singoli cittadini (che potranno accedere nei pomeriggi), potrà visitare le carrozze che fungono da veri e propri laboratori di educazione ambientale, allestite con mostre, plastici, sale video e sale conferenze. Nel contempo le centraline dell'Istituto Sperimentale delle Ferrovie dello Stato raccoglieranno i dati sulla qualità dell'aria e sull'inquinamento acustico delle città visitate.
Nella terza carrozza “Agire localmente”, dedicata alla casa ecologica del futuro, è possibile conoscere la soluzione Green@Home attualmente in sperimentazione presso Telecom Italia: un sistema di apparecchi domestici interconnessi tra loro e con la rete Internet che contribuirà a ridurre i consumi delle abitazioni e a ottimizzare l’uso di energia rinnovabile.
Avoicomunicare seguirà il percorso del Treno Verde per analizzare la qualità della vita delle città italiane e scoprire le soluzioni per rendere più sostenibili i nostri comportamenti quotidiani.
Nel frattempo, puoi scoprire quanto consumi anche grazie al Carbon Meter, uno strumento facile e intuitivo per misurare quanta CO2 produciamo abitualmente.
Mario Tozzi continua le sue riflessioni sull’inquinamento urbano ed il traffico. Decisioni politiche che non hanno incentivato l’utilizzo dei mezzi pubblici, certo, hanno contribuito ad una diffusione così estesa delle automobili. Ma la situazione italiana è figlia anche di una cultura individuale abituata ad utilizzare la macchina privata per ogni minimo spostamento: “noi siamo quelli che usano l’auto anche per scendere a comprare le sigarette”.
Mario Tozzi ha rinunciato alla macchina, per spostarsi con mezzi più eco-compatibili (moto, car-sharing,...). E voi? Raccontateci la vostra esperienza!
Dal cuore di Roma, Mario Tozzi interviene sul tema dell’inquinamento. Argomento che l’ultimo report di Legambiente ha portato ancora più alla ribalta nell’opinione pubblica italiana.
L’Altare della Patria fa da sfondo alle dure parole del geologo: nonostante si trovi in un’area aperta e ampia, il ristagno di aria malsana è impossibile da evitare poiché il traffico ha innalzato enormemente il livello delle polveri sottili presenti nell’aria.
A proposito di esse, nella videointervista Mario Tozzi parla giustamente di “miscela velenosa” per definire indifferentemente tutte le polveri sottili, tenendo insieme PM10 e PM2,5 anche se non si tratta della stessa classe dimensionale.
La differenza infatti c’è e sta nel fatto che il PM2,5 può entrare direttamente a contatto con il sangue attraverso le terminazioni bronchiali, ma siccome è più difficile da computare, ha preferito tenerlo indistinto dal PM10 che ha pure ricadute altrettanto nefaste sulla nostra salute respiratoria.
Quali soluzioni per il problema? Mario Tozzi parla delle limitazioni alla circolazione di auto, ma quanti di noi sono disposti a rinunciare alla “comodità” di un viaggio in macchina per affollarsi all’interno dei mezzi pubblici?

Come non pensare, in questi giorni, al pranzo di Natale, ai regali da comprare, ai parenti da rivedere: tutti, amanti del 25 dicembre e non, sono impegnati ad organizzare i festeggiamenti, chi per diletto, chi perché un parente in visita dopo tanto tempo, oppure l’amico che non manca mai di fare un regalo, lo impongono.
Come non pensare, in questi giorni, a quanti consumi implicano, però, i nostri festeggiamenti. Il web, fin dall’inizio di dicembre, è stato attento a questa tematica e blog, siti, magazine online, italiani ed internazionali, hanno proposto alcune soluzioni per un Natale eco-sostenibile.
C’è chi ha pensato ad un “albero di Natale” in affitto, come Mr Martin che, in California, ha aperto un vero e proprio sito internet per condurre le transazioni: i suoi clienti, possono affittare un albero, di grandezza variabile e tenerlo in casa per massimo tre settimane, al termine delle quali l‘albero viene ritirato e piantato in un terreno apposito. Chi vuole può chiedere che venga apposta un’etichetta con il proprio nome sull’albero, così, potrà riconoscerlo l’anno successivo, nel caso in cui volesse ripetere l’esperimento.
Tante soluzioni riguardano, invece, gli addobbi, come l’utilizzo di lampadine a basso consumo (ci ha pensato anche Obama per l’albero di Natale della Casa Bianca ed i regali di Natale. C’è anche chi ha compilato un intero dizionario dei “Christmas Gift” ecologici, dalla A alla Z: dalle canzoni natalizie (“A special verse”) fino alle Xmas cards.
Anche il cenone non è rimasto escluso: menu biologici, con ingredienti locali e di stagione, sono quelli consigliati per vivere un Natale sereno, in armonia anche con l’ambiente.
E il vostro Natale come sarà? Avete qualche consiglio sostenibile da darci?
Continuano le video interviste dedicate alle opinioni dei cittadini su Cop15.
Questa volta vi proponiamo un contributo dalla nostra inviata da Copenhagen, Antonella Napolitano, che ha registrato l'opinione di un "tassista" un po' diverso da quelli che siamo abituati a vedere in Italia.
Merlin è un ecotassista tedesco, che ci racconta il suo lavoro a Copenhagen e da dove è nata l'idea di un taxi "a pedali" economico e ecologico.
