Maso Notarianni è stato nominato dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Giornalista d'inchiesta e fotografo sempre in prima linea nei principali scenari di emergenza umanitaria, Maso Notarianni è anche direttore di PeaceReporter e colonna portante di Emergency.

Essere giornalisti non significa solo dare una notizia, lo sa bene Maso Notarianni, eletto dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'Anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Per lui scrivere un articolo o un reportage, o scattare una foto significa in primo luogo raccontare una storia, portare chi legge a conoscere quasi in prima persona i perchè, i come e tutto quello che c'è dietro una pagina di cronaca.
Il percorso di Maso Notarianni si distingue per il continuo interesse agli ambiti del sociale e della politica: dalle inchieste italiane sui retroscena degli anni della strategia della tensione nel 1999 fino al lavoro in giro per il mondo con Emergency, con l'interesse di documentare personalmente avvenimenti e realtà spesso difficoltose e scomode, con l'intento di dare notizie di prima mano e creare consapevolezza.
A partire dal 2003 è direttore della rivista PeaceReporter, organo di Emergency dedicato a una spietata "guerra contro la guerra", una battaglia portata avanti con i mezzi della critica e dell'informazione, i cui reportage sono stati pubblicati da numerosissime realtà editoriali italiane, comprese La Repubblica e Il Corriere della Sera. Con PeaceReporter Maso viaggia in Afghanistan, in Sierra Leone, in Iraq, negli States, in Sudan e nel Congo.
Nel 2011 è co-direttore di E-il Mensile, rivista online che nasce proprio dall'eredità di PeaceReporter, prefiggendosi la stessa difficile missione in un mondo nuovo e differente da dieci anni prima, sfruttando tutti i mezzi comunicativi e tecnologici offerti dal Web.
La community di avoicomunicare ha voluto premiare Maso Notarianni per il lavoro svolto e per la nuova coraggiosa sfida che ha deciso di affrontare nel 2011 con la linea editoriale di E, una rivista con tutta l'eredità ideologica e di informazione di un progetto grande come PeaceReporter insieme all'agilità e ai mezzi di espressione offerti da internet, per dimostrare che documentare e formare coscienze è ancora una concreta possibilità e un dovere morale.
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Non è facile e nemmeno difficile. Per dire no alla guerra, basta essere delle brave persone e pensare che no, a noi le bombe non piacciono e nemmeno i morti. E che, soprattutto, certe guerre, forse tutte, con un po’ più di lungimiranza e qualche saggia scelta fatta in passato, sarebbero state evitabili. No, la guerra non è per niente facile da appoggiare. Perché non è semplice (e forse nemmeno troppo comune) fermarsi lì a riflettere pensando che in questo caso, forse, ma solo per questa volta, forse un intervento un senso ce l’ha. Hanno un sito, i pacifisti che porteranno in piazza, il 2 aprile, il loro dissenso, la loro contrarietà a ciò che sta accadendo in Libia, proprio di fronte alle nostre coste.Una guerra vicina, com’era vicina quella in Kosovo. Hanno un sito, si chiama 2 aprile e serve soprattutto a raccogliere adesioni, perché stavolta, ahinoi, non è stato facilissimo decidere se scendere in piazza o meno.
È vero, sui balconi, alle finestre, per le strade, il posto che toccherebbe alla bandiera della pace è occupato dal tricolore che festeggia i 150 anni dell’unità d’Italia. Niente arcobaleni, se non qualcuno, timido, nascosto dai gerani. Eppure l’appello è chiaro, e basandosi sul manifesto di Bertrand Russell e Albert Einstein redatto nel 1955, dice che “Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. Ogni "guerra umanitaria" è in realtà un crimine contro l'umanità. Se si vuole difendere i diritti umani, l'unica strada per farlo è che tutte le parti si impegnino a cessare il fuoco, a fermare la guerra, la violenza, la repressione”.
Tra i firmatari Gino Strada, Don Ciotti, Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Frankie Hi-nrg mc,che sulla sua pagina Facebook e su Friendfeed dice: “Non si può cedere così alla guerra, far finta di niente e lasciare che le persone muoiano mentre noi ci riempiamo la bocca di frasi senza senso quando diciamo che alcune guerre sono giuste”. È vero, le guerre non possono essere giuste. Ma allora cos’è successo a tutti quelli che 8 anni fa manifestavano senza se e senza ma? Alcuni sostengono che in questo caso, che prevede l’eliminazione di un dittatore odioso come Gheddafi, pochi abbiano voglia di dire che sono contrari all’intervento. Ma nemmeno Saddam era un simpaticone, visto che aveva più volte usato armi chimiche contro i civili. E allora? Conta il fatto che l’intervento non sia stato una decisione unilaterale degli Stati Uniti, stavolta. Ma anche nel caso di Milosevic ci fu una partenza sotto l’egida della Nato, avallata successivamente dalle Nazioni Unite. E allora?
Non è semplice, come dicevamo. Quello che è successo in Libia è nato da una rivoluzione che è frutto di una presa di coscienza (democratica? Si spera) di altri paesi arabi, primi fra tutti Egitto e Tunisia. Con condizioni diverse, ovviamente, tra cui una personalità da abbattere, quella di Gheddafi, che ha saputo dividere la popolazione, e che sapevamo non si sarebbe facilmente rassegnato a dare l’addio al suo enorme feudo sul Mediterraneo. Quello che gli ha permesso di fare il tiranno con molti paesi occidentali e di utilizzare le sue risorse petrolifere per ricattare energeticamente nazioni come la nostra.
Le notizie dalla Libia non sono buone. È di oggi quella secondo cui un raid aereo dell’operazione Odissea avrebbe colpito un convoglio in cui viaggiavano civili, facendo sette morti, tra cui 4 donne, tutte persone tra i 12 e i 20 anni. la Nato non ha ancora confermato. I cittadini libici, i cosiddetti ribelli, sanno che dovranno affrontare anche questo. Le guerre iniziano velocemente, di notte, tra summit internazionali e negoziazioni commerciali. Le guerre fanno presto, a diventare un'abitudine nei telegiornali. Le guerre uccidono, e quei morti sono considerati un sacrificio inevitabile. Stavolta è per mandare via Gheddafi, un uomo che da 40 anni fa il bello e il cattivo tempo e i cui archivi custodiscono gelosamente trattati di alleanze che farebbero arrossire gli stessi che, seduti attorno a un tavolo, decidono se schiacciare o meno un bottone che cambierà la storia. Va così da sempre, dicono, e un mondo senza guerre è solo un'utopia. Ma chi glielo dice, ai morti?
Foto di Vertigogen

Bonsai TV con e per Emergency firma la nuova campagna Natale 2009 “Emergency: la mia idea di pace”, dedicata a promuovere una cultura di solidarietà, di pace e di rispetto dei diritti umani.
Nel mondo infatti sono in corso 25 guerre (fonte: Peacereporter, 2009) e le vittime sono per il 90% civili, soprattutto donne e bambini.
Da oltre 15 anni Emergency garantisce assistenza sanitaria gratuita e di elevata qualità alle vittime della guerra e della povertà.
Quest’anno Bonsai Tv, canale da sempre attento ai temi della pace nel mondo e della solidarietà, dedica il suo Natale a Emergency con l’ideazione, la produzione e la messa in onda della campagna sulle proprie piattaforme (canale 10 di Alice Home TV e www.yalp.it, a partire dal 12 dicembre). Trenta secondi focalizzati su un messaggio semplice e diretto: “Emergency è la mia idea di pace. Un'idea che ha curato oltre 3 milioni e mezzo di persone. A Natale, regala anche tu questa idea”.
Paul Baccaglini, Alessio Bertallot, Lella Costa, Serena Dandini, Elio e Rocco Tanica, Fabio Fazio, Frankie Hi Energy, Jovanotti, Ligabue, Fiorella Mannoia, Carlo Pastore, Alessandro Sampaoli, Marco Santin, Paola Turci e Dario Vergassola sono i testimonial che hanno aderito al progetto facendo propria l’idea di pace dello spot.
Un’iniziativa importante che, dopo la campagna con Greenpeace dello scorso anno, vede ancora una volta Bonsai TV firmare un gesto concreto di solidarietà che aiuta a riflettere, anche solo per pochi secondi, sui tanti e atroci conflitti sparsi per il mondo, dimenticati dai media internazionali e dei quali spesso Emergency è l’unico testimone.
La campagna “Emergency: la mia idea di pace” sarà trasmessa anche sul mega schermo di Piazza Duomo a Milano grazie alla collaborazione di URBAN SCREEN LAB.
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