Un'intervista alla professoressa Marina Camatini riguardo alle iniziative Ecopass e Area C a Milano: quali sono stati e quali saranno i risultati delle ZTL?
Le emissioni registrate nella città di Milano sono causate al 50% dal traffico veicolare, al 30% dai condizionatori e al 20% da altre varie fonti.
Secondo Marina Camatini, ordinario di Scienze dell'Ambiente dell'Università Bicocca, l'Ecopass si dimostrò un primo passo importante verso la riduzione del traffico, ma fu poco rispettato su tutti i fronti.
L'Area C è anch'essa un'ottima iniziativa che, sulla linea delle altre capitali europee, non ha fatto altro che dare il via alla sostenibilità cui Milano mira da anni, sempre nella teoria e poco nella pratica.
Ridurre il traffico e fluidificare la circolazione non vuol dire però "ridurre l'inquinamento". Bisogna ricordare che dal Piemonte al Veneto il 95% dei trasporti è su ruote, e che l'Area C copre uno spazio troppo piccolo della città per fare davvero la differenza in tema di abbattimento immediato delle emissioni.
Si tratterà di obiettivi a lungo termine, e resta il fatto che l'Area C è una politica molto educativa perché le persone comincino a imparare e accettare di poter vivere anche senza auto. O senza abusarne.
Cambieranno le abitudini dei milanesi?
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Dal 16 gennaio 2012 l'Ecopass, non più attivo dal 31 dicembre 2011, sarà sostituito dall'Area C, che sarà messa in atto in via sperimentale per 18 mesi dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30.
L'Area C introduce nuove regole d’accesso alla zona a traffico limitato (Ztl) della Cerchia dei Bastioni, per veicoli privati e commerciali.
Da lunedì 9 gennaio nove appuntamenti nelle nove zone di Milano permetteranno ai cittadini di conoscere le novità e i dettagli del provvedimento congestion charge (tassa di congestione) milanese con: Pierfrancesco Maran Assessore alla Mobilità e Ambiente, Carlo Monguzzi Presidente Commissione Mobilità e Ambiente, Pierfrancesco Majorino Assessore alle Politiche sociali, Franco D'Alfonso Assessore al commercio , il Vice sindaco Maria Grazia Guida, Marco Granelli Assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale, Lucia Castellan Assessore alla Casa.
Il provvedimento mira a migliorare la vivibilità per chi abita, lavora, studia e viaggia nella città di Milano, con l'intento di ridurre il traffico nella Cerchia dei Bastioni, favorire lo sviluppo dei trasporti pubblici, destinare i guadagni derivati dall'Area C alla mobilità pulita (piste ciclabili e bike sharing, aree pedonali, Zone 30 - strade limitate ai 30km/h), migliorare la qualità urbana in generale attraverso la riduzione del numero di incidenti, della sosta selvaggia, dell'inquinamento acustico e atmosferico.
L'Area C, spiega il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia in una lettera ai cittadini, nasce per rispettare il volere di coloro che hanno votato SÍ al referendum del 12 e 13 giugno 2011, in riferimento al quesito sull'estensione a tutti i veicoli (esclusi quelli a emissioni zero) del sistema di accesso a pagamento.
Il referendum cittadino, approvato dal 79,1% dei votanti, proponeva in particolare numerosi interventi come il raddoppio entro il 2012 delle aree pedonali e delle zone a traffico moderato, la realizzazione entro il 2015 di una rete di piste ciclabili di 300km e il raddoppio degli stalli di sosta per le biciclette, la protezione con corsie dedicate delle linee di trasporto pubblico, un servizio di bus di quartiere per collegare le aree periferiche alle fermate delle linee di trasporto pubblico, l'estensione di bike sharing e car sharing, il prolungamento dell'orario di servizio delle metropolitane e il potenziamento del servizio taxi.
L’Area C corrisponde alla Ztl della Cerchia dei Bastioni ed è delimitata da 43 varchi elettronici muniti di telecamera, di cui 7 accessi a uso esclusivo per i mezzi pubblici.
Il nuovo ticket di ingresso sarà di 5 euro per tutti, fatta eccezione per i residenti che beneficeranno di 40 ingressi giornalieri gratuiti e successivamente di una tariffa agevolata di 2 euro. Artigiani e commercianti, dopo varie trattative e polemiche, potranno scegliere tra due opzioni: 3 euro per l’ingresso oppure il biglietto da 5 euro con due ore di parcheggio gratuito.
Nell'Area C potranno entrare, pagando l’ingresso, le auto alimentate a benzina Euro 1, 2, 3, 4, 5 e solo i veicoli Diesel Euro 4 e 5. I diesel Euro 3 non potranno entrare né transitare in Area C (ma è prevista una deroga di un anno a favore dei diesel Euro 3 di proprietà di residenti all'interno dell’Area).
Potranno invece circolare gratuitamente auto elettriche, moto e motorini e, solo fino al 31 dicembre 2012, le auto ibride, bifuel, alimentate a metano e GPL.
Per quanto riguarda la registrazione e il pagamento del ticket, gli accessi effettuati tra il 16 gennaio e il 16 marzo 2012 potranno essere regolarizzati entro e non oltre il 17 marzo 2012.
Per pagamenti e registrazione rivolgersi al portale www.areac.it.
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Per salutare il 2011 e rivolgerci al nuovo anno con ottimismo, abbiamo scelto le nove parole che secondo noi ricorreranno spesso nel 2012 in tema di ambiente e sostenibilità. Ci aiutate voi a scegliere la decima?
Decrescita
La decrescita, o il downshifting, è un comportamento sociale nel quale gli individui vivono più semplicemente per rifuggire l'ossessivo materialismo e ridurre lo stress fisico e psicologico che esso comporta.
Si oppone a ogni forma di spreco proponendo l'abbandono completo del modello economico attuale basato sulla crescita, poiché allontanarsi dall'economia globale potrebbe riequilibrare il Nord e il Sud del mondo: il Sud diverrebbe più autosufficiente e impedirebbe il sovra-consumo e lo sfruttamento delle risorse da parte del Nord.
Nella pratica della vita degli individui la decrescita si declina nella presa di coscienza dei propri condizionamenti: primo fra tutti la televisione. La società dei consumi riduce l'individuo a consumatore, e l'informazione è ridotta a immagine. Anche l'automobile è simbolo della società dei consumi: più del 20% degli abitanti della terra ne possiede almeno una, inquinamento e incidenti sono in aumento, il petrolio provoca le guerre, e si può dire che a l'auto sia uno dei flagelli economici sociali del nostro tempo, e non solo lei!
Quali sono le cose cui potreste rinunciare per vivere felici?
Educazione ambientale
Nei bambini riponiamo tutte le nostre speranze per il futuro, ma è da ciò che trasmettiamo loro che dipendono i comportamenti di domani. I bambini possono imparare giocando quanto sia importante avere una coscienza ecologica. Rispettare l'ambiente vuol dire prima di tutto rispettare se stessi: imparare a fare scelte consapevoli fin da piccoli e comportarsi civilmente aiuta a crescere come cittadini, uomini e donne coscienti dell'impatto dei propri gesti e in grado di agire per cambiare le situazioni politiche o sociali che nuociono agli individui e al pianeta.
Valori come l'alimentazione sana, il riciclo, il risparmio di acqua ed energia e il riuso di materiali di recupero possono stimolare non solo il senso di responsabilità ma anche la creatività. Ritrovare il valore degli oggetti, dar loro nuova vita, recuperare qualcosa che sembrava inservibile, creando nuove possibilità di comunicazione in una nuova logica di rispetto dell'oggetto, dell'ambiente, dell'uomo.
Pensate di trasmettere in modo abbastanza efficace questi valori ai vostri figli?
Biologico
L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati. (fonte: Wikipedia)
L'agricoltura biologica favorisce le risorse rinnovabili rispettando il principio ciclico secondo cui "tutto proviene dalla natura e tutto di ritorna". Solo 50 anni fa in Italia l'unico concime utilizzato era di origine naturale. Ora le aree coltivate sono prevalentemente di tipo intensivo e prevedono monocolture fertilizzate chimicamente. Questi principii del bio sono stati introdotti anche negli allevamenti biodinamici e biologici che, in opposizione a quelli intensivi dove gli animali sono costretti all'assunzione di ormoni, antibiotici e mangimi chimici, usano mangimi naturali e ambienti più adatti alla vita. Scegliere cibi biologici significa evitare pesticidi chimici a favore di alimenti sani, favorire lo sviluppo di agricoltura e allevamento quanto più rispettosi della natura e ridurre l'inquinamento.
Quanta parte della vostra spesa è biologica?
Km0
Scegliere il made in Italy non significa solo favorire il mercato interno del nostro paese rivalutando la produzione artigianale e industriale, ma anche ridurre le emissioni dei trasporti dei prodotti che acquistiamo. Che si tratti di cibo, abbigliamento, cosmetici o mobili per la casa, accessori o gioielli, scegliere prodotti locali porta indiscussi vantaggi economici, sociali, di risparmio e di salute. Per quanto riguarda l'alimentazione, il cibo a km0 subisce trasporti molto brevi e perciò gli ortaggi non devono maturare nei camion, e garantiscono così genuinità e freschezza. I prodotti industriali spesso contengono ingredienti la cui provenienza non è chiara, ricavati da situazioni sociali e commerciali di sfruttamento dei lavoratori, distruggono le foreste, favoriscono l'estinzione di molte specie animali. Mangiare e acquistare in modo semplice e critico può migliorare le sorti dell'intero pianeta.
In che modo fate la spesa? Sfruttate i GAS o le consegne di frutta e verdura a domicilio?
Smart city
Una città può definirsi smart quando le sue caratteristiche rispondono alle esigenze di vivibilità: economia, mobilità, stato dell'aria, governo, cittadini che condividono e desiderano rispettare regole per un bene comune. Questo bene è l'investimento nel capitale umano e sociale, nel rispetto del tradizionale e del moderno, nella qualità della vita, nella partecipazione dei cittadini al governo delle città. Una città, per essere smart, deve promuovere lo sviluppo sostenibile puntando alla riduzione dei rifiuti e a un'efficiente raccolta differenziata; ridurre le emissioni di gas serra attraverso la limitazione del traffico e l'ottimizzazione delle infrastrutture e dei trasporti pubblici; razionalizzare l'edilizia (riscaldamento e climatizzazione, energie rinnovabili) e gestire e proteggere il verde urbano, bonificare le aree dismesse, garantire la sicurezza.
Quanto è smart la vostra città?
Riciclo
Il riciclo, o l'upcycling è il processo che converte rifiuti o prodotti inutilizzabili in nuovi materiali e prodotti di qualità migliore e dal grande valore ambientale.
In generale riciclare significa riportare materiali che verrebbero bruciati negli inceneritori o dispersi nell'ambiente a nuove funzioni e nuova vita. Materie come la carta, il vetro, il metallo e numerosi tipi di plastiche, se smaltiti correttamente possono rientrare nel ciclo produttivo molte volte prima di diventare rifiuti. Per questo un'attenta raccolta differenziata casalinga può contribuire al benessere delle città, diminuendo il problema delle discariche e degli inceneritori e riducendo gli sprechi.
Se in più c'è un po' di creatività, l'upcycle offre numerose vie per creare il nuovo dal vecchio: questo vale per il design, per gli abiti, per l'arte in generale ma anche per aiutare popolazioni dei paesi del Sud sommerse dai rifiuti dei paesi del Nord (come per il caso delle capanne di alcuni villaggi africani fatte di bottiglie o di pneumatici) e per molto altro ancora.
Riduzione emissioni e riscaldamento globale
Dopo il vertice di Durban, allo scadere del Protocollo di Kyoto, la situazione è molto negativa per quanto riguarda le dichiarazioni d'intenti da parte delle varie nazioni, in particolare per le grandi potenze che si sono dissociate dalle richieste (urgenti) di ridurre le emissioni entro il 2020, data comunque troppo lontana se rapportata alla velocità con cui l'emergenza ambientale avanza. Le emissioni di CO2, responsabili anche delle catastrofi ambientali che affliggono molti paesi del Sud, rischiano di compromettere la salute dell'intero pianeta e di peggiorarne le condizioni (già ora irrecuperabili) causando l'innalzamento della temperatura atmosferica e dei mari, con la conseguente scomparsa di intere isole, di parte dei ghiacci dell'Antartide e di molte specie animali e mettendo a rischio la salute delle popolazioni più povere.
Ma se le nazioni possono fare molto, anche gli individui hanno il dovere e il potere di migliorare la situazione ambientale: diminuire le emissioni limitando l'uso di mezzi di trasporto inquinanti, facendo scelte alimentari consapevoli, consumando in modo critico, cercando insomma di rendere più leggera la propria impronta sul pianeta.
Cosa fate voi ogni giorno per ridurre le vostre emissioni?
Ecopass
Sono giorni di fuoco quelli della fine del 2011 per i dibattiti sull'Ecopass. Dal 16 gennaio 2012 a Milano dovrebbe partire il Super Ecopass per l'accesso all'area C, il pagamento di 5 euro per qualunque veicolo, compresi gli euro 4 e 5. Un provvedimento volto a diminuire il traffico e le emissioni inquinanti, ma che sta incontrando numerose proteste e ostacoli, a partire da chi teme che le strade al di fuori della cerchia saranno congestionate, i mezzi pubblici e le piste ciclabili non verranno potenziati, nonostante Milano e Atm abbiano indetto una collaborazione per la quale 6 o 7 linee di trasporti verranno prolungate fino alla cerchia dei Bastioni per agevolare e garantire gli spostamenti.
È così che si può risolvere il problema dell'inquinamento a Milano e nelle grandi città?
Energie rinnovabili
Con un incremento del 19.3% fra il 2009 e il 2010, l'Umbria è la regione che che più contribuisce allo sfruttamento delle risorse rinnovabili in Italia (più del 25% dell'energia elettrica prodotta). La Germania è l'unico paese membro della UE che sembra ben avviato sulla strada per raggiungere gli obiettivi specificati dal Protocollo di Kyōto.
Le energie rinnovabili sono fonti di energia che possono permettere uno sviluppo sostenibile all'uomo, senza che si danneggi la natura e per un tempo indeterminato. Alcune di queste fonti (in particolare quella solare) permettono inoltre la microgenerazione e la generazione distribuita, ossia la produzione in piccoli impianti domestici distribuiti sul territorio che possono soddisfare il bisogno energetico di una singola abitazione o piccolo gruppo di abitazioni.
In un futuro non molto lontano, si spera, ogni palazzo sarà dotato di pannelli (smaltibili a fine ciclo di vita) per sfruttare a meglio l'energia solare e abbattere le emissioni.
Voi ne avete già uno? Se non lo avete lo vorreste?
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Il 15 dicembre 2011 a Milano negli uffici della Camera di Commercio si è tenuta la presentazione del nuovo portale dedicato alle imprese.
Più di 870 imprese a Milano realizzano iniziative di responsabilità ambientale investendo ogni anno 120 milioni di euro.
L'attenzione allo smaltimento dei rifiuti, l'uso responsabile dell'energia, l'attenzione al consumo di acqua, la riduzione delle emissioni sono solo alcune delle attività che gli imprenditori, mossi da motivazioni etiche ma anche di business e visibilità aziendale, mettono in pratica a Milano e in Lombardia.
L'attenzione all'ambiente si declina con la certificazione ISO 14001, che non è obbligatoria ma che attesta l'adeguatezza dei sistemi di gestione e controllo dell'impatto ambientale e che stimola gli imprenditori a raggiungere l'eccellenza anche in questo campo.
Il portale www.impresaeambiente.it ha l'obiettivo di sfruttare e valorizzare il patrimonio di informazioni aggregandole in un unico luogo comunitario.
I contenuti, estratti da numerose fonti d'interesse per le imprese, sono catalogati in cinque macro categorie: energia e fonti rinnovabili, territorio, impatto ambientale, innovazione, sicurezza sul lavoro, oltre a numerosi e continui aggiornamenti sulla legislazione, sezioni dedicate a contributi e opportunità come bandi, premi, agevolazioni e incentivi, eventi, studi e pubblicazioni.
Fra i partner di Impresa e Ambiente si trovano i nomi di Ambiente e Lavoro, Ambiente & Sicurezza, Coldiretti, EcoFocus, Legambiente, Università Bicocca, Unioncamere Lombardia, Unione Confcommercio.
Attraverso questo portale realizzato da DigiCamere, la Camera di Commercio di Milano vuole promuovere lo sviluppo sostenibile e fornire assistenza alle imprese attraverso l'attività quotidiana di selezione e aggregazione delle notizie erogate da altre fonti.
Sottolineare l'effetto positivo delle scelte ecologiche per le imprese è uno dei maggiori intenti del sito Impresa e Ambiente, in quanto da una parte le normative ecologiche sono sempre più stringenti, ma dall'altra esistono contributi e incentivi per le imprese che si comportano in maniera virtuosa e di cui spesso le stesse non sono a conoscenza.
Attraverso seminari e corsi di formazione le imprese possono contribuire a diffondere una cultura del rispetto per l'ambiente che non sia solo politica o di facciata, anche se la mancanza di obblighi fa sì che le buone pratiche per ridurre il proprio impatto dipendano ancora e soltanto dalla sensibilità degli imprenditori o dalla mera necessità di migliorare l'immagine aziendale.
Il messaggio che non è ancora stato compreso nella sua totalità è che gli investimenti sul green comportano non solo vantaggi in termini di visibilità ma anche di risparmio e, ovviamente, salute del pianeta e di chi lo abita.
Tuttavia i numeri sembrano in salita: a Milano l'87% degli imprenditori è attento allo smaltimento dei rifiuti, il 65,9% usa responsabilmente l'energia mentre il 23,2% ha ridotto i consumi d'acqua. Si spera che le buone pratiche aumentino considerevolmente, anche in previsione dell'Expo 2015, un ottimo pretesto per dare una svolta green alle imprese e alla città stessa e per pianificare un futuro che, grazie all'innovazione e alle nuove tecnologie ma soprattutto alle risorse umane, possa essere migliore per tutti.

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Alla 17° Conferenza Onu sul clima si firma l’estensione del Protocollo di Kyoto sino al 2015, ma anche l’uscita dall’accordo dei big dell’inquinamento
Dopo il vertice di Durban è grande la delusione da parte di ambientalisti, ONG e tutte le popolazioni colpite da fenomeni atmosferici allarmanti: nessuno di loro crede che le decisioni approvate siano adatte per guarire la Terra dai suoi mali, primo fra tutti le emissioni di combustibili fossili.
Durante la 17a Conference of the Parties to the UNFCCC (COP17), insieme alla 7a Conference of the Parties serving as the Meeting of the Parties to the Kyoto Protocol (CMP7), si è giunti, secondo Wwf, Greenpeace e Legambiente, a un "accordo su base volontaria che ci farà perdere altri dieci anni", nonostante l'urgenza di fermare la vorticosa ascesa verso l'esaurimento del carbon budget.
Pochi e deludenti, infatti, i risultati ottenuti dopo questa faticosa settimana, conclusasi l’11 dicembre: l'istituzione del fondo verde per il clima (Green Climate Fund) per aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere le azioni contro il riscaldamento globale e proteggere le coste delle piccole isole dall'innalzamento dei livelli degli oceani e per limitare i danni delle alluvioni nel sud-est asiatico, e gli accordi non vincolanti e non estesi a tutti i paesi industrializzati a partire dal 2020.
Che si tratti dell'ennesimo pretesto per evitare il problema?
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Da lunedì 28 novembre al 9 dicembre 2011 si svolge la COP 17 la Conference of Parties dell'Onu dedicata alla lotta ai cambiamenti climatici.
Il 1° gennaio 2013 scade il primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto, l'accordo nato nel '97 fra le nazioni industrializzate che voleva regolare le emissioni di gas serra per arginare i mutamenti climatici e il riscaldamento globale.
Dopo i fallimenti delle conferenze di Copenaghen (2009) e Cancun (2010), da ieri 28 novembre 2011 a Durban è in corso fino al 9 dicembre la 17esima Conferenza internazionale indetta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima per fare il punto della situazione.
Il surriscaldamento di più di 2 gradi centigradi non è uno scherzo, provoca delle conseguenze catastrofiche. Solo che a essere colpite per prime dai cambiamenti climatici sono state sinora le comunità più fragili: le recenti inondazioni in Thailandia, le siccità nel Corno d'Africa e in alcune zone del Pacifico. Eppure anche l’uragano Katrina che si è abbattuto sul Golfo del Messico nel 2005 o le inondazioni nel Sud Italia dimostrano che il tempo sta scadendo per tutti.
Nel 1997, i due principali paesi responsabili delle emissioni di gas serra, Usa e Cina, non avevano aderito al Protocollo. Solo loro emettono il 50% dei gas che provocano il riscaldamento climatico, mentre i 27 Paesi dell'Unione europea vi contribuiscono all'11%. Oggi, la resistenza da parte degli Stati Uniti da un lato, e dall'altro della Cina e dell'India, prosegue e fanno pensare che l'intesa-compromesso sia ancora molto lontana.
Giappone, Russia e Canada, infatti, non intendono firmare un accordo post Kyoto a fronte della mancanza di un impegno da parte di Stati Uniti e Cina.
Si apre quindi nello scetticismo generale il primo giorno di lavori della COP17 a Durban: la pesante situazione economica internazionale e la mancanza di un accordo politico non fa sperare nel raggiungimento di risultati significativi. Le prime difficoltà sono proprio sul fronte economico.
A Cancun, alla COP16, era stato previsto lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all'anno, sino al 2020, per aiutare i Paesi più poveri a far fronte ai costi della riduzione delle emissioni, da raccogliere tassando i trasporti aerei e marittimi o le transazioni finanziarie.
Una cifra irrisoria - commenta Alberto Zoratti dell'organizzazione equosolidale Fair presente a Durban all'interno della Rete internazionale Climate Justice Now! - che risulta essere meno di un decimo di quello che i soli Stati Uniti hanno stanziato per salvare le banche "too big to fail. Un disimpegno globale che sembra ancora una volta ribadire come la finanza sia più importante dei destini di un intero pianeta. E aggiunge: Centinaia di milioni di piccoli produttori sono a rischio, e il paradosso è che gli impatti più pesanti verranno subiti nelle zone più povere, come l'Africa Subsahariana. C'è quindi bisogno di una forte mobilitazione delle coscienze, che parta dal cambiamento di stili di vita verso modelli sostenibili, ma che parli anche di una forte pressione sui Governi perché assumano la questione del cambiamento climatico come una priorità al pari della crisi economica e finanziaria.
Oxfam - network internazionale di organizzazioni di paesi diversi per la lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia - chiede ai governi riuniti a Durban di centrare tre obiettivi fondamentali: la sopravvivenza del protocollo di Kyoto e l'impegno a concludere al più presto un nuovo accordo esaustivo e legalmente vincolante; un sostanziale taglio alle emissioni di CO2 prima del 2020 per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi; l'assicurazione dei fondi a lungo termine per aiutare i più poveri ad affrontare i cambiamenti climatici.
E l’Italia? Ci eravamo impegnati a ridurre entro il 2012 le nostre emissioni del 6,5% rispetto ai livelli del 1997. Ci siamo riusciti?
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Energia pulita, fonti rinnovabili, efficienza energetica, abbattere le emissioni di CO2: andate a un convegno, alla presentazione di un libro, in qualsiasi occasione pubblica in cui si parli di energia e queste parole vi risuoneranno nelle orecchie più insistenti del coro di vuvuzelas negli stadi del mondiale sudafricano. Non solo il mercato delle rinnovabili vede crescere i propri fatturati mentre fioriscono e si specializzano aziende che prendono posto nella nuova filiera energetica (pannelli solari, pale eoliche, materiali per case efficienti capaci di aver bisogno di sempre meno energia da produrre), ma l'attenzione di occhi insospettabili si mette a fuoco sui nuovi modi di produrre energia.
Come, ad esempio, la Iea (International Energy Agency) che fu fondata nel 1974 in seguito allo shock petrolifero con il compito di coordinare le politiche energetiche dei paesi membri per assicurare l'approvvigionamento energetico. Nei rapporti annuali della Iea le rinnovabili hanno acquistato uno spazio sempre maggiore e in un recente documento, l'Agenzia punta il dito sugli aiuti di stato che finiscono per finanziare l'utilizzo di fonti fossili, tanto da sostenere che, se questi fondi (circa 550 miliardi di dollari l'anno) sparissero, i consumi energetici potrebbero diminuire e abbattere le emissioni di CO2 in maniera sostanziale, come se Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Spagna smettessero all'unisono di immettere anidride carbonica nell'atmosfera.
La Iea è in buona e numerosa compagnia in questa accresciuta attenzione verso le rinnovabili, tanto che Ises Italia, sezione italiana dell'International Solar Energy Society, ha dedicato un convegno a questo tema intitolandolo “Gli insospettabili” per sottolineare come soggetti che finora si erano sempre mostrati tiepidi verso l'energia pulita attribuiscano oggi all'energia verde un ruolo determinante per il prossimo futuro. Questi attori rispondono a nomi altisonanti come Fondo Monetario Internazionale, Banca d'Italia, McKinsey, PriceWaterhouseCoopers. E allora? Sono diventati tutti ambientalisti?
Forse l'origine di questo interesse sta in una concomitanza di circostanze che portano le rinnovabili al cuore di una specie di circolo virtuoso. “Le rinnovabili costituiscono oggi una grande opportunità per l'economia, per l'occupazione, per un intero settore economico-finanziario, perché non esiste al mondo altro settore che abbia simili livelli di crescita” – ha spiegato Davide Tabarelli di Nomisma Energia parlando al convegno di Ises Italia.
Cresce la produzione, diminuiscono i costi: il circolo virtuoso sembra chiudersi perfettamente. Ma in realtà le difficoltà non mancano, soprattutto per il mercato italiano dove la produzione di energia rinnovabile è in crescita ma difficilmente si riuscirà a raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva europea 20-20-20, che impone entro il 2020 di ridurre del 20% le emissioni europee di CO2, di aumentare l'efficienza energetica del 20% e di incrementare del 20% l'utilizzo di fonti rinnovabili. Come dire: qui in Italia di rinnovabili si parla tanto ma si ottiene poco.
“Spendiamo molto per questo settore – spiega Luciano Barra, del Ministero per lo Sviluppo Economico, al convegno ISES – ma la gran parte dei quello che si spende la utilizziamo per importazione tecnologica. Ci vuole innovazione nella continuità – continua Barra – un approccio cioè che sappia promuovere le fonti di energia rinnovabile in modo efficace ed efficiente, idoneo a raggiungere l'obiettivo ma con il minimo costo per chi opera nel settore”.
Insomma, tutti ne parlano, tutti le vogliono, ma il mercato italiano ancora non decolla e si cerca la via per far correre un settore che già vola in molte parti d'Europa.
Immagine dall'album Flickr di Jeremy Levine Design