Guarda la gallery. © John Durant Photography /Karlsberger Design Architect
E’ già insolito immaginare un ospedale talmente curato dal punto di vista architettonico da poter competere con i più recenti musei delle varie archistar. Figuriamoci poi sapere che è stato costruito usando solo materiali sostenibili e facendo sì che risparmi energia sufficiente per alimentare 1800 case. Eppure non si tratta di congetture o auguri per il futuro ma di una realtà targata Austin, Texas: il Dell Children’s Medical Centre. La straordinaria attenzione all’ambiente ha fatto sì che fosse il primo ospedale al mondo a ottenere la prestigiosa certificazione LEED platinum (Leadership in Energy & Environmental Design). Dietro a questo risultato c’è il lavoro dello studio Karlsberger e il contributo della Michael and Susan Dell Foundation, dal nome dell’omonimo magnate dei PC.
Questo ospedale pediatrico è frutto della riqualificazione dell’aeroporto Robert Mueller Municipal ed è costituito al 92% da materiali riciclati sul posto. Lo smantellamento dell’ex pista di atterraggio ad esempio ha fornito 47mila tonnellate di materiali e tutto ciò che è stato acquistato proviene dall’area circostante ad Austin, è insomma a km zero. L’edificio, abbellito da finestre coloratissime e una cascata su un muro di granito, è caratterizzato da un’alta torre che si staglia rispetto al resto del complesso.
I costi di costruzione non sono contenuti. La cifra si aggira intorno ai 137 milioni di dollari ma, se il risparmio energetico annunciato è reale, non ci vorrà molto per ammortizzare quanto investito rispetto all’edilizia tradizionale. La lista degli espedienti adottati per rispettare il pianeta è piuttosto lunga e va dalla turbina a gas naturali da 4.3 Megawatt alle tubature a flusso ridotto che diminuiscono il consumo di acqua.
Ma la cosa che è forse più importante sottolineare è l’intelligenza con la quale sono stati disposti e realizzati giardini e cortili. Questi da un lato consentono di far filtrare, attraverso le numerose vetrate, luce naturale sull’80% della superficie. Dall’altro contribuiscono a creare un clima favorevole alla ripresa dei bambini ricoverati e smorzano l’effetto “isola di calore”, raffreddando l’aria e attenuando quindi il bisogno dei condizionatori. Lo spreco della luce artificiale poi è stato ridotto ai minimi termini grazie all’impiego di sensori di movimento che fanno sì che l’illuminazione si attivi solo quando davvero necessaria. A km zero infine sono anche le piante che, essendo tipiche della vegetazione locale, richiedono minore irrigazione e che vengono innaffiate solo con acqua riciclata. Un esempio virtuoso di ecodesign che combina il rispetto per l’ambiente con un risultato davvero notevole dal punto di vista architettonico. La speranza, inutile dirlo, è di vederlo presto replicato anche sul nostro territorio.

Con la tappa di Genova degli scorsi giorni (30-31 marzo, 1 aprile), si è chiuso anche il ventesimo viaggio del Treno Verde di Legambiente, il convoglio speciale che ormai da 20 anni attraversa in primavera l’Italia per analizzare la situazione dell’inquinamento nei capoluoghi della penisola e al contempo sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali.
Abbiamo seguito la storica campagna di Ferrovie dello Stato e Legambiente attraverso costanti aggiornamenti sulla nostra fanpage di Facebook ed ora, a viaggio concluso, è bene fermarci a tirare le somme di questi 50 giorni di avventura.
Da Messina a Genova (passando per Crotone, Potenza, Latina, Ancona, Ravenna, Vicenza e Milano), la carovana su rotaia ha analizzato i livelli di pm10 e l’inquinamento acustico di 9 città (qui tutti i dettagli dei risultati), riscontrando purtroppo sempre livelli allarmanti in almeno uno dei due parametri. Alcune città, come Ancona, nei tre giorni di rilevazioni hanno evidenziato serissimi problemi di polluzione che devono assolutamente essere affrontati dalle autorità locali.
Ecco perché, insieme alle analisi, Treno Verde ha organizzato in ogni città incontri, seminari, mostre, ed esposizioni di prodotti e tecnologie che alcune aziende italiane hanno realizzato nell’ottica del risparmio energetico. Sensibilizzare i cittadini è una delle chiavi per cambiare la nostra cultura del consumo, avvicinando pratiche sempre più attente al riuso, al risparmio e al riciclo.
Il Treno Verde è passato dalle vostre parti? Che livelli d’inquinamento ha raggiunto la vostra città?
Pubblichiamo su avoicomunicare il racconto di Piero Tagliapietra, blogger e inviato di Avoicomunicare durante l'incontro di venerdì scorso tra una delegazione di blogger italiani e Jeremy Rifkin.

Venerdì 19 marzo, all’Hotel Splendide Roya di Roma, io e altri blogger che conosco (Mafe, Gallizio, Marina Remi, Giulia Blasi, Ezekiel, Bastet, Antonio Pavolini) abbiamo avuto il piacere d’incontrare Jeremy Rifkin per poter discutere del suo nuovo libro: “La civiltà dell’empatia”. Una buona parte dell’incontro potete trovarla ricercando #Rifkin su Twitter o su Friendfeed, il live blogging è stato infatti piuttosto intenso.
L’incontro è iniziato nel migliore dei modi: Rifkin si è dimostrato fin da subito estremamente disponibile e incuriosito, era la prima volta infatti che presentava il suo libro a una sola platea di blogger ed era sinceramente entusiasta: lo ha definito un momento storico.
Non vi racconto tutto il libro anche se è estremamente interessante, e se volete farvene un'idea potete scaricare il primo capitolo gratuitamente dal blog dello stesso Rifkin. Il testo fondamentalmente rilegge la storia cambiandone la prospettiva: se invece di vedere l'uomo come un essere razionale ed egoista (una visione che ha contraddistinto la maggior parte delle varie filosofie), alla luce delle nuove scoperte della biologia rileggessimo la nostra storia?
Veniamo al sodo: Rifkin ha una notizia buona ed una cattiva. Quella cattiva è che siamo sull’orlo dell’estinzione; quella buona è che siamo ancora in tempo per poter cambiare. Il cambiamento è possibile grazie ad alcune scelte che stanno avvenendo:
Secondo Rifkin l’analogia tra rete e sistema energetico è molto forte: avremo in futuro infatti utenti che produrranno singole parti, pezzi d’energia/informazioni che verranno immagazzinate (come avviene sui server) per poi essere messe in comunicazione tra loro; inoltre, all’occorrenza, i singoli utenti potranno sostenersi creando un sistema che, individualmente non è nemmeno immaginabile. Ma per comprendere se questo cambiamento sia possibile o meno abbiamo bisogno dell’homo empaticus.
La storia, per quanto la conosciamo, ha sempre proposto una visione dell’uomo come soggetto razionale, calcolatore, un contenitore vuoto che senza la presenza di uno stato o di un autorità superiore, avrebbe divorato i suoi stessi simili (come ricorda Hobbes con la frase Homo Homini Lupus). Ma questa visione, sostiene Rifkin, è solo una parte della nostra storia: andando ad osservare con cura lo scorrere del tempo, alla luce di alcune scoperte chiave nel campo della biologia, possiamo rileggere tutta l’evoluzione dell’uomo. Come? La tecnologia e comunicazione vivono in simbiosi, una sorta di spirale che si autoalimenta: le nuove forme di tecnologia necessitano di forme di comunicazione più avanzate e strumenti di comunicazione più avanzati permettono di potenziare il commercio e di creare nuove tecnologie, un processo descritto molto bene anche da Peppino Ortoleva ne “Il secolo dei Media”. La condivisione rappresenta, se vogliamo, l’apice di questo aspetto empatico.
Ma veniamo all’incontro:
Le quattro risposte più interessanti dal mio punto di vista che sono emerse (oltre all’empatia come fine del Machismo) sono legate a tre aree: Politica, Economica, Culturale
Politica
Una delle frasi che ha detto Rifkin, e nella quale mi sono riconosciuto quasi completamente, è il fatto che non abbia più senso la distinzione tra partiti di destra e di sinistra, la vera differenza non si gioca più su questo campo. Quello che distingue le politiche ed orienta le visioni è il modo di interpretare il sistema e adesso la linea di demarcazione tra i partiti (e che possiamo dal mio punto di vista applicare tranquillamente anche alle imprese) è tra sistema centralizzato versus distribuito. Le scelte della politica sono fondamentali perché senza di essa non possono essere realizzati i grandi cambiamenti che ci aspettano, dal punto di vista economico e culturale.
Cultura
Gli aspetti culturali della rivoluzione necessitano di nuovi paradigmi educativi: il sistema distribuito è una realtà per molti dei ragazzi che usano internet per conoscere e trovare nuove informazioni senza legarsi più ad una singola fonte. Il problema del copyleft dovrà essere affrontato nelle scuole: come possiamo infatti pretendere che i ragazzi comprendano il valore della condivisione se la condivisione delle informazioni è visto come “cheating” ? E qualcuno faceva notare come questo sia altrettanto vero nelle aziende...
Un altro aspetto da tenere in considerazione legato al nuovo paradigma culturale è l’appiattimento linguistico che stiamo vivendo e che rappresenta, se vogliamo, il lato negativo di questa sistema distribuito. In modo da poter comunicare con tutti, molte parole, difficili in alcuni casi da utilizzare diventano sempre meno usate. Il rischio è quello di perdere quindi il nostro vocabolario, ampio e specifico, in favore di una lingua condivisa e semplice. Questo è un problema che dovrà essere affrontato insieme alla potenziale perdita di attenzione, sembra che il nuovo modo di fruire le informazioni comporti un’attenzione distribuita, che difficilmente però è in grado di rimanere focalizzata su un singolo argomento. Questo rappresenta un grosso problema, anche per il modello ipotizzato da Rifkin: l’empatia necessita di una grande attenzione che deve essere rivolta verso se stessi e verso l’altro.
Economia
In che modo finanziarie il passaggio verso l’energia rinnovabile? Uno degli esempi più interessanti citati da Rifkin su come finanziare il passaggio da un sistema energetico legati a sistemi tradizionali verso fonti rinnovabili è l’azione di Philips a Roma. L’azienda si è infatti offerta di pagare la sostituzione di tutte le lampadine della capitale con dei Led: e i ricavi da dove arrivano? La città di Roma paga a Philips l’equivalente del risparmio elettrico conseguito: maggiore il risparmio, maggiore il guadagno conseguito per l’azienda. Lo trovo veramente geniale.
Sicuramente avremmo passato tutto il giorno a parlare con Rifkin, interessante nelle sue riflessioni e disponibile nel fornire risposte, ma purtroppo il nostro tempo a disposizione si è esaurito molto in fretta. La conversazione non è finita qui però: Jeremy (diamogli del tu) ha infatti detto che, in caso di altre domande sarebbe stato possibile scrivergli sul suo blog o inviargli una mail: “risponderò sicuramente”.
Foto di Pierotaglia
Mario Tozzi continua le sue riflessioni sull’inquinamento urbano ed il traffico. Decisioni politiche che non hanno incentivato l’utilizzo dei mezzi pubblici, certo, hanno contribuito ad una diffusione così estesa delle automobili. Ma la situazione italiana è figlia anche di una cultura individuale abituata ad utilizzare la macchina privata per ogni minimo spostamento: “noi siamo quelli che usano l’auto anche per scendere a comprare le sigarette”.
Mario Tozzi ha rinunciato alla macchina, per spostarsi con mezzi più eco-compatibili (moto, car-sharing,...). E voi? Raccontateci la vostra esperienza!
A Copenhagen e Nuova Delhi abbiamo purtroppo constatato che l’impegno dei governanti a ridurre le emissioni, diminuire l’inquinamento e migliorare il rapporto con l’ambiente è ancora insufficiente.
Per fortuna ci sono istituzioni, aziende e cittadini che credono davvero nella possibilità di uno sviluppo sostenibile: è il caso del progetto CRESCO – Crescita Compatibile, promosso dalla Fondazione Sodalitas.
Il progetto si propone di diffondere la cultura della sostenibilità attraverso un’alleanza tra imprese avanzate e territori virtuosi (definiti appunto Isole CRESCO), in cui le imprese trasferiscono le loro buone pratiche di sostenibilità a cittadini, giovani e comunità locali.
Obiettivo generale del progetto, è il passaggio da una sostenibilità predicata ad una sostenibilità praticata, sia dal singolo cittadino che dalla comunità.
Tre gli aspetti fondamentali sui quali la sinergia tra imprese, amministrazioni, cittadini e aziende dovrà focalizzarsi: Risparmio ed energia, Recupero, riciclo e smaltimento, Mobilità Sostenibile.
CRESCO è frutto della sinergia con il Politecnico di Milano, con il contributo di Regione Lombardia e in collaborazione con ANCI, Legambiente, Cittadinanzattiva, The natural step.
Proprio oggi, in una conferenza stampa a Milano, è stato presentato al pubblico il progetto e i primi tre Comuni italiani che si candidano a diventare “Isole CRESCO”: Abbiategrasso (MI), Carugate (MI) e Morbegno (SO).
Dopo di loro, Sodalitas e gli organizzatori sono convinti di poter estendere il progetto a molte altre realtà - anche del centro e del sud - che vorranno adoperarsi per migliorare la propria crescita in direzione della sostenibilità.
Conoscete altri progetti simili, anche di minore portata? Vorreste che il vostro Comune diventasse un’Isola CRESCO?

Copenhagen anche a Natale resta ecosostenibile: il consueto albero di Natale, infatti, sarà addobbato in chiave green in occasione del COP15, il vertice ONU sul clima.
La particolarità dell’albero è data dalla possibilità di pedalare su delle bici che alimenteranno l’illuminazione dell’albero di Natale. L’utilizzo di questa nuova forma di illuminazione natalizia farà risparmiare esattamente nove tonnellate di CO2.
Sicuramente non sarà difficile trovare volenterosi ciclisti nella città danese che vanta il primato mondiale per piste ciclabili (più di 350 km).
L’albero si trova nella City Hall Square, nel centro della città, in modo che turisti e passanti possano pedalare volontariamente e contribuire all’illuminazione dell’albero.
E così, dopo l’albero di Copenhagen, anche Milano ha deciso di seguire la strada della sostenibilità ambientale e costruire un albero illuminato con luci a led, alimentato da 9 biciclette ( 5 per adulti e 4 per bambini) che renderanno la struttura autosufficiente dal punto di vista energetico. L’albero “green” made in Italy sarà alto 6 metri e arricchito da 100 metri di filo a led multicolore. Un Natale eco sostenibile che farà del centro di Milano e di Piazza Cairoli un punto di incontro per l’educazione e la sensibilizzazione verso stili di vita sostenibili.
Infatti ci saranno anche altre iniziative correlate, come Puzzle4Peace, che intende promuovere progetti di solidarietà e sostegno alla cooperazione attraverso un gioco semplice ed antico, il puzzle appunto: ogni tessera del puzzle è un vero e proprio oggetto di design eco sostenibile realizzato con materiali compatibili con l’ambiente.
Altra esperienza simile è stata organizzata per il Natale di Bologna in Piazza Maggiore, dove verrà allestita un’area verde di 800 metri quadrati, con tanto di casa di Babbo Natale, un bosco con prato, piante vive a forma di slitta e di renne. A dominare la scena sarà un pino alto 14 metri illuminato in maniera sostenibile attraverso delle eco-bike. Dodici bici di cui 4 a misura di bambino forniranno l’energia alle luci rosse e ai led bianchi.
E nella vostra città ci sono esempi di Natale Ecosostenibile?
Come sarà invece il vostro Natale in casa?

Il soggiorno a Copenaghen sta finendo e proprio con la città di Copenaghen, intesa come pubblica amministrazione, concludiamo le nostre interviste.
Copenaghen è la città più verde d’Europa: il primato è stato stabilito dallo European Green City Index, lo studio Siemens sulla sostenibilità ambientale presentato nei primi giorni di COP15. I dati che vengono valutati per la stesura della classifica tengono conto di varie categorie: livello emissioni CO2, energia, edifici, trasporti, acqua, rifiuti e uso del terreno, qualità dell'aria e governance ambientale.
I funzionari responsabili di politiche ambientali e del programma sulle biciclette tengono fede alla fama e ci raccontano i progetti su cui stanno lavorando e ai processi virtuosi che stanno cercando di innescare. Particolare importanza viene data alla partecipazione dei cittadini: il loro feedback è considerato fondamentale, specialmente quando si progettano soluzioni specifiche per strade e quartieri, cosa che Copenaghen sta facendo in molti modi.
Nel frattempo, al Bella Center, sembra che le trattative non stiano facendo i progressi sperati. Ci saranno ancora manifestazioni, speriamo non scontri, ci saranno ancora palchi e persone che applaudono ma nessuno tra i danesi con cui ho parlato in questi giorni è ottimista circa il raggiungimento di un risultato concreto e adeguato all’emergenza. E, soprattutto, resta la convinzione abbastanza generalizzata che debba essere la politica a fare passi coraggiosi, a dare una visione del mondo come dovrebbe essere.
A noi resta la fortuna di aver visto un pezzo di città di cui i media non parlano o parlano poco: cosa pensano le persone, gli attivisti, chi lavora nelle istituzioni per costruire una città migliore.
Klaus Bondam, assessore all’Ambiente e alla Mobilità della città, ha recentemente detto: “Qui a Copenaghen cerchiamo soluzioni che possano salvare il mondo. Vogliamo essere di ispirazione ad altre città”. Gli obiettivi ambiziosi e l’impegno nel raggiungerli da parte sembrano dimostrarlo
Abbiamo appena finito le intervista di oggi quando iniziano i primi fiocchi di neve. È tempo di ripartire, vedremo da casa i risultati finali di COP15, magari con un orizzonte un pò più ampio di cinque giorni fa.
E grazie a tutti!