gino strada

Ma dove sono i pacifisti senza se e senza ma?

Non è facile e nemmeno difficile. Per dire no alla guerra, basta essere delle brave persone e pensare che no, a noi le bombe non piacciono e nemmeno i morti. E che, soprattutto, certe guerre, forse tutte, con un po’ più di lungimiranza e qualche saggia scelta fatta in passato, sarebbero state evitabili. No, la guerra non è per niente facile da appoggiare. Perché non è semplice (e forse nemmeno troppo comune) fermarsi lì a riflettere pensando che in questo caso, forse, ma solo per questa volta, forse un intervento un senso ce l’ha. Hanno un sito, i pacifisti che  porteranno in piazza, il 2 aprile, il loro dissenso, la loro contrarietà a ciò che sta accadendo in Libia, proprio di fronte alle nostre coste.Una guerra vicina, com’era vicina quella in Kosovo. Hanno un sito, si chiama 2 aprile e serve soprattutto a raccogliere adesioni, perché stavolta, ahinoi, non è stato facilissimo decidere se scendere in piazza o meno.

È vero, sui balconi, alle finestre, per le strade, il posto che toccherebbe alla bandiera della pace è occupato dal tricolore che festeggia i 150 anni dell’unità d’Italia. Niente arcobaleni, se non qualcuno, timido, nascosto dai gerani. Eppure l’appello è chiaro, e basandosi sul manifesto di Bertrand Russell e Albert Einstein redatto nel 1955, dice che “Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. Ogni "guerra umanitaria" è in realtà un crimine contro l'umanità. Se si vuole difendere i diritti umani, l'unica strada per farlo è che tutte le parti si impegnino a cessare il fuoco, a fermare la guerra, la violenza, la repressione”.

Tra i firmatari Gino Strada, Don Ciotti, Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Frankie Hi-nrg mc,che sulla sua pagina Facebook e su Friendfeed dice: “Non si può cedere così alla guerra, far finta di niente e lasciare che le persone muoiano mentre noi ci riempiamo la bocca di frasi senza senso quando diciamo che alcune guerre sono giuste”. È vero, le guerre non possono essere giuste. Ma allora cos’è successo a tutti quelli che 8 anni fa manifestavano senza se e senza ma? Alcuni sostengono che in questo caso, che prevede l’eliminazione di un dittatore odioso come Gheddafi, pochi abbiano voglia di dire che sono contrari all’intervento. Ma nemmeno Saddam era un simpaticone, visto che aveva più volte usato armi chimiche contro i civili. E allora? Conta il fatto che l’intervento non sia stato una decisione unilaterale degli Stati Uniti, stavolta. Ma anche nel caso di Milosevic ci fu una partenza sotto l’egida della Nato, avallata successivamente dalle Nazioni Unite. E allora?

Non è semplice, come dicevamo. Quello che è successo in Libia è nato da una rivoluzione che è frutto di una presa di coscienza (democratica? Si spera) di altri paesi arabi, primi fra tutti Egitto e Tunisia. Con condizioni diverse, ovviamente, tra cui una personalità da abbattere, quella di Gheddafi, che ha saputo dividere la popolazione, e che sapevamo non si sarebbe facilmente rassegnato a dare l’addio al suo enorme feudo sul Mediterraneo. Quello che gli ha permesso di fare il tiranno con molti paesi occidentali e di utilizzare le sue risorse petrolifere per ricattare energeticamente nazioni come la nostra.

Le notizie dalla Libia non sono buone. È di oggi quella secondo cui un raid aereo dell’operazione Odissea avrebbe colpito un convoglio in cui viaggiavano civili, facendo sette morti, tra cui 4 donne, tutte persone tra i 12 e i 20 anni. la Nato non ha ancora confermato. I cittadini libici, i cosiddetti ribelli, sanno che dovranno affrontare anche questo. Le guerre iniziano velocemente, di notte, tra summit internazionali e negoziazioni commerciali. Le guerre fanno presto, a diventare un'abitudine nei telegiornali. Le guerre uccidono, e quei morti sono considerati un sacrificio inevitabile. Stavolta è per mandare via Gheddafi, un uomo che da 40 anni fa il bello e il cattivo tempo e i cui archivi custodiscono gelosamente trattati di alleanze che farebbero arrossire gli stessi che, seduti attorno a un tavolo, decidono se schiacciare o meno un bottone che cambierà la storia. Va così da sempre, dicono, e un mondo senza guerre è solo un'utopia. Ma chi glielo dice, ai morti?

Foto di Vertigogen



Bonsai TV: Artisti e Passione per Emergency

Bonsai TV

Bonsai TV con e per Emergency firma la nuova campagna Natale 2009Emergency: la mia idea di pace, dedicata a promuovere una cultura di solidarietà, di pace e di rispetto dei diritti umani.

Nel mondo infatti sono in corso 25 guerre (fonte: Peacereporter, 2009) e le vittime sono per il 90% civili, soprattutto donne e bambini.

Da oltre 15 anni Emergency garantisce assistenza sanitaria gratuita e di elevata qualità alle vittime della guerra e della povertà.

Quest’anno Bonsai Tv, canale da sempre attento ai temi della pace nel mondo e della solidarietà, dedica il suo Natale a Emergency con l’ideazione, la produzione e la messa in onda della campagna sulle proprie piattaforme (canale 10 di Alice Home TV e www.yalp.it, a partire dal 12 dicembre). Trenta secondi focalizzati su un messaggio semplice e diretto: “Emergency è la mia idea di pace. Un'idea che ha curato oltre 3 milioni e mezzo di persone. A Natale, regala anche tu questa idea”.

Paul Baccaglini, Alessio Bertallot, Lella Costa, Serena Dandini, Elio e Rocco Tanica, Fabio Fazio, Frankie Hi Energy, Jovanotti, Ligabue, Fiorella Mannoia, Carlo Pastore, Alessandro Sampaoli, Marco Santin, Paola Turci e Dario Vergassola sono i testimonial che hanno aderito al progetto facendo propria l’idea di pace dello spot.

Un’iniziativa importante che, dopo la campagna con Greenpeace dello scorso anno, vede ancora una volta Bonsai TV firmare un gesto concreto di solidarietà che aiuta a riflettere, anche solo per pochi secondi, sui tanti e atroci conflitti sparsi per il mondo, dimenticati dai media internazionali e dei quali spesso Emergency è l’unico testimone.

La campagna “Emergency: la mia idea di pace” sarà trasmessa anche sul mega schermo di Piazza Duomo a Milano grazie alla collaborazione di URBAN SCREEN LAB.

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