giornata della memoria

Giornata della Memoria, il ricordo contro l'indifferenza

Sono soprattutto gli studenti, di tutte le età, quelli che saranno più coinvolti in questa Giornata della Memoria,  quella nata in ricordo del 27 gennaio 1945, quando furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz.  Perché sono soprattutto loro quelli che devono ricordare, quelli che hanno bisogno di rinfrescare immagini forse solo studiate sui libri, ma che non potranno mai vividamente rendere quello che successe durante la Shoah.  

Undici anni fa il Parlamento italiano ha deciso di aderire alla proposta internazionale di creare un giorno in cui ricordare l’orrore del nazismo che diede luogo all’Olocausto. Una decisione più che giusta, visto che l’Italia non fu affatto estranea a quell’orrore, ma anzi biecamente complice. Un giorno su tutti, il 16 ottobre 1943: il rastrellamento di 1259 ebrei, di cui 1023 partirono in treno per il campo di concentramento polacco.Tra loro 244 bambini. Di tutti quelli partiti, ne tornarono solo 17. Per i sopravvissuti quei giorni sono rimasti come cicatrici sulla pelle, così come racconta in maniera lucida e commovente la biografia appena uscita di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d'Italia, deportata n. 81672 (Ondina Peteani, la lotta partigiana, la deportazione ad Auschwitz, l’impegno sociale: una vita per la libertà, Mursia, pagg. 274, prefazioni di don Andrea Gallo e Liliana Segre).

Oltre agli ebrei, erano considerati persone indesiderate anche i rom, gli omosessuali, i disabili. Ritenuti in qualche modo diversi, oggetto di persecuzioni interminabili e di trattamenti che resero la loro vita impossibile già prima della deportazione. Soprattutto su questo oggi dovrebbe puntare la Giornata della Memoria. A portare alla luce che la base di partenza per quello che successe dopo furono le discriminazioni. Il considerare alcuni uomini diversi dagli altri: per differenza etnica, per i comportamenti sessuali, per un difetto fisico. Evidenziando che questo modo di guardare agli altri non ha mai smesso di esistere. La nostra costituzione, quella della repubblica italiana, ha un articolo, il 3, che proprio sull’uguaglianza degli uomini fa perno. Ma basta guardarsi attorno, leggere la cronaca o i rapporti degli osservatori sui diritti umani, per capire che non è stato mai applicato pienamente.

Nei giorni scorsi l’Human Right Watch ha pubblicato un rapporto che non rende affatto onore all’Italia: il nostro paese viene bocciato per le politiche migratorie, e il paragrafo che ci riguarda si apre con questa frase: “La violenta razzista e xenofoba in Italia rimane un problema pressante.” Sotto accusa soprattutto i respingimenti dei migranti, frutto di una politica miope e senza scrupoli. Ma anche i fatti di Rosarno del gennaio 2010, condannati per l’assoluta mancanza di rispetto dei diritti umani. E, infine, il trattamento che Rom e sinti continuano a sopportare in Italia, che li porta a vivere un alto livello di discriminazione e povertà nonché deplorevoli condizioni di vita sia nei campi autorizzati sia in quelli abusivi. Il rapporto ricorda anche come il Comitato europeo per di diritti sociali del Consiglio d’Europa nell’ottobre scorso abbia pubblicato una “condanna per l’Italia per le discriminazioni nei confronti dei Rom” per “gli alloggi, l’accesso alla giustizia, all’economia e all’assistenza sociale.”

Proprio qualche giorno fa Angelino Alfano, ministro della giustizia, ha affermato che negare la verità è come uccidere per la seconda volta le vittime. E che è stato costituito un comitato tecnico per l’elaborazione di una normativa che preveda che il negazionismo sia reato. Ebbene, prima di una norma del genere, forse sarebbe il caso di far sì che il nostro paese elimini a priori politiche di ingiustizia e discriminazione. In modo che un giorno, magari, non ci sarà più niente da dover ricordare come monito. Affinché il passato non si ripeta.

Foto di Candido33



27 gennaio, Giornata della Memoria

27 gennaio Giornata della Memoria

Oggi si celebra la Giornata della Memoria. In Italia come in altre nazioni europee (nonché all’ONU), è stato deciso di istituire per legge un giorno dedicato al ricordo del genocidio nazista e degli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
La data scelta, il 27 gennaio, è simbolica: in questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz, liberando i pochi prigionieri ancora sopravvissuti e rivelando al mondo le nefandezze compiute nel lager.

In questi ultimi giorni si sono susseguiti incontri, dibattiti e pubblicazioni su una delle pagine più nere della Storia dell’umanità. Particolarmente significativa la cerimonia tenutasi ieri in Stazione Centrale a Milano per la posa della prima pietra del Memoriale della Shoah. Sarà collocato al binario 21, dal quale tra il 1943 e il 1945 partirono 15 treni piombati carichi di deportati ebrei.

Dimenticare una tragedia simile è impossibile, ma trovare un momento per celebrare ogni anno il sacrificio di milioni di vittime innocenti è sacrosanto, anche alla luce delle inquietanti teorie negazioniste che di recente hanno animato le cronache e scatenato la giusta indignazione dell’opinione pubblica.

Ma pur tra mille difficoltà, il cammino della riconciliazione (politica e religiosa) sembra aver intrapreso una buona strada: la visita di Papa Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma dei giorni scorsi è stata un passo importante, soprattutto perché arrivata dopo un lungo confronto tra i principali esponenti delle comunità cattolica ed ebraica.
Solo attraverso il dialogo e il superamento delle divergenze – storiche e culturali – si può pensare di evitare il ripetersi di tragedie come la Shoah.

Ecco quindi che, pur dovendosi confrontare ancora su scottanti questioni – i leveferiani, il silenzio di Pio XII, Israele - cattolici ed ebrei si trovano uniti in occasioni particolari come la Giornata della Memoria, affinchè il percorso di dialogo che lentamente ha preso vita si rafforzi e porti ad una definitiva riconciliazione.

Foto di vm_ramos