Oggi si celebra il Safer Internet Day, una giornata dedicata all’informazione sui pericoli che corrono in Rete, soprattutto per gli internauti più giovani. La tutela dei minori che si avvicinano al mondo di Internet è un argomento molto sentito, e diverse organizzazioni e istituzioni collaborano al programma Safer Internet della Comunità Europea.
Save the Children è tra le organizzazioni schierate in prima fila (collabora anche con Telecom Italia al progetto NavigareSicuri) e quindi abbiamo intervistato il presidente Valerio Neri per fare il punto con lui sul rapporto tra gli adolescenti e l’universo della Rete. Inoltre gli abbiamo chiesto cosa dovrebbero fare scuola, istituzioni e famiglia per proteggere i ragazzi dalle persone malintenzionate che purtroppo approfittano di Internet per i loro crimini.
Credi anche tu che Internet sia pieno di potenzialità ma anche di pericoli? Cosa occorre fare per tutelare i più giovani?

Martedì 9 febbraio si celebra il Safer Internet Day, un appuntamento istituito dalla Commissione Europea nell’ambito di Safer Internet, un programma che ha l’obiettivo di promuovere un utilizzo sicuro e responsabile di Internet e delle nuove tecnologie da parte degli utenti più giovani.
Giunta alla settima edizione, quest’anno la giornata avrà come tema principale la campagna Posta con la testa!; per convincere ragazzi e adulti a pensarci due volte prima di diffondere a tutti dati e immagini personali o postare foto ammiccanti.
La campagna vede riunite a collaborare istituzioni, social network, organizzazioni e aziende di servizi e tlc; di fatto tutti i principali attori che, a diverso livello e con diverse funzioni, si occupano di Internet, nuovi media e di minori. Anche Telecom Italia partecipa, essendo inoltre già attiva attraverso il progetto Navigare Sicuri.
“Ti conoscono più persone di quanto credi. Guardano le tue foto, parlano di te, vorrebbero incontrarti. Scopri perché…”. Con questo messaggio-teaser, che circola già da diversi giorni in rete, gli organizzatori attirano l’attenzione dei giovani sul sito Sicuri in rete (curato da Save the Children), dove sono riportati consigli per un utilizzo consapevole delle proprie informazioni e foto personali. Un messaggio rafforzato anche dall’intervista al duo pop degli Zero Assoluto, testimonial d’eccezione.
La Campagna Posta con la Testa! si avvale anche dello spot prodotto dalla Commissione Europea per il Safer Internet Day.
Lo spot sarà trasmesso per tutta la giornata da LA7 all’interno del palinsesto quotidiano.
Molti si scandalizzano di fronte alla parola razza, politicamente scorretta, ma non è forse vero che ciò che ha causato tanto clamore nel mondo intero rispetto all’elezione di Obama è proprio il suo essere afro-americano?
Guardiamo quest’uomo e chiediamoci: ha vinto solo per il colore della sua pelle o perché ha anche avuto il coraggio di ammettere gli errori che l’America ha fatto? E’ davvero un visionario, uno che crede nel futuro, o piuttosto un campione di pragmatismo?
Certo una cosa del genere poteva accadere solo in un Paese multietnico ed eterogeneo come gli Stati Uniti, la loro storia e il loro tessuto sociale trasudano immigrazione e integrazione.
Ma quale potrà essere il segno del cambiamento nel nostro Paese, considerato il fatto che manca una vera tradizione di integrazione? Se è vero che il cambiamento in Italia non potrà passare attraverso la diversità etnica, perché non affidare l’impresa del cambiamento alle donne o ai giovani?
Attoniti, sgomenti, increduli. Ecco come ci ritroviamo di fronte a fatti di cronaca che hanno per protagonisti i giovani.
Non si può far finta di niente. Bisogna interrogarsi. Perché?
Perché i giovani di oggi, quando ancora non è subentrata l’età dell’adolescenza, hanno già fatto tutte le esperienze possibili e immaginabili, spesso negative.
Cerchiamo qualcuno a cui attribuire la colpa: i genitori che non hanno tempo per i figli, i ragazzi che hanno tutto e vogliono ancora di più, la scuola che sta affondando, gli insegnanti in difficoltà di fronte a famiglie sempre più protettive.
O, più in generale, la società, dimenticandoci che “la società” siamo noi.
È l’insieme di tutti: genitori, figli, scuole, insegnanti.
Come arrivano i nostri ragazzi a compiere certi atti? Come possono pensare che, per citare un fatto di cronaca recente, dare fuoco a un clochard sia un divertimento?
Abbiamo perso del tutto i valori morali? O non abbiamo più voglia di trasmetterli alle nuove generazioni perché questo richiede un impegno serio?
Abbiamo insegnato loro che hanno dei diritti, ma abbiamo fatto lo stesso con i doveri?
Certo, è molto più facile giustificare sempre le azioni dei nostri figli, difenderli quando fanno gli arroganti coi più deboli o ridere la prima volta che dicono una parolaccia o che fanno un gestaccio. È facile chiudere gli occhi.
Quali modelli diamo loro? Emergere a tutti i costi, non importa per cosa o come?
Oppure insegniamo loro che per essere uomini non basta apparire, ma è necessario crescere moralmente, anche se costa sacrificio e impegno?
Cosa possiamo fare per evitare che questi comportamenti diventino all’ordine del giorno? Come fermare questo infittirsi di cronaca nera firmata dai più giovani?
Fortunatamente non tutti i giovani sono così: molti ragazzi fanno parte di associazioni di volontariato, mettono il loro tempo a servizio dei più poveri, dei più deboli.
Lavorano sodo per costruire un mondo migliore per tutti, per evitare ingiustizie.
Ma un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Il problema è che un albero che cade depriva tutta la foresta della sua presenza.
Cosa fare per evitarlo?
Manuela Rigamonti
Quattro giovani, tra i 20 e i 21 anni, per puro divertimento hanno dato fuoco a un clochard mentre riposava su una panchina. Questo è un recente fatto di cronaca che ci porta a riflettere sulla violenza, sempre più diffusa tra i più giovani.
Questi ragazzi non sono più adolescenti, ma è come se lo fossero. Si rifiutano di crescere. Giocano come se fossero in un videogame. Sono abituati alla violenza, vedendola nelle finzioni dei giochi o di telefilm e film.
Questi comportamenti sono un grido disperato: “Esisto! Vedi cosa so fare!?”
Non è puro divertimento, come dicono. Prendendosela con i più deboli dichiarano la loro fragilità, e il loro desiderio di attenzione.
Come fanno ad abbracciare valori e principi morali in un mondo sempre più competitivo e preso dalle sue dinamiche di potere e successo?
La famiglia è spesso distratta. Le madri devono svolgere il loro difficilissimo ruolo nei ritagli di tempo. I padri, quando non sono troppo occupati dal lavoro, spesso sono stanchi.
Talvolta i genitori si sentono in colpa per questo e spesso tollerano comportamenti inaccettabili da parte dei figli.
Spesso è un problema di comunicazione e di conoscenza: le famiglie non riescono a porsi le domande giuste per conoscere i propri figli, per mancanza di tempo, di idee. I problemi aumentano, tra l’altro, quando in famiglia ci sono conflitti tra i genitori, quando le coppie si separano e non comunicano, spesso trascurando i figli.
Secondo voi il ruolo dei genitori è quello di provvedere solo ai bisogni biologici dei figli o è quello di veri educatori?
La società si occupa e preoccupa davvero dei giovani e delle famiglie.
Maria Giovanna Abruzzo
Sessant’anni fa, Gandhi già sottolineava l’importanza della comunicazione per diffondere tra i giovani di tutto il mondo il messaggio d’amore dei suoi maestri.
Oggi abbiamo la possibilità di contattare tutto il mondo con un click, di comunicare in tempo reale a grandissima distanza, di sapere tutto ciò che si può sapere solo aprendo un motore di ricerca. Ma un mondo unico è ancora lontano e tra le nuove generazioni c’è disinteresse.
Senza giovani, però, non c’è futuro.
Qual è l’antidoto al disimpegno?