
Un’altra giornata di proteste ieri a Copenhagen, in difesa del pianeta e contro il cambiamento climatico in tutto il mondo. Al popolo degli ambientalisti si è aggiunta la protesta ufficiale dell’India, poiché un loro rappresentante regolarmente accreditato non è stato fatto partecipare in mattinata al convegno. La tensione è salita anche perché la capienza delle strutture del Bella Center si aggira intorno ai 15.000 posti, mentre le persone accreditate sono circa 45.000.
I lavori procedono con difficoltà: occorre superare questa fase di stallo. Gordon Brown è arrivato ieri sera per cercare di dare un impulso positivo alle trattative che si sono arenate, perché non è stata ancora stabilita nessuna cifra su nessuno dei punti dell’ordine del giorno:
È difficile prevedere un accordo a un giorno della conclusione del Summit danese. Mentre si sta riflettendo su come giungere a un compromesso, ieri sera alle 19 sono state spente per un’ora le luci di Copenhagen a seguito di due iniziative: Earth hour (l’ora della Terra) promossa dal WWF e Hopenhagen (dalla parola hope: speranza) promossa dai cittadini della capitale danese. Queste due campagne hanno lo scopo di lanciare a tutti i cittadini del nostro pianeta il messaggio che è necessario agire contro il riscaldamento globale.
Nella People’s Orb della City hall - una grande sfera d’argento situata nella piazza principale di Copenhagen - saranno proiettati i messaggi inviati sui siti del Wwf: la sfera sarà poi consegnata dagli organizzatori dell’evento ai leader mondiali che partecipano a questo vertice. La cerimonia inizierà con un countdown il minuto prima dello spegnimento delle luci della città, proseguirà con una processione di lanterne portate da un gruppo di bambini, seguita da uno show musicale.
Pubblichiamo due video interviste raccolte dalla nostra inviata, Antonella Napolitano,
che in questi giorni sta seguendo direttamente da Copenhagen tutti gli eventi collaterali ai lavori della quindicesima conferenza per il controllo del cambiamento climatico mondiale.
Questi due video ci mostrano le opinioni degli abitanti della città, raccolte durante il Klimaforum: quella di Martin, un giovane papà danese; e quelle di Valeria, una giovane studentessa italiana che ha deciso di restare a Copenhagen.
Desmond Tutu sale sul palco tra gli applausi del pubblico, principalmente danese. È domenica mattina e l’arcivescovo sudafricano dà energia alla piazza con il suo discorso. Non è polemico, ma sorridente, parla in modo semplice, con modi da predicatore: “Paesi ricchi – sveglia!” grida alla piazza.
Countdown to CO2penhagen è uno degli eventi di Hopenhagen e presenta la raccolta di firme del movimento indipendente che ha colonizzato City Hall Square con le sue installazioni verdi: si tratta di una petizione che chiede una soluzione decisa e concorde ai delegati impegnati in questi undici giorni danesi.
La campagna è stata portata avanti da volontari e il risultato è notevole: le firme raccolte sono più di mezzo milione, annunciano dal palco, mostrando dei palloncini rossi che indicano il numero preciso. I palloni attraversano la piazza da un lato all’altro, portati dalla gente tra gli applausi.
È quasi surreale vedere tanto entusiasmo, tanti giovani, adulti e anziani, convinti di poter fare la differenza.
La presenza di Tutu è accolta quasi da star e le sue parole suscitano una grande reazione, concentrandosi sul debito climatico, che i Paesi industrializzati devono a quelli in via di sviluppo: “Costa poco finanziare il debito climatico. Bastano solo 150 miliardi di dollari all’anno” esclama tra gli applausi, mentre chiama i Paesi più ricchi uno per uno.
La raccolta di firme, sottolinea Tutu, serve a ricordare ai leader del mondo quanto conti l’opinione delle persone, quanto il cambiamento climatico sia un’emergenza vera, che non può più essere accantonata.
La petizione verrà presentata ai leader mondiali impegnati nell’incontro, c’è scritto sul sito di Hopenhagen. E così avviene quando sul palco sale Yvo De Boer, il “numero uno” dell’ONU per quanto riguarda la questione del clima, in primissimo piano in queste negoziazioni tra nazioni. De Boer raccoglie da Tutu il simbolo del Countdown che rappresenta le firme e rilancia, spiegando l’impegno dei delegati nel trovare una soluzione comune.
Le parole lasciano il posto alla musica degli Outlandish, gruppo hip hop danese di origini africane, sudamericane e mediorientali. La prima canzone parla di persone e di speranza; i tre ragazzi portano Tutu sul palco e l’arcivescovo ride e balla con loro. Il grande termometro di City Hall Square segna zero gradi ma nessuno se ne accorge.
“Quando le persone guidano, i leader seguono”. Suona così lo slogan di Hopenaghen.
Sarà davvero così alla fine di questo summit?
A Copenaghen sabato mattina c’è il sole e vento freddo.
Prendiamo un caffè e arriviamo nella piazza del Parlamento poco prima dell’una, trovandola piena. La attraversiamo con calma, scattando foto e facendoci largo tra i gruppi di persone che arrivano dalle strade laterali.
La cosa che viene spontanea è sorridere: i cortei che stanno formando il gruppo in piazza sono fatti da gente vestita in modo colorato e fantasioso, con disegni in faccia. Molti hanno in mano i cartelli di Greenpeace con slogan che incitano a un cambiamento della politica, più che del clima. Greenpeace è forse la manifestazione con i carri più visibili: un grosso pupazzo di neve gonfiabile alto alcuni metri e un carro in cui i leader dei paesi occidentali sono rappresentati come burattini sono circondati da tante persone e il giallo predomina in quella parte della piazza.
Il freddo si fa sentire e anche lo speaker dal palco se ne rende conto e quindi ci chiede di abbracciare il vicino, di saltare con la musica, di intonare slogan. Il più gettonato è “Action now” ma particolarmente sentito è anche quello che riprende il famoso slogan della campagna di Barack Obama: nella versione dei manifestanti diventa “Yes we can, yes we must, yes we will”. Il senso è che le persone devono far sentire la propria voce e che l’impatto della protesta dovrebbe far capire ai politici impegnati nelle discussioni di COP15 che la necessità di un accordo importante e vincolante è tanto forte da non poter essere rimandata.
Dal palco lo speaker grida che siamo centomila e ci invita a metterci in marcia e a formare il corteo che percorrerà i sei chilometri dalla piazza al Bella Center, sede del summit. Anche qui devo stupirmi per l’organizzazione: il corteo e le ONG sono organizzati in gruppi numerati e alla chiamata dello speaker, ogni gruppo si sposta e si mette diligentemente in fila, senza nemmeno sconfinare sui marciapiedi.
In qualche minuto il Global Day of Action inizia e ci muoviamo tra musica, specie reggae, tanti carretti e bici, tanti bambini nei passeggini. Me ne stupisco un po’, anche pensando che non ci saranno più di due gradi.
L’atmosfera è rilassata, quasi hippie, nonostante i poliziotti ai lati della strada che vigilano su quello che accade. Ma nessuna ostilità, nessun coro o cartello che non sia pacifico e a volte anche buffo. Le idee, però, sono chiarissime: la politica non fa abbastanza, il summit non sta andando come previsto e sarà un fallimento se non ne verrà fuori un trattato ambizioso e legalmente vincolante.
Chiacchierando scopriamo gente da tante parti d’Europa, arrivati dopo 20 ore di treno, o che hanno sistemazioni di fortuna nelle scuole o nelle case che molti danesi hanno messo a disposizione. Ci sono moltissimi giovani e giovanissimi, sono motivatissimi e molto allegri. L’atmosfera è quasi surreale: trovarsi ad ascoltare discorsi inneggianti alla pace e considerazioni su come noi tutti possiamo fare la differenza può sembrare surreale, quasi ingenuo. Ma è un fatto che questa sia la motivazione che ha portato qui decine di migliaia di persone nel freddo di un sabato danese con carri, cartelli, travestimenti (molto gettonato quello da orso polare).
Alle cinque è già buio e mentre ci avviciniamo al Bella Center un applauso spontaneo scroscia e vengono accese tante torce e candele, speriamo che la visione di tutta questa gente colpisca i politici, così come colpisce me.
A fine manifestazione si torna a casa, ripercorrendo tutto a ritroso e ripensando alla giornata. Al ritorno, però, la sorpresa è grande nel sentir parlare di scontri e violenze, una cosa di cui non abbiamo visto traccia (ci siamo mantenuti nella prima metà della manifestazione), e nel vedere che lo spazio sui giornali italiani è stato dato quasi solo a quello.
Stamattina, stupita, chiedo notizie a Henry (che è venuto da Londra per girare un documentario su COP15), sapendo che ha girato anche nella coda del corteo. Lui mi dice che sì, ha visto che qualcuno ha tirato oggetti e fatto esplodere qualcosa dopo circa mezz’ora dall’inizio della manifestazione, ma che il tutto è durato circa un quarto d’ora. Tanto ci ha messo la polizia danese a dividere in due il corteo, isolare i violenti e portarli fuori dalla folla.
Ho appena il tempo di mettere online le foto che sono riuscita a scattare e di scrivere qualche frase con le prime impressioni, sperando che questo riesca a raccontare qualcosa di una manifestazione che in Italia, forse, non è stata vista affatto.
Già ieri sera ho letto alcuni commenti in Rete e ho dato qualche risposta, mi auguro che ci siano ulteriori conversazioni e considerazioni a partire da questo mio racconto del Global Day of Action che ho vissuto.

Se è vero che i padroni di casa danesi di COP15 hanno lavorato per preparare il più grande evento della storia della Danimarca, di sicuro non deve essere stato semplice per giornali, tv e media online progettare una copertura adeguata e originale. Il tema è tecnicamente complesso e numerosissimi sono gli aspetti di cui rendere conto, da quelli economici a quelli geopolitici, passando per l’attivismo, le innovazioni tecnologiche e persino la spiritualità – diversi sono gli incontri con leader religiosi che si mettono in gioco in prima persona.
Trovare un angolo ad effetto non è semplice, ma le idee non mancano, specie in Rete. E se la rivista americana The Nation – che annovera tra i suoi editorialisti nientemeno che Naomi Klein – si dedica all’analisi della posizione dell’Unione Europea su un ipotetico trattato vincolante, l’ormai celeberrimo The Huffington Post pubblica un elenco un po’ estremo di possibili oggetti da riciclare, fino a comprendere addirittura l’interno di una bara trasformato in divano. Ma TheHuffPo, come è chiamato, non si limita alle provocazioni, ma offre una copertura ampia e variegata, che comprende messaggi come quello di Kofi Annan (segretario dell’ONU fino al 2006), che invoca la costruzione di un sistema globale e di conseguenti accordi, e collaborazione con iniziative come quella di Hopenhagen.
E proprio quest’ultimo è uno dei progetti più interessanti e maggiormente legati ai social media: creato dall’International Advertising Association, Hopenhagen utilizza l’assonanza della capitale danese con la parola speranza per creare un luogo di aggregazione di persone e parole. Un luogo che è prima di tutto in Rete: già da varie settimane il sito è il nodo di una presenza virale che si sviluppa su moltissimi social network, dando la possibilità di lasciare messaggi che vengono visualizzati geograficamente con fumetti verdi su un planisfero nero. Parole che parlano di futuro, ma che non si fermano alla Rete: Hopenhaghen ha infatti uno spazio tutto suo - e ben visibile - nel centro di City Hall Square e inizia a raccogliere voci e testimonianze per mezzo del loro "ambasciatore", David Kroosma.
E noi? Noi ci facciamo aiutare da twitter a tener traccia delle cose più interessanti: sul nostro account abbiamo creato una lista chiamata cop15 che include i canali ufficiali della conferenza e quello delle Nazioni Unite e una serie di persone e organizzazioni interessanti… segnalateci se abbiamo dimenticato qualcuno!
E io cosa farò qui a Copenaghen?
Beh, lo scoprirete domani!
Antonella Napolitano

Il vertice di Copenhagen è iniziato lunedì con grandi attese, proposte curiose e appelli ai grandi della Terra. Il clima che si respira è - metaforicamente - caldo, così come la temperatura: stando agli studi scientifici continua a crescere, ed è così che da più parti della società civile si rincorrono gli appelli affinché si riesca a definire un accordo mondiale onnicomprensivo sui cambiamenti climatici per il periodo successivo al 2012. L’Organizzazione metereologica mondiale (Wmo) ha annunciato infatti che il decennio tra il 2000 e il 2009 è stato il più caldo da quando le temperature vengono registrate globalmente.
Il numero di persone che vogliono partecipare o assistere ai lavori è più che raddoppiato, soprattutto a causa delle dichiarazioni positive degli ultimi giorni da parte del governo americano, e anche le domande di accredito da parte dei giornalisti e dei media hanno superato le aspettative. Chi non potrà essere presente direttamente alla conferenza potrà usare il servizio web cast, alla stesso modo potranno farlo tutte le persone interessate da tutto il mondo.
Molte sono state e saranno le iniziative collaterali, organizzate con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sul problema, mobilitare le masse e convincere i governanti a prendere decisioni importanti. Azioni clamorose sono state quelle organizzate da Greenpeace, la creazione di cortometraggi, oppure Hopenhagen, già operativa da alcuni mesi.
Curiosa è anche la distribuzione di 200 biciclette per dare la possibilità ai delegati di provare l’esperienza che quotidianamente provano i danesi: spostarsi in bici nonostante le rigide temperature. La maggior parte delle biciclette sono già state affittate e i delegati le useranno per gli spostamenti nella città e raggiungere il Balla Center dai loro alberghi e viceversa.
Questa particolare iniziativa è organizzata da Bicikeli per ridurre le emissioni di CO2 in Danimarca. Al termine dei lavori per COP15 le biciclette saranno inviate in Tanzania dove potranno essere usate per trasportare i malati negli ospedali e essere utilizzate per i normali trasporti.
Una delle ultime iniziative è stata Dance for the climate, partita nell'agosto 2009 quando 10.000 persone hanno danzato per il clima sulla spiaggia di Ostenda in Beglio. Per continuare a sostenere questo movimento basta creare e caricare online il proprio video in cui si danza per il clima.
Gli arrivi a Copenaghen sono anche nel segno del Climate Express, il treno speciale che con circa 400 fra negoziatori, ambientalisti e giornalisti viaggia ad emissioni zero, grazie all'impiego di energia da fonti rinnovabili: l’espresso ha ricevuto l’accoglienza del ministro danese per l’ambiente Lykke Fliis. Quest’ultima iniziativa ha avuto lo scopo di richiamare l’attenzione sulle emissioni crescenti del settore dei trasporti.
I lavori della quindicesima conferenza mondiale ONU sono stati ufficialmente aperti dal premier danese Rasmussen che ha dichiarato: “Nei prossimi giorni Copenhagen sarà Hopenhagen, città della speranza”.
Il summit vede per la prima volta la presenza contemporanea di 103 tra premier e capi di stato: Usa, India e Cina insieme a Brasile e Sudafrica saranno i protagonisti di queste due settimane.
La cerimonia d’apertura, durante la quale è giunta la notizia che Cina, India e Brasile hanno raggiunto un accordo di massima per operare insieme nei negoziati durante il vertice, è stata accompagnata dalla proiezione di un breve filmato, molto toccante, dove i bambini del futuro mostrano uno scenario a dir poco apocalittico.
La pressione dalla rete sugli oltre 100 capi di stato impegnati a Copenhagen è davvero notevole, mai come questa volta, infatti, il mondo di internet si era impegnato così massicciamente: la petizione del gruppo TckTckTck ha infatti raggiunto il numero considerevole di 10 milioni di firme, consegnate al segretario generale della conferenza Onu, Yvo Boer, al primo ministro danese e alla presidente del comitato Connie Hedegaard.
Sarà il summit di Copenaghen una svolta nella storia umana?
I grandi della Terra sapranno garantire un’opportunità alle generazioni future?

In vista della conferenza sul clima di Copenaghen, aumentano le iniziative per stimolare l'opinione pubblica a far pressione sui grandi della Terra affinché le emissioni di anidride carbonica vengano ridotte del 12% entro il 2012, e del 50% entro il 2050.
Ad avviare le iniziative di sensibilizzazione è stata Hopenhagen, ma ora assistiamo a un'altra azione partecipativa attraverso la quale ognuno di noi può dare il proprio contributo per difendere la Terra.
In questo caso si tratta di un concorso di cortometraggi ecologici: “One minute to save the world”, che con il supporto di partner importanti come Greenpeace, Unite for Climate, World Development Movement e altri, permetterà al cortometraggio vincitore di essere il promotore di una campagna di sensibilizzazione sul web in vista della conferenza.
La stessa capitale danese esprime volontà di sostenibilità per il futuro, volendo divenire capitale della mobilità sostenibile, con l'obiettivo di far spostare in bici metà della popolazione cittadina (anche se con gli attuali 350 km di piste ciclabili e con un terzo degli abitanti che usa abitualmente la bici per gli spostamenti inferiori agli 8 km è già senz'altro all'avanguardia).
Altro esempio che dimostra come la sostenibilità, l'innovazione e il divertimento possano coincidere perfettamente, è il primo festival totalmente ecologico: CO2penaghen è infatti una kermesse artistica e musicale che non produce emissioni di anidride carbonica.
Sul palco l’energia per i concerti e i dj-set proviene da fonti rinnovabili, mentre i palchi e le altre strutture sono costruite con materiali riciclabili o a minore impatto ambientale. A fornire le tecnologie pulite (celle solari, illuminazione Led, biomasse, motori a impianti di gassificazione) è la Technical University of Denmark.
C'è infine un'ultima iniziativa, più irriverente e promossa da Greenpeace, che per sensibilizzare l'opinione pubblica ha esposto sul Monte Rosa (versante svizzero) un gigantesco banner di 5200 metri quadrati che recita “Our Climate, Your Decision”. L'obiettivo è far sottoscrivere la petizione che invita il nostro capo del governo a partecipare in prima persona alla conferenza di Copenaghen.
Conoscete altre iniziative in vista della conferenza di dicembre? Pensate che i capi di Stato dovrebbero partecipare in prima persona a questi appuntamenti?