I lavoratori stranieri in Italia raccontati da una nuova indagine della Fondazione Leone Moressa, che risponde ancora una volta alla domanda: ma gli stranieri rubano il lavoro agli italiani?
Sostituiscono gli italiani che escono dal paese, trovano lavoro più facilmente e più vicino a casa, spesso con contratti più stabili dei lavoratori italiani, ma ricevono stipendi più bassi e svolgono professioni più usuranti. Questa è una delle conclusioni del nuovo studio della Fondazione Leone Moressa, dal titolo "L'occupazione straniera: esiste un effetto sostituzione? La presenza straniera nelle settori di attività e nelle professioni", pubblicato il 6 febbraio 2012.
Nella ricerca, che prende in esame dati che vanno dal 2007 al 2011, si vede come in Italia sia in atto una sorta di "effetto sostituzione", per cui sempre più spesso i posti di lavoro lasciati dagli italiani vengono occupati da stranieri, in particolar modo in alcuni settori professionali. Si tratta principalmente di servizi sociali e alla persona (in cui si concentra il 24,7% del totale dell’occupazione straniera), costruzioni (16,7%) e manifattura (19,4%). Il primo dato che salta agli occhi tuttavia è quello che conferma un sentire comune già abbastanza diffuso nel paese, cioè che gli immigrati in Italia occupino settori lavorativi di bassa fascia e sempre più spesso "snobbati" dai lavoratori autoctoni.
Non tutti i "mestieri" sono uguali, però, e la disponibilità di posti varia da categoria a categoria. Per le categorie legate alla ristorazione, come cuochi e baristi o nel caso dei lavori non qualificati legati all'industria, si parla di over sostituzione, che avviene quando il numero degli stranieri che cercano occupazione in un ambito è superiore ai posti lasciati dai colleghi italiani. Secondo la Fondazione è invece perfetta la sostituzione per quanto riguarda venditori ambulanti e pittori, mentre per quanto riguarda i settori di vendita al pubblico, così come quello della manovalanza edile la sostituzione risulta parziale, non venendo pienamente incontro alle necessità del mercato.
I dati sull'occupazione risultano particolarmente importanti se confrontati con quelli degli anni passati, in cui si vede una crescita degli stranieri occupati da 1.502.419 unità a 2.081.282 unità, pari al 38,5% da confrontarsi con una diminuzione del 4,3% degli occupati italiani. Il dato va legato ad altre recenti ricerche, che dimostrano come mediamente uno straniero in Italia riceva uno stipendio minore, a parità di mansione, di un lavoratore italiano di circa 70 euro.
Il quadro della situazione non sembra essere particolarmente confortante nè per i lavoratori italiani, per cui il rischio è quello di avere maggiore difficoltà a trovare impiego, nè per i lavoratori stranieri, costretti dalla situazione ad accettare retribuzioni più basse e condizioni più usuranti. Una situazione del genere, soprattutto dato il periodo di crisi, rischia veramente di diventare il terreno di coltura di una vera e propria "guerra tra poveri" in cui ognuna delle categorie potrebbe sentirsi giustificata a provare rancore e antipatia nei confronti dell'altra.
Avete una storia da raccontare? Una situazione da denunciare? Un'opinione da esprimere?
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Quante e quali sono le comunità straniere presenti e rappresentate nel territorio italiano nel 2011? Ce lo racconta puntualmente l'Istat che come ogni anno fotografa una nazione che cambia e si apre a nuove culture e abitanti.
Quali sono i paesi e le nazioni più rappresentati dall'immigrazione in Italia? Da dove vengono gli stranieri che ogni giorno vivono e lavorano nel paese? Ce lo racconta l'Indagine Demografica ISTAT 2011, con tutti i dati e i numeri della presenza straniera in Italia. L'indagine si basa su persone che vivono qui in possesso di regolare Permesso di soggiorno. Secondo il rapporto sono 4.570.317 gli stranieri in Italia, pari a circa il 7,5% della popolazione del paese.
1 - Romania. Rimane salda in testa tra le comunità straniere più presenti in Italia, con 968.576 esponenti in tutto il paese. Anche se il numero è alto si tratta comunque di un dato in calo, probabilmente perchè è in diminuzione la spinta migratoria che ha coinvolto la Romania nel periodo di entrata del paese nell'Unione Europea del 2007 e dall'entrata in vigore della normativa europea di libera circolazione.
2 - Albania. Al secondo posto per quanto riguarda la presenza in Italia sono gli albanesi, pur se lontani dai numeri raggiunti dalla Romania. In questo momento vivono nel paese 482.767 cittadini provenienti dall'Albania. Si tratta di aumento probabilmente determinato anche dal lavoro che il paese sta facendo per entrare nell'Unione Europea, che ha portato, nel 2010 ad annullare da parte dell'Unione stessa, la necessità del visto per i cittadini albanesi.
3 - Marocco. Nel 2011 erano 452.454 i marocchini in Italia, che si confermano la più forte presenza dal Maghreb su territorio italiano. Un dato che non è cambiato neanche a seguito dei recenti sconvolgimenti nel mondo arabo, che hanno contribuito a un aumento, seppur non troppo rilevante, degli immigrati tunisini e non solo.
4 - Cina. La comunità cinese è la quarta più presente in Italia, con 209.934 membri e un importante tasso di crescita, pari all'89,7% tra il 2005 e il 2011.
5 - Ucraina. Quinto posto per la comunità ucraina, presente con 200.730 membri in Italia. La comunità ucraina, oltre a essere ben rappresentata è anche molto unita e piena di iniziative. Impossibile non menzionare la partecipazione al Natale in Vaticano 2011, con un enorme albero in piazza San Pietro.
Quali sono le altre comunità rappresentate in Italia? Ecco in rapida sequenza paesi di provenienza e dati per i posti dal sesto al decimo.
Filippine (134.164), Moldavia (130.948), India (121.036), Polonia (109.018), e infine Tunisia (106.291).
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http://www.avoicomunicare.it/blogpost/integrazione-tra-i-popoli/giorgio-napolitano-negare-la-cittadinanza-%C3%A8-una-folliaIl dibattito sullo ius soli e sulla cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia nasconde una cospirazione? Lo sostiene il comico Beppe Grillo sul suo blog, in un post in cui afferma che le discussioni al riguardo sarebbero solo un tentativo di polarizzare le opinioni e distrarre dai problemi del paese.
Bastano cinque righe sul web per lasciare senza parole milioni di persone. A scriverle è stato Beppe Grillo: comico, opinionista e leader del movimento Cinque Stelle, che dal suo blog lancia un breve ma accorato allarme:
"La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall'altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della "liberalizzazione" delle nascite.
Una frase, senza spiegazioni o motivi che possano farla sembrare più di una infantile provocazione. Naturalmente tanto è bastato perchè si scatenassero sul web commenti e perplessità, in primis da parte dei tanti che si sentono parte del movimento stesso e non capiscono quale possa essere il motivo di un'uscita del genere. In effetti, al di là dell'effetto gratuitamente cospirazionistico che fa sempre la sua figura, ben poco sembra fare Grillo per sostenere o circostanziare le proprie dichiarazioni.
Perchè mai infatti dovrebbe essere "senza senso" dare la cittadinanza italiana a chi nasce nel paese da genitori stranieri? Vale la pena di notare che non è stato usato il termine "sbagliato" o "scorretto", ma semplicemente senza senso. La questione sulla cittadinanza, che ci si trovi d'accordo o meno, invece è tutto fuorchè insensata, dal momento che serve a stabilire, una volta per tutte, quale sia l'Italia, da chi sia composta e chi siano i cittadini che voteranno alle prossime elezioni, che potranno far parte della futura classe politica e che delineeranno la vita sociale ed economica del paese che verrà: tutte faccende di cui, tutto sommato, forse avrebbe senso discutere, dal momento che interessano il futuro di ognuno.
Viene anche da chiedersi chi siano i "buonisti della sinistra senza se e senza ma" e i "leghisti e i movimenti xenofobi", uniche due alternative in un dibattito civile che coinvolge ormai il mondo politico e sociale italiano a tutti i livelli, dal bar al Parlamento, con posizioni differenti e variegate non riducibili a due macchiette per il piacere e il bisogno di protagonismo di Grillo.
Ci piace pensare che "gli italiani", tutti, se mettono in campo iniziative (come quella promossa da L'Italia sono anch'io), associazionismo, spazi di discussione e di confronto, così come di scontro, perchè anche quello è necessario, lo facciano per spirito di iniziativa e partecipazione alla democrazia e alla cultura del paese, e non perchè manipolati da qualcuno.
Ci piace, insomma, pensare, che "gli italiani" siano degni di rispetto per le loro scelte di dibattito, e che nessuno possa permettersi di negarne le capacità di decisione, dialogo e discussione: nè un qualunque presunto potere oscuro, nè un vaneggiamento privo di logica scritto su un blog in cinque righe.
Ci sbagliamo?
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Arriva sul web il portale del Ministero del Lavoro dedicato all'orientamento e all'integrazione dei migranti in Italia. Si chiama Integrazionemigranti e sarà il punto di incontro tra gli stranieri nel paese e le istituzioni.
A partire da martedì 17 gennaio è online il portale del Ministero del Lavoro dedicato all'integrazione: www.integrazionemigranti.gov.it . Sembra la classica "good news", una buona notizia che fa capire quanto siano importanti oggi gli immigrati per l'Italia, e quanto sia considerata fondamentale dagli organi istituzionali la loro piena integrazione nella società e nel mondo del lavoro.
L'obiettivo è quello di fornire a immigrati e operatori del settore informazioni su tutto quanto fa parte del discorso integrazione: corsi di lingua italiana, mediazione interculturale, accesso al lavoro.
"I servizi sono distinti in base agli assi principali del Piano Nazionale per l’Integrazione, cioè l’apprendimento della lingua italiana, il lavoro, l’alloggio, i servizi essenziali e i minori e le seconde generazioni. Abbiamo creato anche una sezione dedicata alla mediazione interculturale, che è trasversale a tutti questi settori" ha spiegato il direttore immigrazione del ministero del Lavoro, Natale Forlani.
Particolare attenzione è stata data ai progetti locali e alle realtà amministrative divise per regione o provincia, anche tramite strumenti di ricerca che permettono di leggere informazioni e notizie divise per zona geografica, in modo da poter trovare corsi di italiano, informazioni e aiuto nella propria città.
"Gli obiettivi -ha spiegato Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali- sono più di uno: avere un 'luogo', in questo caso, un sito, in cui è possibile averte una concentrazione di informazioni a servizio di una pluralità di soggetti che operano nel settore dell'immigrazione con particolare riferimento ai temi dell'inclusione e dell'integrazione. E' rivolto naturalmente -ha aggiunto- prima di tutto agli immigrati in modo tale da fornire loro un punto di riferimento in cui possono trovare delle informazioni molto utili per la loro vita. A partire dalla lingua, dalle informazioni su come si impara l'italiano, fino ai soggetti, sia pubblici che privati, che operano a fianco a loro, a cui potersi rivolgere per i loro problemi di vita quotidiana".
Vero e proprio punto d'incontro tra cittadini italiani e stranieri, il portale, promette Maria Cecilia Guerra, sarà aggiornato continuamente. Le sezioni principali del sito sono per ora in italiano, ma non mancano informazioni e contatti in lingua straniera: "dobbiamo facilitare l'accesso di milioni di persone, tanti sono i cittadini stranieri presenti in Italia - ha detto Natale Forlani, direttore immigrazione del Ministero del Lavoro - ai servizi intesi come apprendimento della lingua italiana, possibilità di trovare un posto di lavoro quando lo si perde, servizi socio-assistenziali"
Proprio per garantire la massima accessibilità a partire dal primo febbraio sarà attivo un numero verde per aiutare chiunque non abbia dimestichezza con web e computer. Gli operatori di “Linea Amica Immigrazione” risponderanno agli utenti in italiano, inglese, francese o spagnolo ( 803001 da numero fisso o 828881 da cellulare) aiutandoli a navigare nel sito e a trovare le informazione necessarie.
Insomma, sembra proprio un'ottima notizia, ma il servizio sarà all'altezza delle aspettative? Lo proveremo e vi sapremo dire prestissimo!
"Prolungare fino a un anno il periodo di ricerca di lavoro per gli stranieri in Italia", questa la proposta del Ministro Andrea Riccardi per evitare la caduta nell'irregolarità degli immigrati disoccupati a causa della crisi economica.
Quanto è difficile in Italia trovare lavoro per un immigrato? Abbastanza, anche perchè secondo l'attuale legislazione non si può ottenere un contratto di lavoro senza permesso di soggiorno, e viceversa è quasi impossibile avere un permesso di soggiorno se non si ha un contratto di lavoro. Una situazione che alcuni hanno definito kafkiana a cui, almeno in parte, ha deciso di ovviare il Ministro per la cooperazione Andrea Riccardi, annunciando una probabile revisione delle norme che regolano la permanenza in Italia.
"E' necessario prolungare il periodo per la ricerca di una nuova occupazione ad almeno un anno" ha detto il Ministro, affermando che secondo le stime della Caritas in questo momento sono circa 600 mila i permessi scaduti e non rinnovati tra il 2009 e il 2010. Permessi concessi per motivi di lavoro subordinato o autonomo, per motivi di famiglia o attesa occupazione che rischiano di portare tra i 250 e i 350 mila immigrati verso il circuito dell'irregolarità e del lavoro nero.
Attualmente un lavoratore straniero che si trovi a perdere il lavoro non vede revocato il proprio permesso di soggiorno, ma ha la possibilità di continuare la ricerca e iscriversi a liste di collocamento per tutta la durata residua del permesso. Allo scadere di quest'ultimo tuttavia non sarà possibile il rinnovo in mancanza di un contratto di lavoro, a meno che la situazione non si configuri come quella di un'attesa occupazione, in cui il datore di lavoro dia la disponibilità ad assumere il lavoratore anche in assenza di un contratto al momento della richiesta.
Poco tempo fa abbiamo parlato su avoicomunicare della mancata previsione di un decreto flussi per facilitare l'entrata e la regolarizzazione di lavoratori stranieri in Italia, al fine di favorire il riassorbimento nel mercato del lavoro dei tanti immigrati disoccupati a causa della crisi economica. La possibilità di prolungare il soggiorno per un anno sarebbe, in questo senso un concreto passo avanti verso la realizzazione di tale progetto, dando tempo e opportunità ai cittadini stranieri ora in Italia di continuare con serenità il proprio percorso lavorativo.
Per adesso l'ipotesi rimane appunto tale, ma la proposta è stata fatta nel corso di un'audizione presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera, nel corso della quale Andrea Riccardi ha anche nuovamente sollevato la questione della cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori immigrati, e la proposta sembra l'ennesimo passo di un Governo che guarda ai nuovi cittadini con il desiderio di creare integrazione nel miglior modo possibile: attraverso un'inclusione piena nel tessuto sociale del paese che passa dal lavoro.
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La bagarre relativa all'aumento della tassa sul permesso di soggiorno ha portato alla ribalta la questione sul contributo in tasse dei cittadini stranieri in Italia. I dati più recenti al riguardo arrivano da una ricerca della Fondazione Leone Moressa, pubblicata a dicembre, che stima 2,1 milioni di contribuenti Irpef con cittadinanza straniera.
Vivono in tutto il paese, ma la maggior parte di loro si trovano in Lombardia (20,9%), in Veneto (12,0%) e in Emilia Romagna (11,2%), e gli esborsi maggiori sono in Lombardia (1,5 miliardi di euro) e Lazio (712 milioni). Tra tutti coloro che presentano regolarmente la dichiarazione dei redditi, però, a pagare l'Irpef è solo il 64,9%; un dato interessante che se paragonato al 75,5% degli italiani suggerisce che parte degli stranieri in Italia percepisce un reddito considerato non sufficiente alla propria situazione familiare, usufruendo così di sgravi e detrazioni.
I dati sono stati recentemente ripresi dal sito web Linkiesta, che da essi ha realizzato delle chiare e utilissime infografiche


Due anni fa finiva sulle prime pagine di tutti i giornali il comune di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, dove l'ennesima aggressione brutale e insensata ai danni degli immigrati impiegati come lavoratori stagionali aveva portato a una situazione di tensione senza precedenti. Cosa è cambiato oggi?
Vicino a Reggio Calabria i campi sono ancora pieni come due anni fa. Qui, in uno dei centri con le più importanti risorse agricole del paese il tempo non si ferma per nessuno e il lavoro è sempre frenetico. Anche i salari non sembrano cambiati, e le centinaia di lavoratori immigrati che arrivano da tutta Italia per sbarcare il lunario sanno già cosa aspettarsi: un euro a cassetta, per circa 20 euro al giorno, per giornate lavorative di 10-12 ore, se tutto va bene.
A Rosarno hanno festeggiato le associazioni Africalabria, Equosud-SOS Rosarno e San Ferdinando, per ricordare il secondo anniversario degli avvenimenti e per celebrare i diritti dei lavoratori immigrati; lo stesso è avvenuto a Roma, Milano, Torino e tante altre città italiane, tuttavia diritti e tutele tardano ad arrivare, e sembra impossibile cancellare le tensioni e le ingiustizie che sono parte quotidiana della vita di cittadini e stranieri: "qui se dico buongiorno - racconta Janghò, del Burkina Faso - nessuno mi risponde".
In un momento di crisi come questo, però, i problemi principali sono altri per i tanti che arrivano in cerca di lavoro da tutta Italia: gli affitti in paese sono diventati proibitivi per chiunque, soprattutto con 20 euro al giorno in tasca. Una stanza arriva a costare anche 500 euro, che diventano 1400 per un appartamento in centro, solo per avere un tetto sopra la testa e un luogo da chiamare casa mentre ci si spezza la schiena. Non sono pochi così quelli che uniscono le forze e affittano in cinque, in sei o anche di più, costretti a venire qui magari dopo anni di lavoro tutelato e regolare in fabbriche al nord Italia. Lo racconta Ahmed, proveniente da Cuneo, la cui parlata italiana è più che "sporcata" dall'accento del nord. Dopo anni passati in catena di montaggio si è ritrovato qui perchè non aveva più un permesso di soggiorno e così non poteva lavorare; un cambiamento sconvolgente per lui, che non capisce la mancanza di regole, tutele e ordine del paese.
Un problema degli immigrati? Non proprio, perchè il lavoro senza tutele è un rischio che, se dato per scontato, può colpire chiunque. Lo spiega Salvatore Lo Balbo, della Segreteria Nazionale FLAI Cgil: "Se non avessimo il sistema di protezione delle famiglie anche noi dormiremmo sotto gli alberi". I lavoratori agricoli di Rosarno, infatti, indipendentemente dalla provenienza, sono i lavoratori agricoli di tutta Italia, esattamente come i lavoratori stranieri non sono diversi da quelli autoctoni se non per la mancanza di una rete di protezione e la necessità di documenti a volte difficili da ottenere.
Due anni dopo le violenze, le rivolte e le tensioni, diranno in tanti, a Rosarno non è cambiato nulla, e la vita (e il lavoro) continua come prima. E' cambiato però molto nel paese, negli italiani e negli immigrati, più responsabili e consapevoli, tutti, che il percorso verso l'equità e la giustizia senza differenze e discriminazioni va fatto, passo dopo passo e tutti insieme, perchè quando si parla di diritti dei lavoratori e del bisogno di sopravvivere e lavorare in condizioni dignitose allora sì che siamo tutti uguali.
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