impatto ambientale

I cinque green jobs per chi ama l'ambiente

Eco-chefNoi di avoicomunicare crediamo che il futuro sia green e non solo. Per questo nuove professionalità si affacciano sul mondo del lavoro, e sono sempre più orientate a prospettive di rispetto e tutela dell'ambiente.

Animatore ambientale: l'animatore ambientale organizza il tempo libero, le attività escursionistiche, ricreative e ludiche di ragazzi e bambini durante i campi-vacanza naturalistici.
WWF organizza da più di trent'anni Vacanze Natura e Campi Avventura, soggiorni o viaggi naturalistici che coniugano svago, relax e rispetto per l’ambiente e coinvolgono ragazzi e bambini, famiglie e adulti, mentre Legambiente ha istituito l'associazione professionale Legambiente Scuola e Formazione dedicata a insegnanti, educatori e formatori ambientalisti.

Avvocato ambientale: l'avvocato ambientale svolge attività di consulenza, rappresentanza e assistenza nell'interpretazione delle norme del diritto, conspecializzazione nella conservazione e tutela dell'ambiente.
Gli eco-avvocati seguono due linee guida: l'interesse per i cittadini contro chi inquina, e per le imprese che vogliono e devono sottostare a determinate regole ambientali.

Eco-chef: l'eco-chef sa che le scelte alimentari sono il primo passo verso una vita sostenibile. Sceglie prodotti provenienti da filiere certificate, garantisce qualità e tipicità delle pietanze preparate, predispone le attività per impattare il meno possibile sull'ambiente, anche con scelte limitate ai prodotti locali e di stagione.



 

Eco-blogger: cura e gestisce per piacere personale o per professione blog dedicati all'ambiente. È specializzato in divulgazione di notizie e informazioni e spesso si unisce ad altri blogger per aggregare post su tutti i temi: sostenibilità, alimentazione, energie rinnovabili, viaggio, cosmesi e pulizia, urbanistica e bioedilizia, infanzia, etica. Gli argomenti sono molteplici e variegati, e chiunque sia appassionato di green può aprire un blog e raccontare, in modo formale o informale, in che modo si può vivere una vita a impatto ambientale, e perché no? Farne anche una professione.

Eco-parrucchiere: quella del parrucchiere è una delle attività più inquinanti, e anche una delle più produttive. A partire dalla scelta di apparecchi elettrici ed elettronici a basso consumo, un salone può impattare il meno possibile anche scegliendo prodotti biodegradabili, non inquinanti e cruelty-free, per poi passare a una sensibilizzazione diretta dei suoi clienti. Ecco l'esperienza di Grazia .

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Bioedilizia: la casa ecologica Bovisa 90

Bovisa 90In via Candiani c'è una casa storica per almeno due ragioni. Tre, considerando anche il fatto che ci vive mia zia.
La prima ragione è che un tempo lì sorgeva l'Armenia Films, una delle due storiche case cinematografiche milanesi di inizio secolo (a questo vanno ricondotte le colonne e i capitelli che la cingono e la scritta "Armenia Film" sull'ingresso).
La seconda ragione è che tra i capitelli è stata eretta, nel 2011, un'avanzatissima casa ecologica, a cui i giornali hanno dedicato svariati articoli e alcune riviste di architettura interi numeri.
[…]
C'era una volta un gruppo di abitanti di Bovisa che voleva una casa nuova, bella ed ecologica. Questi bovisani comprarono un terreno dal passato glorioso e si affidarono a un bravo architetto, forse il mago di questa storia.
Il mago cominciò con la luce: prese la zona giorno, la dispose a sud e la riempì di finestre, così che l'illuminazione fosse massima. Con un cenno della mano, dalle finestre fece emergere balconi così grandi da poterci cenare.
[...]
Il mago ha fatto un buon lavoro.

TUTTO quello che mi serva VERAMENTE sapere l'ho imparato in BOVISA - Stefano Pellegrini

Nel 1991 veniva acquistata da due cooperative della Bovisa un'area industriale dismessa di circa 15000mq di superficie.
Obiettivo dei soci delle cooperative La casa ecologica e Bovisa 90 era la realizzazione di un edificio che seguisse i criteri della bioarchitettura pur rispettando la tradizione.
Ne è nato complesso di due edifici adiacenti con particolari caratteristiche legate al risparmio di energia e all'uso delle rinnovabili, agli ambienti salubri, agli spazi dedicati a collettività, condivisione e svago.
Un modello edilizio collocato secondo le migliori esposizioni al sole per sfruttarne l'apporto termico e migliorare le prestazioni energetiche, fabbricato con materiali naturali e atossici (colle, vernici, intonaci), con isolamento termico, parco pubblico di 10000mq (inaugurato nel 2005) e spazio per le riunioni condominiali e la socialità.

Dopo 10 anni di difficoltà burocratiche, nel 2001, l'area Bovisa 90 è nata insomma come commistione di idee tradizionaliste e moderne insieme, un organismo che rispetta la salute, che permette agli abitanti di viverci a costo contenuto e a basso impatto ambientale e che offre al contempo alte prestazioni energetiche.
Costi contenuti, impianto termico e risparmio energetico, orientamento e apporto solare, spazi verdi, materiali e finiture ecocompatibili, isolamento termoacustico, protezione dai campi elettromagnetici, sono i punti chiave intorno cui l'edilizia deve ruotare oggi, senza dimenticare il rispetto per il territorio e le sue tradizioni.

Quali sono i casi positivi di bioedilizia della vostra città?

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Foto: Flickr



Ponte sullo Stretto: le associazioni ambientaliste unite in conferenza a Roma

Ponte sullo stretto di Messina66 milioni di euro pubblici, più altri 56 milioni per il progetto esecutivo con la possibilità di penali fino a 425 milioni di euro.

Questi, in sintesi, i numeri del rischio Ponte sullo Stretto, esposti il 20 dicembre a Roma in una conferenza stampa indetta dalle associazioni ambientaliste italiane per lanciare un appello al Presidente Mario Monti: "Questo ponte non s'ha da fare!".


WWF Italia, Fondo Ambiente Italia, Legambiente, Italia Nostra sono solo alcune delle associazioni ambientaliste che si sono riunite in conferenza a Roma presso l'ex hotel Bologna per spiegare, in un documento di 245 pagine, gli errori, le lacune e i rischi del progetto statale per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, un'opera che già ha richiesto un esborso di 66 milioni di euro in fondi pubblici e che rischia di togliere alle casse del mezzogiorno altri 481 milioni qualora aprissero i cantieri, oltre all'inevitabile e drammatico danno per l'ambiente.



Cosa non va nel progetto
Sotto accusa è la liceità del progetto secondo quanto stabilito dalla procedura speciale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le opere strategiche, non rispettata per motivi di ogni genere e perciò da considerarsi non valida.


In primo luogo, fanno notare i trenta esperti consultati, non sono menzionati e considerati i cambiamenti subiti dal progetto nel corso del tempo, riguardanti tanto lo svilupo verticale, che porta le torri della struttura a circa 400 metri rispetto ai 382,6 inizialmente previsti, quanto l'orientamento lineare, che subisce impreviste modifche ad ancoraggi, fondazioni e sostegni.


Manca poi all'appello il Piano Economico Finanziario, previsto e necessario secondo l’Allegato XXI, dal Codice degli Appalti, Dlgs n. 163/2006, e dall’art. 4 della Legge Finanziaria 2004, legge n. 350/2003. Lo scenario appare tanto più surreale se si tiene presente un investimento di 8,5 miliardi, pari a mezzo punto di Prodotto Interno Lordo. I motivi sono forse da ricercarsi nelle previsioni di traffico stimate per lo stretto di Messina, che senza mezzi termini rivelano che di questo ponte non c'è bisogno. Con un tasso di decrescita pari al 2,6% annuo infatti, ci sarebbe da aspettarsi un utilizzo dell'opera a pieno regime pari all'11% della sua capacità complessiva, per uno squilibrio enorme tra costi e benefici.


Un impatto insostenibile

Non è da sottovalutare, poi, l'impatto ambientale dell'intervento, previsto in un'area situata in due Zone di Protezione Speciale che si trovano in corrispondenza di una delle più importanti rotte del Paleartico occidentale per la migrazione di uccelli e utilizzato anche per il passaggio di cetacei e di svariate specie di pesci pelagici. Per quanto riguarda la salvaguardia delle prescrizioni paesaggistiche il sospetto è quello di una violazione del Codice dei Beni Culturali. Al tutto va ad aggiungersi anche la non considerazione dell'effetto che potrebbe avere sullo stretto una paratia verticale di 1,5 milioni di metri quadri senza contare 40 km di opere connesse.


Tutto qui? Non proprio. Dulcis in fundo vengono i rischi sanitari e idrogeologici: le varie relazioni non contengono in realtà alcun elemento utile per valutare tali rischi, ma la mancanza di un piano sullo smaltimento dei 14 milioni di metri cubi di terra e materiali da scavo dovrebbe far riflettere. La quantità indicata è circa il doppio di quanto lasciato intendere negli studi preliminari e le zone indicate per il riempimento sono tutte aree delicate e dal precario equilibrio idrogeologico, secondo il parere del Genio Civile di Messina. Il progetto presenta, infine, un piccolo, enorme mistero: la scomparsa degli studi degli esperti di una faglia collocata poco fuori l'abitato di Villa San Giovanni: un rischio concreto ed enorme in una zona con abbondante attività sismica.



La richiesta a Monti
Per denunciare il progetto si sono avvicendati ai microfoni Stefano Lenzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali del WWF Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Nicola Caracciolo, vicepresidente Italia Nostra; Raniero Maggini, vicepresidente WWF Italia e Costanza Pratesi, responsabile Ufficio ambiente e paesaggio FAI.


Le richieste espresse dalle associazioni sono le stesse che accompagnavano il 10 novembre la diffida inviata al Ministero dell'Ambiente, cioè che il Presidente Monti, in quanto coordinatore del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, faccia sì che il CIPE cassi il progetto del ponte, ponendo serie condizioni perchè Eurolink, cioè il general contractor non possa avanzare richieste per compensi o pretese, limitandosi al pagamento delle spese sostenute finora da parte di Stretto di Messina S.p.A. 
L'altro appello lanciato dalle associazioni unite è quello relativo all'approvazione di un ampio piano nazionale di mobilità che sostituisca la Legge Obiettivo, evidenziando e creando le opere realmente necessarie allo sviluppo e alla vita del paese.


Il paragone in effetti dà da pensare: da una parte, il completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento delle ferrovie siciliane, la SS106 Ionica. Dall'altra, un progetto pericoloso e non analizzato a fondo che lo scorso ottobre è stato persino cancellato dal TEN-T, il core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee di trasporto che l'Unione Europea conta di vedere ultimate entro il 2030.

Voi su cosa scommettereste?


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Foto: Flickr



Cucino eco, con la lavatrice

Immaginate di avere ospiti a cena, li invitate a prendere posto a tavola e poi servite le vostre portate, appena sfornate dalla lavastoviglie. Questa è la cucina di Lisa Casali, blogger, autrice di Eco-cucina (www.ecocucina.org)  e di un libro dal titolo “Cucina a impatto (quasi) zero”.
Tutto inizia con la spesa, scegliendo i prodotti giusti, possibilmente biologici, e poi, davanti ai fornelli, azzerare gli scarti, perché da quello che siamo abituati a buttare, come ad esempio le foglie esterne dei carciofi, possono nascere pietanze squisite.

 



Treno Verde è arrivato a destinazione: i risultati

Con la tappa di Genova degli scorsi giorni (30-31 marzo, 1 aprile), si è chiuso anche il ventesimo viaggio del Treno Verde di Legambiente, il convoglio speciale che ormai da 20 anni attraversa in primavera l’Italia per analizzare la situazione dell’inquinamento nei capoluoghi della penisola e al contempo sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali.
Abbiamo seguito la storica campagna di Ferrovie dello Stato e Legambiente attraverso costanti aggiornamenti sulla nostra fanpage di Facebook ed ora, a viaggio concluso, è bene fermarci a tirare le somme di questi 50 giorni di avventura.
Da Messina a Genova (passando per Crotone, Potenza, Latina, Ancona, Ravenna, Vicenza e Milano), la carovana su rotaia ha analizzato i livelli di pm10 e l’inquinamento acustico di 9 città (qui tutti i dettagli dei risultati), riscontrando purtroppo sempre livelli allarmanti in almeno uno dei due parametri. Alcune città, come Ancona, nei tre giorni di rilevazioni hanno evidenziato serissimi problemi di polluzione che devono assolutamente essere affrontati dalle autorità locali.
Ecco perché, insieme alle analisi, Treno Verde ha organizzato in ogni città incontri, seminari, mostre, ed esposizioni di prodotti e tecnologie che alcune aziende italiane hanno realizzato nell’ottica del risparmio energetico. Sensibilizzare i cittadini è una delle chiavi per cambiare la nostra cultura del consumo, avvicinando pratiche sempre più attente al riuso, al risparmio e al riciclo.

Il Treno Verde è passato dalle vostre parti? Che livelli d’inquinamento ha raggiunto la vostra città?



Il design intelligente

Design intelligente.jpg

Il design al tempo della crisi non rinuncia a creare ma diventa sostenibile,valorizzando materiali di riciclo, in modo che ogni pezzo diventi unico e nasca dall’assemblaggio di vecchie componenti ormai destinati a diventare rifiuti. Questo nuovo modo di operare nasce dalla voglia di creare nuovi prodotti salvando vecchi oggetti destinati allo smaltimento.
E’ così che questa nuova pratica si propone come forma di prevenzione dei rifiuti, mitigando l’impatto del design classico e sviluppando un “design intelligente” che sia rispettoso dell’ambiente e quanto mai attuale.
Un esempio pratico è EcoLectric Design che con l’impiego dei sottoprodotti di un’azienda che progetta e installa impianti elettrici e di pubblica illuminazione sviluppa oggetti i design moderno. Nello specifico i materiali impiegati vanno dagli isolatori in vetro e ceramica, ai cavi elettrici, alle plafoniere in pvc, per arrivare alle apparecchiature elettriche ed elettroniche in genere.
In modo particolare i rifiuti vengono selezionati in base ai sottoprodotti, poi si passa alla ricerca dei soggetti autorizzati al trasporto e allo smaltimento e/o recupero per terminare con una valutazione degli scarti di produzione. Successivamente si avrà la realizzazione dell’eco design attraverso l’assemblaggio e il riuso dei vecchi componenti.
Il nuovo sviluppo del design diviene così in grado di innescare meccanismi di crescita culturale e d’immagine dell’azienda impegnata nella valorizzazione dei processi e dei prodotti, riducendo l’impatto ambientale e diffondendo la cultura dell’uso dei rifiuti come risorsa.
Gli scarti di produzione di un’attività industriale diventato oggetti preziosi, vengono valorizzati e entrano a far parte del campo dell’arte e del design. Non a caso diversi artisti vengono coinvolti per interpretare i sottoprodotti da esporre poi in mostre di arte del riciclo.

Foto di Luce Beaulieu



La Storia de "I Gatti Galeotti"

La Cooperativa Sociale Ecolab

La Cooperativa Sociale Ecolab Onlus nasce da un progetto formativo realizzato all’interno della Casa Circondariale San Vittore di Milano. Rivolta inizialmente per le persone in stato detentivo, si è allargata poi anche alle persone disabili, in collaborazione con gli Uffici per l’Impiego della Provincia di Milano.
Negli ultimi anni la Cooperativa ha sviluppato il marchio “I Gatti Galeotti”: linee di accessori e prodotti ecosostenibili realizzati con materiali riciclati, nel rispetto dell’ambiente.
La storia di “Gatti galeotti” è un grande esempio di volontà, di riscatto e di impegno verso l’ambiente.

È sempre molto particolare fare il punto degli ultimi dieci anni della tua vita. Presi dalla quotidianità ingombrante e stressante, arriva il momento in cui qualcuno ti chiede il perchè di ciò che stai facendo, del tuo progetto: dove è nato, le tue motivazioni e quelle delle persone con cui il progetto va avanti nel tempo.

Un fermo immagine di un treno durante una corsa spericolata, un sospiro profondo e tornano alla mente le immagini della prima volta nel Carcere di San Vittore.

Nella realtà la scelta della nostra Cooperativa è nata proprio negli spazi angusti di un carcere e con le persone che, al momento, vivevano lì; e ha lo scopo di accompagnare verso il lavoro persone detenute e disabili.

Perché 15 persone in detenzione scelgano di costituirsi in cooperativa è lampante, è una scelta di vita che apre una speranza per il dopo pena. Perché si avvicinino ai temi ambientali è un po’ più sottile: guardare “il fuori” da una finestra di un carcere dà un’occasione di riflessione a chi non può respirare aria, correre in un parco, vedere il mare, passeggiare in montagna.

E quando è arrivato il momento di decidere cosa avrebbe dovuto produrre la nostra Cooperativa, partendo dal presupposto che eravamo 15 pellettieri, la risposta è stata: “Facciamo qualcosa di utile; facciamo in modo che la nostra borsa non sia solo una borsa qualunque, ma che possa saper dire qualcosa. Una borsa della quale non sia tanto importante il fatto che siamo noi a realizzarla, ma il fatto che porti con sé dei contenuti, dei significati che le appartengono e che sono tutto ciò che ci manca di più”. E le cose che a tutti noi mancavano di più erano gli spazi aperti e la bellezza della natura. Da queste affermazioni è nata l’idea di invitare Legambiente.

In questi anni abbiamo fatto in modo che la pelletteria si arricchisse di contenuti: nel 1999 provavamo tessuti in canapa naturale cercando chi la producesse, e pellami a concia vegetale. Poi siamo passati ai cotoni organici, alla juta naturale, al cuoio rigenerato e infine ai materiali di riciclo o di riuso.

Ma la cosa più importante è continuare la nostra ricerca con lo scopo di diffondere l’idea che produrre a basso impatto ambientale è possibile anche per la pelletteria.

L’ultima linea è in PVC riciclato: gli striscioni e i banner di promozione, utilizzati dai musei ai centri commerciali, diventano borsette colorate una diversa dall’altra.

La tecnica di lavorazione cambia di poco: bastano alcune modifiche ai macchinari, mentre la raccolta degli striscioni viene realizzata con le aziende produttrici che ritengono utile collaborare con noi.

Siamo una realtà piccola e squattrinata e questo rende le nostre azioni molto più difficili da realizzare e dilatate nel tempo. Ma quello che conta è continuare il nostro lavoro per due motivazioni fondamentali: per chi è riuscito tramite la cooperativa a migliorare la sua condizione sociale e a diventare portatore di valori ambientali; e per far conoscere i nostri prodotti e le motivazioni che spingono la Cooperativa a impegnarsi in questa direzione quando sarebbe più facile e più proficuo fare altro.

Chi entra in contatto con i nostri prodotti e la nostra realtà, infatti, poi si domanda se il nostro sacrificio valga la pena e se la problematica ambientale meriti un’attenta riflessione.