Consuma meno materie prime, è più sicuro, le scorie sono meno pericolose, non può essere utilizzato per scopi bellici. Il nucleare al torio, inventato e sviluppato dal Nobel italiano Carlo Rubbia, si presenta come una nuova frontiera per la produzione di energia elettrica. Cina e India se ne sono accorte e iniziano a pensare di utilizzare il torio, di cui Pechino a grande disponibilità, tanto che, sottolinea Rubbia, potrebbe addirittura rendere i cinesi autosufficienti per la produzione di energia elettrica.
"Quale congiuntivo devo sbagliare prima di diventare davvero italiana?". Laila Wadia è così, divertente e divertita, quando racconta stupori e incongruenze del paese che si è scelta, quello in cui ormai vive e lavora dal 1986. Arrivata a Venezia che sapeva soltanto cantare "sul mare luccica, l'astro d'argento...", giorno per giorno ha appreso, con curiosità e apertura mentale fuori dal comune, alcuni dei tratti più tipici di quell'italianità che a volte sa forse di stereotipo, ma è anche tanto vera. "Sono arrivata con una borsa di studio per imparare la vostra lingua, e non è stato facile all'inizio. Dell'Italia mi affascinavano molte cose, ma quando mi chiedevano di Sandokan e del puntino rosso in mezzo alla fronte era davvero sconfortante".
Ma Laila non ha mai ceduto, e ha cercato di vedere il lato comico nella quotidianità fatta di gesti di accoglienza e di piccole incomprensioni. facilitata da un punto di vista molto particolare, che l'ha aiutata nella "gestazione di un'identità tricolore". Perché lei, sugli italiani, si è fatta un'idea molto precisa, e per niente scontata. "Se penso agli italiani e a cosa li unisce, mi vengono in mente due parole. La prima è eleganza. E non , ovviamente, l'eleganza nel vestire, non parlo di abbigliamento. Mi riferisco a quell'eleganza del pensiero che ha partorito opere di cultura e creatività meravigliose. E questo essere esteticamente esigenti degli italiani lo trovi ovunque, nel paesino in provincia di Brescia o nel borgo siciliano, è una cosa che lega moltissimo voi italiani. E a volte ci dovreste pensare, invece di parlare di divisione. L'altra parola fondamentale, per me, è pubblico. Ovvera sanità e istruzione pubblica, soprattutto quest'ultima. Per me che venivo da un paese in cui questo non era un concetto affatto scontato, fu un sorpresa trovarmi in un luogo dove il sapere non si pagava, ed era lì a disposizione di tutti. Ecco un'altra cosa di cui dovreste davvero andare fieri".
Nel suo libro Come diventare italiani in 24 ore (Barbera editore) scherza molto sulla sua doppia identità, sul legame con l'India rafforzato dalle divertenti telefonate con la madre che è rimasta a Bombay, ma anche sul suo essere un'italiana di adozione sui generis. "Mi sento un po' una donna anni '50, di quelle che nel dopoguerra si rimboccarono le mani per ricostruire un paese in ginocchio, un paese distrutto e senza più niente. Ecco, a volte mi chiedo perché non possiamo davvero tornare tutti a essere come allora: fieri del nostro paese e con la volontà di dargli una sistemata, nuovi italiani e autoctoni insieme, uniti dall'amore per questo paese. Anche perché non possiamo far finta di niente: siamo una nazione piccola e, in un certo senso, molto vecchia. Ci troviamo ad agire in un mercato dove contano i grossi numeri e i paesi emergenti. Se non puntiamo sul nostro patrimonio culturale e non usciamo da questa rassegnazione generale, la vedo dura". Non male come ramanzina, per una arrivata qui nel 1986. Lo spirito anni '50 e l'orgoglio per il proprio paese troppo spesso snobisticamente trattati come sentimenti di serie B sono forse un modo per ritrovare il piacere di avere un'identità, e riconoscersi nelle bandiere che, per questo anniversario, sventolano dal nord al sud.
"Osservo il tricolore ovunque: l'ho visto a Roma, a Milano e nella mia città, Trieste. E la cosa che penso è che la bandiera italiana assomiglia tanto a quella indiana. Dopotutto hanno gli stessi colori: il rosso del sacrificio, quello che molti hanno fatto per vedere questo paese unito. Il bianco della purezza, nel senso ideali alti. Che ricorda molto anche il pensiero gandhiano. Infine il verde, e di speranza vorrei che fossero davvero più colmi gli sguardi di tutti. La bandiera indiana si distingue solo in una cosa da quella italiana: al centro ha una specie di ruota, con 24 lineette che simboleggiano le ore del giorno. Il significato è che in ognuna di quelle ore i cittadini dovrebbero impegnarsi, lavorare per il loro paese. Ecco, forse anche gli italiani dovrebbero mettere qualcosa al centro del tricolore. Una sveglia non sarebbe male!"
Marìka Surace
"Foto di Pinreader
Scrittrice e pittrice, Gabriella Kuruvilla è nata in Italia da padre indiano e madre italiana. Nei suoi racconti (E’ la vita, dolcezza e Questa non è una babysitter) e nei suoi dipinti rivivono la malinconia, i ricordi, i sogni e i desideri di una donna divisa tra due diverse identità. In questa intervista ci racconta, da un punto di vista molto particolare, quello che pensa dei 150 anni dell’unità d’Italia. Ma anche cosa significa crescere nel nostro paese avendo la pelle scura.
Intervista di Marìka Surace
"Ero a Dehli quando Rajiv Gandhi fu assassinato. Mi commosse l’immagine di Sonia, così sola e disperata, con la sua vita che andava in fumo insieme alle ceneri del marito”. Un’immagine, quella di una donna circondata da una folla enorme eppure totalmente isolata, che tormenterà per anni lo scrittore spagnolo Javier Moro. L’idea di seguire le tracce di una delle donne più potenti al mondo lo porta a scrivere Il Sari Rosso (Il Saggiatore, 585 pagg.), una biografia molto documentata che è anche la storia di una saga familiare, quella dei Nehru-Gandhi, la più potente famiglia indiana negli ultimi 100 anni. “E naturalmente non potevo dimenticare che la storia di Sonia parte dall’Italia, il paese in cui è nata e in cui ha vissuto per i suoi primi 18 anni” racconta Moro, che ha viaggiato attraverso tutti i luoghi in cui Sonia ha vissuto. Perché se è vero che il mondo intero conosce la vedova di Rajiv Gandhi, la nuora più amata di Indira, la fiera Sonia che oggi è a capo del Partito del Congresso Indiano (Inc), in pochissimi sanno che la stessa donna è nata a Lusiana, in provincia di Vicenza, si chiamava Sonia Maino e ha vissuto fino all’età di 18 anni a Orbassolo (To) con i genitori.
Un viaggio studio a Cambridge, nel 1965, e l’incontro con l’affascinante Rajiv, figlio della carismatica Indira, le cambierà la vità per sempre. E dal suo matrimonio con l’erede della dinastia indiana (“matrimonio ostacolato dalla famiglia di Sonia che non capiva, non si capacitava di una scelta che l’avrebbe allontanata per sempre dal suo paese”) Sonia Maino non esisterà più. Al suo posto nasce Sonia Gandhi, moglie devota prima e politica dal forte appeal in seguito. “Nel 2004 questa donna nata in Europa, una figura timida e sempre vissuta all’ombra prima della suocera e poi del marito, vince le elezioni e si converte da casalinga a terza donna più potente al mondo, la più importante figura femminile dell’Asia intera”. Sonia a un certo punta inizia a vestirsi solo in saree, l’abito tradizionale delle donne indiane, per evidenziare a un popolo sempre pronto ad attaccarla per le sue origini straniere che lei, con l’Italia, non ha più legami.
“E’ arrivata perfino a negare di ricordare ancora qualche parola di italiano” dice Moro. “Cosa che è praticamente impossibile, visto che fino a 18 anni ha vissuto in Italia. Per non parlare di voci non ufficiali ma molto accreditate che le attribuiscono viaggi periodici nel suo paese d’origine per visite alla famiglia”. Certo, va capito che per Sonia non dev’essere stato facile: cosa fare quando, dopo la morte del marito, è straniera nello stesso paese in cui ha scelto di vivere per amore? Decisa a portare avanti la dinastia (oggi, dopo le elezioni del 2009, al potere c’è il figlio Rahul), adorata come una dea dal popolo indiano, Sonia cerca di far dimenticare in ogni modo qualsiasi dettaglio che possa mettere in discussione la sua dedizione alla nazione. Ed è questo il motivo per cui le autorità indiane e l’entourage di legali che circondano Sonia stanno facendo di tutto per ostacolare una pubblicazione del libro in India: “Si tratta di un paese molto suggestionabile, e l’idea che la loro dea non sia completamente indiana non è contemplata. I legali vogliono che io dichiari che il libro è un’opera di fantasia: ma come si fa a dire che ho inventato la storia di personaggi pubblici così importanti?”.
I passaggi non ben visti dal partito del congresso sono sicuramente quelli che riguardano le origini umili di Sonia (suo padre era allevatore di mucche, una professione che in India è svolta dalle caste più basse). Ma anche e soprattutto le ricostruzioni di Moro del periodo in cui Sonia avrebbe fatto pressioni sul proprio marito Rajiv perché lasciassero l'India e andassero a vivere in Italia dopo la sonora sconfitta elettorale rimediata da Indira Gandhi nel 1977. Una debolezza che, se rivelata, minerebbe moltissimo la credibilità di questa donna di potere. E che diminuirebbe le chance che, un giorno, suo figlio Rahul diventi primo ministro, la quarta generazione di Nehru-Gandhi al potere.
Foto di Pressbrief.in
Lo volevano morto per le sue inchieste, ma Tarun Tejpal ha resistito e ha vinto la sua battaglia per la trasparenza e per il giornalismo libero. Editore della rivista Tehelka e scrittore è uno dei cinquanta uomini che cambieranno il futuro dell'Asia secondo Business Weekly.
Intervista in inglese
Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006, è nato e cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bengala, nell'India nord-orientale. Laureato in economia, ha insegnato nell'Università di Boulder, in Colorado, e alla Vanderbilt University di Nashville, Tennessee. Nel 1977 ha fondato la Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il microcredito senza garanzie.
La teoria alla base di Grameen Bank non punta a soluzioni accomodanti, ad un'elemosina, ma cerca di alimentare un tessuto sociale e le sue potenzialità.
Significa quindi stimolare le attività imprenditoriali, reinvestire i crediti in nuovi progetti locali, aiutare una comunità a esprimersi, a non assimilare un modello di sviluppo importato dai Paesi occidentali che finanzia progetti a macchia di leopardo; Grameen Bank e il microcredito valorizzano quindi gli individui ma anche una cultura nel suo complesso.
Avoicomunicare ha intervistato Mohammad Yunus in occasione dell'incontro "Un mondo senza povertà" svoltosi il primo Febbraio al Teatro dal Verme di Milano.

Un’altra giornata di proteste ieri a Copenhagen, in difesa del pianeta e contro il cambiamento climatico in tutto il mondo. Al popolo degli ambientalisti si è aggiunta la protesta ufficiale dell’India, poiché un loro rappresentante regolarmente accreditato non è stato fatto partecipare in mattinata al convegno. La tensione è salita anche perché la capienza delle strutture del Bella Center si aggira intorno ai 15.000 posti, mentre le persone accreditate sono circa 45.000.
I lavori procedono con difficoltà: occorre superare questa fase di stallo. Gordon Brown è arrivato ieri sera per cercare di dare un impulso positivo alle trattative che si sono arenate, perché non è stata ancora stabilita nessuna cifra su nessuno dei punti dell’ordine del giorno:
È difficile prevedere un accordo a un giorno della conclusione del Summit danese. Mentre si sta riflettendo su come giungere a un compromesso, ieri sera alle 19 sono state spente per un’ora le luci di Copenhagen a seguito di due iniziative: Earth hour (l’ora della Terra) promossa dal WWF e Hopenhagen (dalla parola hope: speranza) promossa dai cittadini della capitale danese. Queste due campagne hanno lo scopo di lanciare a tutti i cittadini del nostro pianeta il messaggio che è necessario agire contro il riscaldamento globale.
Nella People’s Orb della City hall - una grande sfera d’argento situata nella piazza principale di Copenhagen - saranno proiettati i messaggi inviati sui siti del Wwf: la sfera sarà poi consegnata dagli organizzatori dell’evento ai leader mondiali che partecipano a questo vertice. La cerimonia inizierà con un countdown il minuto prima dello spegnimento delle luci della città, proseguirà con una processione di lanterne portate da un gruppo di bambini, seguita da uno show musicale.