innovazione

Expo 2015: Milano sarà una smart city




L'expo di Milano 2015 non sarà monumentale. Niente sprechi, edifici "riciclabili" e attenzione a una nuova idea di città. Parla Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo2015.



Steve Jobs, l'uomo che ha inventato il futuro

Come ha scritto Barack Obama in un twit la notte in cui è morto Steve Jobs, il suo più grande successo è che tutti leggiamo della sua scomparsa su un device da lui inventato. Forse il centinaio di battute del presidente che ha rivoluzionato la politica globale rendono meglio di qualsiasi necrologio, per quanto ben scritto, la dimensione epocale di una figura come quella di Jobs che ha esemplificato lo spirito dell'American ingenuity, dell'inventiva americana, e di una vita che fin dai primi anni tanto si avvicina a quella dell'inquilino della Casa Bianca.

Per ricordare il grandissimo innovatore scomparso scegliamo il discorso che tenne qualche anno fa all'università di Stanford in California, davanti a centinaia di studenti adoranti, nel quale attraverso tre apologhi sulle sue vicende personali indicò la strada da battere per avere, comunque vada, una vita degna di essere vissuta: "il tempo che avete è limitato. Quindi non sprecatelo vivendo una vita scritta da altri".

Per seguire su twitter i messaggi su Steve Jobs.


Il discorso agli studenti dell'università di Stanford del 12 giugno 2005



Gio, 06/10/2011 - 09:11 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Energia, ora investire su ricerca e innovazione. Parla Carlo Rubbia

“Quando i problemi sono tali che tutti li possono vedere, vuol dire che ormai è tardi, non c'è più rimedio. I risultati e i cambiamenti si possono ottenere solo quando sono pochi quelli che riescono a prevedere i problemi futuri”. Carlo Rubbia cita Machiavelli e parla degli investimenti italiani
Nel campo dell'energia si investe pochissimo in innovazione e nella ricerca scientifica e nello sviluppo di nuove soluzioni, circa lo 0,1% delle cifre che fanno funzionare l'intero settore. “Se continuiamo così – spiega Rubbia – l'energia italiana rimarrà ferma”. Vediamo i problemi connessi all'ambiente e al nostro futuro, ma non facciamo abbastanza per studiare e produrre soluzioni.



Nelle Marche, alla scoperta dell’economia “soft”

soft_economy.jpg C'erano una volta alcuni (pochi) imprenditori che in anni non sospetti si misero a investire in un'idea a cui credevano fortemente, nonostante il mercato, tutt'intorno, andasse in un'altra direzione. Al cuore della loro idea era la convinzione che si dovesse insistere su produzioni di qualità, fortemente connotate da un'idea di sostenibilità ambientale, che risuonava come una vaga nebulosa tra la società di quei tempi ma che oggi è un marchio di successo, sinonimo di fatturati cospicui e produzioni che fanno il giro del mondo. Oggi tutto questo si chiama Soft Economy.

“La soft economy è l'economia della qualità, dove i valori della creatività, dell'innovazione, dell'interpretazione delle nuove domande del mercato danno luogo a beni e prodotti che, per essere belli e funzionali, presuppongono un'attenzione all'ambiente”, con queste parole il concetto è descritto e riassunto da Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola, presieduta da Ermete Realacci e nata per promuovere un modello di sviluppo in cui si fondono tradizione, vocazioni originarie, territorio, ma anche innovazione tecnologica, ricerca, design.

Non stiamo parlando solamente di attività direttamente connesse con settori ambientali, come possono essere le rinnovabili o i nuovi materiali per la bio-edilizia o le bioplastiche, ma di “settori manufatturieri tradizionali che incorporano una sfida ambientale, con processi produttivi che prestano attenzione all'ambiente ma anche a valorizzare il capitale umano, quindi i diritti dei lavoratori, la formazione e la crescita professionale della forza lavoro”, spiega Renzi.

Il seminario annuale di Symbola si è svolto quest'anno a Monterubbiano, un paesino sulle colline della provincia di Fermo, nel sud delle Marche. La scelta non è casuale, perché le Marche sono una realtà ricca di piccole e medie imprese che incarnano i valori della soft economy e ne rappresentano il volto del successo, soprattutto per il volume di esportazioni che, partendo da questa regione, porta marchi italiani sui mercati esteri.
Proprio a Monterubbiano, ad esempio, è nata la Faam di Federico Vitali. “Quando quarant'anni fa Vitali diede vita alla Faam iniziando la produzione di veicoli elettrici e batterie ad alta efficienza – racconta Fabio Renzi – non si parlava né di sostenibilità né di green economy; Vitali ha avuto una intuizione del futuro; molti allora gli avranno dato del pazzo, ma le cose gli hanno dato ragione. Non mi riferisco solo al successo d'impresa, ma anche al fatto che ora i mercati stanno andando in quella direzione che allora solo in pochi hanno immaginato in maniera così convinta da essere descritti oggi come esempi positivi e da imitare”.
Imprenditori che in tempi non sospetti hanno puntato su produzioni innovative, hanno seguito una convinzione e una intuizione che oggi dà loro ragione. “Lo stesso si può dire – continua Renzi – degli agricoltori che hanno puntato sulle colture biologiche quando queste sembravano solamente una scelta ideologica senza futuro e coloro che scelsero di puntare sul vino di qualità quando non sembrava conveniente”.

“Oggi tutto questo è una prospettiva concreta di mercato e anche una opportunità economica sotto gli occhi di tutti – conclude Renzi – è chiaro che molti imprenditori guardano alla green economy tenendo gli occhi ben fissi sul profitto. Ma va bene, l'importante è che si capisca che non stiamo parlando di un settore industriale, né di un settore produttivo, ma di una missione dell'economia completamente diversa rispetto a quella che fino ad oggi è stata predominante”.

Immaginer tratta dall'album Flickr di ellenm1



Tech Garage Green & Clean 1.0

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"TechGarage Clean & Green 1.0" è la competizione tra i migliori progetti d'impresa dedicata ai temi dell'innovazione nelle tecnologie ambientali ed energetiche. Venerdì 26 marzo 2010 sarà ospitata al Politecnico di Milano a partire dalle 9 di mattina. L'evento e' organizzato dall'associazione TechGarage insieme a Dpixel, Università Luiss, Acceleratore d'impresa del Politecnico di Milano e Fondazione Politecnico di Milano.

TechGarage è un’associazione non profit volta a valorizzare il talento imprenditoriale e l’innovazione promuovendo la conversione di idee e tecnologie in start-up di successo.

Nel corso della mattinata saranno presentate le 12 idee innovative più promettenti nell'ambito delle Clean e Green Technologies e di queste verranno premiati i 3 migliori progetti. Sarà, inoltre, allestito uno spazio espositivo in cui 5 start-up selezionate potranno presentare la loro attività a potenziali partner e investitori. Nel corso della cerimonia di premiazione, sarà dato ampio spazio alla storia di successo dell'azienda Greenfluff, fondata nel 2005 e unico caso in Italia di impresa che ha realizzato un progetto altamente tecnologico per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei residui provenienti dalla frantumazione degli autoveicoli in un'ottica di sostenibilità ambientale.

Avoicomunicare seguirà per voi la mattinata in liveblogging su twitter, continuate a seguirci!



"Fa' la cosa giusta!": good news, bad news

Fa' la cosa giusta! 2010

Ospitiamo su avoicomunicare questo interessantissimo post di Alessio Baù, blogger italiano che gentilmente ha deciso di raccontarci il suo punto di vista su “Fa’ la cosa giusta!”

Ci sono delle buone notizie. La prima: entro cinque anni il livello di convenienza fra i costi delle energie rinnovabili e quelli delle energie fossili andrà in pari. La seconda: l’attenzione generale sulla questione del cambiamento climatico è cresciuta esponenzialmente rispetto a pochissimi anni fa, tanto che il problema è sentito dal 60% degli Europei come il più grave al mondo, secondo soltanto a quello della fame. Corollario vuole che il primo elemento di competitività richiesto, nei mercati internazionali, sia oggi l’efficienza energetica, e questo naturalmente fa bene all’ambiente e innesca un meccanismo virtuoso a diversi livelli della società.

Ci sono delle cattive notizie: il dibattito sul climate change in Italia è pressoché “primitivo” - questo l’aggettivo usato da Carlo Corazza, rappresentante a Milano della Commissione Europea, autore di “EcoEuropa” presente a uno degli incontri “Energy Day” della fiera - figlio di analisi giornalistiche grossolane che all’estero nessun quotidiano si permetterebbe di pubblicare; e, soprattutto, nel pianeta si continua a consumare più risorse di quelle utili a garantire un futuro sostenibile, tanto che la corsa al nuovo colonialismo, quello che preda acqua e terre da coltivare è già iniziato, come ha spiegato, in piazza “Kuminda”, Franca Roiatti, autrice de “Il nuovo colonialismo”.

Gli appuntamenti dell’ultima edizione di “Fa’ la cosa giusta” si possono forse riassumere così: un misto di good news e bad news. Una dicotomia, questa, che ben descrive la fiera stessa, in bilico fra attenzione al green, al bio, al riuso e, dall’altra, logiche estremamente commerciali. Si dirà: è una fiera, in fiera si vende, soprattutto. Vero. Forse, quello che “Fa’ la cosa giusta” sa dare e dire a una città come Milano è che i buoni esempi non mancano: basterebbe ricordarsene di più nel quotidiano, nelle proprie scelte personali e politiche. Messe tutte assieme, fagocitate dal colosso di fieramilanocity, tendono a svilirsi sotto un paio di etichette che non possono bastare per un’analisi organica di questi problemi.

La fiera è stata, infine, l’occasione anche per puntare le luci sulla questione delle cascine da recuperare nella città di Milano, specie in vista del progetto Expo 2015. Maddalena Bregani e Salvatore Porcaro hanno presentato in sala “Green Revolution” il loro studio, ora in mano al Comune, per un progetto di salvataggio delle cascine locali, intese sia come luoghi che come pratiche culturali. Sarebbe un successo se, entro qualche anno, i buoni esempi di “Fa’ la cosa giusta” trovassero spazi come quelli, in città, ad accoglierli in forma permanente: un ponte fra tradizione e innovazione sostenibile.



More E less

more E less

Oggi, 10 novembre 2009, presso la facoltà di architettura di Palermo si terrà il primo dei convegni di "more E less: futuro e consumo. Nuovi stili di vita e di consumo". Una buona occasione per ascoltare esperti del settore e per condividere la propria conoscenza su un tema molto attuale come il rispetto per l'ambiente attraverso un consumo consapevole. Il convegno, infatti, porta il titolo "Metodi e strumenti per promuovere la legalità e la sostenibilità ambientale. Materiali, prodotti innovativi e sostenibili" e vedrà avvicendarsi direttori dei dipartimenti universitari palermitani di Architettura, Ingegneria Chimica, Design e Disegno Industriale e il rettore Roberto Lagalla, in una mattinata ricca d'incontri e tavole rotonde.
La mattinata di lavori, curata da Anna Catania, fa parte di una più vasta serie di giornate dedicate alla sostenibilità ambientale: nei prossimi mesi si terranno infatti un workshop, una mostra e un ulteriore convegno sul tema. Giunto alla sua terza edizione, "more E less" è promosso e patrocinato da molte importanti organizzazioni ed enti come l'Unione Europea, la Regione Sicilia e la Provincia di Palermo.

L'obiettivo di queste giornate è la sensibilizzazione verso i difficili temi del consumo e della legalità, della sostenibilità e della responsabilità di aziende e privati nei confronti del Pianeta. Grazie alle nuove tecnologie si può parlare di eco-innovazione, ovvero uno sviluppo che considera attentamente quali risorse e quali materiali sfruttare non solo nell'ottica della realizzazione di un buon prodotto finale ma anche del contenimento dell'impatto ambientale.
L'iniziativa è rivolta non solo alle imprese ma anche agli studenti, alle istituzioni, ai designer e a chiunque desideri approfondire i temi della sostenibilità e del consumo consapevole.

Foto di theonlyone