integrazione

Culture e Integrazione: dieci parole per il 2012

integrazione2012Per salutare il 2011 abbiamo scelto nove parole che secondo noi ricorreranno spesso nel 2012 in tema di Integrazione e Culture. Anche questa volta abbiamo voluto lasciare uno spazio per i lettori. Qual è la vostra decima parola per l'anno nuovo?

Integrazione
Una parola che nel 2012 sentiremo spesso e nelle occasioni più disparate: integrazione è forse il termine più complesso di questa piccola lista. Con integrazione si è inteso un po' di tutto, perchè nel dubbio parlarne fa sempre bene, ma di cosa si tratta esattamente? La risposta è facile e difficile insieme: possiamo intendere l'integrazione come l'assorbimento armonioso in un tessuto sociale di un determinato elemento che è diverso dagli altri, nel caso specifico la persona di origini straniere, con tradizioni, esperienze, riferimenti culturali “altri” rispetto agli italiani. Per metterla in questi termini però dovremmo dare per scontato che esista un cittadino italiano standard, e qui le cose si fanno più difficili, perchè oggi (quasi) ognuno di noi ha riferimenti culturali, geografici ed esperienziali differenti. Allora forse è possibile dare un esempio più comprensibile di integrazione, che è quando si esce di casa e si incontra un vicino che non è nato o cresciuto in Italia e si scambiano quattro chiacchiere e un invito per un caffè, o quando nostro figlio ha come compagno di giochi un “nuovo italiano”, o ancora quando passiamo ore a parlare con qualcuno che viene da fuori raccontando e ascoltando usanze, tradizioni e programmi televisivi che ci sono piaciuti da bambini, scoprendo che a volte sono gli stessi. La sfida, insomma è questa: dire “integrazione” e pensare “quotidianeità”, che dite, ce la possiamo fare?

Cultura
Eventi, mostre, concerti, incontri, letteratura, film: l'integrazione passa attraverso i mille linguaggi dell'arte per una continua scoperta. Su tutto il territorio nazionale nelle città grandi e piccole si moltiplicano gli eventi che propongono uno sguardo nuovo e inedito sui talenti dal mondo. Dopo un 2011 in cui i temi dell'immigrazione si sono imposti a Venezia e sul grande schermo grazie ai lavori di Crialese, Olmi, Patierno e Lombardi, per gli amanti dell'arte e della creatività il 2012 sarà un anno di mostre ed eventi imperdibili, per confrontarsi con realtà nuove e tutte da scoprire, per innamorarsi di una nuova cultura o opera d'arte ogni giorno. 

Territorio 
Quando si parla di integrazione e politiche per l'immigrazione sono le realtà locali a fare la parte del leone. Piccole città, paesi e quartieri italiani in cui è possibile conoscere chi si ha accanto in modo vero e privo di pregiudizi. Proprio dal territorio quest'anno speriamo di venire a scoprire decine, centinaia, migliaia di storie e racconti per capire che è possibile la convivenza, il rispetto reciproco e la conoscenza. Lontano dalla frenesia delle grandi città e dalla retorica delle manovre politiche esiste un'integrazione silenziosa e vera, basata sul capirsi, sull'incontrarsi giorno dopo giorno e sul lavorare insieme, ognuno con le proprie differenze.
Quali storie conoscete? Quali vorreste raccontare? 

Impresa
Con un imprenditoria straniera in Italia che vive una vertiginosa crescita sarà impossibile quest'anno non confrontarsi con temi, ricchezza e problematiche legati al mondo del lavoro e dell'impresa. In questo momento le aziende italiane fondate e mantenute da stranieri sono aumentate del 5,6%: un dato tanto più importante se considerato in relazione al periodo di crisi economica. Spesso a conduzione familiare, le realtà imprenditoriali dei nuovi italiani portano ricchezza e lavoro, ma aprono anche la via a problematiche nuove riguardo la concorrenza e la legalità. In un momento difficile sul fronte del lavoro e della crescita parlare di impresa straniera sarà importantissimo.
Voi cosa ne pensate: si tratta di una risorsa o di un ostacolo all'imprenditoria italiana?

Cucina
Il luogo, reale e metaforico, dove si mescolano storie, discussioni, tradizioni e dove integrazione e cultura bollono in pentola. Il cibo è l'esperienza sensoriale per eccellenza e si sa che gli italiani sono un popolo di buone forchette. Che si tratti di piatti cinesi o indiani, delle spezie multicolori della tradizione araba o dei manicaretti corposi e dal sapore deciso della cultura romena, la scoperta di un popolo passa sempre di più attraverso la gastronomia. Con cinque continenti da esplorare e chef da tutto il mondo pronti a darsi da fare ai fornelli, il 2012 sarà in Italia un anno gustosissimo all'insegna della stanza più intima della casa.
E proprio perchè sappiamo che tutti gli italiani sono in fondo dei qualificatissimi critici culinari vi chiediamo: qual è il vostro piatto preferito dal mondo?

Associazionismo
Magari non ne sentiremo parlare quanto vorremmo nel corso del 2012, e tuttavia le associazioni fondate da stranieri e italiani che si occupano di aiutare e favorire l'inserimento nel paese degli stranieri sono una realtà presente e importante. Ogni giorno volontari e lavoratori contribuiscono ad accogliere, orientare e avviare al lavoro centinaia di immigrati provenienti da tutto il mondo. Se è vero che nessun uomo è un'isola il lavoro di queste persone è fondamentale per l'umanità e le prospettive di chi è appena arrivato in Italia così come di chi ci vive da tempo e ha bisogno di consulenze, di aiuto per la burocrazia o solamente di trovare un punto di riferimento nel paese che parli la propria lingua.

Seconde Generazioni e Cittadinanza
Due parole che in realtà sono una sola, dal momento che non si può parlare di cittadinanza italiana senza considerare le seconde generazioni e viceversa. Le seconde generazioni in Italia parlano italiano, hanno frequentato qui scuole, associazioni, amicizie, eppure al raggiungimento della maggiore età si trovano stranieri nella propria terra, legati alla cittadinanza dei genitori. Ne ha parlato tanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano negli ultimi mesi dell'anno e la discussione è deflagrata come una bomba, coinvolgendo infinite parti politiche e sociali. Il 2012 sarà un anno all'insegna della faticosa scalata al diritto di cittadinanza di tutti quei ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, e le prospettive sembrano quelle di una revisione della legge, per rendere più semplice il riconoscimento della cittadinanza italiana per chi vive qui. Lo stesso vale per tutti gli immigrati che hanno raggiunto il paese già adulti e che sono diventati membri della società italiana a tutti gli effetti, contribuendo allo sviluppo delle città e dei paesi in cui abitano e condividendo ritmi, modi, e vita con milioni di “vecchi italiani”

Politica
Il 2012 sarà l'anno degli stranieri in politica? Finora gli esempi sono stati pochi, ma non sono mancati. A Milano l'assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino ha convocato quindici ragazzi di seconda generazione, a Ciriè, vicino Torino, è stato il turno del consigliere romeno Adrian Ichim, votato dai concittadini italiani e romeni, a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è assessore Youssef Salmi, e queste sono solo alcune delle realtà politiche italiane che hanno spalancato le porte a interlocutori dal mondo. In una società sempre più votata alla multicultura il dialogo tra le parti non può più escludere tutti coloro che hanno la capacità di recepire nel modo più adeguato le istanze dei milioni di cittadini stranieri in Italia, e l'anno nuovo porterà ovunque la possibilità di una classe politica sempre più legata alla vita e alle politiche di integrazione.

Razzismi
Più che una parola per l'anno nuovo, questa è l'unica parola che vorremmo smettere di sentire. L'ultima parte del 2011 si è distinta per gli attacchi feroci e immotivati nei confronti di stranieri a Torino e Firenze ed è il momento giusto per dire basta. Vogliamo un 2012 di dialogo, di scambio, di risoluzione dei conflitti basata sulla capacità di ascoltare e ascoltarsi, e soprattutto di comportarsi utilizzando logica e intelletto, le uniche qualità che distinguono l'uomo dagli animali. L'odio razziale è un comportamento idiota giustificato solo da una profonda ignoranza e povertà di argomenti. Meritiamo un'Italia intelligente, aperta al confronto e capace di andare oltre le formule trite della diffidenza verso gli altri. Vogliamo un paese lontano dalla cantilena del “ci rubano il lavoro” e dell'equazione senza cervello che mette un immigrato sullo stesso piano di un criminale. Il valore di un essere umano si misura sulla capacità di relazionarsi a chi ha accanto, e noi siamo degli ottimi esseri umani. Dimostriamolo.

Come per le nostre dieci parole in tema di Ambiente e Sostenibilità anche qui abbiamo voluto lasciare un piccolo spazio vuoto, quello per una decima parola che vorremmo ci suggeriste voi. Quale sarà il decimo "tema caldo" per quanto riguarda i temi dell'Integrazione e della Multicultura nel 2012?

POST CORRELATI:
Il Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Cultura e Integrazione: Maso Notarianni>>
L
e dieci parole del 2012 in tema di Ambiente>>



Il Personaggio dell'anno 2011 per Culture e Integrazione: Maso Notarianni

Maso Notarianni è stato nominato dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Giornalista d'inchiesta e fotografo sempre in prima linea nei principali scenari di emergenza umanitaria, Maso Notarianni è anche direttore di PeaceReporter e colonna portante di Emergency.
maso
Essere giornalisti non significa solo dare una notizia, lo sa bene Maso Notarianni, eletto dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'Anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Per lui scrivere un articolo o un reportage, o scattare una foto significa in primo luogo raccontare una storia, portare chi legge a conoscere quasi in prima persona i perchè, i come e tutto quello che c'è dietro una pagina di cronaca.

Il percorso di Maso Notarianni si distingue per il continuo interesse agli ambiti del sociale e della politica: dalle inchieste italiane sui retroscena degli anni della strategia della tensione nel 1999 fino al lavoro in giro per il mondo con Emergency, con l'interesse di documentare personalmente avvenimenti e realtà spesso difficoltose e scomode, con l'intento di dare notizie di prima mano e creare consapevolezza.

A partire dal 2003 è direttore della rivista PeaceReporter, organo di Emergency dedicato a una spietata "guerra contro la guerra", una battaglia portata avanti con i mezzi della critica e dell'informazione, i cui reportage sono stati pubblicati da numerosissime realtà editoriali italiane, comprese La Repubblica e Il Corriere della Sera. Con PeaceReporter Maso viaggia in Afghanistan, in Sierra Leone,  in Iraq, negli States, in Sudan e nel Congo.

Nel 2011 è co-direttore di E-il Mensile, rivista online che nasce proprio dall'eredità di PeaceReporter, prefiggendosi la stessa difficile missione in un mondo nuovo e differente da dieci anni prima, sfruttando tutti i mezzi comunicativi e tecnologici offerti dal Web.

La community di avoicomunicare ha voluto premiare Maso Notarianni per il lavoro svolto e per la nuova coraggiosa sfida che ha deciso di affrontare nel 2011 con la linea editoriale di E, una rivista con tutta l'eredità ideologica e di informazione di un progetto grande come PeaceReporter insieme all'agilità e ai mezzi di espressione offerti da internet, per dimostrare che documentare e formare coscienze è ancora una concreta possibilità e un dovere morale.

Vuoi saperne di più? Scopri il Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Ambiente e Sostenibilità o leggi tutte le nomination!



Personaggio dell'anno 2011: Nomination Cultura e Integrazione

Jean Paul Pougala 
Fondatore di Election Campaign Store, azienda attiva nella produzione e consulenza per organizzare efficacemente le campagne elettorali (nel 2011 ha partecipato a 8 delle 11 campagne elettorali tenutesi in Africa, ma sta lavorando anche nelle presidenziali del Perù, elezioni amministrative di Berlino, presidenziali di Francia 2012). Attualmente, dà lavoro a 20 persone.
jean-paul-pougala
Perché. Jean Paul Pougala è stato insignito il 30 giugno 2011 del MoneyGram Award, prestigioso riconoscimento ai migliori imprenditori stranieri che hanno creato imprese in Italia (circa 400mila a inizio 2011), giunto quest’anno alla sua terza edizione. Pougala ha vinto ottenendo il miglior risultato complessivo sulle cinque categorie del concorso: crescita, occupazione, innovazione, giovane imprenditoria e responsabilità sociale. La giuria era presieduta da Vincenzo Boccia, presidente di Piccola Industria Confindustria.

Vota sulla pagina fan di avoicomunicare!

Emanuele Crialese
Regista di fama internazionale e vincitore del Leone d’Argento a Venezia con Nuovomondo, film che racconta la storia di emigranti italiani ad Ellis Island.
emanuele-crialese
Perché. Il suo quarto lungometraggio, Terraferma, la cui trama tratta dell'immigrazione clandestina dall'Africa in Italia, è stato presentato al Festival di Venezia 2011 in cui è stato accolto con una standing ovation. La storia di una piccola isola della Sicilia dove si intrecciano i destini dei suoi abitanti, toccati dagli arrivi dei clandestini, provenienti dal Nord Africa, e in particolare quelli di due donne, un'isolana e un'immigrata. Terraferma ha vinto il Premio speciale della giuria.

Vota sulla pagina fan di avoicomunicare!

Maso Notarianni
Giornalista e membro del direttivo di Emergency, direttore di Peace Reporter.
Maso-notarianni
Perché. Nell’aprile del 2011 lancia insieme a Gianna Mura la rivista cartacea "E-il mensile", il mensile di Emergency che ha l’obiettivo di diffondere la cultura della pace. Un impegno che nasce da un desiderio ben preciso: "vorremmo che il nostro compito diventasse inutile e i nostri ospedali fossero vuoti e, invece, sono sempre più pieni".

Vota sulla pagina fan di avoicomunicare!

Aldo Morrone
Commissario dell'ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, responsabile e ideatore dell' Istituto Italiano per la salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà presso il San Gallicano.
aldo-morrone
Perché. Da sempre protagonisti in prima linea sul tema della prevenzione e della cura delle malattie legate alla povertà e alla migrazione, nel 2011 Aldo Morrone e la sua equipe medica hanno contribuito in modo determinante alla valutazione e alla somministrazione di cure in occasione dell'arrivo dei migranti in Sicilia, confermando un impegno e un'attenzione costante nella lotta alle malattie della migrazione. 

Vota sulla pagina fan di avoicomunicare!



Sono italiano, anzi no.

Napolitano e le seconde generazioniGiorgio Napolitano a fianco dei "nuovi italiani".

La ciliegina sulla torta è arrivata lo scorso 15 novembre. Alle dichiarazioni favorevoli al diritto di cittadinanza dei giovani immigrati di seconda generazione da parte di numerosissime personalità della vita politica e sociale, si è aggiunta nientemeno che quella del Presidente della Repubblica.
 

In occasione di un incontro ufficiale con una delegazione di "nuovi italiani", Giorgio Napolitano si è pronunciato a favore del riconoscimento della cittadinanza sin dalla nascita sul suolo italiano alle seconde generazioni di famiglie immigrate. Stiamo parlando di circa mezzo milione di ragazzi nati in Italia, ma considerati giuridicamente stranieri, e di oltre un milione di minori stranieri. Bambini che studiano nelle nostre scuole, che sono parte integrante della nostra società e patrimonio del paese. "All'interno dei vari progetti di riforma delle norme sulla cittadinanza, la principale questione rimane oggi quella dei bambini e dei ragazzi − ha dichiarato il Presidente −..Molti di loro non possono considerarsi formalmente nostri concittadini perché la normativa italiana non lo consente, ma lo sono nella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità"
 
Un'identità italiana che non viene in alcun modo sminuita dalle proprie origini culturali, né dal legame profondo con queste origini, ha rassicurato Napolitano: "Non deve preoccupare il fatto che la loro sia un'identità complessa, non necessariamente unica, esclusiva. Se noi desideriamo che i figli e persino i nipoti o pronipoti dei nostri cittadini emigrati all'estero mantengano un legame con l'Italia e si sentano in parte anche e ancora italiani, non possiamo chiedere invece ai ragazzi che hanno genitori nati in altri paesi di ignorare le proprie origini".
 
Il Presidente ha quindi auspicato un rapido cambiamento della legge in vigore, che prevede un complesso e faticoso iter da avviare al compimento della maggiore età. Una situazione surreale e indegna di un paese democratico. Tante le parti politiche che hanno raccolto favorevolmente l'appello: mai come in questo momento il Paese ha bisogno di raccogliere e valorizzare tutte le sue risorse, di cui fanno parte a pieno titolo anche i “nuovi italiani”. Chi non è d’accordo, dica perché con argomentazioni e dati alla mano.
 
 


A scuola di integrazione all'Asnada di Milano

coloriUna scuola, ma anche molto di più. Perché tra le aule della Asnada di Milano Bovisa non si imparano a memoria solo le coniugazioni dei verbi irregolari, ma anche una materia che, forse, andrebbe inserita nel piano di studi di molti altri istituti: l’integrazione.

Tutto comincia circa due anni e mezzo fa, quando l'associazione Asinitas decide di mettere insieme le forze di insegnanti volenterosi e di un gruppo di animatori legati alla rivista Lo Straniero di Goffredo Fofi per dare vita a una scuola che apre le porte a tutti, senza discriminazione. Il 9 febbraio 2010, in un giorno freddo e nevoso, nasce Asnada, una scuola sperimentale di italiano per uomini e donne che vengono da ogni parte del mondo.

"Lo status non conta, quello che importa è la voglia di imparare", dichiara la coordinatrice Sara Honegger. Una libertà che nasce dal fatto di non reggersi su finanziamenti pubblici o privati, presupposto di indipendenza. Lo scopo? Quello di creare un luogo in cui profughi e richiedenti asilo possono davvero ricominciare a vivere. Si tratta degli stranieri a cui lo stato italiano offre un programma di protezione, lo Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), ma Honegger spiega che l'apertura è rivolta a tutti, non è necessario che si tratti di profughi o meno. "Cerchiamo di dare a tutti un sostegno per ricostruirsi una vita in Italia, innanzitutto una lingua, ma poi anche la capacità di cercare un lavoro e di pensare a come uscire dai percorsi della marginalità". 

Ospitata dalla biblioteca rionale Dergano Bovisa, la scuola riesce a ospitare ogni anno circa 200 stranieri, e ha già accumulato una discreta esperienza coi profughi somali ed eritrei. Con l'inizio del nuovo anno ci si aspetta che ne arriveranno molti di quelli sbarcati sulle coste italiane durante l'estate, molti di quelli passati per Lampedusa. Il flusso di arrivi è continuo, ininterrotto, perché la scuola offre un'assistenza che va a colmare il vuoto che spesso si crea quando termina il periodo di accoglienza subito dopo lo sbarco, quando ancora non si hanno punti di riferimento stabili.

Alcuni si abbandonano con fiducia quasi disarmante alla nuova esperienza scolastica, altri sono invece più guardinghi, più diffidenti. Ma l'apprendimento è per tutti efficace, e grazie al metodo montessoriano la lingua diventa presto uno strumento che agevola la vita in Italia e la conseguente integrazione. Le feste, la condivisione, l'amicizia che nasce tra i volenterosi "scolari" fanno il resto. Non solo, dunque, una scuola di italiano, ma una scuola di speranza, che aiuta a rimettersi in sesto e, dopo guerre e dolori, pensare finalmente a un futuro.

Foto di Pracucci



L'integrazione passa da Internet

internet migrantiChe contribuiscano al Pil nazionale in maniera consistente lo sappiamo già da un po', ed è anche uno degli argomenti più utilizzati quando si parla del ruolo dei migranti nel nostro paese. Dopotutto ogni retorica dovrebbe cadere, di fronte ai soldi. Un'integrazione economica, la loro, che si gioca tutti sui numeri: 10 dipendenti su 100 sono immigrati, quasi 4 su 100 sono invece imprenditori, e vivono nel Nordest. Pagano circa 7 miliardi e mezzo di euro di contributi, e dichiarano un imponibile di 33 miliardi di euro. Ma soprattutto, per la prima volta, l’incidenza degli immigrati in Italia è superiore alla media europea: il 7% in confronto al 6,2% degli altri paesi.

Quindi un'Italia multietnica, anche perché è straniero un abitante su14 abitanti. Le etnie più rappresentate sono invariate da anni: in testa i romeni, che sfiorano il milione di unità, seguiti da magrebini e albanesi. I dati sono quelli dell'Eurisko sui consumi dei migranti, e si riferiscono ovviamente al 2010.
 
Dati interessanti ma che non dicono molto se non confrontati con quelli di un'integrazione sociale connessa ai consumi culturali, che racconta in maniera più definita chi sono e cosa fanno i migranti che hanno scelto l'Italia come seconda nazione. Un'integrazione che ha molto a che fare con la rete, perché è Internet il primo, vero strumento che tutti, stranieri compresi, utilizzano per le comunicazioni e la ricerca di informazioni. Un po' per necessità e un po' per abitudine, anche.  Perché Internet è quel mezzo che permette di telefonare attraverso Skype e di utilizzare la posta elettronica, di tenere dunque i contatti con la comunità di origine e di attivarne di nuovi qui. La rete, dunque, è la scelta più immediata, che da necessità diventa invece un modo per creare connessioni, network, per organizzarsi. Perché è proprio sul web che nascono le prime comunità di stranieri e nuovi italiani, che gestiscono forum e gruppi di aiuto e consulenza per i nuovi arrivati, organizzano incontri, e fanno sì che non ci si senta troppo soli in un paese in cui la lingua è ancora ostica e in cui si sente la nostalgia di casa.
 
Il racconto di chi è arrivato prima, di chi ha affrontato le stesse difficoltà e infine ce l'ha fatta è una lettura sollevante, e quale modo migliore per esprimerla se non il blog? Ecco perché si sono moltiplicati, negli ultimi anni, i diari online, soprattutto quelli dei nuovi italiani, che narrano in prima persona ostacoli affrontati e conquiste. E allora c'è il blog di Sumaya, italiana col velo che sta per prendere la terza laurea. Quello di Lubna Ammoune, che si occupa di libri su Yalla Italia e su Vita, che ha fatto il liceo qui ed è fiera del suo multiculturalismo. E poi Jaska, di Non fare l'indiano, quello di Aly Baba Faye, e della filippina, milanese d'adozione, Leciram. E tantissimi altri.
 
Senza dimenticare che la rete, da qualche tempo, non è solo blog, ma anche web radio. Proprio un'inchiesta condotta dall'Università Bocconi si è interessata al fenomeno delle prime, analizzando sintonie e frequenze del popolo dell'integrazione. Lo studio, Immigration and New Media. “Diasporic Radio”: A Preliminary Case Based in Milan, ha analizzato i programmi radiofonici offerti a Milano, e mostra un posizionamento ibrido dei programmi curati da e destinati a comunità di stranieri. Sono soprattutto le associazioni a utilizzare il mezzo radiofonico, che è veloce e semplice, con un'immediatezza che raggiunge anche le comunità dislocate dall'altra parte del pianeta. Un po' sull'esempio della bolognese Asterisco Radio, con trasmissioni di servizio in italiano, cinese, francese e spagnolo. A volte limitandosi a programmi che però sono indirizzati esclusivamente ad alcune comunità, come quello di Roman Krlo, rom, su Radio Onda d'Urto. O palinsesti interamente pensati per una nazionalità, come lo Sri Lanka su Vivara News. O come Jewbox, la radio ebraica milanese, e Maximanet, per i migranti latinoamericani.
 
Una scelta ampia, che però non si chiude affatto attorno alla comunità, ma cerca il dialogo, cercando di far ascoltare la propria voce anche al di fuori dei limiti dovuti alla lingua o alla cultura. E soprattutto con la piena coscienza che, dal modo in cui verranno raccontati gli immigrati che vivono in Italia, dipenderà un po' la percezione del fenomeno da parte degli italiani stessi. Perché la vera sorpresa è che il target di queste radio, sempre più frequentemente, non è composto solo da stranieri. Curiosità, amore per la musica etnica, esterofilia. Le motivazioni sono tante. E allora sarebbe davvero uno spreco non approfittarne per dipingere finalmente il ritratto di un paese multietnico che è là fuori e che molti ancora si ostinano a far finta di non vedere.

Foto di Taminator



In Norvegia il carcere senza muri

Ci si arriva via mare, con un piccolo traghetto che parte da Horten, cittadina a un paio d’ore da Oslo. Un po’ come nei primi minuti di Shutter Island, quelli in cui l’isola-fortezza si avvicina allo sguardo degli spettatori in tutta la sua tetra inviolabilità, il carcere di Bastøy compare all’improvviso tra i flutti che circondano il fiordo della capitale norvegese. Solo che più ci si avvicina all’isola, più diventa chiaro che qui la situazione è tutt’altro che tetra.  

E che siamo molto lontani sia dalla fantasia cinematografica alla Scorsese che alle più reali Alcatraz, Rikers Island e Asinara. Perché a parte il fatto di sorgere su un’isola, Bastøy ha poco in comune con le carceri di massima sicurezza in cui finiscono i criminali considerati più pericolosi dalla società. E lungi dall’essere un monumento all’esemplarità della pena, è oggi considerato una delle prigioni di minima sicurezza più originali d’Europa.

Innanzitutto non ci sono sistemi di allarme. Si notano delle recinzioni, è vero, ma quelle servono solo a delimitare i pascoli dei cavalli e a ricordare a tutti quelli che possono visitare l’isola (che ospita in effetti una spiaggia pubblica) che, in fondo, lì c’è anche una prigione. Poi sulle alture di questo strano posto sorgono una serie di casette colorate, quelle che si possono osservare ovunque in Scandinavia. C’è una chiesa, alcuni edifici amministrativi, un supermercato. Il porticciolo e un faro guidano il traghetto che cinque volte al giorno porta sull’isola alimenti, familiari in visita e, naturalmente, i carcerati. Tutto intorno spiagge, campi, pinete. Su questo paesaggio idialliaco si affacciano le finestre delle baite in cui vivono i carcerati e dalle quali nessuno ha mai provato a fuggire.

Sull’isola arrivano assassini, stupratori, pedofili, rapinatori. Non si parla di crimini minori. Qui i detenuti vengono a scontare l’ultima parte della loro pena, in uno spazio che può ospitare al massimo 115 carcerati. A ogni nuovo arrivato viene insegnato già dal primo giorno come gestire tempo e risorse, rispettando una visione “antropologicamente ecologica” che mira ad aprire occhi e mentalità di chi ha commesso un crimine ma un giorno tornerà a vivere in società. Ognuno qui lavora, si occupa dei cavalli che servono a trasportare i generi di conforto dal porto alle “celle”, alimentando una sensazione di fiducia e responsabilità che aiuta molto a ritrovare un contatto con la realtà. Soprattutto se vieni da anni di isolamento. L’appello è due volte al giorno, nessuno manca mai. E nessuno ha mai provato a fuggire.

Bastøy inoltre gode di un clima molto favorevole, che fa sì che possa autoalimentarsi attraverso i pannelli solari presenti su tutta l’isola. I campi vengono coltivati, e i detenuti che vivono qui da un po’ di tempo hanno imparato a ricavare dalla terra prodotti di altissima qualità, che diventano gli ingredienti delle cucine interne ma anche di altre prigioni norvegesi. Il tutto in una visione secondo la quale il contatto e il rapporto quotidiano con la natura non possono che portare a un miglioramento della persona. E in Italia, sarebbe mai pensabile qualcosa del genere?

Marìka Surace