Come costruisci il tuo futuro se non hai la certezza della cittadinanza? I permessi di soggiorno scadono, e la cittadinanza si può ottenere se sei figlio di stranieri nato in Italia, solo dopo i 18 anni e rispettando determinate restrizioni come l'obbligo di residenza dalla nascita fino al compimento della maggior età.
La discussione sul diritto di cittadinanza è oggi necessaria, e un comitato promotore, composto da 19 organizzazioni della società civile, ha raccolto 50mila firme attraverso l'iniziativa L'Italia sono anch'io per portare due proposte di legge sulle norme della cittadinanza, per la partecipazione politica e amministrativa e per il diritto di elettorato.
L'obiettivo, pienamente raggiunto, è stato prima di tutto portare nelle città il tema del valore del diritto di cittadinanza, quale elemento di primaria importanza nello Stato democratico.
In Italia al momento vivono più di 5 milioni di persone con origini straniere, e molte di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti in Italia, ma che tuttavia non possono accedere alla cittadinanza se non dopo la maggior età e a condizioni molto restrittive.
Il 22% dei cittadini stranieri ha meno di 18 anni, il 47% ha un'età compresa fra 18 e 39 anni, e solo il 31% ha oltre quarant'anni, e al 2010, il 13,5% dei residenti stranieri è nato in Italia.
Perché numeri così rilevanti per l'economia e la società italiana non devono essere rilevanti anche per la legge? Perché chi nasce in un paese non può avere l'immediata cittadinanza?
Ciò che il comitato promotore chiede è di incrementare l'acquisizione della cittadinanza, quale strumento essenziale di integrazione nella società e di fruizione di tutti i diritti. La cittadinanza non può costituire un privilegio da elargire a discrezione dei burocrati, e lo ius soli deve rivestire un ruolo di primario rilievo. La cittadinanza deve anche conferire il diritto alla partecipazione politica e amministrativa. Il coinvolgimento diretto degli stranieri che vivono e lavorano stabilmente in Italia deve avvenire anche nell'ambito politico e con urgenza: il voto degli immigrati è una garanzia di buon governo, soprattutto per le Regioni e le Amministrazioni locali.
Ne hanno parlato Sumaya Abdel Qader, Anna Granata, Gad Lerner e l'avvocato Viglione durante l'incontro Conversazioni sulla cittadinanza necessaria che si è svolto alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires il 2 febbraio a Milano, organizzato per presentare sia i nuovi libri delle due autrici (Porto il velo, adoro i Queen - Sumaya e Sono qui da una vita - Anna Granata), sia le proposte di legge che verranno depositate grazie alla raccolta delle 50mila firme necessarie.
Per approfondimenti, qui trovate un interessante articolo con infografica e FAQ sul diritto di cittadinanza e la ius soli.
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Quello dell'immigrazione è uno dei temi principali del nuovo disco del Teatro degli Orrori, dal titolo di Mondo Nuovo; quali altri artisti hanno affrontato la questione in musica? Scopriamolo!
Quanto si parla di immigrazione in musica? E soprattutto quanto se ne parla nella musica italiana? Il tema, a metà tra l'attualità e un romantico immaginario, è da sempre molto sentito da tantissimi artisti. Ultimi in ordine cronologico sono Il Teatro degli Orrori, che con il loro "Mondo Nuovo" uscito a fine gennaio hanno creato un intero concept album sul tema dell'immigrazione in Italia, ma gli esempi illustri non mancano.
Se è vero che l'arte prende spunto dalla vita, è naturale che le prime note italiane sul tema del viaggio siano state quelle legate all'emigrazione. Troppo spesso tanti cittadini italiani dimenticano infatti che la nostra storia è quella di un popolo che sa bene cosa significa lasciarsi alle spalle gli affetti e il paese natìo alla ricerca di fortuna o semplice sopravvivenza. Tra i testi più famosi troviamo sicuramente quello di "Mamma mia dammi 100 lire", che riesce a raccontare tutta la voglia di partire di un giovane, l'apprensione di una madre e i pericoli di un viaggio per mare lungo e tutt'altro che sicuro ( "pena giunti in alto mare / il bastimento si ribaltò" ), non dissimile da quello che tanti affrontano oggi. Vero e proprio inno del migrante italiano diventerà però nel 1919 Santa Lucia luntana. Nel corso degli anni successivi in Italia cambia l'immagine e la destinazione dei migranti, che vanno dal meridione al settentrione prima, e poi all'avventura nel periodo del colonialismo.
L'entusiasmo però dura poco, così come l'avventura coloniale, e da "Faccetta Nera" si torna presto ai temi della difficoltà è della durezza della vita lontano da casa, un tema che verrà ripreso dalla musica italiana anche negli anni '70. Due su tutti? La celeberrima "Che Sarà", dei Ricchi e Poveri; e "Montagne verdi", interpretata da Marcella Bella. Alla fine del decennio però i tempi iniziano a cambiare e se in tanti continuano a partire dall'Italia, a questi iniziano a mescolarsi anche immigrati e stranieri provenienti da altri paesi. E' il caso del "collega spagnolo" cantato da Francesco de Gregori in "Pablo", scritta in collaborazione con Lucio Dalla, che racconta il lavoro in Svizzera, meta di italiani e migranti. E' il 1974, pochi anni dopo l'Italia diventerà un paese ricco e per un decennio sarà troppo preso dal proprio benessere per guardarsi troppo intorno. L'immigrazione torna nella canzone popolare intorno alla fine degli anni '80, con gli sbarchi prima dall'Africa e poi, nel 1991, dall'Albania.
Nel 1987 è ancora de Gregori ad accorgersi del fenomeno, che canta il "Nero", che arriva dalla "periferia del mondo" ed è "incatenato a un treno da un foglio di via". L'anno degli sbarchi albanesi, nel '91 è la volta di Pino Daniele con "O' Scarrafone", che mescola i vecchi temi della canzone delle migrazioni interne ("Accidenti a questa nebbia te set adre a laurà questa Lega è una vergogna") a quelli della nuova migrazione, quella rappresentata dagli "scarrafoni" del titolo ("E se hai la pelle nera amico guardati la schiena io son stato marocchino me l'han detto da bambino viva viva 'o Senegal"). Pochi anni dopo anche i migranti albanesi entreranno a far parte del patrimonio collettivo musicale italiano, con "Barcarola Albanese" che Samuele Bersani inserisce nell'album "Freak": l'Italia è ufficialmente passata da essere un luogo da cui fuggire all'essere un punto di approdo per tanti in cerca di una vita migliore.
Nei primi anni '90 la figura del migrante diventa diffusissima nella musica italiana, diventando figura di riferimento della scena musicale di stampo sociale, come nel caso (per citarne solo alcuni) dei Modena City Ramblers con "Ahmed l'ambulante" (1994), di Bisca e i 99 Posse con "Tammurriata del Lavoro Nero" (1994) e della Banda Bassotti con "La Rotta degli Schiavi". Caso a parte è invece "In Viaggio", firmata dai C.S.I. di Giovanni Lindo Ferretti, per cui la migrazione diventa paradigma del viaggio, in un carosello dell'umanità che mette in moto i viandanti e i perdenti, più adatti ai mutamenti; è il 1998 e nell'arco di un altro decennio l'immigrazione in musica diventa quella della storia personale di ognuno, come appunto nel caso del "Mondo Nuovo" di cui parlavamo in apertura, in cui ogni brano racconta in modo più o meno velato una storia di viaggio e di vita, intarsiata con tante altre simili e diverse.
Quali canzoni abbiamo tralasciato o dimenticato? Quali sono le vostre preferite?
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In tutta Europa un'ondata di freddo (che in Italia non si vedeva dal 1985) ha messo in ginocchio paesi e città.
Le persone più in pericolo sono quelle che anche durante l'anno in genere hanno bisogno di assistenza, ovvero gli anziani e i clochard.
Molti senzatetto si accampano nei pressi delle stazioni o nei parchi, mentre i più fortunati riescono a ottenere un letto in un dormitorio e una doccia calda.
Aiutati dai volontari che distribuiscono bevande calde e coperte, nei mesi più freddi rischiano maggiormente la salute se non la vita.
In questo periodo di emergenza freddo, nelle maggiori città d'Italia si sta facendo il più possibile per improvvisare ripari oltre a quelli forniti dai centri di accoglienza, sfruttando le banchine e i mezzanini di metró e stazioni o le palestre e, si spera, le chiese. I gruppi di volontariato, la Protezione Civile, la Croce Rossa e molti altri enti umanitari si fanno in quattro per soccorrere i senzatetto in difficoltà, anche grazie alle numerose e utili segnalazioni telefoniche dei cittadini.
Questo tuttavia non è sufficiente a evitare le vittime del freddo, e infatti alcuni sono già morti per assideramento.
Durante la scorsa settimana abbiamo invitato i nostri amici di Facebook a rispondere a un sondaggio, chiedendo loro di mettersi nei panni di un senza tetto: qual è la cosa di cui si ha più bisogno in una situazione di emergenza freddo?
Di 56 partecipanti, 26 di loro avrebbero scelto un riparo sicuro, più che coperte e vestiti, un numero di telefono di assistenza o una doccia calda.
Secondo altri, metropolitane e stazioni non sono posti cui una persona possa anelare, in quanto la dignità consiste in altro: anche se senza una casa, un lavoro, una vita facile e felice, è necessario tutelarne la salvaguardia e l'onore. Un dormitorio, uno spazio dove sia rispettata la privacy, che sia pulito e tenuto bene, insomma, dove potersi riposare degnamente.
E soprattutto serve "uno Stato decente, perché le metropolitane non sono fatte per pulire la nostra coscienza". Ovviamente no, ma l'idea delle metropolitane questa volta non è il solito "meglio che niente": è un piccolo gesto in più, un tentativo di aiutare chi è in difficoltà, anche considerando la diffidenza che molti di loro possono avere, in particolare i clochard senza permesso di soggiorno.
Ma il freddo mette tutti sullo stesso piano, e le amministrazioni cittadine e i cittadini stessi hanno il dovere civile e morale contribuire a fronteggiare questa situazione.
I disagi si sono fatti sentire anche per chi non ha problemi di casa, bensì di spostamenti: numerosi i voli cancellati, le linee ferroviarie intoppate, le strade lastricate di ghiaccio a causa della caduta repentina delle temperature, dopo le nevicate.
Su Twitter, intanto, la hashtag #pianoantifreddo è servita finora a Milano a diffondere i numeri verdi per segnalare i clochard senza un riparo, e a comunicare le disponibilità di posti letto o spazi aperti per accogliere i bisognosi. Si spera che nei prossimi giorni la situazione sarà più sostenibile, e che questo serva da lezione per non essere impreparati il prossimo inverno.
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Dopo il successo del concorso RAEEporter, concluso nel 2010, l'iniziativa è rimasta aperta a tutti coloro che volessero segnalare abusi sull'abbandono di RAEE in luoghi non adibiti allo smaltimento.
Con l'acronimo RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, si fa riferimento ai rifiuti che derivano dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
L'idea del concorso RAEEporter è nata da una collaborazione fra Ecodom e Legambiente: la prima è il principale sistema collettivo per la gestione dei RAEE il Consorzio Italiano di Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, mentre la seconda è la più famosa associazione ecologista che opera a difesa della varietà ambientale e culturale.
La nuova edizione dell'iniziativa, che si chiama RAEEporter 2.0, continua a voler sensibilizzare gli italiani sul tema della tutela ambientale e in particolare sul riciclo e lo smaltimento dei RAEE, e stimolare l'informazione, la curiosità e la partecipazione diretta dei cittatini sull’importanza di un corretto trattamento dei RAEE, con la possibilità di caricare sul portale video e foto di denuncia: si apre così un ventaglio di possibilità d'espressione e di segnalazione per chi nota nella propria città o in aperta campagna gli abusi e le mancanze di rispetto e di senso civico che impattano sull'ambiente anche da un punto di vista estetico.
Un corretto trattamento dei RAEE consente infatti di:
- riciclare materie prime come rame, ferro, alluminio, vetro, plastica
- risparmiare l'energia necessaria per estrarre materie prime
- evitare la dispersione nell'ambiente di sostanze clima-alteranti come i clorofluorocarburi (CFC) e gli idrofluorocarburi (HCFC)
Oggi, in linea con la politica ambientale dell'Unione Europea orientata a favorire uno sviluppo economico eco-compatibile, anche in Italia la responsabilità dei produttori interviene sia nella progettazione e produzione di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) a basso consumo energetico sia nel corretto trattamento dei RAEE.
Ma c'è ancora molto su cui lavorare, per trasmettere il rispetto per l'ambiente e l'attenzione alla raccolta differenziata e la riduzione degli sprechi.
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Quante e quali sono le comunità straniere presenti e rappresentate nel territorio italiano nel 2011? Ce lo racconta puntualmente l'Istat che come ogni anno fotografa una nazione che cambia e si apre a nuove culture e abitanti.
Quali sono i paesi e le nazioni più rappresentati dall'immigrazione in Italia? Da dove vengono gli stranieri che ogni giorno vivono e lavorano nel paese? Ce lo racconta l'Indagine Demografica ISTAT 2011, con tutti i dati e i numeri della presenza straniera in Italia. L'indagine si basa su persone che vivono qui in possesso di regolare Permesso di soggiorno. Secondo il rapporto sono 4.570.317 gli stranieri in Italia, pari a circa il 7,5% della popolazione del paese.
1 - Romania. Rimane salda in testa tra le comunità straniere più presenti in Italia, con 968.576 esponenti in tutto il paese. Anche se il numero è alto si tratta comunque di un dato in calo, probabilmente perchè è in diminuzione la spinta migratoria che ha coinvolto la Romania nel periodo di entrata del paese nell'Unione Europea del 2007 e dall'entrata in vigore della normativa europea di libera circolazione.
2 - Albania. Al secondo posto per quanto riguarda la presenza in Italia sono gli albanesi, pur se lontani dai numeri raggiunti dalla Romania. In questo momento vivono nel paese 482.767 cittadini provenienti dall'Albania. Si tratta di aumento probabilmente determinato anche dal lavoro che il paese sta facendo per entrare nell'Unione Europea, che ha portato, nel 2010 ad annullare da parte dell'Unione stessa, la necessità del visto per i cittadini albanesi.
3 - Marocco. Nel 2011 erano 452.454 i marocchini in Italia, che si confermano la più forte presenza dal Maghreb su territorio italiano. Un dato che non è cambiato neanche a seguito dei recenti sconvolgimenti nel mondo arabo, che hanno contribuito a un aumento, seppur non troppo rilevante, degli immigrati tunisini e non solo.
4 - Cina. La comunità cinese è la quarta più presente in Italia, con 209.934 membri e un importante tasso di crescita, pari all'89,7% tra il 2005 e il 2011.
5 - Ucraina. Quinto posto per la comunità ucraina, presente con 200.730 membri in Italia. La comunità ucraina, oltre a essere ben rappresentata è anche molto unita e piena di iniziative. Impossibile non menzionare la partecipazione al Natale in Vaticano 2011, con un enorme albero in piazza San Pietro.
Quali sono le altre comunità rappresentate in Italia? Ecco in rapida sequenza paesi di provenienza e dati per i posti dal sesto al decimo.
Filippine (134.164), Moldavia (130.948), India (121.036), Polonia (109.018), e infine Tunisia (106.291).
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Dopo un anno dalla messa al bando dei sacchetti di plastica, e dopo gli importanti cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e nell'applicazione delle norme, dal 25 gennaio è attivo il decreto di legge annunciato dal Ministro Clini durante il convegno di AssoBioPlastiche, che riguarda le "Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale".
Nell'articolo 2 è riportata la specifica sui bioshopper (sacchi per asporto merci nel rispetto dell'ambiente), in riferimento alla norma UNI EN 13432:2002.
La norma UNI EN 13432:2002 indica le caratteristiche e i parametri chimico-fisici di biodegradabilità, disintegrabilità, assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio, bassi livelli di metalli pesanti, che un sacchetto a norma deve avere.
Secondo la norma EN 13432 (Wikipedia), un materiale per definirsi compostabile, deve possedere le seguenti caratteristiche:
Dal 31 luglio 2012 la commercializzazione dei sacchi non conformi sarà punita con sanzioni da 2.500 a 25mila euro, aumentate fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l'asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.
Anche gli ambulanti e i negozi non alimentari e di moda sapranno adattarsi a queste regole?
Cosa comporterà questo cambiamento per i lavoratori del mercato della plastica?
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Nel 2010 Coop lanciava la campagna consumeristica Acqua di casa mia, con lo scopo di sensibilizzare i consumatori su un corretto consumo dell'acqua.
Per contenere i costi ambientali del mercato dell'acqua, Coop ha promosso l'uso dell'acqua del sindaco e di acque minerali provenienti da fonti vicine, ma da oggi aggiunge alla sua iniziativa l'etichettatura sulla qualità dell'acqua: i cittadini delle provincie di Modena e Ferrara (29 comuni e 41 punti vendita), e presto di molte altre città d'Italia, potranno consultare una scheda informativa sulle caratteristiche chimiche e microbiologiche dell'acqua della propria zona, in modo da scegliere se e come comprare l'acqua in bottiglia.
Sono 6 gli indicatori che compongono l’etichetta, per ognuno dei quali vengono presentati il valore nell’ambito territoriale di pertinenza e il limite imposto o suggerito dalla legge: concentrazione ioni idrogeno, cloruri, ammonio, nitrati e nitriti, residuo secco a 180°, durezza.
"È una scelta forte e coerente coi principii di tutela dell'ambiente e di promozione del consumo consapevole", afferma il direttore Soci e Consumatori Coop Estense Isa Sala,filosofia che sposa appieno la mission dell'impresa. I consumatori devono essere messi nelle condizioni di scegliere responsabilmente, e il tema dell'acqua, così urgente, è il primo che viene trattato come una risorsa vitale e non un prodotto commerciale, anche a dispetto dei guadagni che l'acqua in bottiglia porta ai commercianti. In ogni punto vendita sarà quindi esposta l’etichetta delle acque in vendita e dell'acqua del comune di riferimento, con i dati aggiornati forniti dal gestore di competenza, oltre alle indicazioni su come raccogliere maggiori approfondimenti.
Perché è necessaria una nuova consapevolezza nei confronti dell'acqua che beviamo?
Costi ambientali: la legge impone numerosissimi controlli sugli acquedotti (igienici e sanitari), ciononostante i cittadini non sono sufficientemente informati sulla qualità della propria acqua e sulla possibilità di risparmiare denaro, emissioni di CO2, plastica delle bottiglie e degli imballaggi.
Costi famigliari: "Una famiglia di quattro persone spende ogni anno da 320 a 720 euro e fa bruciare almeno 32 litri di combustibili fossili per bere acqua in bottiglie di plastica invece dell’acqua potabile che sgorga dal rubinetto di casa".
L’acqua in bottiglia è il più grande nemico dell’ambiente - Decrescita Felice
Costi sanitari: "Ma il pericolo maggiore delle acque minerali non è alla fonte, bensì nell'imbottigliamento: le bottiglie di plastica rilasciano lentamente nell'acqua contenuta sostanze tossiche, che possono causare effetti teratogeni, in specie serie malformazioni all'apparato genitale dei nascituri. Questi spiacevoli fenomeni di cessione divengono assai più perniciosi col calore: contaminazioni possibili, dunque, durante le lunghe giacenze nei magazzini di grossisti e di supermarket, ma anche sul balcone di casa se le bottiglie vengono lasciate esposte al sole. […]
Ideali, dunque, le acque nelle bottiglie di vetro; se di plastica, verificare che la data dell'imbottigliamento (sempre indicata, sull'etichetta, da quei piccoli taglietti) non sia molto indietro nel tempo. O, viceversa, che la data di scadenza sia più lontana possibile."
Quattro sberle in padella - Stefano Carnazzi Stefano Apuzzo
L'acqua non è una risorsa illimitata, e Coop, che conta più di sette milioni e mezzo di soci, vuole condividere e trasmettere la consapevolezza del peso che una scelta può comportare non solo sui bilanci famigliari ma anche sulla salute del pianeta.
Ogni anno gli italiani bevono una media di 195 litri di acqua minerale a testa (primi in Europa), e il trasporto dell'acqua in tutto il paese è causa delle emissioni di circa 480.000 tir. Parte della campagna è l'informazione sulle fonti locali e nazionali, sulla loro ubicazione geografica, le caratteristiche delle acque in vendita, consigli sul risparmio domestico dell'acqua. Inoltre le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF hanno collaborato a un dossier scientifico redatto con la supervisione di esperti.
Messaggio della campagna è Salvaguardiamo l’ambiente: scegli l’acqua del rubinetto o proveniente da fonti vicine: l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per circa 100km producono emissioni almeno pari a 10kg di CO2. Se invece si sceglie l’acqua di rubinetto, per ogni 100 litri erogati si emettono circa 0,04kg di CO2.
Chi vuole può decidere di cambiare abitudini e bere l’acqua di rubinetto, che normalmente è un’acqua di buona qualità e sicura.
Altrimenti si può scegliere di acquistare acque minerali vicine, così da limitare il trasporto su gomma e quindi le emissioni di CO2.
Le acque minerali, anche se scelte già da Coop da fonti relativamente vicine, continueranno a stare sugli scaffali, ma l’obiettivo è quello di costruire un’offerta trasparente ed esplicativa, per permettere al consumatore di scegliere consapevolmente.
Che tipo di acqua beviamo? In che modo la scegliamo? Quanto spendiamo ogni anno? Pensiamoci.
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