Noi di avoicomunicare crediamo che il futuro sia green e non solo. Per questo nuove professionalità si affacciano sul mondo del lavoro, e sono sempre più orientate a prospettive di rispetto e tutela dell'ambiente.Animatore ambientale: l'animatore ambientale organizza il tempo libero, le attività escursionistiche, ricreative e ludiche di ragazzi e bambini durante i campi-vacanza naturalistici.
WWF organizza da più di trent'anni Vacanze Natura e Campi Avventura, soggiorni o viaggi naturalistici che coniugano svago, relax e rispetto per l’ambiente e coinvolgono ragazzi e bambini, famiglie e adulti, mentre Legambiente ha istituito l'associazione professionale Legambiente Scuola e Formazione dedicata a insegnanti, educatori e formatori ambientalisti.
Avvocato ambientale: l'avvocato ambientale svolge attività di consulenza, rappresentanza e assistenza nell'interpretazione delle norme del diritto, conspecializzazione nella conservazione e tutela dell'ambiente.
Gli eco-avvocati seguono due linee guida: l'interesse per i cittadini contro chi inquina, e per le imprese che vogliono e devono sottostare a determinate regole ambientali.
Eco-chef: l'eco-chef sa che le scelte alimentari sono il primo passo verso una vita sostenibile. Sceglie prodotti provenienti da filiere certificate, garantisce qualità e tipicità delle pietanze preparate, predispone le attività per impattare il meno possibile sull'ambiente, anche con scelte limitate ai prodotti locali e di stagione.
Eco-blogger: cura e gestisce per piacere personale o per professione blog dedicati all'ambiente. È specializzato in divulgazione di notizie e informazioni e spesso si unisce ad altri blogger per aggregare post su tutti i temi: sostenibilità, alimentazione, energie rinnovabili, viaggio, cosmesi e pulizia, urbanistica e bioedilizia, infanzia, etica. Gli argomenti sono molteplici e variegati, e chiunque sia appassionato di green può aprire un blog e raccontare, in modo formale o informale, in che modo si può vivere una vita a impatto ambientale, e perché no? Farne anche una professione.
Eco-parrucchiere: quella del parrucchiere è una delle attività più inquinanti, e anche una delle più produttive. A partire dalla scelta di apparecchi elettrici ed elettronici a basso consumo, un salone può impattare il meno possibile anche scegliendo prodotti biodegradabili, non inquinanti e cruelty-free, per poi passare a una sensibilizzazione diretta dei suoi clienti. Ecco l'esperienza di Grazia .
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L'Expo 2015 è stata progettata per essere a impatto zero. Stiamo mantenendo le promesse?
Un’Expo a impatto zero, come era nelle premesse ai tempi della candidatura: meno effetto fiera campionaria, meno cemento, meno rischio infiltrazioni della criminalità; più verde, più rispetto delle procedure di impatto ambientale e "una maggior sobrietà, che sarebbe compresa da tutti visto il frangente economico".
Questa, la lettera aperta di Legambiente e WWF ai due commissari straordinari dell’Expo 2015, il sindaco Giuliano Pisapia e il governatore Roberto Formigoni.
La richiesta di Paola Brambilla e Damiano Di Simine, presidenti regionali di WWF e Legambiente, è di riportare il progetto dell’evento "sui binari della sostenibilità e della trasparenza, prima che sia troppo tardi".
Il progetto dell’area, sempre più definito, è secondo loro sempre più diverso da quello presentato in origine, proposto come "un evento a impatto zero, senza traffico grazie agli investimenti sul trasporto collettivo, elevati standard di efficienza energetica e di produzione da fonti rinnovabili, grandi interventi di compensazione paesaggistica e forestale, un'eredità positiva alla città con nuovi spazi verdi, l’istituzione di una consulta ambientale", ma a 40 mesi di distanza ancora non messo in atto.
Per utilizzare buone pratiche ecologiche come previsto dall'accordo sull'Expo 2015, basterebbe seguire l'esempio dell'Expo di Saragozza del 2008, sul tema "L'acqua come elemento di sviluppo sostenibile", dopo la quale, secondo i dati forniti da Corellano, il 70% circa degli abitanti di Saragozza, ha adottato comportamenti sostenibili.
La risposta della Regione Lombardia all'appello delle associazioni ambientaliste è la seguente: l'Expo a impatto zero sarà realizzata. L'approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), pone le basi degli interventi da mettere in atto, come l'uso di energie rinnovabili, il rispetto delle fasce di pertinenza dei corsi d'acqua, il corretto smaltimento dei rifiuti, un'adeguata rete di trasporto pubblico ecc.
Queste e altre sono le azioni contenute nella delibera approvata dalla Giunta Regionale, su proposta dell'assessore all'Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi, e illustrata dal presidente Roberto Formigoni, che dà il via libera alla realizzazione del sito espositivo.
Lo stesso provvedimento istituisce un Osservatorio ambientale, che monitorerà tutto il processo inerente l'evento del 2015, dalla costruzione della piastra espositiva alla programmazione degli interventi di compensazione ambientale.
Sono inoltre previste compensazioni delle emissioni con opere di rafforzamento della rete ecologica, di riqualificazione del reticolo idrico e a favore delle attività agricole, tali da compensare totalmente la perdita di valore ecologico dei suoli e le emissioni di CO2.
La società Expo dovrà dunque occuparsi di:
- potenziare la rete di trasporto pubblico
- programmare e organizzare gli eventi di maggior richiamo per distribuire i flussi in entrata/uscita
- diffondere l'uso di energie rinnovabili e adottare criteri di efficienza energetica superiori a quelli di legge
- ridurre e smaltire correttamente la produzione dei rifiuti
- rispettare le fasce di pertinenza dei corsi d'acqua
- gestire il cantiere a tutela della salute dei cittadini
- realizzare un progetto di riqualificazione paesaggistica per il recupero finale dopo l'evento
Che opinione avete dell'imminente Expo e quali altri provvedimenti ambientali dovrebbero essere messi in atto, secondo voi?
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Dopo il successo del concorso RAEEporter, concluso nel 2010, l'iniziativa è rimasta aperta a tutti coloro che volessero segnalare abusi sull'abbandono di RAEE in luoghi non adibiti allo smaltimento.
Con l'acronimo RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, si fa riferimento ai rifiuti che derivano dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
L'idea del concorso RAEEporter è nata da una collaborazione fra Ecodom e Legambiente: la prima è il principale sistema collettivo per la gestione dei RAEE il Consorzio Italiano di Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, mentre la seconda è la più famosa associazione ecologista che opera a difesa della varietà ambientale e culturale.
La nuova edizione dell'iniziativa, che si chiama RAEEporter 2.0, continua a voler sensibilizzare gli italiani sul tema della tutela ambientale e in particolare sul riciclo e lo smaltimento dei RAEE, e stimolare l'informazione, la curiosità e la partecipazione diretta dei cittatini sull’importanza di un corretto trattamento dei RAEE, con la possibilità di caricare sul portale video e foto di denuncia: si apre così un ventaglio di possibilità d'espressione e di segnalazione per chi nota nella propria città o in aperta campagna gli abusi e le mancanze di rispetto e di senso civico che impattano sull'ambiente anche da un punto di vista estetico.
Un corretto trattamento dei RAEE consente infatti di:
- riciclare materie prime come rame, ferro, alluminio, vetro, plastica
- risparmiare l'energia necessaria per estrarre materie prime
- evitare la dispersione nell'ambiente di sostanze clima-alteranti come i clorofluorocarburi (CFC) e gli idrofluorocarburi (HCFC)
Oggi, in linea con la politica ambientale dell'Unione Europea orientata a favorire uno sviluppo economico eco-compatibile, anche in Italia la responsabilità dei produttori interviene sia nella progettazione e produzione di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) a basso consumo energetico sia nel corretto trattamento dei RAEE.
Ma c'è ancora molto su cui lavorare, per trasmettere il rispetto per l'ambiente e l'attenzione alla raccolta differenziata e la riduzione degli sprechi.
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Nel 2010 Coop lanciava la campagna consumeristica Acqua di casa mia, con lo scopo di sensibilizzare i consumatori su un corretto consumo dell'acqua.
Per contenere i costi ambientali del mercato dell'acqua, Coop ha promosso l'uso dell'acqua del sindaco e di acque minerali provenienti da fonti vicine, ma da oggi aggiunge alla sua iniziativa l'etichettatura sulla qualità dell'acqua: i cittadini delle provincie di Modena e Ferrara (29 comuni e 41 punti vendita), e presto di molte altre città d'Italia, potranno consultare una scheda informativa sulle caratteristiche chimiche e microbiologiche dell'acqua della propria zona, in modo da scegliere se e come comprare l'acqua in bottiglia.
Sono 6 gli indicatori che compongono l’etichetta, per ognuno dei quali vengono presentati il valore nell’ambito territoriale di pertinenza e il limite imposto o suggerito dalla legge: concentrazione ioni idrogeno, cloruri, ammonio, nitrati e nitriti, residuo secco a 180°, durezza.
"È una scelta forte e coerente coi principii di tutela dell'ambiente e di promozione del consumo consapevole", afferma il direttore Soci e Consumatori Coop Estense Isa Sala,filosofia che sposa appieno la mission dell'impresa. I consumatori devono essere messi nelle condizioni di scegliere responsabilmente, e il tema dell'acqua, così urgente, è il primo che viene trattato come una risorsa vitale e non un prodotto commerciale, anche a dispetto dei guadagni che l'acqua in bottiglia porta ai commercianti. In ogni punto vendita sarà quindi esposta l’etichetta delle acque in vendita e dell'acqua del comune di riferimento, con i dati aggiornati forniti dal gestore di competenza, oltre alle indicazioni su come raccogliere maggiori approfondimenti.
Perché è necessaria una nuova consapevolezza nei confronti dell'acqua che beviamo?
Costi ambientali: la legge impone numerosissimi controlli sugli acquedotti (igienici e sanitari), ciononostante i cittadini non sono sufficientemente informati sulla qualità della propria acqua e sulla possibilità di risparmiare denaro, emissioni di CO2, plastica delle bottiglie e degli imballaggi.
Costi famigliari: "Una famiglia di quattro persone spende ogni anno da 320 a 720 euro e fa bruciare almeno 32 litri di combustibili fossili per bere acqua in bottiglie di plastica invece dell’acqua potabile che sgorga dal rubinetto di casa".
L’acqua in bottiglia è il più grande nemico dell’ambiente - Decrescita Felice
Costi sanitari: "Ma il pericolo maggiore delle acque minerali non è alla fonte, bensì nell'imbottigliamento: le bottiglie di plastica rilasciano lentamente nell'acqua contenuta sostanze tossiche, che possono causare effetti teratogeni, in specie serie malformazioni all'apparato genitale dei nascituri. Questi spiacevoli fenomeni di cessione divengono assai più perniciosi col calore: contaminazioni possibili, dunque, durante le lunghe giacenze nei magazzini di grossisti e di supermarket, ma anche sul balcone di casa se le bottiglie vengono lasciate esposte al sole. […]
Ideali, dunque, le acque nelle bottiglie di vetro; se di plastica, verificare che la data dell'imbottigliamento (sempre indicata, sull'etichetta, da quei piccoli taglietti) non sia molto indietro nel tempo. O, viceversa, che la data di scadenza sia più lontana possibile."
Quattro sberle in padella - Stefano Carnazzi Stefano Apuzzo
L'acqua non è una risorsa illimitata, e Coop, che conta più di sette milioni e mezzo di soci, vuole condividere e trasmettere la consapevolezza del peso che una scelta può comportare non solo sui bilanci famigliari ma anche sulla salute del pianeta.
Ogni anno gli italiani bevono una media di 195 litri di acqua minerale a testa (primi in Europa), e il trasporto dell'acqua in tutto il paese è causa delle emissioni di circa 480.000 tir. Parte della campagna è l'informazione sulle fonti locali e nazionali, sulla loro ubicazione geografica, le caratteristiche delle acque in vendita, consigli sul risparmio domestico dell'acqua. Inoltre le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF hanno collaborato a un dossier scientifico redatto con la supervisione di esperti.
Messaggio della campagna è Salvaguardiamo l’ambiente: scegli l’acqua del rubinetto o proveniente da fonti vicine: l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per circa 100km producono emissioni almeno pari a 10kg di CO2. Se invece si sceglie l’acqua di rubinetto, per ogni 100 litri erogati si emettono circa 0,04kg di CO2.
Chi vuole può decidere di cambiare abitudini e bere l’acqua di rubinetto, che normalmente è un’acqua di buona qualità e sicura.
Altrimenti si può scegliere di acquistare acque minerali vicine, così da limitare il trasporto su gomma e quindi le emissioni di CO2.
Le acque minerali, anche se scelte già da Coop da fonti relativamente vicine, continueranno a stare sugli scaffali, ma l’obiettivo è quello di costruire un’offerta trasparente ed esplicativa, per permettere al consumatore di scegliere consapevolmente.
Che tipo di acqua beviamo? In che modo la scegliamo? Quanto spendiamo ogni anno? Pensiamoci.
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Abbiamo intervistato Marco Moro di Edizioni Ambiente, per conoscere la sua storia e i suoi pensieri riguardo la sostenibilità ambientale e la strada che Milano vuole intraprendere verso una riduzione del traffico e del pm10. Ecco le sue parole.
avoicomunicare - Come è capitato Marco Moro in Edizioni Ambiente?
Marco Moro - Tutto iniziò con il servizio civile in Legambiente. Un lavoro sulle tematiche ambientali, ovviamente. Scovavamo le discariche abusive, le fotografavamo e le segnalavamo ai giornali locali. Poi per alcuni anni c'è stato uno stacco, studiavo architettura in anni in cui la bioedilizia non era ancora un tema granché discusso, se non in Scandinavia dove già si parlava di architettura sostenibile negli anni '80.
Edizioni Ambiente è nata nel '94 prima come spin-off e poi come trasformazione completa della Arcadia Edizioni, che fra i tanti temi trattava anche l'ambiente.
Io sono approdato alla casa editrice prima per occuparmi di architettura, poi di ambiente.
AVC - E come hai trovato la fiducia per dare una prospettiva all'ambiente?
MM - In quegli anni si svolgeva a Rio de Janeiro il Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di stato sull'ambiente, che aveva messo sotto una nuova luce la tematica ambientale.
Incoraggiati da questa opportunità, ci siamo trovati di fronte alla scelta di formalizzare il tema: sembrava che lo sviluppo ambientale sarebbe entrato in modo molto forte nella politica, e così dopo aver iniziato con una collana di guide naturalistiche in collaborazione col WWF Italia e con gli abitanti del territorio, ci siamo dedicati al tema specifico del mondo degli operatori. Fin dall'inizio ci siamo rivolti da un lato al pubblico ma soprattutto al settore delle imprese dal punto di vista normativo e delle tecnologie.
Servizi d'informazione quindi sulle normative, sui rifiuti, sull'energia per enti locali, comuni, imprese.
AVC - Cosa pensi dell'e-book come strumento di fruizione delle letture e di basso impatto ecologico poiché fa risparmiare carta, inchiostro e trasporti?
MM - Con Free Book Ambiente abbiamo fatto un tentativo di evoluzione. Abbiamo deciso di fornire un servizio di download gratuito di e-book pur sapendo che già in Italia si vendono pochi libri in generale, figuriamoci come l'e-book possa erodere le quote del cartaceo.
L'e-book in sostanza non rappresenta ancora una fetta di mercato significativa. Ciononostante il fatto di aver fornito pubblicazioni gratuite e di aver fatto da aggregatore di contenuti tecnici e specialistici recuperandoli tra le fonti di difficile reperibilità, abbiamo registrato un boom di download. I testi, fruibili gratuitamente, sono da consultazione e sempre in aggiornamento, questo è il valore aggiunto del documento dematerializzato.
Poi c'è la stampa on demand.
AVC - E per quanto riguarda la narrativa e gli altri generi?
MM - Abbiamo fra le 15 e le 35 novità all'anno, la libraria è un piccolo pezzo della nostra attività ma è molto importante per l'identità di Edizioni Ambiente.
Oltre alle linee di saggistica e manualistica abbiamo voluto erogare informazioni sugli strumenti di lavoro per la Green Economy, su tecnologie e modalità di lavoro su determinate aree.
Poi con la collana VERDENERO abbiamo cambiato completamente linea: con Legambiente, già collaboratrice nella redazione di rapporti sull'ecomafia, abbiamo pubblicato noir ispirati proprio all'ecomafia, con il valore aggiunto del contributo dell'associazione ambientalista, che su ogni libro appone un marchio e annota gli episodi reali a cui esso è ispirato. Abusivismo edilizio, traffico illegale dei rifiuti, sono i temi legati a un'attività illegale e diffusa e purtroppo molto attuale.
AVC - Quali sono le tue speranze per Milano?
MM - Penso positivo. Data la grave situazione ambientale, con l'Area C stiamo attuando misure ancora molto timide. io uso i mezzi pubblici, sempre. i viaggi di lavoro li faccio in treno e userei volentieri la bicicletta se non fosse troppo pericoloso.
Milano dovrebbe impegnarsi seriamente a invertire il peso sulla strada fra bici e pedone e auto private. È un lavoro lungo che implica aspetti profondamente culturali, e Milano in questo senso è piuttosto selvaggia.
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66 milioni di euro pubblici, più altri 56 milioni per il progetto esecutivo con la possibilità di penali fino a 425 milioni di euro.
Questi, in sintesi, i numeri del rischio Ponte sullo Stretto, esposti il 20 dicembre a Roma in una conferenza stampa indetta dalle associazioni ambientaliste italiane per lanciare un appello al Presidente Mario Monti: "Questo ponte non s'ha da fare!".
WWF Italia, Fondo Ambiente Italia, Legambiente, Italia Nostra sono solo alcune delle associazioni ambientaliste che si sono riunite in conferenza a Roma presso l'ex hotel Bologna per spiegare, in un documento di 245 pagine, gli errori, le lacune e i rischi del progetto statale per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, un'opera che già ha richiesto un esborso di 66 milioni di euro in fondi pubblici e che rischia di togliere alle casse del mezzogiorno altri 481 milioni qualora aprissero i cantieri, oltre all'inevitabile e drammatico danno per l'ambiente.
Cosa non va nel progetto
Sotto accusa è la liceità del progetto secondo quanto stabilito dalla procedura speciale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le opere strategiche, non rispettata per motivi di ogni genere e perciò da considerarsi non valida.
In primo luogo, fanno notare i trenta esperti consultati, non sono menzionati e considerati i cambiamenti subiti dal progetto nel corso del tempo, riguardanti tanto lo svilupo verticale, che porta le torri della struttura a circa 400 metri rispetto ai 382,6 inizialmente previsti, quanto l'orientamento lineare, che subisce impreviste modifche ad ancoraggi, fondazioni e sostegni.
Manca poi all'appello il Piano Economico Finanziario, previsto e necessario secondo l’Allegato XXI, dal Codice degli Appalti, Dlgs n. 163/2006, e dall’art. 4 della Legge Finanziaria 2004, legge n. 350/2003. Lo scenario appare tanto più surreale se si tiene presente un investimento di 8,5 miliardi, pari a mezzo punto di Prodotto Interno Lordo. I motivi sono forse da ricercarsi nelle previsioni di traffico stimate per lo stretto di Messina, che senza mezzi termini rivelano che di questo ponte non c'è bisogno. Con un tasso di decrescita pari al 2,6% annuo infatti, ci sarebbe da aspettarsi un utilizzo dell'opera a pieno regime pari all'11% della sua capacità complessiva, per uno squilibrio enorme tra costi e benefici.
Un impatto insostenibile
Non è da sottovalutare, poi, l'impatto ambientale dell'intervento, previsto in un'area situata in due Zone di Protezione Speciale che si trovano in corrispondenza di una delle più importanti rotte del Paleartico occidentale per la migrazione di uccelli e utilizzato anche per il passaggio di cetacei e di svariate specie di pesci pelagici. Per quanto riguarda la salvaguardia delle prescrizioni paesaggistiche il sospetto è quello di una violazione del Codice dei Beni Culturali. Al tutto va ad aggiungersi anche la non considerazione dell'effetto che potrebbe avere sullo stretto una paratia verticale di 1,5 milioni di metri quadri senza contare 40 km di opere connesse.
Tutto qui? Non proprio. Dulcis in fundo vengono i rischi sanitari e idrogeologici: le varie relazioni non contengono in realtà alcun elemento utile per valutare tali rischi, ma la mancanza di un piano sullo smaltimento dei 14 milioni di metri cubi di terra e materiali da scavo dovrebbe far riflettere. La quantità indicata è circa il doppio di quanto lasciato intendere negli studi preliminari e le zone indicate per il riempimento sono tutte aree delicate e dal precario equilibrio idrogeologico, secondo il parere del Genio Civile di Messina. Il progetto presenta, infine, un piccolo, enorme mistero: la scomparsa degli studi degli esperti di una faglia collocata poco fuori l'abitato di Villa San Giovanni: un rischio concreto ed enorme in una zona con abbondante attività sismica.
La richiesta a Monti
Per denunciare il progetto si sono avvicendati ai microfoni Stefano Lenzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali del WWF Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Nicola Caracciolo, vicepresidente Italia Nostra; Raniero Maggini, vicepresidente WWF Italia e Costanza Pratesi, responsabile Ufficio ambiente e paesaggio FAI.
Le richieste espresse dalle associazioni sono le stesse che accompagnavano il 10 novembre la diffida inviata al Ministero dell'Ambiente, cioè che il Presidente Monti, in quanto coordinatore del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, faccia sì che il CIPE cassi il progetto del ponte, ponendo serie condizioni perchè Eurolink, cioè il general contractor non possa avanzare richieste per compensi o pretese, limitandosi al pagamento delle spese sostenute finora da parte di Stretto di Messina S.p.A.
L'altro appello lanciato dalle associazioni unite è quello relativo all'approvazione di un ampio piano nazionale di mobilità che sostituisca la Legge Obiettivo, evidenziando e creando le opere realmente necessarie allo sviluppo e alla vita del paese.
Il paragone in effetti dà da pensare: da una parte, il completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento delle ferrovie siciliane, la SS106 Ionica. Dall'altra, un progetto pericoloso e non analizzato a fondo che lo scorso ottobre è stato persino cancellato dal TEN-T, il core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee di trasporto che l'Unione Europea conta di vedere ultimate entro il 2030.
Voi su cosa scommettereste?
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Legambiente, dal 2 al 4 dicembre 2011, terrà a Bari il suo IX Congresso nazionale.
Un appuntamento che ogni quattro anni definisce gli obiettivi e le priorità dell’associazione e che è preceduto da convegni, seminari, mostre e conferenze dedicati all'ambiente, degustazioni e dibattiti.
L'evento si svolgerà negli spazi del Centro universitario sportivo di Bari e godrà della partecipazione dei maggiori rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica, culturale e sociale del Paese.
Al centro del dibattito saranno i profondi cambiamenti che la società sta vivendo. Gli esponenti del mondo politico e culturale italiano e internazionale approfondiranno le questioni ambientali, le innovazioni e i grandi progetti in grado di cambiare la percezione dei consumi, della sostenibilità, della decrescita e del rispetto per il pianeta.
Quali sono i cambiamenti che vorreste per una migliore vivibilità della vostra città?
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