Dopo un anno dalla messa al bando dei sacchetti di plastica, e dopo gli importanti cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e nell'applicazione delle norme, dal 25 gennaio è attivo il decreto di legge annunciato dal Ministro Clini durante il convegno di AssoBioPlastiche, che riguarda le "Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale".
Nell'articolo 2 è riportata la specifica sui bioshopper (sacchi per asporto merci nel rispetto dell'ambiente), in riferimento alla norma UNI EN 13432:2002.
La norma UNI EN 13432:2002 indica le caratteristiche e i parametri chimico-fisici di biodegradabilità, disintegrabilità, assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio, bassi livelli di metalli pesanti, che un sacchetto a norma deve avere.
Secondo la norma EN 13432 (Wikipedia), un materiale per definirsi compostabile, deve possedere le seguenti caratteristiche:
Dal 31 luglio 2012 la commercializzazione dei sacchi non conformi sarà punita con sanzioni da 2.500 a 25mila euro, aumentate fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l'asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.
Anche gli ambulanti e i negozi non alimentari e di moda sapranno adattarsi a queste regole?
Cosa comporterà questo cambiamento per i lavoratori del mercato della plastica?
POST CORRELATI:
Il caso dei sacchetti biodegradabili e del decreto Milleproroghe in Italia>>
Come risparmiare l'acqua domestica>>
Foto: Flickr
Un uomo attraversa con il suo camion l’autostrada che porta a Phoenix, capitale federale dell’Arizona. Due agenti lo fermano e gli chiedono i documenti. Abdon, questo il nome del camionista, mostra la patente e il numero di sicurezza sociale. Ma a quanto pare non basta. I due agenti vogliono vedere il certificato di nascita che dimostri che Abdon è nato negli Stati Uniti. Peccato che siano poche le persone a portarsi dietro un documento del genere, e Abdon non fa eccezione. Il risultato? L’uomo viene fatto scendere dal suo camion e portato immediatamente negli uffici dell'Immigration and Customs Enforcement di Phoenix per accertamenti. Sia lui che sua moglie sono nati in terra americana, ma la pelle scura è bastata come presupposto per essere trattenuto e trattato come un criminale. Un tipico caso di racial profiling, che da circa una settimana è una procedura standard nello stato del senatore McCain. La legge federale SB 1070 approvata a Phoenix dalla governatrice Jan Brewer sta facendo discutere l’America e non solo. Si tratta di un provvedimento fortemente voluto dall’estrema destra repubblicana, la stessa che sta sfruttando la presunta minaccia di invasione da parte di immigrati ispanici e la profonda crisi economica. Negli Stati Uniti di Barack Obama, il presidente che ha promesso al suo insediamento che una delle sue priorità sarebbe stato il problema dell’immigrazione clandestina, la prima risposta concreta arriva da uno stato del sud non certamente noto per la sua apertura ai valori democratici. La legge prevede, tra l’altro, che verrà considerato illegale per un immigrato regolare lavorare o cercare un lavoro in Arizona. Oltre a poter procedere all’arresto immediato di chi non possa provare di essere cittadino americano com’è successo al malcapitato Abdon, le autorità di polizia potranno fare lo stesso con chi dia modo di “dubitare ragionevolmente” riguardo al proprio status. In poche parole perquisizioni e arresti per tutti coloro che abbiano un aspetto straniero. Le organizzazioni latine presenti sul territorio americano, tra cui il National Council of La Raza, hanno già espresso il loro forte dissenso nei confronti dell’introduzione del reato di clandestinità. Gli attivisti per i diritti civili si sono rivolti anche alla Major League di Baseball, chiedendo di boicottare la All Star Game che nel 2011 si dovrebbe giocare proprio a Phoenix. Anche perché il 27,7% dei giocatori della Major League sono nati fuori dai confini degli Stati Uniti. Nemmeno il basket è rimasto a guardare. E già da stasera gli Arizona Suns, la squadra di Phoenix, in campo contro i San Antonio Spurs indosseranno una divisa con su scritto Los Suns. Per decisione della stessa società sportiva. Anche le celebrità hanno fatto sentire la loro voce di dissenso. Shakira, la pluripremiata cantante di origine colombiana, ha lanciato una campagna mediatica contro la legge, affermando: “Se adesso mi trovassi a Phoenix potrei essere arrestata semplicemente per via del colore della mia pelle e perché non ho con me i documenti, nemmeno la patente. E’ assurdo”. E Hillary Clinton ha detto durante un’intervista a NBC che una legge su un argomento così delicato dovrebbe essere opera del governo federale e non dei singoli stati. In attesa che sia proprio lo stesso governo federale a decidere di sospendere la legge dell’Arizona e varare un testo legislativo sull’immigrazione che valga per tutti gli Stati Uniti. Ma se il mondo intero discute e si indigna su questo provvedimento, come mai in Italia la cosa ci sembra alquanto familiare? Forse è perché una legge così nel nostro paese esiste già. Infatti il reato di clandestinità in Italia è stato introdotto con il decreto legge sulla sicurezza approvato dal Governo nel maggio scorso e in vigore dall’8 agosto. Tra le norme, appunto, quella in cui si prevede che chi entra o soggiorna in maniera illegale in Italia commette il reato di immigrazione clandestina e rischia un’ammenda da 5 mila a 10 mila euro. Poche le proteste seguite alla norma. Forse perché da noi è scontato che il cittadino di colore diverso non è sicuramente “dei nostri”. Concetto superato in una società multietnica come quella statunitense. Di sicuro c’è che potremo almeno affermare che, per una volta, abbiamo anticipato gli americani.
Foto di Irenegodinez
Abbiamo già parlato dei pericoli che corrono i minori se lasciati soli nella navigazione sul web. Iniziative come il Safer Internet Day sono utili per sensibilizzare famiglie e istituzioni nell’accompagnare i ragazzi durante la navigazione su internet.
La prof.ssa Maria Rita Parsi ci spiega quale ruolo devono quindi avere scuola, famiglia e istituzioni in questo processo: gli adulti devono essere i primi a conoscere il web, capire gli strumenti che poi utilizzeranno i loro figli; al tempo stesso la legge deve prevedere i giusti controlli e la scuola deve prevedere ore di lezione specifiche sulla materia.

La mediazione culturale possiede una qualifica giuridica, in quanto la nostra legislazione ha previsto la creazione e la formazione specifica di mediatori culturali. Queste figure hanno lo scopo di cercare di favorire il contatto con i cittadini stranieri.
Seconda una direttiva normativa, i mediatori previsti dalla legge devono essere di origine straniera. La limitazione risulta opportuna se si considera che questo ruolo implica un percorso maturo di inclusione sociale. Il mediatore culturale dovrebbe essere colui che riesce a permettere l’incontro di due mondi: il mondo della cultura di accoglienza e il mondo dell’immigrazione.
Nelle attività collegate ai mediatori culturali possono invece essere coinvolti altri soggetti anche non stranieri. Per dare un senso di incentivazione sociale alla popolazione straniera, il livello di base viene pertanto lasciato a loro, mentre il quadro o la dirigenza rimane aperto a soggetti italiani e non. Viene in questo caso messa in atto una discriminazione positiva, riservando il profilo dell’operatore allo straniero, ma allo stesso tempo lasciando libera la figura dirigenziale.
L’intermediazione culturale (o la mediazione interculturale) deve fornire ai cittadini di origine straniera la possibilità di partecipare attivamente nella vita politica e sociale del proprio comune di residenza, garantendo e valorizzando risorse culturali diverse.
Il mediatore interculturale è colui che per vocazione si rivolge al mondo dell’immigrazione, ma allo stesso tempo è una figura strategica. E’ il messaggero di un mondo “altro”, che si fa conoscere e amare e fa amare la diversità del mondo ad una platea di cittadini che non sono suoi connazionali (non tutti almeno). A livello regionale è attualmente riconosciuta questa professione, ma non lo è ancora a livello nazionale: è stata nominata, ma non disciplinata dal Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero - purtroppo è questa la causa che conduce a vari abusi.
Pensi sia giusto istituire un albo nazionale di operatori di mediazione interculturale per stranieri nel nostro Paese? (il Comune di Roma ne ha istituito già uno ad esempio)
Qual è la strategia che suggeriresti alle varie Regioni o Comuni italiani per includere e stimolare una maggiore partecipazione consapevole e attiva da parte dei cittadini stranieri?

Ad oggi gli immigrati presenti nel territorio italiano ammontano a ca. 4/5 milioni di unità. Sono per lo più persone che hanno un passato d’irregolarità: ex clandestini, prima regolari, poi diventati irregolari e poi di nuovo regolari, grazie all’emanazione di varie sanatorie.
Le sanatorie (quelle del 1987, 1990, 1996, 1998, 2002 e l’attuale in vigore) sono state e sono tuttora dei veri e propri strumenti di regolazione.
In questi ultimi anni più che mai si avverte l’esigenza di disporre leggi di regolazione sul lavoro e il tema dell’integrazione è sempre più rilevante. Ciò che sembra non difficile da comprendere per molte persone è che per raggiungere degli obiettivi su questo fronte, è necessario un forte intervento sociale.
Nell’ultimo decennio sono state introdotte alcune novità legislative nel diritto dell’immigrazione nel nostro Paese, quali:
la regolazione delle rimesse degli immigrati, introdotta con la legge n. 40 del 1998 – più conosciuta come la legge Turco-Napolitano: il soggetto titolare del trasferimento di denaro deve esibire passaporto unitamente al permesso di soggiorno, mentre l’intermediario (addetto al trasferimento di capitali all’estero) si deve impegnare a conservare la fotocopia dei suddetti documenti per dieci anni;
il reato di ingresso, che prevede un indurimento nel contrasto dell’irregolarità: fin dagli inizi degli anni ’90, gli immigrati venivano espulsi senza garanzia giuridica. Con la “legge Martelli” la procedura si generalizza, prevedendo un periodo di 15 giorni a disposizione per la scelta del giudice, entro il quale era necessario depositare gli eventuali ricorsi per sospendere o annullare il reato - periodo poi ridotto a 5 giorni nel 1998 con la legge Turco-Napolitano, che ha introdotto inoltre il meccanismo di detenzione di 30 giorni (diventati in seguito 60 giorni con la legge n.189 del 30 luglio 2002, meglio conosciuta come “legge Bossi-Fini”);
il reato di inottemperanza dell’ordine di espulsione o reato di soggiorno irregolare (introdotto con l'art. 14, co. 5 - quinquies, del Dlgs. 286/1998, poi trasformato nella “legge Bossi-Fini”): consisteva nel soggiorno irregolare nel nostro Paese e nella conseguente pena detentiva (da 6 mesi a 5 anni), poi abolito con la sentenza della Corte di Cassazione n.223 del 15 luglio 2004, perché l’ “indebito trattenimento” è ritenuto anti-costituzionale;
l'aggravante della clandestinità ex art 61 11-bis cp (introdotta con D.L 92/2008 – cosiddetto “decreto sicurezza”), ad esclusione dei cittadini europei - per non incorrere a sanzione comunitarie: per qualsiasi reato commesso da uno straniero irregolare, la pena viene aggravata fino a un terzo rispetto a quella prevista per tutti i cittadini italiani e immigrati regolari;
il divieto di matrimoni misti e fra stranieri (viene così modificato l’art.116 del Codice civile): con la legge 15 luglio 2009 n. 94 (ricordata come “pacchetto sicurezza”) si cerca di impedire il matrimonio misto, nell’accezione di “matrimonio di comodo”; con questa norma per potersi sposare, lo straniero deve esibire il documento di regolarità del soggiorno.
Tuttavia secondo l’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione (nella sezione “diritti e doveri dello straniero”) il cittadino non italiano – anche irregolare - presente nel nostro Paese è titolare dei diritti umani fondamentali (come ad esempio il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto all’infanzia etc.).
Quel che è certo è che occorre orientarsi verso una pacifica convivenza, seguendo ad esempio l’idea lanciata dal sindaco di Novara Massimo Giordano, che nella sua città ha deciso la distribuzione di bonus per evitare scuole ghettizzate etnicamente: una strategia che sembra abbia funzionato perfettamente alla creazione di classi multiculturali.
Pensi occorrano nuove o diverse leggi per regolamentare un fenomeno così complesso come quello dell’immigrazione?
Oltre alle norme e al diritto, credi che il nostro Paese abbia bisogno anche di una maggiore “educazione” alla cultura dell’integrazione?