A Genova un viaggio “virtuale” consigliato a tutti
Il Museo Memoria e Migrazioni (MEM), inaugurato lo scorso 17 novembre all’interno del Galata di Genova, non è solo un’esposizione. E' piuttosto una straordinaria esperienza di riflessione sui “viaggi della speranza”, quelli del passato e quelli del presente. Pronti a salpare?
Un tempo non troppo lontano gli italiani erano un popolo di trasmigratori, costretti a emigrare per sfuggire alle disastrose condizioni economiche e alla povertà del nostro paese. Questo lo sappiamo, ma nessuno di noi li ha vissuti in prima persona. Al MEM, il lungo viaggio è stato meticolosamente ricostruito per mettere i visitatori, dotati di passaporto virtuale, nei panni dei migranti: si parte dai carrugi della Genova dell'Ottocento e ci si imbarca sul piroscafo Città di Torino. Sulla nave si trovano tutti i locali originali: gli alloggi per uomini e donne, l'infermeria di bordo, la cella per contenere i passeggeri pericolosi, e infine il refettorio. Tre sono gli approdi, corrispondenti ai principali luoghi di sbarco dei migranti italiani: l'Argentina tra 1860 e il 1880, il Brasile tra il 1880 e il 1892, gli Stati Uniti con Ellis Island dal 1892 in poi.
La prima tappa è il quartiere de la Boca, appena fuori Buenos Aires, dove si insediarono soprattutto liguri nella prima meta' dell'Ottocento, con le sue case dai colori vivaci e le note della milonga diffuse da un grammofono a 78 giri. Si passa poi al Brasile, dove si stabilirono circa 2 milioni di italiani tra il 1880 e il 1892. "Qui arrivavano cittadini padani chiamati dai fazenderi - racconta Pierangelo Campodonico, direttore del museo - per lavorare nelle piantagioni, mentre friulani, veneti, trentini e lombardi si avventurarono nelle foreste dove fu loro concesso un appezzamento di bosco''. L'ultima destinazione e' la famosissima Ellis Island, negli Stati Uniti, dove ogni migrante veniva visitato, numerato e valutato da un'equipe medica dal punto di vista intellettivo e psicologico prima che gli fosse concesso l'ingresso nel paese.
Terminata l'esperienza, i visitatori sono attesi da un brusco risveglio: da un passato dimenticato si torna al presente, in un salto che porta a confrontarsi con i migranti attuali, quelli che a migliaia sbarcano sulle coste italiane in condizioni e per motivi uguali o peggiori di quelli degli antenati italiani. Racconti di lunghi, durissimi, percorsi a piedi sotto il sole del deserto, di affetti divisi e infine del lungo, pericoloso tragitto attraverso un mare che non perdona, stipati in barche dalle condizioni precarie e sostenute solo dalla speranza di una vita migliore. E proprio su una "carretta del mare", un barcone utilizzato da un gruppo di immigrati per raggiungere l'Italia, si conclude il viaggio. Qui giacciono un giubbotto di salvataggio, un Corano, tazze e coperte, oggetti che accomunano migranti e fuggiaschi da ogni parte del mondo, una realtà che dopo anni di sbarchi - i primi risalgono agli anni '70 - sembriamo aver sfortunatamente dimenticato. Recuperare la memoria ci servirà?
Foto: Flickr
È probabilmente il peggiore disastro ambientale che la Sardegna ricordi. Abbiamo accennato alla notizia su Facebook, ma vale la pena fare qualche approfondimento su un episodio che può portare conseguenze davvero importanti in una delle zone più belle d'Italia, dove l'ecosistema e il paesaggio non solo solamente beni da conservare e proteggere per rispetto all'ambiente ma sono anche la base fondamentale di una delle principali risorse economiche di un'isola che da sempre, naturalmente, punta molto sul turismo.
È successo tutto martedì 11 gennaio 2011. La scrittrice Michela Murgia dal suo blog sintetizza l'episodio in cui una “una nave petroliera, a causa di una perdita nel tubo interrato che serve allo scarico, ha riversato nel mare un numero imprecisato di litri di Orimulsion, schifezza oleosa a base di bitume che la E.On sta probabilmente usando come combustibile nella vicina centrale di Fiume Santo”. La centrale in questione, spiega ancora la scrittrice sarda, contiene due gruppi a olio combustibile, due gruppi a carbone e due gruppi a turbogas per un totale di 912 MW di potenza.
Un impianto del genere dovrebbe avere misure di sicurezza in grado di scongiurare perdite simili. Ma qualcosa deve essere andato storto e in mare si è riversata una quantità imprecisata di Orimulsion che, a seconda delle stime, si aggira tra i 10mila e gli oltre 30 mila litri. Più di centoquaranta persone al lavoro, cinque autospurghi e tre autobotti che lavorano a ciclo continuo 24 ore su 24, in Sardegna ce l'hanno messa tutta per cercare di limitare i danni e di ripulire le spiagge.
A una settimana dell'evento, il materiale finito sulle spiagge è stato tutto recuperato e il disastro ambientale è stato scongiurato, ha detto il comandante della capitaneria di porto di Porto Torres Giovanni Stella. Poiché infatti non sembrerebbero esserci tracce oleose nell'acqua, le fonti ufficiali parlano di danno ambientale ma di disastro scongiurato.
I cittadini e la comunità locale, però, non sono soddisfatti di queste spiegazioni e rimangono indignati per i chilometri di costa violentati dalla marea nera. Intanto la Procura di Sassari ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di reato di danno ambientale e in Parlamento è stata avanzata una interrogazione al Ministro Prestigiacomo per cercare di capire le responsabilità.
“Sembra – si legge nelle parole rivolte al Ministro da parte dei parlamentari onorevoli Melis, Fadda, Marroccu, Parisi, Pes, Schirru e Soro del Pd – che le operazioni di scarico non fossero sorvegliate in maniera adeguata da parte dei dipendenti dell'E.On e che l’impianto di scarico situato in banchina non sia stato costruito totalmente a vista ma parzialmente interrato, né sia dotato delle opportune barriere protettive che avrebbero limitato le conseguenze della fuga di olio”.
Foto di USFWS
Giovanni Soldini condivide con noi le idee sul mare e sul futuro del nostro pianeta.
Racconta in modo diretto le sue esperienze a contatto con il mare, la sua visione del mondo dalla barca, strumento e fine dei suoi viaggi in solitaria.
Viaggi che lo hanno portato ad avere una diversa percezione del tempo e della vita.
Partendo dal suo speciale rapporto con il mare, Soldini evidenzia il poco rispetto che portiamo verso l'ambiente che ci circonda, intrappolati in una società dei consumi che ancora stenta a riconoscere le energie alternative come l'unica possibile soluzione ai problemi ecologici.
Nella video intervista, Soldini si concentra sull’importanza della salvaguardia dell'ambiente e sulle possibilità di uno sviluppo diverso grazie alle fonti di energia rinnovabili e alle nuove opportunità offerte dalle telecomunicazioni.

Umberto Pelizzari, pluriprimatista mondiale di apnea, si racconta e condivide le sue idee sul mare e l'acqua come elemento imprescindibile e indispensabile per la sopravvivenza del mondo.
Racconta in modo semplice e diretto come l'apnea sia un modo diverso per sentire le profondità marine e come il mare insegni una lezione di umiltà: siamo solo una piccola parte della natura che ci circonda e ospita.
Scoprite in tutte le pillole video le risposte di Umberto Pelizzari relative all'acqua, al mondo visto dal mare e le lezioni che possiamo imparare dalla natura, oltre all'approccio al mondo subacqueo, alla pesca sostenibile e al ruolo della giornata mondiale dell'acqua che si terrà il prossimo 22 marzo.

Cambiare prospettiva fa sempre bene. Soprattutto in mezzo al mare su una piccola barca che rappresenta un piccolo mondo a sé. Si scopre presto che si può vivere benissimo con le poche cose che si hanno a disposizione. Si impara che l'energia e l'acqua sono beni preziosi e come tali vanno trattati; e che con un sacco di riso integrale e qualche cipolla si può andare in capo al mondo felici e contenti.
D'altronde la semplicità di una vita più naturale libera risorse per fermarsi ogni tanto a pensare e l'assenza di troppe informazioni, per lo più false, favorisce un punto di vista più chiaro ed essenziale. La sanità mentale è garantita dalla mancanza della televisione, moderno oppio dei popoli, mentre con Internet si riesce ad avere una visione meno passiva e più globale.
Così, in mezzo al mare, la terra e i suoi problemi ci appaiono nella loro essenza.
Teresa de Sio ha raccontato durante un concerto una storia che rende bene l'idea: il mondo è come un deserto dove vivono due tribù, una ha l'acqua e vuole la pace, l'altra non ha nulla. E vuole l'acqua.
Oggi, con l'elezione di Obama alla Casa Bianca, molta gente ha ripreso a sperare in un futuro migliore dove sia possibile trovare un equilibrio con la natura e dove gli uomini imparino a condividere le risorse in una maniera più giusta e più equa.
Forse Obama da solo non riuscirà a cambiare il mondo, ma sembra proprio che si stia cercando di fare qualche passo nella direzione giusta.