Mario Tozzi

Itali@mbiente: cosa rischia il nostro paese. Il film nato sul web


Il disastro ambientale italiano raccontato dal popolo della rete. In anteprima per la Giornata dell'ambiente e in occasione di CinemAmbiente, il festival di Torino, un documentario che fin dal titolo nasce sul web. Oltre duecento contributi foto, video, audio, musicali, raccolti e selezionati da Mario Tozzi e dalla redazione di avoicomunicare, raccontano di un'Italia in pericolo, del giardino d'Europa che oggi rischia la vita ogni giorno per colpa di scelte dissennate e di una pigrizia ormai ingiustificata.

Dalle discariche a cielo aperto in Campania ai torrenti tombati di Messina, dalla morte biologica della val Bormida ai pesci deformati pescati vicino alla centrale nucleare di Trino Vercellese, l'elenco è lungo e fa impressione.
Eppure la speranza di salvare l'ambiente del nostro straordinario paese è concreta. E la fiducia è riposta in una mobilitazione dal basso, dei singoli cittadini, delle associazioni, delle realtà locali, che segnalino non solo le zone a rischio ma anche quegli esempi virtuosi (e ne esistono) che ci fanno credere che comunque non tutto è perduto. Itali@mbiente ne segnala alcuni di significativi, racconta e testimoniano quello che si può fare per evitare la distruzione di luoghi unici. Ora si tratta di proseguire l'opera di censimento.

Con la collaborazione del WWF e dei suoi volontari stiamo (state!) costruendo una mappa delle aree a rischio e di quelle che hanno trovato un modo per difendersi dall'aggressione dell'uomo.
Il lavoro è solo all'inizio. Per continuare a inviare segnalazioni e materiali potete utilizzare la nostra piattaforma di uploading.



Dimostrato: le centrali nucleari fanno male alla salute

Mario Tozzi spiega perché non serve un incidente per rendere rischiosa per la salute una centrale nucleare.

Dopo un incidente, le radiazioni - come mostra la situazione in Giappone in questi giorni - aumentano e provocano un danno certo per il nostro organismo. Ma ci sono problemi gravi anche quando le centrali non sono in avaria. Uno studio dell’Università di Mainz (2008, condotto su dati disponibili dal 1990 al 2003, su un campione di 1592 bambini d'eta inferiore ai 5 anni che hanno preso la malattia, e 4735 bambini in buona salute), ordinato dal governo federale tedesco (ufficio per la protezione dalle radiazioni) e dunque non suscettibile di critiche di antinuclearismo, segnala una significativa maggior incidenza di tumori e leucemie infantili attorno alle centrali tedesche. Nelle 17 centrali avviene che, nei bambini che risiedono in un raggio di meno di 5 km dalle centrali, il rischio di ammalarsi di leucemie è del 76% in più di quelli che vivono a 50 km.

I tumori embriogenetici sono incrementati del 160%  e le leucemie del 220%: in Germania c’è una correlazione fra la distanza della casa dalla centrale nucleare e il rischio di sviluppare un cancro entro 5 anni dalla nascita. Le radiazioni su embrioni e feti possono risultare più elevate di quanto si supponesse: i tessuti ematopoietici si rivelano più radiosensibili negli embrioni che non nei neonati. Secondo Umberto Veronesi "il nucleare non aumenta il rischio cancro". E a parlare è il presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana.

Più vicino alle centrali, più alto il rischio 
di leucemia e cancro Il risultato ha mostrato un rischio significativamente più alto di contrarre il  cancro se i bambini abitavano entro un raggio di 5km da una centrale nucleare: a seconda dei normali valori statistici nazionali, ci sarebbero 48 casi di cancro e 17 casi di leucemia dentro il sopracitato raggio di 5km intorno alle centrali nucleari.
 Tuttavia, sono stati riscontrati 77 casi di cancro (60% più del previsto) e 37 casi di leucemia (117% più del previsto).
 Una persona direttamente coinvolta nello studio ha menzionato a Spiegel online, che potrebbe essere un rischio più alto anche all'interno di un raggio di 50km intorno alle centrali nucleari. 
Sulla Radio Svizzera,  il responsabile dello studio, Maria Blettner (Università  di Mainz) ha affermata: "Anzi, possiamo provare statisticamente che il rischio per i bambini di contrarre il cancro aumenta se crescono vicino ad una centrale nucleare." E inoltre: "non possiamo arrivare a nessuna conclusione per gli adulti - semplicemente perché lo studio è relativo solo ai bambini."

 

Questi risultati confermano altri studi  sulla radioattività come causa di cancro anche in piccole dosi.
 Comunque, numerosi studi internazionali hanno dimostrato che sono aumentati i rischi di cancro anche a piccolissime dosi di radiazione - con qualche coefficiente sotto i limiti permessi. Quello tedesco è tuttavia il prim studio che fornisce la prova che i rischi per bambini di avere il cancro è in aumento in maniera proporzionale alla distanza dalla centrale, più vicino essi vivono a un impianto nucleare più cresce il pericolo.

Benché la Germania ha già deciso di eliminare gradualmente le centrali nucleari entro il 2020, questo studio sta ora riscaldando la discussione per vedere se la chiusura della tecnologia nucleare debba essere accelerata.


Ma qualcuno lo sapeva già. Sadao Ichikawa, direttore del laboratorio di genetica dell’Università di Saitama, ha sottoposto a radiazioni la pianta Commellina comunis, notando che cambiava colore da azzurro a rosa. Ne ha allora piantati attorno a 10 delle 55 centrali giapponesi e li ha monitorati per cinque anni: erano sempre tutti rosa. Il fiorellino è un mutante: non c’è un uso pacifico dell’energia nucleare, c’è solo un uso pericoloso.


"Se non fossero pericolose non ci vorrebbe una tuta per entrare in una centrale"



Itali@mbiente, il vostro eco-film per salvare l'ambiente

Ci sono il video di Vera che documenta lo stato della Darsena milanese, oppure come le immagini di Renato che ci parlano di un'espansione industriale che seppellisce una vallata, o Paolo che fotografa l'ammasso di rifiuti nell'ex Snia di Varedo. E mentre Rocco ci parla dell'inquinamento della Valle del Sacco, in provincia di Frosinone, dove nell'acqua delle case sono stati rilevati nitrati, rame e ammoniache, Lorenzo mette l'attenzione su un'area molto importante del nostro Paese, “quella che colora di sé con un bel rosso la carta geologica d’Italia. È l’area che riunisce le province di Venezia, Rovigo, parte di quella di Padova, e ancora parti ampie di quelle di Udine,  Gorizia, Ferrara e Ravenna. Sono zone al di sotto del metro sul livello del mare, un triangolo che ha come vertici  Monfalcone, Casalserugo (in provincia di Padova) e Ravenna”.

Eccoli i primi contributi che ci sono arrivati. Raccontano quello che non va nell'ambiente in Italia.  La fase iniziale del primo film collaborativo italiano sull'ambiente si è conclusa con la scelta del titolo che è Itali@mbiente. Lo avete inventato, scelto e deciso voi attraverso le pagine del wiki realizzato da Avoicomunicare, a vostra disposizione per ideare e realizzare il film che è coordinato da Mario Tozzi.

Ora è il momento di inviare i vostri filmati, le vostre foto, le vostre idee, per far nascere concretamente il primo film sull'ambiente nato e realizzato in rete.

Da qui in avanti, i lavori procedono parallelamente almeno su due binari. Da una parte c'è l'evoluzione del soggetto che man mano sta prendendo corpo, di contributo in contributo, e si arricchisce di un nuovo tassello ogni volta che un visitatore aggancia la propria idea a quelle già elaborate. Sull'altro binario ci stanno invece i materiali che i partecipanti stanno caricando sulla pagina dedicata del wiki: testi, immagini e filmati per comporre un mosaico di sguardi e riflessioni sulle brutture che feriscono il nostro paesaggio, sulle cattive abitudini che lo deturpano, ma anche sulle buone abitudini che dovremmo fare nostre, sulle possibili vie di uscita e le soluzioni praticabili.

Partecipa anche tu al film Itali@ambiente, invia i tuoi contributi, tutte le informazioni sono nel wiki dedicato al progetto. Qui puoi vedere, il manifesto che spiega l'iniziativa e lo stato di avanzamento del soggetto dove puoi aggiungere i tuoi contributi, le tue obiezioni e le tue modifiche oltre, ovviamente, a caricare direttamente nel sito i tuoi video, audio o testi scritti.

Immagine di theglocalblog.com



Perché sul nucleare Veronesi sbaglia

"Provate a entrare in una centrale nucleare e vedrete la quantità di precauzioni che è necessario prendere". Mario Tozzi sostiene che è difficile negare i pericoli e i rischi di un impianto come quelli che alcuni vorrebbero vedere in Italia. Il geologo del Cnr e divulgatore scientifico contraddice le rassicurazioni date da Umberto Veronesi, presidente del Comitato sulla sicurezza del nucleare, e soprattutto nega che liberarsi dal petrolio significhi indipendenza economica per l'Italia.
"Ci saremmo svincolati da un combustibile fossile - spiega Tozzi - ma ci saremo legati a un altro combustibile fossile, l'uranio. Non più dipendenti dal Medioriente, ma da paesi come Sud Africa e Australia. La situazione non cambierebbe".



Tozzi: a Cancun il mondo sceglie tra economia e ambiente

Se il mondo non mette in discussione anche il modello economico, le questioni ambientali non possono essere affrontate. Siamo di fronte a due strade, sostiene Mario Tozzi. O scegliamo di battere ancora la strada dell'economia come l'abbiamo costruita finora oppure scegliamo un modello sostenibile, capace di far sopravvivere il nostro pianeta e di farci proseguire sulla via del benessere. Nel Cop 16 a Cancun siamo di fronte a questo bivio: "In Messico, ci possono essere pochi risultati ma almeno otteniamoli".



Mar, 30/11/2010 - 10:11 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

È il vostro eco-film

Il primo documentario interamente dedicato ai pericoli che l'ambiente corre in Italia. Un progetto ambizioso:  interamente scritto, sceneggiato, prodotto, montato, musicato e distribuito dalla rete.
L'idea nasce, si sviluppa e si realizza sul web; Mario Tozzi e Loredana Grimaldi  spiegano il progetto e il manifesto che lo ha ispirato.
Ma gli autori siete voi, con i vostri contributi: video, audio, immagini per raccontare e denunciare il degrado ambientale dell'Italia.
Questo film lo fate voi, a cominciare dal titolo che potete inventare e votare nel wiki di Avoicomunicare.



Il Manifesto del film che nasce sul web

Siete voi gli sceneggiatori e i registi del progetto che lanciamo oggi. L'abbiamo presentato pochi giorni fa alla BlogFest di Riva del Garda ed è un'iniziativa a cui teniamo molto per la sua novità ma anche per il suo significato.
In sintesi, si tratta di realizzare insieme il primo film/documentario dedicato ai pericoli che l'ambiente corre in Italia.

Come raggiungere questo scopo? Avoicomunicare mette a disposizione gli strumenti per realizzare un racconto collettivo dei rischi che il “giardino d'Europa” sta correndo. A partire dalla sceneggiatura, ogni step della creazione del film sarà condiviso con voi. Ideazione, scrittura, riprese, musiche: tutti i passaggi saranno nelle vostre mani che collettivamente plasmeranno un'opera unica che al tempo stesso svolgerà un ruolo di denuncia, un campanello d'allarme per tutti coloro che dovrebbero fare qualcosa per tutelare la natura in Italia.

Non solo scrittura orizzontale della sceneggiatura, nella quale segnalerete luoghi degradati, ma anche videomaking. Sarete voi stessi reporter sul campo adottando qualche minuto del film e impegnandovi a girare il video corrispondente.

Una volta raccolto, il materiale completo sarà discusso in rete per il montaggio definitivo. Dopodiché, ci impegnamo a promuoverlo e siamo pronti a farlo girare ovunque sia possibile, sul web ma anche in tv o al cinema.

Qui sotto potete leggere il Manifesto nel quale si descrive come si dovrebbe svolgere ogni passaggio, dall'ideazione alla distribuzione del film.
Noi crediamo che sia possibile realizzare qualcosa di nuovo e di importante, crediamoci insieme.

Innanzitutto, quale titolo vogliamo dare a questo film?

 

* * *

Il network del disagio ambientale d’Italia. Il Manifesto

Navigatori della rete documentate, non avete da perdere che asfalto e cemento
 

Viviamo in un paese in cui ci si può permettere di dimenticare la Terra, ma non le prime parole della Commedia di Dante. Un paese in cui l’educazione scientifica è inesistente e quella ambientale negata. Un paese in cui si muore per frana o terremoto, ma si continua a costruire fino dentro la bocca dei vulcani. Un territorio che si trasforma in cemento e asfalto e perde ogni naturalità, con il rischio di non ricordare nemmeno come fosse l’Italia solo venti anni fa.

In pochi pensano oggi che il paesaggio non sia un bene culturale e che un parco vada tutelato né più né meno di come si fa con la Cappella Sistina o con Venezia. Ma c’è qualcosa di più: l’ambiente naturale – che ci siano uomini oppure no — è il presupposto di ogni paesaggio, deve essere tutelato per primo e meglio.

In questa situazione vogliamo fare qualcosa. Vogliamo comporre una mappa ragionata del disagio ambientale in Italia, una specie di mosaico del nostro paese che venga dall’esperienza di tutti noi. Chiamiamo perciò a raccolta tutti coloro che hanno a cuore il nostro futuro ambientale e che sono consapevoli che solo attraverso la conoscenza e la diffusione dell'informazione si possa disegnare uno scenario migliore per il nostro territorio.

Chiediamo contributi video, fotografici, di immagini comunque reperite (e magari anche disegni personali, testi scritti o parlati). Chiediamo anche una particolare attenzione alla documentazione del passato: antiche fotografie e testi, prime immagini filmate, disegni e  stampe o quadri del territorio italiano nel passato recente e lontano.
Da tutta Italia e da ciascuno chiediamo uno sforzo di documentazione per studiare il cambiamento del territorio e i suoi mali e disegnare una possibile via d'uscita.

Vogliamo porre l'accento sulle seguenti tematiche:

1. consumo di territorio: ogni anno l'Italia ne brucia 250.000 ettari, come nessun altro in Europa;
2. perdita di habitat e biodiversità: l'Italia è il paese europeo a massima biodiversità
3. fiumi e laghi perduti: le acque dolci sono in grave stato di disagio, più di quelle marine
4. perdita delle coste e delle spiagge: il problema dell'erosione marina
5. perdita delle foreste e riforestazione
6. traffico urbano
7. desertificazione e perdita di suoli
8. cave e miniere
9. impianti industriali
10. rifiuti

Insomma, vogliamo documentare quanto le attività industriali, agricole e edilizie hanno trasformato il paese. Ma vogliamo farlo in maniera seria e moderna, applicando il metodo scientifico della prova provata e inserendo anche esempi positivi di riconversione ecologica.
Un futuro diverso è possibile solo quando si conoscono gli errori del passato e se ne fa patrimonio comune.
E un’immagine significativa parla più di mille libri.

In pratica
Telecom Italia, tramite Avoicomunicare, ha deciso di mettere a disposizione della rete delle risorse per la produzione di un documentario che descriva e testimoni lo stato di salute ambientale dell’Italia.
È un progetto che in Italia, con queste modalità, non è stato ancora mai realizzato.
Parla di noi e del nostro possibile futuro.
È un film ideato, sceneggiato, montato, musicato e distribuito dalla rete.
Mario Tozzi è l’ideatore, il curatore e il garante dell’attendibilità scientifica del progetto. Ed è il responsabile, insieme al team avoicomunicare, della strutturazione dei contributi provenienti dalla rete.
Questo documentario nasce dalla rete, anche con l’obiettivo di approdare su altri mezzi come cinema e tv.

A partire dal presente manifesto, verrà proposta alla rete una sceneggiatura, scritta da Mario Tozzi, che farà da guida, con indicazioni inizialmente molto schematiche ma successivamente più elaborate di ciò che deve accadere all’interno degli atti che comporranno il film.
Ogni utente potrà dare il proprio contributo alla sceneggiatura.
Mario Tozzi, il Team di avoicomunicare e tutti coloro che avranno contribuito ai testi, pur continuando ad integrare il testo, avranno a questo punto una visione del lavoro d’insieme: in una colonna la traccia, il testo originale e, a fianco, il testo modificato, con hyperlink per seguire la cronologia delle modifiche.
Una volta ricevuti i contributi testuali dalla rete Mario Tozzi potrà apportare le modifiche finali e integrare il testo della sceneggiatura, la quale alla fine di questa fase dovrà essere completa di tutti gli elementi necessari per poter così procedere alla fase realizzativa.

La raccolta dei video e la creazione del film:
La fase della raccolta e successivo montaggio sono tra le più delicate: con lo stesso sistema con il quale siamo andati a modificare il testo con l’aiuto della rete, chiederemo agli utenti di “adottare” 3 o 5 minuti del filmato, illustrando il testo come meglio credono, con immagini o filmati originali o free.
Sarà resa disponibile una versione “raw” del filmato affinché la rete possa avere, come per tutte le fasi precedenti, la possibilità di discuterla/commentarla, e poi procedere alla finalizzazione.
La colonna sonora, lo speaker ed il montaggio del trailer verranno anch’essi demandati alla rete.

Lancio del film finale:
Il film definitivo verrà lanciato il 5 giugno 2011, giornata mondiale dell’ambiente.
Il film verrà reso disponibile in rete: scaricabile ed in streaming.
Dopo la messa on line verrà diffuso attraverso i canali tradizionali.

Il ruolo fondamentale della rete:
Il ruolo della rete risulta fondamentale in tutte le fasi del progetto. Tutta la realizzazione del film sarà guidata dai materiali e dalle indicazioni ricevute dalle persone via web.
Tutti coloro che parteciperanno al progetto saranno citati nei credits del film, divisi per area di competenza: registi, montatori, musicisti, cameraman, ecc…
Inoltre, a coloro che parteciperanno verranno dati:
    • Special box con il dvd del documentario
    • Un piccolo spazio all’interno del sito web del progetto nel quale presentarsi

Ma cominciamo dall’inizio: qualche idea per un titolo?