
È arrivato il giorno conclusivo di Cop15, la conferenza mondiale sul clima ONU organizzata a Copenhagen, e sono ancora moltissimi i dubbi circa la possibilità di arrivare ad un accordo finale che possa portare davvero dei risultati concreti.
Ieri infatti è stata una giornata molto complicata dal punto di vista delle trattative, i negoziati erano giunti a un punto molto critico a causa delle rigidità di USA e Cina, i due maggiori produttori mondiali di gas serra. Gli USA avevano proposto la riduzione del 17% delle emissioni inquinanti entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005, il che vuol dire un taglio del 3% rispetto al livello emesso nel 1990, l'anno di riferimento del protocollo di Kyoto.
Non stupisce quindi la reazione del cancelliere tedesco, Angela Merkel "Onestamente, devo dire che l'offerta americana di ridurre le emissioni del 3% rispetto ai livelli del 1990 non è certamente ambiziosa".
Una boccata d'ossigeno e di speranza è giunta dal Segretario di Stato Hillary Clinton che ha comunicato alle Nazioni Unite la volontà da parte degli USA di contribuire, insieme ad altri partner internazionali, al fondo di 100 miliardi di dollari a favore dei Paesi più poveri per contrastare il riscaldamento climatico.
La notte è stata frenetica, moltissime le consultazioni e le trattative che hanno generato una bozza d'accordo che oggi sarà sottoposta all'esame dei grandi del mondo: due i punti salienti:
In questo contesto il presidente USA Barack Obama è in arrivo nella capitale danese, e i leader mondiali (e anche il popolo della rete) sperano che il neo premio Nobel possa fare qualcosa di più rispetto a quanto finora promesso per convincere Cina e India a impegnarsi sui tagli.