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Il rapporto di Save The Children sui bambini migranti

La galleria fotografica

Non è facile immaginarlo. Pensare che a un tratto tutto ciò che ti legava al tuo paese d’origine è sparito e che in quella che chiamavi casa non c’è più nessuno ad aspettarti. Yusuf è nato e cresciuto in Bangladesh, lì è rimasto fino a 17 anni, età in cui è arrivato in Italia.
A spingerlo a partire sono stati i genitori, gli stessi che poco dopo il suo arrivo nel nostro Paese sono morti, lasciandolo senza più radici ma sicuri che Yusuf avrebbe avuto un futuro migliore del loro.

Le premesse, quelle positive, ci sarebbero tutte. Il ragazzo si è subito ambientato, felice della sua residenza presso la Comunità per minori Agorà-San Carlo Borromeo di Corinaldo, in provincia di Ancona, dove è rimasto per quasi un anno prima di diventare maggiorenne. A Corinaldo Yusuf ha iniziato a studiare, e soprattutto è diventato una presenza nota a tutti gli abitanti grazie al servizio di volontariato che ha prestato sulle ambulanze della Pubblica Assistenza locale.

Sorriso aperto e molta buona volontà, Yusuf ha da poco compiuto 18 anni, e ha iniziato a lavorare come magazziniere. Ma il lieto fine, almeno per ora, è in sospeso. Il problema è quello della conversione del suo permesso di soggiorno per la raggiunta maggiore età. Il pacchetto sicurezza, quella famigerata legge 94/2009 così poco attenta a casi come quello di Yusuf, prevede infatti che il permesso di soggiorno venga sì concesso al minore d’età, ma al raggiungimento del 18esimo anno, per ottenerne la conversione, ci vogliono almeno due anni di percorso formativo che abbia come scopo l’integrazione. Solo che Yusuf è arrivato qui solo un anno fa, e nonostante abbia frequentato la scuola, fatto due tirocini, svolto volontariato e trovato un lavoro, i due anni previsti dalla legge sono perentori. Il futuro del ragazzo è incerto, ma quanti storie ci sono come questa?

 Il rapporto sui Minori Migranti di Save The Children parla chiaro, sul nostro territorio vivono circa un milione di minori stranieri, che vivono la loro infanzia e adolescenza e in Italia. Tra loro ci sono i rifugiati, i minori non accompagnati, i minori richiedenti protezione internazionale, i minori vittime di tratta. E i minori di seconda generazione, naturalmente, quelli nati in Italia da genitori stranieri e che al compimento del diciottesimo anno d’età, se tutto va bene, avranno la cittadinanza italiana. Un milione di storie diverse, di viaggi attraverso ostacoli e burocrazia che a volte si concludono con un affidamento, un’adozione, una vita completamente nuova. Ma che non sempre va come dovrebbe. Lo spiega Raffaela Milano, responsabile Programmi Italia-Europa per Save The Children Italia: “I viaggi dei minori verso l’Italia, dopo gli accordi con la Libia del febbraio 2009, sono diventati più rischiosi. E la scuola, fulcro di tutte le attività di integrazione, è sempre più in affanno, soprattutto dopo la previsione del tetto del 30% di stranieri previsto per classe.” Ci sono poi le situazioni che fanno sì che questo sia considerato uno degli anni più neri in tema di accoglienza dei minori in Italia: “Tra le difficoltà più gravi ci sono sicuramente quelle delle centinaia di bambini rom che sono stati sgomberati, insieme ai genitori, dai campi in cui vivevano. Senza che però venisse predisposta alcuna misura alternativa per dar loro un posto dove vivere.”

I dati confermano che la presenza di minori stranieri in Italia è in costante crescita, e anche per questo Raffaela Milano afferma che sono fondamentali almeno tre provvedimenti urgenti, che rendano la loro vita qui meno difficoltosa: “Innanzitutto bisogna dare seguito alle misure sull’integrazione dei minori previste nel Piano nazionale“identità e incontro” varato dal Governo nel maggio 2010. Poi rivedere le norme sulla cittadinanza per chi è figlio di genitori non italiani, prevedendo il riconoscimento della cittadinanza prima del compimento del diciottesimo anno in modo che possa sentirsi pienamente ‘cittadino’ del paese in cui è nato e cresce. Infine approntare un programma organico per la protezione dei minori stranieri che vivono le condizioni di maggior rischio.”

Un appello molto importante, soprattutto se si tiene a mente che un giorno questi bambini e questi adolescenti saranno adulti, un capitale umano su cui sarebbe il caso di investire per il futuro del paese. Dopotutto è l’anno che celebra in 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, non dimentichiamolo. Non è con l’esclusione che si costruisce il futuro di una nazione.

Foto di Avoicomunicare



Oggi il Safer Internet Day

Anche quest'anno arriva in febbraio il Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per un uso sicuro e responsabile delle nuove tecnologie e della rete da parte di bambini e adolescenti. Lo slogan scelto quest'anno è: “Internet è più di un gioco, è la tua vita”.
Ovvero, ormai l'accesso al web è semplicissimo e proprio per questo motivo è necessario che si faccia funzionare il cervello quando si naviga on line (vedere lo spot di Save The Children che pubblichiamo qui sotto).
Anche Telecom si impegna direttamente con il sito Navigare Sicuri risorsa on line dedicata a giovani, genitori e insegnanti per un uso attento e consapevole del web.




La giornata dedicata alla sicurezza dei minori sulla rete arriva pochi giorni dopo la presentazione della ricerca di Save the Children “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani” realizzata da Ipsos, nella quale il 34% degli intervistati, dunque 1 ragazzo su 3, dichiara di aver ricevuto messaggi on line con riferimenti al sesso. E il il 27% dei minori che usa internet si dà appuntamento con qualcuno conosciuto in rete, il 17% ha rapporti intimi con qualcuno contattato online e il 13% invia foto o immagini di sé nudo. Nel 43% dei casi sono gli amici e i fidanzati i destinatari dei messaggi hard ma per il 12% degli intervistati provengono da sconosciuti.

Tra le principali ragioni alla base del loro scambio di materiali a sfondo sessuale, i giovani intervistati mettono in testa il divertimento (per il 44% degli intervistati) o riuscire a vincere la propria timidezza (40%) e più in generale la voglia e il bisogno di esibizione e di mostrarsi competenti in materia sessuale.

“I dati della ricerca dicono in modo eloquente come i ragazzi e le ragazze utilizzino la rete per esprimere e sperimentare a 360° la loro sessualità. Non solo si espongono alla visione di immagini, foto, messaggi a sfondo sessuale ma espongono loro stessi, in prima persona, fino ad arrivare al contatto off line cioè all’incontro intimo vero e proprio con persone conosciute via web”, commenta Valerio Neri Direttore Generale di Save the Children Italia.

"E’ fondamentale - conclude Neri - che i ragazzi e le ragazze capiscano che non esistono mondi virtuali perché quello che si fa su Internet o con il cellulare ha un impatto diretto e concreto sulle loro vite". Entrando in rete stiamo tirando in ballo la nostra vita. "It's more then a game, it's your life".



Il futuro di Internet: accesso per tutti e tutela dei minori

Il futuro della comunicazione (e non solo) viaggia su Internet, il più capillare e democratico strumento che sia mai esistito. Ma il web, insieme ad enormi potenzialità, nasconde anche insidie e pericoli, soprattutto per gli utenti meno esperti e più indifesi: i bambini.
Abbiamo quindi intervistato chi si occupa “per definizione” dello sviluppo e del monitoraggio dei sistemi di comunicazione: il Segretario Generale dell’International Telecommunication Union, dr. Hamadoun Tourè.
Il Segretario dell’agenzia ONU ci ha descritto quali saranno i prossimi passi nell’evoluzione di Internet (broadband e broadband mobile, per permettere a tutti di essere collegati alla massima velocità), e ha assicurato che, grazie alla collaborazione tra istituzioni, governi e aziende private, verranno sempre più rafforzati gli strumenti di tutela dei minori.
Solo grazie alla sinergia tra tutti questi attori si potrà garantire a tutti la possibilità di navigare, e di farlo nel modo più sicuro e libero possibile.



L'educazione a internet

Abbiamo già parlato dei pericoli che corrono i minori se lasciati soli nella navigazione sul web. Iniziative come il Safer Internet Day sono utili per sensibilizzare famiglie e istituzioni nell’accompagnare i ragazzi durante la navigazione su internet.
La prof.ssa Maria Rita Parsi ci spiega quale ruolo devono quindi avere scuola, famiglia e istituzioni in questo processo: gli adulti devono essere i primi a conoscere il web, capire gli strumenti che poi utilizzeranno i loro figli; al tempo stesso la legge deve prevedere i giusti controlli e la scuola deve prevedere ore di lezione specifiche sulla materia.



Safer Internet Day: consigli per navigare più sicuri

Oggi si celebra il Safer Internet Day, una giornata dedicata all’informazione sui pericoli che corrono in Rete, soprattutto per gli internauti più giovani. La tutela dei minori che si avvicinano al mondo di Internet è un argomento molto sentito, e diverse organizzazioni e istituzioni collaborano al programma Safer Internet della Comunità Europea.
Save the Children è tra le organizzazioni schierate in prima fila (collabora anche con Telecom Italia al progetto NavigareSicuri) e quindi abbiamo intervistato il presidente Valerio Neri per fare il punto con lui sul rapporto tra gli adolescenti e l’universo della Rete. Inoltre gli abbiamo chiesto cosa dovrebbero fare scuola, istituzioni e famiglia per proteggere i ragazzi dalle persone malintenzionate che purtroppo approfittano di Internet per i loro crimini.
Credi anche tu che Internet sia pieno di potenzialità ma anche di pericoli? Cosa occorre fare per tutelare i più giovani?



Il minore straniero in Italia

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I minori stranieri possiedono una doppia configurazione politica e sociale: sono minori e sono stranieri. Lo statuto giuridico “minore” limita lo statuto giuridico “straniero”, in quanto nei confronti dei minori non può avvenire l’espulsione, per cui non potranno mai essere considerati clandestini. La loro presenza è tutelata e protetta dallo Stato italiano.

In Italia vivono minori stranieri “accompagnati” (che seguono la condizione dei genitori, fino al compimento del loro quattordicesimo anno di età; poi possono ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari), “affidati” e “non accompagnati”, quando vivono in stato di abbandono (come nel caso in cui i genitori siano rimasti nel Paese d’origine).

Il minore che arriva in Italia con età inferiore ai quindici anni, se partecipa a un programma sociale per due anni consecutivi, può ottenere un permesso di soggiorno per motivi di studio o di lavoro. In seguito egli avrà diritto al permesso di soggiorno convertibile alla maggiore età (ovvero al compimento del suo diciottesimo anno), in base ai parametri previsti dalla Legge n. 94 del 15/07/2009.

A partire dal 1994 sono stati creati in Italia i Comitati per i minori stranieri e il Servizio Sociale Internazionale (S.S.I.) che hanno lo scopo di rimpatriare i minori “non accompagnati”, seguendo una cosiddetta “politica di rimpatri assistiti”. Lo stesso permesso di soggiorno che viene rilasciato loro da questi due enti per la loro minore età, è stato concepito come provvisorio, perché vale a regolare la vita del minore, finché lo stesso non viene rimpatriato.

Esistono inoltre figure di giudici minorili o giudici tutelari, che possono designare un tutore (con poteri genitoriali) a cui affidare il minore straniero.

Gli articoli 31-32 del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero sono quelli che concretamente tendono a regolamentare e tutelare la condizione del minore straniero in Italia.

Pensi servano altre strategie da adottare per favorire e promuovere l'inserimento e l'integrazione di minori stranieri in Italia?

Foto di Coccoabiscuit



I diritti dei più deboli: donne, bambini, anziani, emarginati

La violenza di genere: la violenza su donne e bambini, su chi è indifeso. Una violenza che è ritenuta una violazione dei diritti umani.
Oggi sono proprio i più deboli che subiscono soprusi, gli stessi che vengono meno tutelati dalle leggi.

Da diverse ricerche emerge che la violenza di genere si esprime su donne e minori in vari modi e in tutti i Paesi del mondo La violenza può nascere tra le mura domestiche, in ambito familiare oppure nei luoghi pubblici, di lavoro.

Le vittime sono principalmente donne e bambini proprio perché considerati più fragili e inermi e i tipi di violenza sono di diversa natura: violenza sessuale, fisica, economica, verbale e psicologica.

In Italia la violenza di genere è diventata tema e dibattito pubblico solo da una ventina di anni, ma è subito evidente che il problema fondamentale è la mancanza di politiche di contrasto, di sensibilizzazione e di prevenzione.

Gli abusi verso donne e bambini hanno delle conseguenze spesso tragiche, bisogna quindi impegnarsi per creare delle misure atte a ostacolare il verificarsi di questi episodi.

Lo Stato dovrebbe muoversi per tutelare le vittime di questi avvenimenti, innanzitutto dovrebbe insistere sulla prevenzione, per fare in modo che queste tragedie non avvengano. Nei casi in cui le misure preventive non fossero sufficienti, bisogna offrire a donne e bambini la giusta assistenza psicologica e un’adeguata protezione.

Molte delle vittime non accusano il loro aggressore per paura, per impossibilità di essere autonome e indipendenti.

Dovremmo renderci conto che sempre più spesso le violenze accadono perché le vittime non sanno come uscirne, come difendersi, quali alternative intraprendere.
La colpa è delle politiche di tutela inesistenti. L’aggressore, dopo aver commesso il reato, può continuare ad abitare nelle vicinanze della vittima creando in quest’ultima un forte senso di insicurezza e paura perché a rischio ritorsioni.
Le donne e i bambini, dopo aver denunciato violenza e abusi, vengono abbandonati a se stessi e così preferiscono scappare, nascondersi, tacere per non dover affrontare tutto da soli.

In una società che non garantisce i diritti umani e la sicurezza dei suoi cittadini non ci può essere libertà e giustizia.

 

Sara Grillo