Ispirati dalle 12 misure del benessere del Progetto BES e dalle innovazioni che ogni città giorno per giorno mette in atto per migliorare la sua vivibilità, dall'Area C a Milano all'eco-mobilità come il bike sharing o il car sharing a Reggio Emilia e in tante altre città d'Italia, abbiamo voluto stilare un decalogo della smart city secondo noi.
Quali sono le caratteristiche che una città deve avere per definirsi "smart"?
Quali sono le città da prendere come esempio?
Mobilità sostenibile (o "dolce")
Ai parametri di quella che viene definita mobilità sostenibile rispondono i mezzi di trasporto che non contribuiscono a inquinamento atmosferico e acustico, alla congestione stradale e alla percentuale di rischio di incidenti.
Una città smart sfavorisce l'uso dell'automobile ma promuove e sostiene la mobilità dolce attraverso restrizioni, sovvenzioni e ottimizzazione delle infrastrutture.
Buone condizioni dell'aria
Una delle conseguenze della riduzione dei mezzi privati a favore dei mezzi non inquinanti è il miglioramento dello stato dell'aria, laddove l'uso dell'automobile sia scoraggiato dalle pubbliche amministrazioni ma anche sostituito da valide alternative in grado di sopperire a tutti i rischi del caso (congestione delle vie periferiche alle città, insufficienza nei servizi pubblici).
Migliora la salute pubblica e si riducono le spese mediche e ospedaliere per le malattie provocate da un'eccessiva quantità di polveri sottili nell'aria.
Spazi per relazioni sociali
Ogni cittadino deve poter condividere problemi, idee, risorse con gli altri. Gruppi d'acquisto solidale (GAS) possono far risparmiare molto denaro a intere famiglie facendo da punto di raccolta di prodotti per la vita quotidiana e cibo all'ingrosso, spesso biologico e locale, sano e adatto all'alimentazione di tutte le età.
Nella smart city gli anziani, le donne, i bambini, i lavoratori, i bisognosi sono tutelati e aiutati. Come nelle le associazioni di cittadini che danno grandissimo aiuto in particolare alle fasce d'età o alle categorie che oggi sono poco utili alla società e quindi non supportate, quasi dimenticate. Smart city vuol dire anche solidarietà e integrazione.
Sicurezza
Una città piena di telecamere di sorveglianza è forse una città sicura?
Una città sicura garantisce quanto più possibile la tutela sul lavoro, la tutela domestica, stradale e delle infrastrutture, la prevenzione della criminalità, la protezione civile. Un cittadino di una smart city si sente protetto nella sua libertà individuale e ha fiducia nelle forze dell'ordine e nella legge.
Qualità dei servizi
Il benessere si riferisce anche all'efficienza delle infrastrutture e dei servizi, del loro grado di utilizzo, dell'accessibilità.
Le stesse infrastrutture sociali incidono decisamente sulla qualità della vita della popolazione e aumentano le opportunità del territorio. La loro efficienza è misurata anche in alcuni ambiti strategici, quali mobilità, comunicazione, energia, servizi idrici, servizi sanitari, servizi alle fasce deboli. Fonte: www.misuredelbenessere.it
Spazi verdi
Ogni città che abbia vasti spazi verdi, i polmoni delle città, contribuisce al miglioramento non solo della qualità dell'aria ma anche della vita, regalando ai cittadini degli spazi di contatto con il silenzio, la natura, la socialità e la bellezza del verde.
Politica e istituzioni
Apertura e trasparenza migliorano i servizi pubblici e riducono i rischi di frode, corruzione e cattiva gestione dei fondi pubblici. Una società coesa esiste solo se i cittadini hanno fiducia nelle loro istituzioni e nella pubblica amministrazione. L’opportunità di esprimere un’opinione politica e di partecipare al processo decisionale è importante per la qualità della vita. Fonte: www.misuredelbenessere.it
Patrimonio culturale e bioedilizia
“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”
art. 9 della Costituzione Italiana.
La Fondazione nazionale FAI (Fondo Ambiente Italiano) opera dal 1975 nell'ambito della tutela e conservazione del patrimonio artistico e culturale dell'Italia, rivolgendosi ai cittadini con attività di educazione e sensibilizzazione verso i beni culturali e paesaggistici, organizzazione di eventi, proposte turistiche, convenzioni culturali e presidio dell'ambiente e del paesaggio.
Ogni città che voglia essere smart deve tutelare e presidiare la gestione e il mantenimento dei luoghi e delle opere d'arte, ma anche rendere sostenibili le nuove strutture e strade attraverso la bioedilizia, il riciclo dei detriti delle strutture vecchie, l'uso di energia proveniente da risorse rinnovabili.
Economia e commercio sostenibili
Una città smart fonda economia e commercio sulla sostenibilità e fa riferimento agli equilibri fra reddito e ricchezza, consumo consapevole, condizioni abitative, possesso di beni di lusso; si riferisce anche a esportazione e importazione, alla valorizzazione dell'artigianato e del commercio locale, delle start-up e delle innovazioni, allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla promozione di scelte green per le imprese e per i cittadini.
Persone
La città è fatta di persone, senza le quali essa non esisterebbe. In una città smart la coscienza collettiva prevale sull'individualismo, tutti in un modo o nell'altro concorrono al miglioramento dell'ambiente circostante, pubblico e privato.
Se i cittadini e i loro governatori comprenderanno i benefici di queste scelte, il vero cambiamento nascerà spontaneamente dalle persone, e si faranno scelte e si collaborerà per migliorare la qualità della vita di tutti!
Curiosità:
Per tre anni di fila è stata Melbourne la città più vivibile nel mondo secondo una ricerca di The Economist sulla base di un numero di qualità fra cui la vastità dell'offerta culturale.
Melbourne gode di un'economia altamente diversificata e particolarmente forte nella finanza, nell'artigianato, in ricerca e IT, educazione, logistica e trasporti, turismo.
È una città multiculturale e multireligiosa, che vanta eccellenti strutture universitarie e ospedaliere, ed è considerata ragionevolmente sicura, ma la sua principale caratteristica risiede nella varietà culturale: Melbourne è un centro culturale internazionale che presenta eventi e festival, musical, commedie, musica e arte, architettura, letteratura, film e televisione, ed è stata la seconda città dopo Edinburgo a essere nominata UNESCO City of Literature.
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Foto: clOd on Flickr
Dal 16 gennaio 2012 l'Ecopass, non più attivo dal 31 dicembre 2011, sarà sostituito dall'Area C, che sarà messa in atto in via sperimentale per 18 mesi dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30.
L'Area C introduce nuove regole d’accesso alla zona a traffico limitato (Ztl) della Cerchia dei Bastioni, per veicoli privati e commerciali.
Da lunedì 9 gennaio nove appuntamenti nelle nove zone di Milano permetteranno ai cittadini di conoscere le novità e i dettagli del provvedimento congestion charge (tassa di congestione) milanese con: Pierfrancesco Maran Assessore alla Mobilità e Ambiente, Carlo Monguzzi Presidente Commissione Mobilità e Ambiente, Pierfrancesco Majorino Assessore alle Politiche sociali, Franco D'Alfonso Assessore al commercio , il Vice sindaco Maria Grazia Guida, Marco Granelli Assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale, Lucia Castellan Assessore alla Casa.
Il provvedimento mira a migliorare la vivibilità per chi abita, lavora, studia e viaggia nella città di Milano, con l'intento di ridurre il traffico nella Cerchia dei Bastioni, favorire lo sviluppo dei trasporti pubblici, destinare i guadagni derivati dall'Area C alla mobilità pulita (piste ciclabili e bike sharing, aree pedonali, Zone 30 - strade limitate ai 30km/h), migliorare la qualità urbana in generale attraverso la riduzione del numero di incidenti, della sosta selvaggia, dell'inquinamento acustico e atmosferico.
L'Area C, spiega il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia in una lettera ai cittadini, nasce per rispettare il volere di coloro che hanno votato SÍ al referendum del 12 e 13 giugno 2011, in riferimento al quesito sull'estensione a tutti i veicoli (esclusi quelli a emissioni zero) del sistema di accesso a pagamento.
Il referendum cittadino, approvato dal 79,1% dei votanti, proponeva in particolare numerosi interventi come il raddoppio entro il 2012 delle aree pedonali e delle zone a traffico moderato, la realizzazione entro il 2015 di una rete di piste ciclabili di 300km e il raddoppio degli stalli di sosta per le biciclette, la protezione con corsie dedicate delle linee di trasporto pubblico, un servizio di bus di quartiere per collegare le aree periferiche alle fermate delle linee di trasporto pubblico, l'estensione di bike sharing e car sharing, il prolungamento dell'orario di servizio delle metropolitane e il potenziamento del servizio taxi.
L’Area C corrisponde alla Ztl della Cerchia dei Bastioni ed è delimitata da 43 varchi elettronici muniti di telecamera, di cui 7 accessi a uso esclusivo per i mezzi pubblici.
Il nuovo ticket di ingresso sarà di 5 euro per tutti, fatta eccezione per i residenti che beneficeranno di 40 ingressi giornalieri gratuiti e successivamente di una tariffa agevolata di 2 euro. Artigiani e commercianti, dopo varie trattative e polemiche, potranno scegliere tra due opzioni: 3 euro per l’ingresso oppure il biglietto da 5 euro con due ore di parcheggio gratuito.
Nell'Area C potranno entrare, pagando l’ingresso, le auto alimentate a benzina Euro 1, 2, 3, 4, 5 e solo i veicoli Diesel Euro 4 e 5. I diesel Euro 3 non potranno entrare né transitare in Area C (ma è prevista una deroga di un anno a favore dei diesel Euro 3 di proprietà di residenti all'interno dell’Area).
Potranno invece circolare gratuitamente auto elettriche, moto e motorini e, solo fino al 31 dicembre 2012, le auto ibride, bifuel, alimentate a metano e GPL.
Per quanto riguarda la registrazione e il pagamento del ticket, gli accessi effettuati tra il 16 gennaio e il 16 marzo 2012 potranno essere regolarizzati entro e non oltre il 17 marzo 2012.
Per pagamenti e registrazione rivolgersi al portale www.areac.it.
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Terraa - Bill McKibben (Edizioni Ambiente, 2010)"Immaginate di vivere su un pianeta. Non la nostra rassicurante e ormai scontata Terra, ma un pianeta, uno vero, con i poli che si fondono e le foreste che inaridiscono, il mare che si alza e diventa corrosivo. Un pianeta spazzato dai venti, mitragliato dalle bufere, arso dal calore. Un posto inospitale."
Difficile? Terraa è il nome che dovremmo dare a questo pianeta nuovo secondo McKibben, così diverso da come l'abbiamo conosciuto, da quando la rivoluzione industriale ha innescato i meccanismi del consumismo e le sue terribili conseguenze. Gli eccessi di consumi e lo smaltimento dei rifiuti, l'inquinamento, le malattie, la denutrizione, i cambiamenti climatici, sono tutti fattori strettamente legati fra loro. Ma se indietro non si può tornare, come si può andare avanti? In punta di piedi.
Rivoluzione bici - Silvia Zamboni (Edizioni Ambiente, 2009) La cultura della bicicletta spopola anche nelle città più trafficate: la bici non fa rumore, non inquina, favorisce la socialità, sviluppa senso civico, migliora l'ambiente urbano.
In città come Ferrara, Bolzano, Modena, Bologna, l'uso della bicicletta è molto diffuso e favorito dai comuni, mentre il bike sharing è sempre più usato a Milano, Torino, Brescia e Bari.
"Eppure la vita del ciclista rimane molto complicata. Situazione senza uscita? Nuove forme di organizzazione e nuove strategie dimostrano il contrario. Stanchi di aspettare piste e percorsi protetti che non arrivano mai, i ciclisti urbani stanno rinnovando la cultura dell'uso della città."
Nel libro di Silvia Zamboni si trovano consigli, aneddoti e soluzioni per combattere il traffico con un mezzo pacifico che corre su due ruote.
100 domande sul cibo - Stefano Carnazzi (Edizioni Ambiente, 2009) Guardare la tv cambia il modo di mangiare? Cosa sono gli additivi? I conservanti sono inevitabili? Il caffè decaffeinato fa meno male?
Quando potremo assaggiare la fragola-pesce?
Le 100 domande sul cibo elencano luoghi comuni, timori, incertezze che delineano il nostro rapporto con l'alimentazione e il procacciamento del cibo, la realtà del nostro sistema alimentare e le buone pratiche per comprare meglio.
L'altra spesa - Michele Benelli e Giancarlo Marini (Edizioni Ambiente, 2010) Mai sentito parlare dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)? Si tratta di iniziative spinte da scelte politiche ed etiche: diventare consumatori consapevoli, supportare l'antimafia, sostenere i piccoli produttori, mangiare biologico e a km0, equo e solidale, ma anche conoscere il che finisce nel piatto, i suoi percorsi e la sua storia, risparmiare e vivere una vita più sana.
Un fenomeno italiano che sovverte le regole dell'economia del mercato consumistico.
Guida al consumo critico - Centro nuovo modello di sviluppo (Editrice Missionaria Italiana, 2011)
"Contro ogni logica continuiamo a voler produrre di più e consumare di più. È follia spacciata per virtù."
Consuma equo, consuma corto e naturale, consuma senza crudeltà, consuma democratico. Una guida alle multinazionali e i loro prodotti, ai cosmetici e i test sugli animali, ai consumi alternativi e alla trasparenza per scegliere in modo consapevole i propri acquisti e ostacolare il consumismo sfrenato.
Sono dappertutto, in particolare nelle città malate di traffico, sono una vera minaccia per l'apparato respiratorio, aumentano il rischio di infarto e di ictus e difendersi è davvero difficile. Parliamo delle polveri sottili, del particolato prodotto soprattutto dagli scarichi della automobili. Gianni, un lettore di AVC ci ha scritto chiedendoci se le polveri sottili vengono assorbite di più da un automobilista o da un ciclista. Noi abbiamo interrogato direttamente degli esperti e le risposte sono molto interessanti, forse addirittura sorprendenti: gli ambienti chiusi (come l'abitacolo dell'auto o anche i nostri appartamenti) non ci proteggono dalle polveri sottili e la bicicletta, in una città come Roma, potrebbe essere un'attività tutt'altro che salubre.
Innanzitutto cerchiamo di inquadrare il problema con l'aiuto di Anna Maria Caricchia, esperta dell'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. “Il particolato atmosferico PM10, insieme all’ozono e agli ossidi di azoto, è l’inquinante più critico nelle città – spiega la Dott.ssa ssa Caricchia – Nel 2008 circa il 52% delle stazioni di monitoraggio distribuite sul nostro territorio ha registrato superamenti del valore limite giornaliero di PM10 (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte in un anno). Questa criticità riguarda soprattutto, anche se non esclusivamente, i grandi centri urbani dove l’elevata densità di popolazione e di attività correlate causano elevate emissioni, elevate concentrazioni di inquinanti nell’aria che si respira ed elevata esposizione della popolazione”. Il superamento dei limiti interessa soprattutto aree urbane del bacino padano – Torino, Milano, Brescia, Verona, Padova, Parma, Modena, Bologna – ma anche le grandi città in genere, come Roma, Firenze, Napoli e Palermo.
Recentemente si registrano segnali, più o meno decisi, di miglioramento della situazione; ma nonostante l’andamento decrescente delle emissioni generate dal traffico stradale, i livelli di PM10 non scendono al di sotto dei limiti di legge. “È importante tenere presente – conclude l'esperta – che l’inquinamento da PM10 è un fenomeno molto complesso che dipende anche dalla meteorologia e da complessi meccanismi che avvengono in atmosfera. I timidi segnali di miglioramento che si registrano e che sono anche il risultato delle misure di risanamento messe in atto dagli amministratori, hanno bisogno di robuste conferme nel tempo e nello spazio. Ci invitano a ben sperare ma anche a non abbassare la guardia perché il problema non è risolto”.
Quali danni per la nostra salute? Esiste un'associazione tra esposizione alle polveri sottili e patologie di tipo respiratorio ma soprattutto di tipo cardiovascolare, dice Riccardo Crebelli, dirigente di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità. “Le esposizioni a polveri – approfondisce Crebelli – determinano a livello polmonare una risposta di tipo infiammatorio che, con un meccanismo complesso, va a influire sulla funzionalità cardiaca, con alterazioni del ritmo cardiaco e della coaugulazione. L'esposizione a polveri diventa così un fattore di rischio consistente per infarto e per ictus”. Si è notato, racconta ancora l'esperto, che al variare quotidiano delle concentrazioni di polveri variano i ricoveri e le mortalità per queste patologie alle quali si aggiungono le patologie a livello polmonare o asmatico, tanto che l'Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, nel suo rapporto sui fattori che sono cause di morte, inserisce l'inquinamento urbano poco al di sotto del decimo posto e ha stimato una mortalità connessa alle polveri sottili in Europa pari a circa 100mila persone l'anno.
Le comuni mascherine, adatte per polveri e pollini, non servono contro il particolato, perché si tratta di particelle di dimensioni submicroscopiche che restano in sospensione per settimane e anche mesi. E nemmeno gli ambienti chiusi riescono a difenderci. “Queste polveri – spiega ancora il Dott. Crebelli – non si trovano solo all'aria aperta, negli appartamenti di città le concentrazioni di particolato sono molto simili a quelle che si possono registrare all'esterno. Lo stesso vale quando ci troviamo all'interno dell'abitacolo della macchina”.
E allora cosa si può fare? “Si possono evitare i picchi giornalieri di concentrazione. Se ad esempio so che in una determinata parte della città a una certa ora il traffico è molto intenso, in quel momento ci sarà una elevata concentrazione di particolato e sarà meglio evitare quella zona in quelle ore. Soprattutto bisogna evitare di fare attività fisica in zone dove la concentrazione di polveri sottili è elevata perché, se aumento il ritmo di ventilazione aumento la mia esposizione alle polveri. E quindi anche la bicicletta, in una città come Roma, potrebbe non essere una soluzione molto salubre”.
Immagine dall'album Flickr di UweBKK
Costa meno, inquina meno e potrebbe essere prodotto in maniera rinnovabile. Il metano si candida ad essere il carburante principe della mobilità sostenibile e, con l'ausilio dell'innovazione tecnologica, mostra già oggi tutto il suo straordinario potenziale.
Provate a immaginare, ad esempio, che i camion che raccolgono i rifiuti siano alimentati a metano, le vedreste circolare in città, svuotare i vari cassonetti della raccolta differenziata e dirigersi ai rispettivi impianti di smaltimento. Una volta finito il giro e svuotato il serbatoio, i veicoli andranno a fare rifornimento in una stazione di servizio dove troveranno il metano prodotto con i bio-idrocarburi che si formano nelle discariche. E il ciclo è chiuso: la vera filiera corta della raccolta dei rifiuti, veicoli che si alimentano con la lavorazione di quello che trasportano.
Fantasie? Decisamente no. Un progetto molto concreto che muove i suoi passi in Toscana, con la collaborazione della Liquid Biogas, società spagnola del settore. Ma il cuore della questione è tutto dedicato all'Italia e si basa su tecnologie prodotte nel nostro paese e che consentono di fare in modo che i camion che già esistono, quelli che vediamo sulle nostre strade e che tradizionalmente si alimentano con gasolio, possano alimentarsi a metano.
“Si tratta di sfruttare opportunità importanti – spiega Vincenzo Ramalli, della Liquid Biogas e ideatore dell'iniziativa – tanto da poter mettere in piedi una intera filiera produttiva che rappresenta una vera e propria frontiera di diversificazione per le attività metalmeccaniche, soprattutto di piccole e media imprese”.
Il primo fondamentale passo sta nella disponibilità di metano allo stato liquido. In genere utilizziamo il metano allo stato gassoso e questo, come spiega Ramalli, “rappresenta un limite tecnologico che impone la necessità di avere un metanodotto vicino alla stazione di rifornimento e poi bombole pesantissime all'interno delle quali il gas va compresso fino a portarlo d una condizione utilizzabile per i motori”. Qua inizia la filiera, dagli impianti di liquefazione che trasformano il carburante in maniera tale da poter essere trasportato e stoccato in normali serbatoi (proprio come benzina, gasoli e qualsiasi altro liquido).
Il passo successivo lo spiega lo stesso esperto della Liquid Biogas: “Lavorando in Spagna, dove il metano liquido è abbondantemente disponibile, ci siamo inventati un kit di trasformazione per adattare l'utilizzo del metano al ciclo diesel”. Poi Ramalli è tornato in Italia dove lavora con la Regione Toscana al progetto di fare del metano liquido il protagonista di una filiera della mobilità a impatto zero: la produzione di gas dalle discariche dei rifiuti, la liquificazione, l'impiantistica per i distributori e la cosiddetta fase automotive, i kit per i veicoli.
Il risultato sarebbe una mobilità sostenibile alimentata da carburanti rinnovabili e a basse emissioni, con la riconversione di un settore industriale in crisi in un settore innovativo. Alcuni trasportatori hanno già iniziato a montare i kit sui propri camion anche perché, particolare non da poco, un chilo di metano liquido, che ha un rendimento sui veicoli pari a quasi due litri di gasolio, costa 90 centesimi di euro. Si fa presto a fare due conti.
Immagine tratta dall'album Flickr di Horia Varlan

Sono cinquant'anni che ci provano, ma ora forse è finalmente giunto il momento delle pod car, un esempio di quello che in gergo viene chiamato PRT (personal rapid transit system) e che potrebbe finalmente arrivare a rivoluzionare la mobilità in molti dei luoghi della nostra vita quotidiana. L'idea di sostituire i tradizionali autobus o taxi con veicoli piccoli, leggeri ma veloci, soprattutto, alimentati con energia pulita è un tema conosciuto da diversi anni; ad esempio Larry Page, uno dei soci fondatori di Google, nel suo discorso di laurea all'Università del Michigan, ha ricordato che quando era studente progettava un simile sistema di trasporto interno al campus universitario per eliminare i vecchi bus.
Oggi, quelli che erano progetti di una volta iniziano a vedere la luce di realizzazioni concrete, tanto da garantirsi l'attenzione del prestigioso New York Times che dedica una pagina dei suoi blog alle pod car.
A vederle sembrano macchinine piovute direttamente da un film di fantascienza, hanno molto del rivoluzionario, se non proprio del futuristico, ma in realtà rappresentano la sintesi di ricerche che rispondono alle esigenze più importanti in tema di mobilità. Immaginatevi la scena: dovete muovervi da un punto a un altro, vi avvicinate alla pod car che vi aspetta alla fermata e vi mettete comodi; oppure, se la pod car non è alla fermata dove vi recate, non dovete far altro che utilizzare il pannello di controllo della fermata e una pod car verrà a prendervi proprio lì dove voi la state aspettando; entrate, indicate la vostra destinazione nell'apposito dispositivo e la pod car vi porterà a destinazione senza fermate intermedie percorrendo la via più rapida senza imbattersi in altri veicoli lungo il tragitto. Niente traffico, niente inquinamento, niente perdita di tempo.
Le pod car, infatti sono veicoli a propulsione elettrica, viaggiano su corsie dedicate che possono sovrapporsi, ad esempio, alle nostre corsie preferenziali, sulle quali la vettura appoggia piccole ruote di gomma; in sostanza assomigliano molto alle automobiline che si utilizzano nei campi da golf, solo che non hanno bisogno del volante perché il sistema di guida è affidato al controllo di un computer.
Il vero valore aggiunto delle pod car, che fa pensare a questi veicoli come all'ideale su cui puntare in ambienti relativamente ristretti dentro i quali trasportare gruppi di persone (centri commerciali o aeroporti, centri cittadini o parchi turistici) sta nel fatto che le emissioni inquinanti sono drasticamente ridotte e in costi molto minori rispetto ai tradizionali bus e minibus che vengono oggi utilizzati per questo tipo di servizi.
Molte amministrazioni locali stanno dedicando attenzione alle pod car e alcuni progetti sono già in cantiere; tra questi il più importante è quello che prevede di collegare il Terminal 5 dell'aeroporto londinese di Heathrow con i parcheggi, un progetto che prevede l'utilizzo di 21 pod car per un'utenza stimata di circa mille persone al giorno per un risparmio del quaranta per cento rispetto all'attuale utilizzo di bus tradizionali, e l'idea della BAA Ltd, che gestisce i servizi dell'aeroporto londinese, è di arrivare a collegare anche gli alberghi dei dintorni.
Un nuovo tassello si aggiunge alle soluzioni possibili per abbattere le emissioni inquinanti e utilizzare veicoli meno costosi, ma forse nessuno si è posto una domanda importante: voi sareste disposti a salire su un veicolo senza conducente?
L'immagine è tratta dal sito dellaULTra PRT, la realizza che costruisce i veicoli per il progetto di Heathrow

Il Treno Verde, alla sua ventesima edizione, è l’iniziativa di Legambiente che si pone l’obiettivo di monitorare l’inquinamento atmosferico e acustico delle città italiane e sensibilizzare l'opinione pubblica e le amministrazioni locali sui temi della qualità della vita.
Nel percorso 2010, assegnato come di consueto da Ferrovie dello Stato, il treno - partito da Roma il 16 febbraio – toccherà le città di Messina, Crotone, Potenza, Latina, Ancona, Ravenna, Vicenza, Milano Porta Garibaldi e Genova Porta Principe, ove terminerà il percorso il 2 aprile. In ciascuna città il convoglio sosterà cinque giorni.
Si tratta di un treno composto di quattro carrozze dedicate ai seguenti temi:
Durante le soste il pubblico, costituito da scolaresche (che potranno accedere nelle mattinate) e da singoli cittadini (che potranno accedere nei pomeriggi), potrà visitare le carrozze che fungono da veri e propri laboratori di educazione ambientale, allestite con mostre, plastici, sale video e sale conferenze. Nel contempo le centraline dell'Istituto Sperimentale delle Ferrovie dello Stato raccoglieranno i dati sulla qualità dell'aria e sull'inquinamento acustico delle città visitate.
Nella terza carrozza “Agire localmente”, dedicata alla casa ecologica del futuro, è possibile conoscere la soluzione Green@Home attualmente in sperimentazione presso Telecom Italia: un sistema di apparecchi domestici interconnessi tra loro e con la rete Internet che contribuirà a ridurre i consumi delle abitazioni e a ottimizzare l’uso di energia rinnovabile.
Avoicomunicare seguirà il percorso del Treno Verde per analizzare la qualità della vita delle città italiane e scoprire le soluzioni per rendere più sostenibili i nostri comportamenti quotidiani.
Nel frattempo, puoi scoprire quanto consumi anche grazie al Carbon Meter, uno strumento facile e intuitivo per misurare quanta CO2 produciamo abitualmente.