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Rubbia, il torio e le nuove frontiere del nucleare

Consuma meno materie prime, è più sicuro, le scorie sono meno pericolose, non può essere utilizzato per scopi bellici. Il nucleare al torio, inventato e sviluppato dal Nobel italiano Carlo Rubbia, si presenta come una nuova frontiera per la produzione di energia elettrica. Cina e India se ne sono accorte e iniziano a pensare di utilizzare il torio, di cui Pechino a grande disponibilità, tanto che, sottolinea Rubbia, potrebbe addirittura rendere i cinesi autosufficienti per la produzione di energia elettrica.



Liu Xiaobo, i falsi Nobel della Cina e quella sedia vuota

I cinesi sono i maestri delle imitazioni. Chi meglio di loro è riuscito negli anni a riempire il mondo di fake di qualunque cosa, dalla borsa firmata alla crema per il viso super costosa? Che poi le imitazioni siano palesemente tali al tatto e all’olfatto poco importa. L’importante è dissimulare. Non c’è stupore, quindi, quando leggiamo che pur di distogliere l’attenzione dalla cerimonia di consegna del Nobel per la pace a Liu Xiaobo, il dissidente al regime ancora detenuto nelle carceri di Liaoning, i cinesi si sono inventati l’imitazione del Nobel.

Premio Confucio per la Pace l’hanno chiamato, e guarda caso la consegna è avvenuta il giorno prima di quella del più prestigioso originale. Una risposta pacifica a chi sostiene quel guerrafondaio di Xiaobo, affermano i promotori del premio. Sicuramente un modo nuovo per la Cina di rispondere al resto del mondo, piuttosto che le solite minacce economiche e i musi lunghi dei diplomatici.

Il premio Confucio, lanciato da un imprenditore, un privato, dalle colonne del populista Global Times, è stato assegnato dunque a Lian Chen, ex presidente di Taiwan e presidente onorario del Kuomintang, il partito nazionalista che vuole la riunificazione con la Cina.
Accompagnato da un assegno premio di 15mila dollari, il premio aveva altri illustri candidati, come il presidente dell’Anp Abu Mazen, l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, il fondatore di Microsoft Bill Gates. Poco importa che Lian Chen abbia dichiarato di non essere stato nemmeno avvertito. La cosa importante, oggi, è che la gente sappia il meno possibile (o almeno faccia finta) della premiazione dell’autore della Carta08.

Indignati per il sostegno che persino la Camera Usa ha ufficialmente dichiarato nei confronti di Xiaobo (onorandolo per aver promosso le riforme democratiche nel suo paese), i cinesi sostengono che la maggior parte della popolazione mondiale è assolutamente contraria alla decisione del comitato che assegna i Nobel. E che ben 20 nazioni non parteciperanno alla cerimonia perché assolutamente d’accordo con la linea cinese: Afghanistan, Algeria, Cina, Colombia, Cuba, Egitto, Iraq, Iran, Kazakhstan, Marocco, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Serbia, Sri Lanka,Sudan, Tunisia, Venezuela e Vietnam. La Russia, che ha firmato accordi commerciali con la Cina il mese scorso per 8.5 miliardi di dollari, ha ufficialmente giustificato la propria assenza con altri impegni.
La Serbia ha più onestamente dichiarato di non voler nuocere ai suoi rapporti con il colosso economico, pur contrariando in questo modo l’Ue, che non nega che questa decisione potrebbe incidere sul processo di adesione.

Alla maniera di Pechino, le censure e le cautele sono partite già nei giorni precedenti. Per dire, alcuni siti web dei canali di news internazionali, tra cui quelli di  Bbc e Cnn e dell' agenzia giapponese Kyodo, risultano irraggiungibili dalla Cina. Numerosi tentativi di collegarsi ai siti danno come risultato la comparsa dell'avvertimento ''il sito è fuori servizio o temporaneamente troppo occupato''. La moglie di Xiaobo, Liu Xia, da due mesi è chiusa in casa, guardata a vista dalla polizia e dunque praticamente reclusa.

E i ristoranti non accettano prenotazioni per più di sei persone allo stesso tavolo, per scongiurare qualsiasi tentativo di festeggiare il premio. Amnesty International sostiene che a più di 200 persone, tra cui l'artista Ai Weiwei e l'avvocato Mo Shaoping, è stato impedito di lasciare la Cina per impedire loro di partecipare alla cerimonia di Oslo.

Nel frattempo a Oslo si dichiarano compiaciuti per il sostegno americano, dell’Unione Europea e di tutti i paesi emergenti ed economicamente rivali della Cina, come India, Brasile e Giappone. E ci si prepara a una cerimonia in cui, per la seconda volta nella storia del Nobel il premiato non sarà presente(la prima risale al 1936, quando il giornalista pacifista Carl Von Ossietzky non potè recarsi a Oslo perché chiuso in un campo di concentramento). Al suo posto, simbolicamente, ci saranno una sedia vuota e una foto. Mentre l’attrice norvegese Liv Ullmann leggerà alcuni suoi scritti.

Marìka Surace

Foto di j-no



"San Suu Kyi libera? La rivoluzione è donna"

aung san suu kyiA lei piace molto rilasciare interviste. Peccato che si ammali spesso e che parli solo il farsi, il che la fa essere dipendente dall’umore e dalla fame dell’interprete di turno. D’altronde Shirin Ebadi è un premio Nobel, aspettare che lei e la sua voce italiana abbiano finito di cenare per poi poterla intervistare è il minimo. Soprattutto se si pensa a quello che l’avvocatessa iraniana che tanto fa arrabbiare Mahmud Ahmadinejad ha passato durante l’ultimo anno e mezzo.

“Sono partita dall’Iran l’11 giugno 2009, e da allora non sono più tornata”, racconta con voce bassa. “Da allora è successo di tutto. Mio marito è stato arrestato e torturato, gli è stato tolto il passaporto e quindi il diritto di espatrio. E così mia sorella, che è in attesa di giudizio. Praticamente tutte le persone che non sono in linea con il regime, in Iran, sono in attesa di giudizio”. Che il Nobel per la Pace ricevuto nel 2003 non fosse andato giù al governo iraniano era abbastanza chiaro. Ma forse c’è chi pensava che le minacce di tortura a lei e ai familiari sarebbero bastate a zittirla. Ma questa donna piccola, piccolissima, ha un carattere che difficilmente si fa sottomettere.

“Volevo tornare, è quello che vorresti fare quando la tua famiglia è in pericolo o sta male per colpa tua”, spiega. “Ma come farei a raccontare quello che succede in Iran da dietro le sbarre di una prigione? Una volta arrivata a Teheran verrei subito incarcerata. L’accusa che mi muovono? Evasione fiscale. Pare che non avrei pagato al governo iraniano le tasse (peraltro non dovute) sulla somma ricevuta grazie al Nobel”. Le hanno sequestrato ogni cosa, chiuso la ONG che ha fondato, la Society for Protecting the Child's Rights, chiuso i suoi conti bancari. Eppure lei oggi si sente di essere ottimista.

“Come potrei non esserlo? Forse a molti sembrerò incosciente, ma vi rendete conto di cosa significhi la liberazione di Aung San Suu Kyi? Un regime come quello del Myanmar, solitamente impermeabile a qualsiasi tipo di influenza esterna, si è piegato. Ha ceduto. E ha liberato Suu Kyi. Pur sapendo che con le sue parole e la sua ritrovata libertà lei potrà costituire un notevole fastidio”. Beve, riprende fiato, un bicchiere di vino può aiutare a superare un’altra serata di esilio, un’altra notte lontano da casa.

“A volte penso ai miei colleghi, a tutti gli avvocati in carcere solo per aver preso le difese, com’è sancito anche dalla legge d’altronde, di gente malvista dal regime. Solo sette, amici miei, sono già in prigione. Altri dieci in attesa che qualcuno dica loro che sorte gli tocca. Per non parlare di quelli nelle stesse condizioni di Sakineh, una ventina tra donne e omosessuali. Se solo un segnale arrivasse anche dall’Iran”.

Il 10 dicembre a Oslo ci sarà la consegna del Nobel per la Pace, quest’anno conferito a Liu Xia Bo. “Il pensiero che non solo lui non possa andarci, ma che il governo cinese non permetta nemmeno ai suoi familiari, a sua moglie, di ritirarlo al suo posto, è gravissimo. La Cina fa il bello e il cattivo tempo, ma come ho detto prima sarà difficile, in tempi in cui l’opinione pubblica è sempre più informata, continuare a violare impunemente i diritti dei propri cittadini. Sono e continuerò a essere positiva”.

Foto di Niznoz



Nobel per la pace a Xiaobo. E la Cina oscura

 Scelta controversa o meno, in realtà negli ultimi giorni era sicuramente la più attesa. Il premio Nobel per la Pace va a Liu XiaoBo, dissidente cinese che in questo momento sta scontando a Bejkan, principale centro di detenzione di Pechino, una pena di 11 anni nelle carceri del suo paese, dopo una condanna per istigazione alla sovversione inflittagli il giorno di Natale del 2009. Durante il processo, tra le accuse rivoltegli, c’era quella di “aver oltrepassato i limiti della libertà di espressione dando alle stampe saggi che calunniavano apertamente e incitavano il popolo a sovvertire il potere centrale”. I documenti del processo e i documenti usati dall’accusa per condannare XiaoBo sono disponibili su China Right Forum.

È il primo Nobel per la pace vinto da un cinese, ma non è sicuramente qualcosa di cui il governo si farà vanto.  Anzi, per non rischiare proprio, tutte le reti che permettevano di collegarsi alle tv internazionali sono state oscurate. Ed è stata prontamente interrotta la diretta della cerimonia trasmessa dalla BBC. Dopotutto Pechino non ha di che essere orgogliosa: il Nobel, più che un riconoscimento a una sola persona, è un vero e proprio attacco alla potenza economica che continua a ignorare i diritti umani. Tra le motivazioni del Nobel si legge che "il nuovo status della Cina nel mondo impone l'assunzione di accresciute responsabilità". Ma la Cina, che aveva già avvisato più volte Stoccolma sul fatto che assegnare il Nobel al dissidente più famoso del Paese sarebbe stato un errore, dichiara che si tratta di un'oscenità. Ma il Comitato per il Nobel ha deciso diversamente, e chissà che questo premio non diventi una spinta al colosso orientale verso una maggiore attenzione a certe istanze internazionali.

Accusato tra le altre cose di essere tra i fondatori di Carta08, il documento che chiede a gran voce la democrazia e firmato da più di duemila cinesi, XiaoBo ha passato una vita intera a lottare contro il regime. Ex professore universitario di 54 anni, fu tra coloro che parteciparono al movimento del 1989 e che sfociò nella strage di Piazza Tiananmen. In realtà era tra i promotori del dialogo con le autorità, ma questi tentativi fallirono, e adoperatosi in seguito per convincere gli studenti a evacuare la piazza, non ebbe successo. Venne poi accusato di essere tra coloro che avevano manovrato la protesta studentesca, e il Partito Comunista lo condannò a 18 mesi di carcere.

Gli altri candidati in lizza quest’anno erano tantissimi: 237, di cui 38 associazioni e non singoli. La più curiosa (e molto dibattuta) era la candidatura di Internet. Mezzo che si è rivelato non solo utile ma necessario in alcune situazioni, come durante le proteste in Iran di cui tutto il mondo ha saputo attraverso Twitter. E perfino quando la polizia è arrivata davanti a casa di Xiaobo subito dopo la comunicazione da Stoccolma, sono stati proprio Twitter e Twitpic a segnalarlo. Tra le campagne per sostenere questa candidatura (difficile poi capire chi avrebbe ritirato il premio) c’è stata la recente collocazione di uno striscione sulla Torre di Pisa da parte del primo cittadino, manifestazione proiettata anche a New York, al Paley Center for Media, durante la Giornata Mondiale per i Diritti Umani.

Marìka Surace

Immagine di VoxAsia



Muhammad Yunus e il microcredito

Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006, è nato e cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bengala, nell'India nord-orientale. Laureato in economia, ha insegnato nell'Università di Boulder, in Colorado, e alla Vanderbilt University di Nashville, Tennessee. Nel 1977 ha fondato la Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il microcredito senza garanzie.

La teoria alla base di Grameen Bank non punta a soluzioni accomodanti, ad un'elemosina, ma cerca di alimentare un tessuto sociale e le sue potenzialità.
Significa quindi stimolare le attività imprenditoriali, reinvestire i crediti in nuovi progetti locali, aiutare una comunità a esprimersi, a non assimilare un modello di sviluppo importato dai Paesi occidentali che finanzia progetti a macchia di leopardo; Grameen Bank e il microcredito valorizzano quindi gli individui ma anche una cultura nel suo complesso.

Avoicomunicare ha intervistato Mohammad Yunus in occasione dell'incontro "Un mondo senza povertà" svoltosi il primo Febbraio al Teatro dal Verme di Milano.



Woodrow Clark e le "Comunità sostenibili"

Woodrow Clark ha ricevuto il Nobel nel 2007 con Al Gore e i colleghi dell’Ipcc (Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici). Nel suo ultimo libro sulle “Comunità sostenibili” ha portato l’esempio di Settimo Torinese come modello positivo. L’abbiamo incontrato nella cittadina torinese per farci raccontare cosa sono le “Comunità sostenibili” e discutere delle politiche energetiche attuate dall’Italia e dalla comunità internazionale.

La sua ferma posizione contro il nucleare, ritenuto antieconomico, pericoloso e obsoleto, proprio in una città che invece ha fatto della tecnologia e della sostenibilità il suo punto di forza, ci devono spingere a riflettere: siamo sulla giusta strada? Crediamo davvero nella “green economy”?



La Conferenza Mondiale di Science for Peace

La Conferenza Mondiale di Science for Peace

Questo week-end, dopo un mese di interviste, testimonianze e dialogo sul grande tema del rapporto tra la Scienza e la Pace, si terrà la tanto attesa Conferenza Mondiale di Science for Peace.

La due giorni di conferenze si svolgerà nell'Aula Magna dell'Università L. Bocconi, Via Roentgen 1, Milano, e la speranza di tutti è che in questa occasione le parole si tradurranno in soluzioni concrete di pace da attuare subito.

Premi Nobel, scienziati di tutte le discipline e personaggi illustri della politica e della cultura internazionale presenteranno al mondo le loro proposte concrete di pace.

I grandi temi al centro del dibattito saranno:

· Le basi culturali per lo sviluppo di un mondo di pace

· Le prospettive per un'efficace prevenzione dei conflitti.

Ma Science for Peace non si ferma qui: in concomitanza con la Conferenza si svolgeranno molti altri appuntamenti che inizieranno ad invadere Milano già da oggi.

Merita particolare attenzione l'evento Science for Peace Live, che andrà in scena domani al Piccolo Teatro Studio di Milano, dalle 12.00 alle 18.00.

Alessandro Cecchi Paone ospiterà i grandi testimonial della Conferenza Mondiale e spiegherà ai bambini delle scuole di Milano (e a tutti coloro che vorranno partecipare) l'importanza della scienza per arrivare a ottenere un mondo senza guerre. Tra gli ospiti anche la delegazione che intende nominare Internet al Nobel per la pace 2010, composta da Riccardo Luna, David Rowan e Chris Anderson (rispettivamente direttori di Wired Italia, UK e USA).

Avoicomunicare seguirà con voi, in streaming live, la conferenza e l'evento del Piccolo Teatro, fornendo anche video interviste esclusive in tempo reale dalla Bocconi.

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