nucleare

Italia, dove finiranno le scorie nucleari delle nostre centrali

rifiuti nucleari Chi pensava che il tema del nucleare si sarebbe chiuso, almeno in Italia, con il referendum dello scorso giugno probabilmente si sbagliava. E di grosso. Il tema infatti è ancora caldo e si riaccende in occasione della presentazione del piano industriale 2011/2015 della Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari in Italia e della gestione dei rifiuti radioattivi.

Nel piano quinquennale si legge, ed è oggetto di particolare discussione, la realizzazione di un deposito nazionale di rifiuti, nel quale confluiranno scorie dal decommissioning degli impianti e dalle attività di medicina nucleare, e che custodirà circa 80mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e circa 12.500 metri cubi ad alta intensità. “Il Deposito Nazionale – ha dichiarato Giuseppe Nucci, Amministratore Delegato di Sogin - sarà realizzato all’interno di un Parco Tecnologico, centro di eccellenza italiano, dedicato alle attività di ricerca e formazione per il decommissioning e la gestione dei rifiuti radioattivi”. Un deposito che, assicura ancora Nucci, sarà realizzato seguendo i più avanzati criteri di eco-compatibilità.

Ma le domande che si pongono in molti non riguardano tanto l'efficienza energetica del futuro deposito quanto piuttosto la sicurezza. Dove sarà realizzato il contenitore per tutte le scorie radioattive del paese? La Sogin ha stilato una lista, non ancora resa pubblica, di 50 siti papabili sul territorio nazionale. Tutta l'operazione ha un costo che si aggira intorno ai 4,8 miliardi di euro, se si considerano tutte le operazioni da compiere affinché si arrivi per il 2025 al decommissioning completo. Per il momento le attività della Sogin hanno pianificato operazioni per 400 milioni di euro. I tempi per la realizzazione finale del deposito non sembrano molto veloci; si parla di cinque anni per la progettazione e le autorizzazioni e altri quattro per la costruzione.

Nove anni, dunque, a partire dal momento in cui l'Agenzia per la sicurezza nucleare sarà operativa. Rimane da capire come sceglieranno il sito, così come rimane tutto da immaginare cosa avverrà nel luogo prescelto nel momento in cui verrà reso noto; e soprattutto rimane da capire come verranno gestite le eventuali reazioni della popolazione del territorio destinato ad ospitare i rifiuti radioattivi, così come non è chiaro se la cittadinanza sarà in qualche modo coinvolta nella scelta.

Negli Usa ad esempio, la Commissione pubblica che si occupa delle strategie sull'energia nucleare, ha scelto di aprirsi alla discussione e al dibattito utilizzando la Rete. La Nuclear Regulatory Commission ha aperto un canale su YouTube, un profilo Twitter (@NRCgov) e un blog dove il presidente della Commissione, Gregory B. Jaczko, ha partecipato a due webinar, incontri durante i quali ha interagito con decine di bloggers, organizzati con il supporto di due associazioni, una favorevole e una contraria a scelte nucleariste. Forse negli Stati Uniti qualcuno ha capito che ci sono scelte pubbliche intorno alle quali il web può non solo essere uno spazio di discussione aperta, ma anche lo spazio per coinvolgere parti di opinione pubblica capaci di mobilitare le opinioni altrui. Un po' come è successo da noi col referendum.

 

Immagine di StefrogZ

 



Dom, 16/10/2011 - 20:04 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Italia, obiettivo 2020 per il futuro rinnovabile

rapporto aper Passata la tempesta sulle strategie energetiche italiane, è il momento di fare qualche conto, pianificare il futuro. Le burrasche passate riguardano in particolare due argomenti, da una parte il nucleare, dall'altra le polemiche che hanno investito gli incentivi alle rinnovabili e il conto energie.

E le conclusioni di queste discussioni che hanno investito l'opinione pubblica portano decisamente verso le energie pulite, come evidenzia il recente rapporto realizzato dall'Aper (l'associazione di produttori di energia rinnovabile) che è al centro di un dibattito al Festival dell'Energia di Firenze

I numeri del rapporto riprendono lo scenario energetico ipotizzato, alla luce degli obiettivi europei, prima del referendum quando si era previsto per l'Italia del 2020 un consumo lordo di energia elettrica pari a 375 Twh composto da 50% di fonti fossili, 26% di rinnovabili e 24% da nucleare.


Abbandonato l'atomo, bisogna fare delle scelte che riequilibrino il mix energetico in maniera diversa, possibilmente spingendo sull'acceleratore delle rinnovabili, che secondo Aper potrebbero arrivare a coprire il 40% della domanda di energia elettrica nel periodo considerato, mentre il resto potrebbe essere soddisfatto con il cosiddetto termoelettrico “ambientalizzato”. 
In questa prospettiva le fonti rinnovabili stanno già dimostrando di essere occasione di sviluppo, in particolare per l'occupazione e la ricerca, e di indipendenza energetica. Il progetto proposto è ovviamente molto impegnativo, ma negli anni recenti, come evidenzia il rapporto, le rinnovabili italiane hanno fatto passi da gigante.

Una parte importante di questa crescita riguarda il fotovoltaico, come sottolinea Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Aper: “Con oltre 10 GW di potenza installata, in un giorno di sole il fotovoltaico fornisce circa un terzo dell’energia elettrica al sistema, nei momenti di picco di domanda. E se sommiamo a questo il contributo delle altre moderne fonti rinnovabili, si soddisfa circa la metà del fabbisogno. E’ un dato di fatto che non può essere ignorato e che ha sconvolto in un solo anno l’intero mercato elettrico. E soprattutto ci dà la consapevolezza di poter affermare che il costo sostenuto per gli incentivi non è superfluo, ma è un investimento per svincolarci sempre di più dalle fonti fossili e per far sì che le nuove fonti producano energia a costi sempre più competitivi”.
 

Ma il sole non è l'unica risorsa rinnovabile che abbiamo a disposizione e passi importanti sono stati fatti registrare anche nell'eolico. Nel 2010, infatti, i 63 nuovi impianti realizzati producono oltre 8mila Mwh, facendo del nostro paese il terzo in Europa per produzione eolica, dopo Germania e Spagna.

Il rapporto dell'Aper è integralmente scaricabile qui.

 


Ven, 23/09/2011 - 07:06 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Nucleare, ritorna l'incubo?

nucleare incidente in franciaPer il momento non ci sono fughe radioattive. Ma la notizia dell'esplosione nella centrale nucleare di Marcoule, in Francia, è di quelle che ti incolla al monitor, alla tv, in cerca dell'informazione che ti racconti il più presto possibile che il pericolo è scampato, che non c'è rischio. Ma per il momento si sa solamente che lo scoppio di una fornace nel sito nucleare nel sud della Francia ha provocato la morte di un uomo il cui corpo è stato trovato carbonizzato, e il ferimento di almeno quattro persone, di cui una grave. L'esplosione, stando a quanto riferito dalla Commissione per l'energia atomica francese, sarebbe avvenuta nella mattina alle 11.45 presso il centro di trattamento delle scorie nucleari dell'impianto che, è bene ricordarlo, non ospita alcun reattore e fa parte di un sito nucleare più ampio.
 
La Protezione civile italiana e l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) stanno monitorando la situazione e ne seguono le evoluzioni per capire se possono conseguirne rischi per il nostro paese, considerando che il luogo dell'incidente dista 242 km in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova.
 
Proprio uno strano scherzo del destino riporta l'attenzione dell'opinione pubblica, e la paura, a parlare di incidenti nucleari esattamente sei mesi dopo quell'11 marzo in cui la terra ha tremato in Giappone provocando distruzione e morti cui si sono aggiunte le conseguenze della tragedia nucleare di Fukushima. Se l'incidente alla centrale fa ancora parlare di sé e delle possibili conseguenze sulla salute pubblica e sulle strategie energetiche e politiche del paese nipponico, l'orgoglio e il lavoro giapponese hanno messo mano alla distruzione che ha colpito le sue città e gli effetti di tanto lavoro sono tangibili.

Un servizio della BBC ci consente di ammirarne l'effetto: dove all'indomani dello tsunami non c'era che il tetto di un hangar che galleggiava sull'acqua, ora si vede  un aeroporto tornato alla normalità; dove il fango copriva territori a perdita d'occhio, ora sono tornate strade e campi coltivati; dove l'acqua si era sostituita al selciato urbano, ora la città è tornata a vivere e i negozi hanno ripreso i loro commerci. Guarda l'animazione della BBC.

 
Immagine di Michal Brcak
 


Lun, 12/09/2011 - 14:35 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Enrico Fermi e la fama sui social network. I temi che abbiamo (quasi) azzeccato

esami maturità warhol«Energie che cambiano il mondo» recita una traccia della prima prova scritta degli esami di maturità. E un'altra? «La notorietà all'epoca di Facebook e Twitter». Oibò, non ci avevamo azzeccato ma quasi. Proprio nei giorni scorsi ci chiedevamo quali potessero essere i temi per questa maturità 2011 e suggerivamo tra l'altro nucleare ed energie alternative e l'impatto dei social network sulle nostre vite e sul nostro bisogno di notorietà, come nel caso della falsa Amina/Tom.

Certo, si dirà: bella forza. Indovinare quei temi (qui tutte le tracce) non era gran ché difficile, anzi. Eppure, a noi piace credere di aver avuto un po' di naso. Ovvio, per la prova scientifica scientifica, difficile non vedere un richiamo con l'attualità recente e recentissima che ha investito il mondo che è tornato a interrogarsi su quale possano essere le fonti energetiche migliori, o "le peggiori escluse tutte le altre", parafrasando Winston Churchill.

L'ultima stagione (conclusiva?) del nucleare in Italia si è consumata tra il terremoto con successivo tsunami di Fukushima e il referendum del 13 giugno. Una parabola che per il nostro paese era iniziata nel centro di Roma una settantina di anni fa in quel circolo famoso come “i ragazzi di via Panisperna” formato da un pugno di geni della fisica raccolti attorno a Enrico Fermi. In una lettera del 1945, scelta dai commissari come citazione da utilizzare, il premio Nobel scrive al collega Amaldi:

«Dalla lettura dei giornali di qualche settimana fa avrai probabilmente capito a quale genere di lavoro ci siamo dedicati in questi ultimi anni. È stato un lavoro di notevole interesse scientifico e l’aver contribuito a troncare una guerra che minacciava di tirar avanti per mesi o per anni è stato indubbiamente motivo di una certa soddisfazione. Noi tutti speriamo che l’uso futuro di queste nuove invenzioni sia su base ragionevole e serva a qualche cosa di meglio che a rendere le relazioni internazionali ancora più difficili di quello che sono state fino ad ora. I giornali hanno pubblicato un certo numero di dettagli sul lavoro di questi ultimi anni e tali dettagli, naturalmente, non sono più segreti. Ti interesserà sapere, se non lo sai già dai giornali italiani, che verso la fine del 1942 abbiamo costruito a Chicago la prima macchina per produrre una reazione a catena con uranio e grafite. È diventato d’uso comune chiamare queste macchine «pile». Dopo la prima pila sperimentale molte altre ne sono state costruite di grande potenza. Dal punto di vista della fisica, come ti puoi immaginare, queste pile rappresentano una ideale sorgente di neutroni che abbiamo usato tra l’altro per molte esperienze di fisica nucleare e che probabilmente verranno usate ancora di più per questo scopo ora che la guerra è finita.»

Col senno di poi, quanta storia e quanti drammi si annunciano nell'entusiasmo con cui l'emigrante negli Usa Fermi scrive all'allievo/collega. Paure che, giustificate o meno, sono arrivate fino a noi, fin dentro le urne referendarie.

Il candidato, prendendo spunto da questa “previsione” di Andy Warhol, analizzi il valore assegnato alla “fama” (effimera o meno) nella società odierna e rifletta sul concetto di “fama” proposto dall’industria televisiva (Reality e Talent show) o diffuso dai social media (Twitter, Facebook, YouTube, Weblog, ecc.).

Questo il testo della prova cosiddetta di attualità. La prosa fuori dal tempo della burocrazia scolastica prova a contaminarsi col tempo presente. Un bene? Un male? Chissà, certo che Twitter abbia sostituito l'Adelchi del Manzoni fa impressione. Si dirà che sono argomenti - Facebook e i Reality - troppo discussi, troppo spesso affrontati attraverso piatte analisi, per poter permettere a dei ragazzi di diciotto anni di poterli osservare dalla giusta distanza che comunque una prova impone. Eppure, se il caso del finto blogger siriano ha occupato per giorni le pagine dei giornali di tutto il mondo qualcosa d'importante ci sarà, e sopratutto qualcosa su cui riflettere per chi più o meno è nato nell'epoca della rete e del Grande Fratello.



Temi: 150 anni dell'Unità d'Italia oppure nucleare e Fukushima? Toto-tracce per la maturità 2011

Sarà l'anno di Fukushima e il nucleare? Dei 150 anni dell'Unità d'Italia? Dei nuovi italiani? Oppure di Facebook e mr. Zuckerberg? Gli esami di maturità, come ogni anno, fanno venire il mal di pancia, anche ai più preparati. Soprattutto il tema di italiano, che diventa oggetto di scommesse più accanite di quelle calcistiche, legali e non.
Certo è che, a parte qualche simpatica sorpresa di chi decide le tracce, gli argomenti (molti) di cui ci si potrebbe trovare a scrivere mercoledì 22 sono tanti ma prevedibili. E, se come fa la maggior parte dei ragazzi, si sceglie di buttarsi sul tema di attualità, è bene fare qualche ripassino.

Perché è vero che i commissari saranno felici di leggere le nostre opinioni e i nostri personalissimi punti di vista, ma è altrettanto vero che è bene documentare tutto, basando le idee su una conoscenza, almeno minima, di ciò di cui si scrive.
Noi, nel nostro piccolo, ci siamo occupati di tutto questo, con interviste, dossier e articoli approfonditi.
Che ne dite di fare un ripasso insieme a noi?

Nucleare e Fukushima
Una rassegna di schede, interviste, approfondimenti sull'energia nucleare, rischi e opportunità.

Cosa è successo a Fukushima, l'incidente che ha ricordato Chernobyl.

Energie alternative e pulite
Cosa significa "energie rinnovabili"

Da Aristotele a Ghandi: i filosofi che hanno anticipato il significato di "rinnovabile".

Immigrati e Lampedusa
Un esperto giornalista ci ha parlato delle conseguenza del conflitto libico sugli sbarchi nell’isola siciliana. Ecco l’intervista a Gabriele del Grande di Fortess Europe

Dagmawi Yimer, oggi regista, ieri migrante, approfondisce l’argomento.

Qui la voce di Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR.

E un’interessante intervista a Gherardo Colombo ci spiega perché la nostra Costituzione difenda i migranti:

Passiamo all’Unità d’Italia
Un tema che tocca anche quello dei nuovi italiani, quelli di seconda generazione. Ce ne siamo occupati moltissimo, il meglio qui:

Sumaya Abdel Qader, nuova italiana, ci spiega il significato di questa accezione e i problemi burocratici che affrontano i figli degli immigrati nati qui.

Igiaba Scego, scrittrice, prende in giro un po’ di stereotipi.

Ecco l’identikit dei Nuovi Italiani pubblicato qualche giorno fa dal Ministero dell’Interno.

Come funziona la concessione di cittadinanza e un film in arrivo sul tema.

E, infine, un po’ di social network
Tra opportunità e rischi. Come quello di crederci troppo, visto ciò che è successo con la falsa blogger Amina Assaf, il cui finto rapimento ha occupato i giornali di mezzo mondo.

O il ruolo di Twitter e Facebook in politica.
ma anche per i recenti referendum.

E, sicuramente, è stato l’anno di Zuckerberg e di Facebook.

Insomma, che dire se non augurarvi in bocca al lupo? Ripassate, sì, ma il giorno prima del tema riposatevi. E ricordate: gli esami di maturità li abbiamo fatti tutti, e siamo sopravvissuti per poterlo raccontare!

Vota nel nostro sondaggio sull'argomento più caldo per mercoledì 22 giugno: Quali saranno i titoli dei temi di questo esame di maturità?



Ho lanciato #iohovotato per i referendum e ho sbancato Twitter

referendumSi chiama Claudia ma in rete è nota come Tigella. Cercando si scopre che viene dalla zona di Reggio Emilia ed è una delle piccole star di questa rivoluzione che forse tra qualche anno verrà studiata come grande cambiamento nell'informazione e nella comunicazione in Italia. La primavera 2011 quando la rete italiana ha dimostrato di contare qualcosa, di incidere sull'opinione pubblica e la politica.
Tigella, che lavora nello staff di Turismo Emilia Romagna e cura insieme ad altri due blogger il progetto 140 News Net, ha coniato un hashtag che ha sbancato il Twitter nostrano il giorno di massimo ascolto, quello dei 4 referendum. La parolina magica nel giorno dei giorni è: #iohovotato

Su Twitter hai inventato l'hashtag #iohovotato per fare un check in diretta di chi era andato referendum. Come ti è venuto in mente?

Domenica mattina, a urne aperte di fresco, facevo un giro sul web, come sempre alla mattina quando mi sveglio, in cerca di notizie, per controllare se e cosa è successo. Sono capitata su una discussione su Friendfeed in cui Dario e Roberta Milano si chiedevano come dare visibilità al flusso di tweet che stava iniziando a circolare sul referendum e sulla partecipazione al voto. E' Roberta che ha pensato di usare un hashtag e ne ha proposti due. Abbiamo scelto #iohovotato, che ci sembrava il più efficace e poi ho fatto il tweet che lo ha lanciato.

Con i referendum c'è stata la dimostrazione definitiva che anche il web italiano è maturato. Perché sono state le questioni ambientali, il nucleare, l'acqua, a far compiere questo passo definitivo anche da noi?

Credo che si tratti di temi che hanno coinvolto molto la società in generale. Le firme raccolte per presentare il referendum sull'acqua sono un record assoluto. La campagna referendaria, dalla raccolta firme a quella per invitare al voto, è stata imponente sul territorio, coinvolgendo associazioni, comitati, organizzazioni di ogni livello e solitamente fuori dai partiti.

Si tratta di una mobilitazione politica?

Credo che questi temi siano vissuti come qualcosa di slegato dalla politica dei partiti: l'ambiente non è di destra o di sinistra, è di tutti noi. La sua salvaguardia deve interessare a tutti, indipendentemente dal colore politico. Credo che per la maggior parte della popolazione questo sia un sentimento condiviso.

Come giudichi l'informazione sui referendum di queste settimane?

C'è da dire che i mass media hanno ignorato i referendum e le questioni a essi collegate quasi del tutto. In qualche modo la rete è stata il luogo in cui era possibile far circolare quelle informazioni che non passavano altrove nei media tradizionali, per far attivare le persone, renderle partecipi in prima persona di una campagna elettorale che nei media non esisteva. Ho messo su uno scoop.it nelle ultime settimane prima del voto per raccogliere i materiali che giravano in rete sui referendum perché ero affascinata dall'esplosione di creatività, di intelligenza che trovava uno sbocco sulla rete: da materiali prodotto ad hoc a video di cose successe nelle città e poi postati su internet...

Quanto ha contato la spinta dei Social Network per il successo dei referendum?

Io credo, senza dati alla mano però, che abbiano contato molto. Nel momento in cui nessuno fa informazione sui referendum avere strumenti che permettono con pochi clic e a chiunque di condividere informazioni, notizie, inviti al voto con tutta la propria cerchia di contatti diventino fondamentali. Ho fatto un tweet un po' scherzoso: #iohovotato anche se #nonspostounvoto. Il senso era che l'hashtag #iohovotato probabilmente non è servito a spostare voti. Gli hashtag non spostano voti. Ma anche votare, in sé, non è un'attività che sposta voti. Eppure ho votato e ho usato l'hashtag. E credo che in qualche modo entrambe queste azioni abbiamo contribuito al raggiungimento del quorum.

Hai anche un blog, che pensi, la stagione dei blog e' tramontata a favore di Twitter e Facebook?

Io credo che blog e Social Network abbiamo funzioni diverse e possano coesistere. E ne sono così convinta che infatti ho aperto un blog personale poche settimane fa, perché avevo bisogno di un luogo in cui elaborare meglio alcune riflessioni, alcune storie che non necessariamente trovano posto nei miei blog "tematici" (quello sulla spazzatura e quello sui pannolini lavabili) e che non sono adatti ai social network. I social network sono un buon luogo per discutere dei contenuti di un post di blog, per esempio. Oltre che un luogo per diffonderne la conoscenza. Ma molto lavoro di analisi e approfondimento o anche solo di narrazione difficilmente trova spazio e può essere fatto sui social network.



Quorum! Fumata bianca per i referendum

referendum quorumAlla fine il quorum è arrivato. Probabilmente le persone che ci speravano domenica mattina erano più di quelle che ci credevano, e le giornate delle votazioni sono state un susseguirsi di speranze, ogni intertempo, ogni rilevazione ha dato il via a una serie di deduzioni, di confronti, di calcoli per rafforzare la scaramanzia o per dare energia a una convinzione e alimentare la speranza. Quanto hanno contato internet e i social network in tutto questo? Difficile dirlo. Perché sicuramente al raggiungimento del quorum (che non accadeva dal 1995) hanno contribuito diversi fattori, dai drammatici incidenti di Fukushima, al clima politico nazionale, fino al definitivo inserimento del quesito sul nucleare tra le schede da votare. Alla fine anche i boicottaggi e l'infinita serie di ostacoli che si sono messi tra la campagna referendaria e il quorum si sono mostrati sterili, almeno  più sterili di quanto non sia riuscita a fare la rete di messaggi e di iniziative che hanno popolato i social network. Mentre inizia lo spoglio delle schede, infatti, una cosa si può già affermare: il web italiano segna un momento importante nella politica del nostro paese perché in questi referendum, come nei ballottaggi delle recenti amministrative, Twitter e Facebook sono stati un fiorire di iniziative tutte cresciute nel campo della corsa al quorum (e delle motivazioni per il Sì), politicamente schierate. Forse più di altre volte, ma quello che conta è che questa volta (alle amministrative come al referendum) il risultato finale va nella stessa direzione in cui tirava il vento del web. 
 
Il quorum c'è. Ora si può dire, dopo l'altalena delle rilevazioni che è stata un continuo crescendo. Oltre l'11% a mezzogiorno di domenica; alle 19 il Ministero dell'Interno diceva che si era superato il 40% e i commenti degli esperti erano tutto un confronto con gli andamenti dei referendum passati, calcoli e proiezioni facevano immaginare che il quorum sarebbe arrivato. La mattinata di lunedì era fatta di indiscrezioni e un nuovo colpo di teatro arrivava dal Viminale, con il Ministro Maroni che ad urne ancora aperte annunciava il raggiungimento del quorum. Un colpo basso secondo alcuni.
Ma appena arrivate le 15 i primi dati ufficiali parlavano chiaro.
Certo i social network non sono stati a guardare e sono stati un fiorire di iniziative e ashtag, come #iohovotato che ha registrato un notevole successo. Ma soprattutto Twitter e gli altri hanno tenuta viva l'informazione, perché se volevate sapere al volo le cifre sull'affluenza, che ci si poteva aspettare per il risultato finale e come si potevano confrontare i dati con i referendum passati, il modo più semplice era una ricerca su Twitter, un solo click ed eravate a contatto con le informazioni più aggiornate e, facendo un po' di attenzione, attendibili. Sì, a guardare i referendum la rete ha funzionato e i social network si sono mostrati qualcosa di più di semplice cazzeggio. Chi impara a utilizzarli bene ha una possibilità in più. Anche in politica.


Lun, 13/06/2011 - 15:12 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: