Nuova Zelanda

La nave Rena si è spezzata: è l'ennesimo disastro ambientale

Nave cargo RenaLa nave cargo Rena, incagliata dal 5 ottobre a circa 23km dalla costa di Tauranga nella Nuova Zelanda settentrionale, si è spezzata in due nella notte del 7 gennaio a causa del maltempo e delle forti onde del mare.

Il Consiglio della Bay of Plenty, la regione in cui si trova Tauranga, si è riunito per decidere se ampliare la zona di sicurezza attorno alla Rena. Al momento l’area si estende fino a tre miglia nautiche – circa 5,5km – attorno allo scafo ma in seguito alla rottura, oltre alle tonnellate di combustibile dilagate dal momento dell'incidente, si sono dispersi numerosi detriti e container che rendono pericolosa la navigazione.
Almeno 200 degli oltre 800 container della nave si sono rovesciati in mare, e alcuni di essi sono dispersi, mentre altri si sono arenati sulle spiagge circostanti, in particolare la spiaggia di Waihi, a circa 50km a nord di Tauranga, ricoprendola di polistirolo e sacchi di latte in polvere ormai in putrefazione. L'area è stata immediatamente chiusa al pubblico, ripulita e poi riaperta.
Su alcuni container ancora a galla sono stati installati dei transponder per poterli ritrovare anche in caso di affondamento. Il carico di undici di questi container è stato classificato come "pericoloso" ma i media nazionali non hanno ancora sfiorato l'argomento. Una delle preoccupazioni riguardo questo contenuto è legato alla possibilità che i materiali chimici possano reagire a contatto con l'acqua e produrre sostanze chimiche altamente tossiche per la flora e la fauna marine, già massacrate dalla fuoriuscita del combustibile al momento dell'incidente (più di 20mila uccelli marini morti).

L’azienda specializzata Svitzer ha lavorato per le settimane a seguito dell'incidente per rimuovere il combustibile dalla nave, portandone via più di 1.100 tonnellate. Ciò che ne rimane, circa 385 tonnellate, si riverserà molto probabilmente in mare contribuendo a quello che è già stato definito dai giornali neozelandesi “il peggior disastro ambientale” nella storia del Paese.
Un tribunale di Tauranga ha già aperto un’inchiesta contro il capitano e il secondo ufficiale della nave, contro i quali ci sono 16 capi di imputazione, tra cui quello di "Disastro ambientale".

L'impatto sull’ecosistema marino della zona è stato finota disastroso. Per prestare soccorso agli animali in pericolo sono stati approntati due centri di salvataggio per soccorrere e ripulire pinguini, foche, delfini, balene e altri uccelli marini.
Dopo due mesi di ricovero sono stati liberati 49 pinguini nella spiaggia di Mount Maunganui, a Tauranga, e all’evento hanno assistito circa 200 persone. I pinguini sono stati trasportati sulla spiaggia in contenitori colorati, che sono stati aperti dai veterinari dei centri insieme a bambini e ragazzi. Dopo un minuto di spaesamento i pinguini si sono gettati in mare. In totale sono stati rilasciati 145 pinguini dotati di microchip per poter essere individuati e monitorati dopo il rilascio.

Ma è possibile che con tutte le tecnologie a disposizione dell'uomo, questi incidenti accadano ancora con estrema facilità? Qual è il limite umano concesso, quando una responsabilità sociale e ambientale è così grande?


POST CORRELATI:
Nuova Zelanda: febbre All Black, petrolio sulla barriera corallina>>
Marea Nera: i soldi valgono più della sicurezza>>

Foto: Flickr



Forza Nuova Zelanda. Anzi no, viva l'Italia!




Ora è in Sud Africa, gioca con la maglia azzurra della Nazionale, ma tifa per la Nuova Zelanda almeno un po'. Kaine Robertson gioca per l'Italia di rugby in tourné in questi giorni tra Città del Capo e Johannesburg. In questa intervista, si dichiara immigrato contento nella Pianura padana anche se gli manca il mare. Non sopporta il razzismo e i calciatori che si buttano (e gli elettricisti che arrivano in ritardo). Alla vigilia del match tra Italia e All Whites, un tifoso particolare col cuore diviso in due.


Ven, 18/06/2010 - 10:32 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Forza Nuova Zelanda. Anzi, no, viva l'Italia!

Ora è in Sud Africa, gioca con la maglia azzurra della Nazionale, ma tifa per la Nuova Zelanda almeno un po'. Kaine Robertson gioca per l'Italia di rugby in tourné in questi giorni tra Città del Capo e Johannesburg. In questa intervista, si dichiara immigrato contento nella Pianura padana anche se gli manca il mare. Non sopporta il razzismo e i calciatori che si buttano (e gli elettricisti che arrivano in ritardo). Alla vigilia del match tra Italia e All Whites, un tifoso particolare col cuore diviso in due.