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Olimpiadi 2020, la partita romana della sostenibilità

olimpiadiSenza sostenibilità, scordatevi di ospitare i Giochi Olimpici. L'impatto ambientale è infatti uno dei criteri più importanti nel valutare i progetti delle città che si candidano ad ospitare le Olimpiadi. Tra queste Roma, che è stata la prima a farsi avanti per il 2020 e oggi in ballo con Baku (Azerbaigian), Doha (Quatar), Istanbul (Turchia), Madrid e Tokyo.

La capitale italiana sa che nel progetto si deve puntare molto sul verde se si vogliono avere concrete possibilità di veder uscire dalla busta il nome della propria città il 7 settembre del 2013, quando verrà emanato il verdetto finale. I tempi sembrano ancora lunghi ma il percorso è molto faticoso e l'idea di costruire un villaggio olimpico capace di ospitare oltre 10mila atleti, giornalisti e partecipanti vari ha bisogno di tempo per essere messa nero su bianco.

La complessità dei lavori richiede tempi lunghi di ideazione e realizzazione, soprattutto perché il livello di sostenibilità ambientale dei progetti che hanno vinto le ultime edizioni è stato determinante nell'assegnazione. E allora comitati al lavoro, tutti intorno a un tavolo, come nel recente convegno organizzato dal Green Building Council Italia, per individuare aree e buttar giù proposte concrete. 
 

È certo che, tra le promesse iniziali e i risultati finali, il tempo può modificare molte cose. Prendete ad esempio il progetto vincitore per Londra 2012: nel comitato organizzatore un responsabile dedicato esclusivamente alla sostenibilità, la garanzia di compensare le emissioni di CO2 prodotte durante i lavori con l'acquisto di certificati verdi. Ma ora – a meno di un anno dal grande evento e con i cantieri in pieno fermento – dalla City fanno un passo in dietro rettificando le interpretazioni in merito ai certificati verdi. Anche se la sostenibilità non abbandona il ruolo di protagonista della comunicazione e ci affretta ad annunciare che  l'impronta inquinante dei Giochi Olimpici sarà attenuata anche grazie al coinvolgimento degli spettatori, invitati a partecipare a un programma della BP (proprio quella della marea nera di Deepwater Horizon) chiamato Travel Neutral.
 
Ma torniamo a Roma dove, si diceva, il fermento è già partito alla ricerca di un'area idonea alla realizzazione di un villaggio olimpico tutto ispirato da criteri sostenibili e capace di aprire una nuova pagina nella rigenerazione urbanistica della città. Una delle aree su cui ha puntato la sua attenzione il sindaco Alemanno, ad esempio, è l'area di Tor di Quinto e dell'ex galoppatoio. Una scelta sulla quale sono già arrivate le critiche di Legambiente che in una nota sostiene che “realizzare il Villaggio Olimpico a Tor di Quinto significherebbe una nuova variante cementizia al piano regolatore”, mentre una proposta più accettabile riguarderebbe un'area edificabile e infrastrutturata, come ad esempio la centralità di Saxa Rubra.
Mentre quindi i Giochi di Londra 2012 si presentano come i più verdi di sempre, a Roma è iniziata la corsa al 2020 con una sola certezza: si vince solo se il progetto sarà sufficiente verde.

Immagine di scazon


Giocare a calcio col velo? La Fifa dice no

iran calcioForse non è fashion come la sciarpetta elastica scaldacollo, portata da alcuni giocatori di calcio in campo e proibita recentemente dall'Ifab (International Football Association Board) perché potrebbe rivelarsi pericolosa. No, l'hijab non è certo lo snood, e qui non si tratta di Premier League, per cui saranno in pochi ad accorgersene e a dire che, forse, il divieto è un po' pretestuoso. Fatto sta che le ragazze della nazionale iraniana di calcio sono lì a piangere per la mancata qualificazione alle Olimpiadi 2012 di Londra, e tutto perché secondo la Fifa anche l'hijab, che le ragazze portano in campo senza avere evidenti problemi di gioco, sarebbe vietato e indossarlo porti dunque a una squalifica. Si arriva dunque alla partita con la Giordania, che serve da qualificazione per la competizione inglese, e la decisione è di annullare il match.

Tutto sarebbe partito da un'obiezione di un arbitro del Bahrain, ma ora la federazione calcio iraniana fa appello al direttore della Fifa Blatter, poiché pare che in altri casi la divisa delle giocatrici sia andata bene e sia stata approvata ufficialmente. Alcuni obiettano che i motivi dell'arbitro siano politici e religiosi, visto che i rapporti tra Iran e Baharein non sono tra i migliori, ma la verità è che esistono campionati, che noi non vediamo nemmeno sui canali satellitari, in cui le giocatrici indossano il velo senza averne troppi fastidi. Pensiamo alla FedCup, ad esempio, in cui le giocatrici dell'Iran erano scese in campo grazie a un velo che copriva i capelli e a una specie di tunica che non le intralciava. O alle ragazze che l'anno scorso, a Cortina, hanno giocato con le nostre italiane e sono scese in campo col velo, in un'atmosfera di assoluta sportività.

Pericolosità? Ci sembra più pericolosa la sciarpetta, in effetti. Per non parlare di certe imbracature e maschere varie che abbiamo visto sui campi nostrani. Pari condizioni? Le ragazze si allenano così, sono abituate a giocare così, dove sarebbe la disparità in campo? Non si tratta di una campagna per l'emancipazione delle donne iraniane, figuriamoci. In quello le ragazze iraniane sono già brave da sole. Ad Amman le atlete sono scese in campo con la divisa della Legea che le copre dalla testa ai piedi, e che ha permesso loro di giocare in altre occasioni. Le foto che stanno facendo il giro del mondo le ritraggono piangenti e addolorate, perché possiamo ben immaginare quanto conti, per loro, avere l'occasione di vivere un'esperienza internazionale come quella delle olimpiadi. Ora si aspetta che la federazione iraniana faccia ricorso, e che una decisione, coerente, venga presa. Perché qui la Fifa deve infatti stabilire anche come vediamo l'hijab: un'imposizione o un'appartenenza culturale? Le ragazze hanno o no la libertà di scendere in campo come pensano sia più consono al loro modo di essere (posto che ciò non offende nessuno né le avvantaggia o svantaggia in campo)?

Foto di IslamizationWatch



Mar, 07/06/2011 - 11:48 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Olimpiadi di Pechino: successo dell’Oriente o dell’Occidente?

Le Olimpiadi di Pechino sono state un indubbio successo.

La titanica organizzazione, dagli arbitri ai volontari, era al 99% cinese ma lo stile, dall’architettura degli stadi alle divise degli atleti, è stato molto occidentale.

E’ la prova che un mondo unico è possibile oppure la conferma che la tigre orientale è pronta persino a vestire Prada per conquistare i mercati globali?



Ven, 12/09/2008 - 02:00 | Scritto da: avoicomunicare | | Link permanente | Tags:

La fratellanza tra i popoli alle Olimpiadi di Pechino

Si sono appena concluse le Olimpiadi di Pechino.
Nell'anno del Topo secondo il calendario cinese, sono stati battuti molti record mondiali, dai 100 metri su pista al salto con l’asta, ma secondo alcuni sono mancati gesti di pace e fratellanza tra i popoli.
C’è stata, però, un'importante eccezione: il sentito abbraccio, sul podio della pistola da 10 metri, tra la russa Natalia Pederina e la georgiana  Nino Salukvadze, mentre infuriava lo scontro in Georgia.
Quanto è stato importante quel gesto?



Ven, 05/09/2008 - 15:28 | Scritto da: avoicomunicare | | Link permanente | Tags: