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In migliaia alla Marcia della pace di Assisi

marcia pacePerché la Marcia della Pace, un appuntamento che va avanti dal 1961 (50 anni, 19 edizioni in tutto), e che si tiene oggi 25 settembre lungo la distanza che separa Perugia e Assisi, non può che avere un impegno a 360 gradi, visto che coinvolge ogni anno centinaia di migliaia di persone, tra cui moltissimi giovani. Dopotutto non si può parlare di pace quando ci sono tirannidi e soprusi. E mentre oggi si festeggia in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Pace dell'Onu, intesa come momento in cui, idealmente, l'invito al "Cessate il fuoco" diventa anche un modo per riflettere, informare ed educare alla legalità e al rispetto dei diritti umani, il popolo della pace si prepara con anticipo alla scarpinata di domenica.

Gambe in spalla e camminare, e certamente non per tenersi in forma. Perché la lunga strada per la pace richiede forza di volontà e determinazione. Soprattutto quando si cammina tutti insieme non solo contro la guerra, ma anche contro le morti bianche, le mafie, gli abusi sulle donne, gli anziani lasciati da soli. Ovvero tutte le situazioni di ingiustizia, violenza e illegalità che sono alla base della convivenza "incivile" dei popoli del mondo.

A cominciare dall'iniziativa "1000 giovani per la pace", una due giorni di seminari, incontri e laboratori che si terranno due giorni prima della marcia. E la voglia di pace ci dev'essere eccome se i giovani dai 14 ai 30 che parteciperanno alle giornate sono non mille ma ben quattromila. Provenienti da 114 città di tutte le regioni della penisola, ci saranno anche molti giovani del Mediterraneo che stanno lottando per la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Verranno infatti dalla Siria, dall’Egitto, dalla Tunisia, dall’Algeria, dal Marocco e dal Sahara, dalla Turchia, dalla Palestina e da Israele, per dar vita a uno dei primi grandi incontri tra le due sponde del Mediterraneo dopo lo scoppio della primavera araba. L'appuntamento, a Bastia Umbra, dove i ragazzi si confronteranno tra loro e con degli esperti sui temi della politica, dell'uso dei nuovi media, sul ruolo della scuola, preparandosi mentalmente al 25 settembre, e dormendo e mangiando tutti insieme come in campeggio. Quest'anno, poi, l'occasione vede la partecipazione di nuovi protagonisti, geograficamente strategici nel dialogo globale per la pace.

Anche perché nel mondo i conflitti sono molti più di quelli di cui si sente parlare o si legge sui giornali, visto che non ci sono solo l'Afghanistan e la Libia, ma anche le persone che continuano a morire nel Corno d'Africa e nelle guerre civili in Thailandia, Cambogia, Colombia, per un totale di 31 guerre che fanno migliaia di morti ogni anno. Senza dimenticare la situazione mediorientale, che proprio in questi giorni è protagonista di una delle conferenze dell'Onu tra le più importanti degli ultimi anni, con la richiesta da parte della Palestina dello status giuridico di nazione. Istanza la cui accoglienza influenzerà moltissimo gli equilibri già precari di una zona ormai caldissima, che la guerra civile in Siria (con i massacri di Assad contro la sua stessa popolazione) ha reso ancora più instabili. Tanto che secondo un sondaggio pubblicato dalla BBC, i sostenitori della richiesta palestinese, nel mondo, sono moltissimi, e spesso non tanto perché sostengono direttamente l'Anp, quanto perché auspicano un ritorno della pace in quella zona del mondo.

Il sondaggio, realizzato dall'istituto GlobeScan, vede tra i più favorevoli al riconoscimento palestinese all'Onu gli egiziani, con il 90% dei consensi, contro il 9% di chi ha espresso parere contrario. A seguire i cinesi, con il 56% dei favorevoli e solo il 9% dei contrari. Di contro, i paesi in cui l'opposizione è più forte sono gli Stati Uniti (45% di contrari, 36% favorevoli), il Brasile (41% di sì e 26% di no), l'India (32% a favore, 25% contro). Nei tre paesi dell'Unione europea in cui è stato effettuato il sondaggio, i pareri favorevoli hanno avuto la meglio sui contrari: Francia (54% si sì, 20% di no), Germania (53% di sì, 28% di no), Regno Unito (53% di sì e 26% di no). Di sicuro ognuno avrà i suoi motivi, ma la pace è l'obiettivo di tutti. Perché non partire da lì?

Foto di Catarsi Onlus



Un adolescente “sfigato” che deve far carriera

Alice Audouin al Festival del Giornalismo di Perugia
PERUGIA – Lo sviluppo sostenibile? “È come avere a che fare con un ragazzino sfigato che non ha amici: se ne sta lì in disparte e nessuno vuole passare il tempo con lui perché è bruttino, parla di cose troppo serie e troppo complicate. Ma noi dobbiamo fare il tifo per lui, incoraggiarlo e incitarlo a crescere sempre meglio”.

L'accento francese di Alice Audouin non addolcisce il modo in cui parla di sviluppo sostenibile: lei ne ha fatto un lavoro (anzi più di uno), ne è una convinta sostenitrice, ma si rende conto che guardandosi in giro la vita è proprio dura per questo ragazzino. “A chi piace questa espressione? E chi riesce a metterla in pratica davvero? In Francia lo chiamiamo dévelopment durable e a chi lo segue e ci crede gli hanno appiccicato il nomignolo un po' sprezzante di Dédé”.

Alice è a Perugia per una tavola rotonda al Festival di giornalismo per discutere di ambiente e nuova ecologia. Nella vita si occupa di sostenibilità in mille modi: è una manager in una grande agenzia di comunicazione (Havas Media), ha un blog che si chiama Alice in Warmingland, tiene rubriche in diverse riviste francesi, ha fondato Ad Widser (una società che si occupa di comunicazione sostenibile) e Coal, un'associazione che promuove un legame tra arte e ambiente. Ed è anche una scrittrice. Il suo libro si intitola Emilie, ecologista in carriera (Edizioni Ambiente), è la storia di una manager che è veramente lontana da ogni concetto ambientalista, ma quando il suo capo decide di creare una sezione di sviluppo sostenibile, la metamorfosi è rapida e inarrestabile.

“Si chiama Greenwashing, spiega Alice, è un po' come se aziende e persone si diano una spennellata di ambientalismo per vendere un prodotto oppure sentirsi più alla moda, una specie di etichetta che ci si appiccica addosso”. E in tutto questo il marketing e la comunicazione hanno un ruolo determinante, che potrebbe essere potenziato da blog e social network.

“Uso moltissimo Facebook, racconta Alice, per me è soprattutto uno strumento di lavoro che mi serve a tenere stretti contatti con i miei colleghi, con esperti di comunicazione di altre agenzie e parlare con loro in tempi veloci. Ma tutto il mondo di internet ha una potenzialità straordinaria che mi sembra ancora poco espressa: tutti vogliono utilizzare il web ma quando lo fanno usano linguaggi vecchi che non sfruttano le potenzialità dei nuovi media. Bisogna essere molto intelligenti per innovare”. Insomma, alla fine della chiacchierata i ragazzini sono diventati due e si tengono per mano, comunicazione via web e sviluppo sostenibile per Alice sembrano due adolescenti di talento: cresceranno.