piero tagliapietra

La civiltà dell’empatia: Jeremy Rifkin incontra i blogger

Pubblichiamo su avoicomunicare il racconto di Piero Tagliapietra, blogger e inviato di Avoicomunicare durante l'incontro di venerdì scorso tra una delegazione di blogger italiani e Jeremy Rifkin.

Rifkin.jpg

Venerdì 19 marzo, all’Hotel Splendide Roya di Roma, io e altri blogger che conosco (Mafe, Gallizio, Marina Remi, Giulia Blasi, Ezekiel, Bastet, Antonio Pavolini) abbiamo avuto il piacere d’incontrare Jeremy Rifkin per poter discutere del suo nuovo libro: “La civiltà dell’empatia”. Una buona parte dell’incontro potete trovarla ricercando #Rifkin su Twitter o su Friendfeed, il live blogging è stato infatti piuttosto intenso.

L’incontro è iniziato nel migliore dei modi: Rifkin si è dimostrato fin da subito estremamente disponibile e incuriosito, era la prima volta infatti che presentava il suo libro a una sola platea di blogger ed era sinceramente entusiasta: lo ha definito un momento storico.

Non vi racconto tutto il libro anche se è estremamente interessante, e se volete farvene un'idea potete scaricare il primo capitolo gratuitamente dal blog dello stesso Rifkin. Il testo fondamentalmente rilegge la storia cambiandone la prospettiva: se invece di vedere l'uomo come un essere razionale ed egoista (una visione che ha contraddistinto la maggior parte delle varie filosofie), alla luce delle nuove scoperte della biologia rileggessimo la nostra storia?

Veniamo al sodo: Rifkin ha una notizia buona ed una cattiva. Quella cattiva è che siamo sull’orlo dell’estinzione; quella buona è che siamo ancora in tempo per poter cambiare. Il cambiamento è possibile grazie ad alcune scelte che stanno avvenendo:

  1. La transizione verso edifici in grado di produrre l’energia di cui necessitano
  2. La capacità d’immagazzinare l’energia in eccesso tramite le celle ad idrogeno
  3. Un sistema che sia in grado di distribuire l’energia nei vari punti della rete

Secondo Rifkin l’analogia tra rete e sistema energetico è molto forte: avremo in futuro infatti utenti che produrranno singole parti, pezzi d’energia/informazioni che verranno immagazzinate (come avviene sui server) per poi essere messe in comunicazione tra loro; inoltre, all’occorrenza, i singoli utenti potranno sostenersi creando un sistema che, individualmente non è nemmeno immaginabile. Ma per comprendere se questo cambiamento sia possibile o meno abbiamo bisogno dell’homo empaticus.

La storia, per quanto la conosciamo, ha sempre proposto una visione dell’uomo come soggetto razionale, calcolatore, un contenitore vuoto  che senza la presenza di uno stato o di un autorità superiore, avrebbe divorato i suoi stessi simili (come ricorda Hobbes con la frase Homo Homini Lupus). Ma questa visione, sostiene Rifkin, è solo una parte della nostra storia: andando ad osservare con cura lo scorrere del tempo, alla luce di alcune scoperte chiave nel campo della biologia, possiamo rileggere tutta l’evoluzione dell’uomo. Come? La tecnologia e comunicazione vivono in simbiosi, una sorta di spirale che si autoalimenta: le nuove forme di tecnologia necessitano di forme di comunicazione più avanzate e strumenti di comunicazione più avanzati permettono di potenziare il commercio e di creare nuove tecnologie, un processo descritto molto bene anche da Peppino Ortoleva ne “Il secolo dei Media”. La condivisione rappresenta, se vogliamo, l’apice di questo aspetto empatico.

Ma veniamo all’incontro:

Le quattro risposte più interessanti dal mio punto di vista che sono emerse (oltre all’empatia come fine del Machismo) sono legate a tre aree: Politica, Economica, Culturale

Politica
Una delle frasi che ha detto Rifkin, e nella quale mi sono riconosciuto quasi completamente, è il fatto che non abbia più senso la distinzione tra partiti di destra e di sinistra, la vera differenza non si gioca più su questo campo. Quello che distingue le politiche ed orienta le visioni è il modo di interpretare il sistema e adesso la linea di demarcazione tra i partiti (e che possiamo dal mio punto di vista applicare tranquillamente anche alle imprese) è tra sistema centralizzato versus distribuito. Le scelte della politica sono fondamentali perché senza di essa non possono essere realizzati i grandi cambiamenti che ci aspettano, dal punto di vista economico e culturale.

Cultura
Gli aspetti culturali della rivoluzione necessitano di nuovi paradigmi educativi: il sistema distribuito è una realtà per molti dei ragazzi che usano internet per conoscere e trovare nuove informazioni senza legarsi più ad una singola fonte. Il problema del copyleft dovrà essere affrontato nelle scuole: come possiamo infatti pretendere che i ragazzi comprendano il valore della condivisione se la condivisione delle informazioni è visto come “cheating” ? E qualcuno faceva notare come questo sia altrettanto vero nelle aziende...
Un altro aspetto da tenere in considerazione legato al nuovo paradigma culturale è l’appiattimento linguistico che stiamo vivendo e che rappresenta, se vogliamo, il lato negativo di questa sistema distribuito. In modo da poter comunicare con tutti, molte parole, difficili in alcuni casi da utilizzare diventano sempre meno usate. Il rischio è quello di perdere quindi il nostro vocabolario, ampio e specifico, in favore di una lingua condivisa e semplice. Questo è un problema che dovrà essere affrontato insieme alla potenziale perdita di attenzione, sembra che il nuovo modo di fruire le informazioni comporti un’attenzione distribuita, che difficilmente però è in grado di rimanere focalizzata su un singolo argomento. Questo rappresenta un grosso problema, anche per il modello ipotizzato da Rifkin: l’empatia necessita di una grande attenzione che deve essere rivolta verso se stessi e verso l’altro.
 
Economia
In che modo finanziarie il passaggio verso l’energia rinnovabile? Uno degli esempi più interessanti citati da Rifkin su come finanziare il passaggio da un sistema energetico legati a sistemi tradizionali verso fonti rinnovabili è l’azione di Philips a Roma. L’azienda si è infatti offerta di pagare la sostituzione di tutte le lampadine della capitale con dei Led: e i ricavi da dove arrivano? La città di Roma paga a Philips l’equivalente del risparmio elettrico conseguito: maggiore il risparmio, maggiore il guadagno conseguito per l’azienda. Lo trovo veramente geniale.

Sicuramente avremmo passato tutto il giorno a parlare con Rifkin, interessante nelle sue riflessioni e disponibile nel fornire risposte, ma purtroppo il nostro tempo a disposizione si è esaurito molto in fretta. La conversazione non è finita qui però: Jeremy (diamogli del tu) ha infatti detto che, in caso di altre domande sarebbe stato possibile scrivergli sul suo blog o inviargli una mail: “risponderò sicuramente”.

Foto di Pierotaglia

La civiltà dell'empatia

La civilta dell empatia

La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi è l'argomento centrale del nuovo libro di Jeremy Rifkin, economista americano che avevamo già intervistato in una live chat su avoicomunicare qualche tempo fa.

Secondo Rifkin la Storia non sarebbe altro che una lotta senza quartiere tra individui isolati, solo occasionalmente uniti da ragioni di mera utilità e profitto. Ma negli ultimi decenni alcune sensazionali scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio questa tesi e hanno dimostrato, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri. Alla luce di questo nuovo approccio, Jeremy Rifkin propone una radicale rilettura del corso degli eventi umani. Se nel mondo agricolo la coscienza era governata dalla fede e in quello industriale dalla ragione, con la globalizzazione e la transizione all'era dell'informazione, si fonderà sull'empatia, ovvero sulla capacità di immedesimarsi nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona.

Tale risultato è stato però ottenuto a caro prezzo: per crescere e prosperare, società via via più complesse e sofisticate hanno richiesto sempre maggiori quantità di energia e risorse naturali, imponendo un pesante tributo all'ambiente sotto forma di un notevole aumento dell'entropia. Un'incessante spoliazione che rischia, adesso, di compromettere definitivamente la salute della terra e di pregiudicare la sopravvivenza stessa della specie umana.

Ma per Rifkin non tutto è perduto. Mentre le società depredavano i beni della natura, si è fatta silenziosamente strada una nuova "coscienza biosferica" che ha la forza di renderci davvero solidali con il pianeta che abitiamo, portandoci a ridefinire il corso dello sviluppo economico e i nostri stili di vita nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale. Sta a ognuno di noi far sì che questa nuova "civiltà dell'empatia" veda la luce prima che sia troppo tardi.

In occasione della presentazione italiana del suo ultimo sforzo letterario Rifkin torna quindi in Italia per parlare con la rete, e per la precisione con alcuni blogger italiani.
Avoicomunicare partecipa a questo incontro che si sta svolgendo stamattina, grazie al contributo di Piero Tagliapietra, giovane blogger appassionato di comunicazione e semiotica, che ci racconterà l'atmosfera e il contenuto di questa chiacchierata.