Nel 2011 in Italia diminuiscono gli occupati italiani e aumentano quelli stranieri. Sono dati, non opinioni, ma i dati bisogna saperli leggere nel modo corretto. Ecco cosa c'è dietro l'aumento dell'occupazione degli stranieri e della disoccupazione degli italiani.
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Per salutare il 2011 abbiamo scelto nove parole che secondo noi ricorreranno spesso nel 2012 in tema di Integrazione e Culture. Anche questa volta abbiamo voluto lasciare uno spazio per i lettori. Qual è la vostra decima parola per l'anno nuovo?
Integrazione
Una parola che nel 2012 sentiremo spesso e nelle occasioni più disparate: integrazione è forse il termine più complesso di questa piccola lista. Con integrazione si è inteso un po' di tutto, perchè nel dubbio parlarne fa sempre bene, ma di cosa si tratta esattamente? La risposta è facile e difficile insieme: possiamo intendere l'integrazione come l'assorbimento armonioso in un tessuto sociale di un determinato elemento che è diverso dagli altri, nel caso specifico la persona di origini straniere, con tradizioni, esperienze, riferimenti culturali “altri” rispetto agli italiani. Per metterla in questi termini però dovremmo dare per scontato che esista un cittadino italiano standard, e qui le cose si fanno più difficili, perchè oggi (quasi) ognuno di noi ha riferimenti culturali, geografici ed esperienziali differenti. Allora forse è possibile dare un esempio più comprensibile di integrazione, che è quando si esce di casa e si incontra un vicino che non è nato o cresciuto in Italia e si scambiano quattro chiacchiere e un invito per un caffè, o quando nostro figlio ha come compagno di giochi un “nuovo italiano”, o ancora quando passiamo ore a parlare con qualcuno che viene da fuori raccontando e ascoltando usanze, tradizioni e programmi televisivi che ci sono piaciuti da bambini, scoprendo che a volte sono gli stessi. La sfida, insomma è questa: dire “integrazione” e pensare “quotidianeità”, che dite, ce la possiamo fare?
Cultura
Eventi, mostre, concerti, incontri, letteratura, film: l'integrazione passa attraverso i mille linguaggi dell'arte per una continua scoperta. Su tutto il territorio nazionale nelle città grandi e piccole si moltiplicano gli eventi che propongono uno sguardo nuovo e inedito sui talenti dal mondo. Dopo un 2011 in cui i temi dell'immigrazione si sono imposti a Venezia e sul grande schermo grazie ai lavori di Crialese, Olmi, Patierno e Lombardi, per gli amanti dell'arte e della creatività il 2012 sarà un anno di mostre ed eventi imperdibili, per confrontarsi con realtà nuove e tutte da scoprire, per innamorarsi di una nuova cultura o opera d'arte ogni giorno.
Territorio
Quando si parla di integrazione e politiche per l'immigrazione sono le realtà locali a fare la parte del leone. Piccole città, paesi e quartieri italiani in cui è possibile conoscere chi si ha accanto in modo vero e privo di pregiudizi. Proprio dal territorio quest'anno speriamo di venire a scoprire decine, centinaia, migliaia di storie e racconti per capire che è possibile la convivenza, il rispetto reciproco e la conoscenza. Lontano dalla frenesia delle grandi città e dalla retorica delle manovre politiche esiste un'integrazione silenziosa e vera, basata sul capirsi, sull'incontrarsi giorno dopo giorno e sul lavorare insieme, ognuno con le proprie differenze.
Quali storie conoscete? Quali vorreste raccontare?
Impresa
Con un imprenditoria straniera in Italia che vive una vertiginosa crescita sarà impossibile quest'anno non confrontarsi con temi, ricchezza e problematiche legati al mondo del lavoro e dell'impresa. In questo momento le aziende italiane fondate e mantenute da stranieri sono aumentate del 5,6%: un dato tanto più importante se considerato in relazione al periodo di crisi economica. Spesso a conduzione familiare, le realtà imprenditoriali dei nuovi italiani portano ricchezza e lavoro, ma aprono anche la via a problematiche nuove riguardo la concorrenza e la legalità. In un momento difficile sul fronte del lavoro e della crescita parlare di impresa straniera sarà importantissimo.
Voi cosa ne pensate: si tratta di una risorsa o di un ostacolo all'imprenditoria italiana?
Cucina
Il luogo, reale e metaforico, dove si mescolano storie, discussioni, tradizioni e dove integrazione e cultura bollono in pentola. Il cibo è l'esperienza sensoriale per eccellenza e si sa che gli italiani sono un popolo di buone forchette. Che si tratti di piatti cinesi o indiani, delle spezie multicolori della tradizione araba o dei manicaretti corposi e dal sapore deciso della cultura romena, la scoperta di un popolo passa sempre di più attraverso la gastronomia. Con cinque continenti da esplorare e chef da tutto il mondo pronti a darsi da fare ai fornelli, il 2012 sarà in Italia un anno gustosissimo all'insegna della stanza più intima della casa.
E proprio perchè sappiamo che tutti gli italiani sono in fondo dei qualificatissimi critici culinari vi chiediamo: qual è il vostro piatto preferito dal mondo?
Associazionismo
Magari non ne sentiremo parlare quanto vorremmo nel corso del 2012, e tuttavia le associazioni fondate da stranieri e italiani che si occupano di aiutare e favorire l'inserimento nel paese degli stranieri sono una realtà presente e importante. Ogni giorno volontari e lavoratori contribuiscono ad accogliere, orientare e avviare al lavoro centinaia di immigrati provenienti da tutto il mondo. Se è vero che nessun uomo è un'isola il lavoro di queste persone è fondamentale per l'umanità e le prospettive di chi è appena arrivato in Italia così come di chi ci vive da tempo e ha bisogno di consulenze, di aiuto per la burocrazia o solamente di trovare un punto di riferimento nel paese che parli la propria lingua.
Seconde Generazioni e Cittadinanza
Due parole che in realtà sono una sola, dal momento che non si può parlare di cittadinanza italiana senza considerare le seconde generazioni e viceversa. Le seconde generazioni in Italia parlano italiano, hanno frequentato qui scuole, associazioni, amicizie, eppure al raggiungimento della maggiore età si trovano stranieri nella propria terra, legati alla cittadinanza dei genitori. Ne ha parlato tanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano negli ultimi mesi dell'anno e la discussione è deflagrata come una bomba, coinvolgendo infinite parti politiche e sociali. Il 2012 sarà un anno all'insegna della faticosa scalata al diritto di cittadinanza di tutti quei ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, e le prospettive sembrano quelle di una revisione della legge, per rendere più semplice il riconoscimento della cittadinanza italiana per chi vive qui. Lo stesso vale per tutti gli immigrati che hanno raggiunto il paese già adulti e che sono diventati membri della società italiana a tutti gli effetti, contribuendo allo sviluppo delle città e dei paesi in cui abitano e condividendo ritmi, modi, e vita con milioni di “vecchi italiani”
Politica
Il 2012 sarà l'anno degli stranieri in politica? Finora gli esempi sono stati pochi, ma non sono mancati. A Milano l'assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino ha convocato quindici ragazzi di seconda generazione, a Ciriè, vicino Torino, è stato il turno del consigliere romeno Adrian Ichim, votato dai concittadini italiani e romeni, a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è assessore Youssef Salmi, e queste sono solo alcune delle realtà politiche italiane che hanno spalancato le porte a interlocutori dal mondo. In una società sempre più votata alla multicultura il dialogo tra le parti non può più escludere tutti coloro che hanno la capacità di recepire nel modo più adeguato le istanze dei milioni di cittadini stranieri in Italia, e l'anno nuovo porterà ovunque la possibilità di una classe politica sempre più legata alla vita e alle politiche di integrazione.
Razzismi
Più che una parola per l'anno nuovo, questa è l'unica parola che vorremmo smettere di sentire. L'ultima parte del 2011 si è distinta per gli attacchi feroci e immotivati nei confronti di stranieri a Torino e Firenze ed è il momento giusto per dire basta. Vogliamo un 2012 di dialogo, di scambio, di risoluzione dei conflitti basata sulla capacità di ascoltare e ascoltarsi, e soprattutto di comportarsi utilizzando logica e intelletto, le uniche qualità che distinguono l'uomo dagli animali. L'odio razziale è un comportamento idiota giustificato solo da una profonda ignoranza e povertà di argomenti. Meritiamo un'Italia intelligente, aperta al confronto e capace di andare oltre le formule trite della diffidenza verso gli altri. Vogliamo un paese lontano dalla cantilena del “ci rubano il lavoro” e dell'equazione senza cervello che mette un immigrato sullo stesso piano di un criminale. Il valore di un essere umano si misura sulla capacità di relazionarsi a chi ha accanto, e noi siamo degli ottimi esseri umani. Dimostriamolo.
Come per le nostre dieci parole in tema di Ambiente e Sostenibilità anche qui abbiamo voluto lasciare un piccolo spazio vuoto, quello per una decima parola che vorremmo ci suggeriste voi. Quale sarà il decimo "tema caldo" per quanto riguarda i temi dell'Integrazione e della Multicultura nel 2012?
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Giorgio Napolitano a fianco dei "nuovi italiani".
La ciliegina sulla torta è arrivata lo scorso 15 novembre. Alle dichiarazioni favorevoli al diritto di cittadinanza dei giovani immigrati di seconda generazione da parte di numerosissime personalità della vita politica e sociale, si è aggiunta nientemeno che quella del Presidente della Repubblica.
La grande paura dell’invasione degli immigrati. E invece? Spiega Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, i rifugiati in Italia sono 55mila, meno di un decimo rispetto a quelli in Germania. In occasione della Giornata mondiale dei rifugiati (20 giugno) AVoiComunicare le ha chiesto di fare chiarezza per conoscere chi sono le persone che arrivano per mare, mettendo a rischio la loro vita, in viaggi che durano anche anni. Sono esseri umani che scappano da guerre e persecuzioni politiche. «Respingerli a largo delle nostre terre – prosegue la Boldrini – ha il solo effetto di rigettarli in situazioni tragiche dalle quali faticosamente cercano di fuggire». Ma non sarà che chiedere asilo è solo un trucco per arrivare qui e poterci rimanere? «Macché – risponde la rappresentante delle Nazioni Unite – questa è un’informazione falsa che va combattuta in tutti i modi».
Sovraffollamento delle carceri e numero impressionante di morti tra i detenuti. Sono due le questioni principali che ciclicamente tornano sulle pagine dei giornali quando si parla di carcere. Come affrontare senza ideologie e con pragmatismo il tema della prigione, dei reati, delle pene adeguate? Lo abbiamo chiesto a Mauro Palma, presidente del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, tra i più attenti osservatori dell'universo detentivo in Italia e nell'Unione europea.
Il nostro paese è nella top list dei suicidi in carcere. «Da una parte – spiega Palma in questa intervista – la detenzione è molto spesso sinonimo di abbandono nelle carceri italiane e questo spiega i suicidi in cella. Dall'altra, esistono alcune morti sospette che avvengono nelle nostre prigioni e che pezzi minoritari del personale penitenziario hanno ancora interesse a coprire».
Un problema che dovrebbe essere in primo luogo interesse delle amministrazioni chiarire. Inquietante è, conclude Palma, la registrazione di Teramo in cui un comandante di Polizia penitenziaria spiegava alle guardie di non picchiare i detenuti in vista ma di farlo in luoghi nascosto. «Si tratta di pezzi minoritari, ma tuttavia esiste ancora una difficoltà ad affrontare la questione».
Quella che in tv e sui giornali viene chiamata emergenza rifiuti è in realtà una situazione che in Campania si protrae da più trent'anni. Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera e da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei più deboli e contro le mafie di ogni genere, conosce fin troppo bene la situazione che si è creata a Terzigno. Dove camorra, pessima amministrazione e disinteresse dello stato hanno portato all'esasperazione la cittadinanza, che è scesa per strada per dire di no. Uno dei preti più scomodi e impegnati d'Italia ci racconta cosa ne pensa.
Intervista di Marìka Surace

Perché la proposta di mettere in vendita i pezzi pregiati del paesaggio italiano è un errore gravissimo. Lo spiega Mario Tozzi.
Quanto vale una spiaggia dell’arcipelago toscano o una torre calcarea delle Dolomiti? O, come sembra paventarsi in questi giorni, l’isoletta di Folegandros in Grecia? O, comunque, quanto vale una bellezza naturale nel mondo del terzo millennio, dilaniato da una crisi economica che rischia di confondere i valori con i prezzi? In Italia la risposta a questa domanda è obbligata: nessun valore economico o finanziario può essere assegnato ai beni culturali a carattere naturalistico, semplicemente perché il solo pensare di metterli in vendita (o porli a garanzia di prestiti bancari) è pura follia.
Sarebbe come alienare i gioielli di famiglia nella speranza di una congiuntura migliore che, però, sempre provvisoria sarà. E non si capisce cosa si potrà mettere in vendita la volta successiva. Non sappiamo ancora se il passaggio dei beni demaniali alle amministrazioni locali diventerà realtà, permettendo di fare merce di natura e paesaggio. Quello che è certo è che la tutela sarà allentata, per almeno due ragioni. La prima è che i sindaci hanno, come si è visto recentemente, il cappio stretto al collo, e non riescono a fare cassa neppure per garantire servizi essenziali come sanità e trasporti. Figuriamoci l’ambiente. La seconda è che un’autorità statale è sempre più efficace quando deve agire in termini di tutela, mentre nessun amministratore è in grado di resistere al corteggiamento del parente o dell’amico degli amici, visto che ne risponderà, poi, in prima persona – e sul posto – dopo cinque anni. Se c’è un settore che paga la crisi economica, in Grecia come in Italia o dovunque ci sia patrimonio naturale di pregio, quello è l’ambiente. E più la crisi colpisce duro, peggio sarà per i tesori naturali: se fosse vera la notizia di Mykonos parzialmente in vendita sarebbe gravissimo, ma già è grave che solo se ne parli.
Quei pezzi d’Italia sono il nostro bene più prezioso, perché non è tanto la somma di monumenti e bellezze naturali, ma il contesto, a rendere unico in tutto il mondo un paese che dovrebbe porre a fulcro della propria identità nazionale e della propria memoria collettiva il patrimonio culturale e naturalistico. Questo il motivo per cui a Venezia non sono stati innalzati grattacieli, la Torre a Pisa non crolla e Siena è ancora medievale; questa anche la ragione per cui a L’Aquila terremotata si ricostruiscono le chiese insieme alle case e non dopo.
Invece, in una sciagurata storia che inizia da quando si cominciò a parlare di monumenti e territorio come “petrolio d’Italia” (!), il valore venale del patrimonio culturale e naturalistico diventa qualcosa da investire per fare altro (le opere pubbliche), una risorsa da spremere, dando la tragicomica impressione di essere arrivati al fondo del barile mentre si hanno aspirazioni da quinta potenza industriale del mondo. Nessuno dice che si porrà in vendita l’isola della Maddalena, ma è grave che intanto possa diventare teoricamente possibile, come una specie di miccia sempre accesa in prossimità di un bomba che distruggerebbe non solo beni, ma anche cultura e identità nazionale. Se si gestiscono i beni ambientali e culturali in pure ottiche di mercato, il cittadino viene alienato di un patrimonio che è prima di tutto collettivo e viene trasformato in un mero consumatore.
Anche se sono in pochi, oggi, a pensare che il paesaggio non sia un bene culturale e che un parco non vada tutelato né più né meno di come si fa con la Cappella Sistina o con Venezia, siamo arrivati al punto di ipotizzare la privatizzazione anche dei parchi nazionali. Ma a cosa servono un parco naturale o un’area protetta? Semplicemente, migliorano la qualità delle nostre esistenze e, spesso, portano il valore aggiunto di uno sviluppo economico basato su pratiche eco-sostenibili. Un parco conserva la biodiversità del pianeta Terra, una specie di polizza sulla vita della nostra specie, che riuscirà a sopravvivere solo fintanto che saranno garantite varietà biologica e evoluzione naturale.
Tutti i giorni godiamo dei servizi che la natura gratuitamente offre senza nemmeno darvi troppo peso, dall’acqua all'aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici. Ma quando si tratta di garantire un futuro alla natura nessuno ricorda quei servizi e sembra che se ne possa fare a meno, tanto è che si discute se dare o meno alla gestione dei parchi italiani l’equivalente di una tazzina di caffè all’anno per ciascun cittadino. Si tratta di ballon d’essai estivi per “vedere che aria tira”? Può darsi, ma intanto, in tema di natura e paesaggio, è bene agire preventivamente: aver sottovalutato il problema ha solo sconciato il territorio nazionale ai limiti dell’irreparabile.
Foto di Efilpera