Molti di loro sono già partiti, navi e posto in autobus (viaggi lunghi perfino tre giorni per alcuni) prenotati da mesi, valigie stracolme di olio, parmigiano, pesto e qualche dolce. Gli immigrati che vivono nel nostro paese cercano di tornare a casa, a dicembre, almeno quelli che possono farlo. Gli altri, una casa troppo lontana o affetti ormai consolidati sul suolo italiano, rimangono qui. E festeggiano, a modo loro, quella che forse è la festa che più si avvicina alle tradizioni di tutti, a volerla leggere da un punto di vista religioso e al netto di alberi, panettoni e code nei negozi.
Perché si possono anche chiudere gli occhi e fare come gli amministratori di Coccaglio (BS), che l’anno scorso lanciarono la vergognosa operazione White Christmas, che promuoveva espulsioni rapide a Dicembre per un Natale senza immigrati. Ma gli immigrati ci sono, vivono qui, fanno parte della nostra società. E allora altri comuni, altre amministrazioni, hanno pensato che questa potesse essere un’occasione per ricordare che si può essere legati alle proprie tradizioni ma non per questo rifiutarsi di conoscere le altre.
Rimini, città accogliente per definizione, ha lanciato l’iniziativa Presepi dal Mondo, sostenuta dalla locale Caritas Diocesana e dal Centro Betania Migrantes. Maria ha la carnagione scura, Giuseppe degli esotici occhi a mandorla. In questi presepi allestiti dagli immigrati presenti a Rimini e fatti con materiali appositamente fatti arrivare dai paesi d’origine, i lineamenti orientali prevalgono, e ammirarli è come fare un viaggio attraverso le tradizioni e la religiosità popolare del mondo intero. La mostra sarà aperta fino al 6 gennaio.
Un po’ più a Sud, a Caserta, più nota come capitale della camorra, si è aperto invece il festival internazionale Contrasti. Una manifestazione itinerante, che prende a cuore le difficoltà di un territorio in cui spesso le speranze sembrano non concretizzarsi mai. Nel nome della contaminazione, ci saranno fino al 6 gennaio performance, dibattiti, iniziative culturali tutte volte a promuovere e valorizzare quella che è la chiave per comprendere un luogo così difficile: la differenza.
A Milano il Natale è partito con qualche difficoltà, invece. Prima le polemiche sull’opportunità o meno di festeggiare il Natale in un asilo multietnico(per fortuna risoltesi anche grazie ai genitori dei bambini stranieri, che si sono dichiarati assolutamente aperti a un confronto sulle tradizioni), poi alcuni problemi sull’illuminazione a festa di una delle zone più difficili del capoluogo, Via Padova.Per fortuna ci ha pensato Terre di Mezzo, che con la promozione di Hasta il Nataleha cercato di avvicinare tutti a un natale solidale, che avvicini invece che allontanare.
Altre polemiche anche a Sassari, dove la Lega Sardinia, volto isolano della Lega Nord, si è fermamente opposta alle numerose iniziative promosse dal comune: dal mercatino di prodotti etnici al festival del gusto, con degustazioni di piatti tipici dei luoghi da cui provengono la maggior parte degli immigrati che vivono nella provincia. E poi proiezioni cinematografiche, mostre, un piccolo concorso fotografico. Il partito leghista ha obiettato che invece di pensare a cacciare dal territorio clandestini e prostitute, gli si rende addirittura piacevole la permanenza.
Dimenticando che, in fondo, Gesù e i suoi genitori furono i primi clandestini in fuga. La nascita in tutta furia e in condizioni disagiate a Betlemme, poi la corsa verso l’Egitto, dove Maria, Giuseppe e prole sono stranieri e per questo, spesso, trattati male e costretti a un esilio scomodo. Una storia già raccontata mille volte, eppure non ce lo ricordiamo mai. E Buon Natale, dunque, anche agli smemorati.
Foto di Leo Reynolds
Sumaya Abdel Qader racconta il suo e il nostro paese che si preoccupa del burqa e non riesce a integrare gli immigrati.
Intervista di Marìka Surace

La religione aiuta a delineare il disegno multiculturale e la composizione della popolazione straniera residente nel nostro Paese.
Su quasi 4 milioni e mezzo di stranieri residenti attualmente in Italia, ci sono:
Collegare l’immigrazione all’islamizzazione dell’Europa è una grossa bugia. L’immigrazione nel nostro continente è sociologicamente cristiana e non musulmana. Quella asiatica potrebbe essere in fase espansiva, in considerazione dei loro flussi immigratori, che si stanno progressivamente allargando. Inoltre è bene sottolineare che la fine del comunismo nell’Europa orientale ha portato ad una liberalizzazione del mercato religioso.
La previsione degli scenari futuri dell’immigrazione nel nostro Paese non è più dipendente solo dal parametro della distanza geografica, ma diventa un quadro complesso.
Sono ipotizzabili tre tipi di immigrazione:
L’unica certezza sembra sia la riduzione di immigrati animisti: si tratta di un culto religioso poco radicato culturalmente, di tipo visionario, miracolistico e spesso fanatico.
La religiosità vissuta come nuovo movimento rischia di essere meno umana e controllata della religiosità più profonda e sperimentata nella storia. Le nuove religiosità cristiane interessano anche la popolazione italiana autoctona (vedi testimoni di Geova, che oggi hanno siglato un’intesa con lo Stato).
Una delle sfide delle società multiculturali è senza dubbio rappresentata dalla convivenza di tutte queste differenti realtà religiose in uno stesso territorio. Quali pensi siano i metodi e le strategie per ottimizzare e perfezionare questo connubio di culture, rituali e tradizioni che sembrano (e talvolta sono) così diverse tra loro?
“Stanno cancellando la nostra religione e la nostra memoria”: questa è l’accusa dei Palestinesi al “Museo della Tolleranza”, che gli Israeliani progettano di costruire a Gerusalemme, sulle tombe dell’antico cimitero musulmano di Mamilla.
Il progetto, “dedicato a ebrei, musulmani e cristiani senza distinzioni”, fa discutere tutti; non solo i Palestinesi, ma anche gli Ebrei ultraortodossi.
Tu cosa ne pensi? Il “Museo della Tolleranza”, concepito per unire le religioni, potrebbe essere il simbolo di un mondo unico? Oppure è solo il simbolo del confronto impossibile tra la cultura ebraica e quella islamica?
E’ realizzabile “una società pluralista e interculturale” a Gerusalemme?