Sumaya Abdel Qader racconta il suo e il nostro paese che si preoccupa del burqa e non riesce a integrare gli immigrati.

La religione aiuta a delineare il disegno multiculturale e la composizione della popolazione straniera residente nel nostro Paese.
Su quasi 4 milioni e mezzo di stranieri residenti attualmente in Italia, ci sono:
Collegare l’immigrazione all’islamizzazione dell’Europa è una grossa bugia. L’immigrazione nel nostro continente è sociologicamente cristiana e non musulmana. Quella asiatica potrebbe essere in fase espansiva, in considerazione dei loro flussi immigratori, che si stanno progressivamente allargando. Inoltre è bene sottolineare che la fine del comunismo nell’Europa orientale ha portato ad una liberalizzazione del mercato religioso.
La previsione degli scenari futuri dell’immigrazione nel nostro Paese non è più dipendente solo dal parametro della distanza geografica, ma diventa un quadro complesso.
Sono ipotizzabili tre tipi di immigrazione:
L’unica certezza sembra sia la riduzione di immigrati animisti: si tratta di un culto religioso poco radicato culturalmente, di tipo visionario, miracolistico e spesso fanatico.
La religiosità vissuta come nuovo movimento rischia di essere meno umana e controllata della religiosità più profonda e sperimentata nella storia. Le nuove religiosità cristiane interessano anche la popolazione italiana autoctona (vedi testimoni di Geova, che oggi hanno siglato un’intesa con lo Stato).
Una delle sfide delle società multiculturali è senza dubbio rappresentata dalla convivenza di tutte queste differenti realtà religiose in uno stesso territorio. Quali pensi siano i metodi e le strategie per ottimizzare e perfezionare questo connubio di culture, rituali e tradizioni che sembrano (e talvolta sono) così diverse tra loro?
“Stanno cancellando la nostra religione e la nostra memoria”: questa è l’accusa dei Palestinesi al “Museo della Tolleranza”, che gli Israeliani progettano di costruire a Gerusalemme, sulle tombe dell’antico cimitero musulmano di Mamilla.
Il progetto, “dedicato a ebrei, musulmani e cristiani senza distinzioni”, fa discutere tutti; non solo i Palestinesi, ma anche gli Ebrei ultraortodossi.
Tu cosa ne pensi? Il “Museo della Tolleranza”, concepito per unire le religioni, potrebbe essere il simbolo di un mondo unico? Oppure è solo il simbolo del confronto impossibile tra la cultura ebraica e quella islamica?
E’ realizzabile “una società pluralista e interculturale” a Gerusalemme?