Dopo il successo del concorso RAEEporter, concluso nel 2010, l'iniziativa è rimasta aperta a tutti coloro che volessero segnalare abusi sull'abbandono di RAEE in luoghi non adibiti allo smaltimento.
Con l'acronimo RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, si fa riferimento ai rifiuti che derivano dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
L'idea del concorso RAEEporter è nata da una collaborazione fra Ecodom e Legambiente: la prima è il principale sistema collettivo per la gestione dei RAEE il Consorzio Italiano di Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, mentre la seconda è la più famosa associazione ecologista che opera a difesa della varietà ambientale e culturale.
La nuova edizione dell'iniziativa, che si chiama RAEEporter 2.0, continua a voler sensibilizzare gli italiani sul tema della tutela ambientale e in particolare sul riciclo e lo smaltimento dei RAEE, e stimolare l'informazione, la curiosità e la partecipazione diretta dei cittatini sull’importanza di un corretto trattamento dei RAEE, con la possibilità di caricare sul portale video e foto di denuncia: si apre così un ventaglio di possibilità d'espressione e di segnalazione per chi nota nella propria città o in aperta campagna gli abusi e le mancanze di rispetto e di senso civico che impattano sull'ambiente anche da un punto di vista estetico.
Un corretto trattamento dei RAEE consente infatti di:
- riciclare materie prime come rame, ferro, alluminio, vetro, plastica
- risparmiare l'energia necessaria per estrarre materie prime
- evitare la dispersione nell'ambiente di sostanze clima-alteranti come i clorofluorocarburi (CFC) e gli idrofluorocarburi (HCFC)
Oggi, in linea con la politica ambientale dell'Unione Europea orientata a favorire uno sviluppo economico eco-compatibile, anche in Italia la responsabilità dei produttori interviene sia nella progettazione e produzione di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) a basso consumo energetico sia nel corretto trattamento dei RAEE.
Ma c'è ancora molto su cui lavorare, per trasmettere il rispetto per l'ambiente e l'attenzione alla raccolta differenziata e la riduzione degli sprechi.
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Dopo un anno dalla messa al bando dei sacchetti di plastica, e dopo gli importanti cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e nell'applicazione delle norme, dal 25 gennaio è attivo il decreto di legge annunciato dal Ministro Clini durante il convegno di AssoBioPlastiche, che riguarda le "Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale".
Nell'articolo 2 è riportata la specifica sui bioshopper (sacchi per asporto merci nel rispetto dell'ambiente), in riferimento alla norma UNI EN 13432:2002.
La norma UNI EN 13432:2002 indica le caratteristiche e i parametri chimico-fisici di biodegradabilità, disintegrabilità, assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio, bassi livelli di metalli pesanti, che un sacchetto a norma deve avere.
Secondo la norma EN 13432 (Wikipedia), un materiale per definirsi compostabile, deve possedere le seguenti caratteristiche:
Dal 31 luglio 2012 la commercializzazione dei sacchi non conformi sarà punita con sanzioni da 2.500 a 25mila euro, aumentate fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l'asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.
Anche gli ambulanti e i negozi non alimentari e di moda sapranno adattarsi a queste regole?
Cosa comporterà questo cambiamento per i lavoratori del mercato della plastica?
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All'indomani del vertice straordinario con il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, il sindaco di Napoli ha ottenuto l'interruzione del progetto del termovalorizzatore cittadino a Napoli Est.
Ma Clini avverte: gli 8 milioni di tonnellate di ecoballe ancora presenti in Campania dovranno essere inceneriti come chiede l'Unione europea. L'ipotesi, perciò, è che l'impianto venga costruito in un'altra città della provincia. Dopo una lunga riunione in prefettura, in un comunicato siglato dal ministro dell'Ambiente, dal presidente della Regione, Stefano Caldoro, dal presidente della Provincia, Luigi Cesaro e dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris sul tema dello smaltimento rifiuti, si conviene che "non c'è alcuna condizione di stato di emergenza" a Napoli.
Davvero?
In ogni caso, il problema di smaltire le ecoballe ancora conservate a Taverna del Re e di presentare alla Ue un piano di smaltimento rifiuti in Campania entro 2 mesi rimane.
La proposta del ministro
L'idea della Giunta comunale è di potenziare la raccolta differenziata, per la quale Clini si è impegnato ad accelerare lo sblocco dei fondi Fas. «Il governo fornirà ogni contributo per utilizzare i fondi Fas al di fuori del patto di stabilità – ha dichiarato il ministro - e la Regione conseguentemente si impegna a dare immediata attuazione al programma concordato». Raccolta differenziata sì, dunque, ma nessun inceneritore, almeno entro i confini comunali della città di Napoli.
«Le istituzioni hanno convenuto sulla necessità di riesaminare l'accordo del 2008 relativo all'impianto di Napoli Est e sulla possibilità di valutare ipotesi alternative, connesse al miglior funzionamento del ciclo dei rifiuti», ha dichiarato Corrado Clini. Ovvero, utilizzando le migliori tecniche di valorizzazione energetica integrate con l'utilizzazione del rifiuto urbano da trattare negli impianti Stir ubicati nella provincia di Napoli.
Le alternative più probabili
Sembra eliminata quindi l’ipotesi Giugliano, altra sede ipotetica per un termovalorizzatore, ma non c'è ancora nulla di sicuro. Quel che è certo è che l'inceneritore non verrà costruito a Napoli dove, invece, potrebbe sorgere un impianto di compostaggio per il trattamento della frazione organica.
Ma ci resta poco tempo: l'Unione europea ha concesso all'Italia altri 2 mesi di tempo − oltre i quali scatteranno pesanti sanzioni − per elaborare un piano sostenibile per l'uscita definitiva dall'emergenza ambientale.
Oltre a seguire l'incremento della differenziata domiciliare, il tavolo di crisi dovrà probabilmente predisporre l'apertura di nuove discariche sul territorio, ampliando i poteri del commissario in questo ambito. Se il ministro ha acconsentito ad accantonare l'inceneritore, infatti, non ha omesso di sottolineare che «saranno resi operativi i siti per la ricomposizione ambientale con prodotto stabilizzato, garantendo l'accelerazione delle procedure in capo al commissario straordinario Annunziato Vardè, sentite le autorità locali».
In sostanza si ipotizzano misure per incentivare la raccolta differenziata in tempi rapidi anche attraverso un'impiantistica adeguata, in particolare con il trattamento del compostaggio in ambito locale.
La speculazione dietro le ecoballe
Le ecoballe rappresentano un vero e proprio “museo iperrealistico della speculazione umana“, si aggirano intorno agli 8 milioni di tonnellate in Campania, di cui circa la metà sotto sequestro giudiziario. Si tratta di cumuli ormai mummificati per i quali non persiste più il pericolo tossico del percolato, che è stato purtroppo già ampiamente assorbito dal terreno dei siti di stoccaggio, poiché privi di strutture adatte al contenimento dello stesso.
Serviranno un'immediata bonifica del terreno interessato e di quelli limitrofi l'accertamento della presenza di sostanze tossiche e contaminazioni radioattive derivanti da scarti di origine ospedaliera, già in passato più volte rilevati ma facilmente rintracciabili. Le balle che dovessero risultare tossiche o radioattive saranno classificate e trattate secondo i processi di trattamento legali.
Le balle atossiche andranno aperte per permettere il recupero di tutta la materia recuperabile, quale cartone, legno, plastica, vetro, alluminio, presso gli impianti di trattamento, oppure attraverso la creazione ad hoc di un nuovo impianto di TMM (Trattamento Meccanico Manuale) che permette il recupero totale della materia e che dà origine a una nuova filiera del recupero e quindi a nuovi posti di lavoro sul territorio.
La materia recuperata sarà smaltita nelle relative filiere di produzione.
Tutto ciò sarà realizzabile senza prevedere ulteriori carichi né per l’ambiente né per la collettività. Così come previsto dal contratto d’appalto, infatti, si tratta di un problema della Fibe (sigla ottenuta dai nomi delle imprese Fisia, Impregilo, Babcock e Evo, ossia Energieversorgung Oberhausen AG) che ne è stata la causa.
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A Roma si scende in piazza per dire NO alle nuove discariche (Riano, Corcolle e Fiumicino) e ai vecchi e nuovi inceneritori e SI agli impianti di riciclo e compostaggio e alle politiche di riduzione dei materali difficilmente compostabili e riciclabili (legge regionale 241 rifiuti zero).
Sabato 3 dicembre nella Piazza SS Apostoli di Roma una manifestazione nazionale farà sentire la sua voce per salvaguardare il futuro e la salute di tutti. Per non affogare nei rifiuti e promuovere stili di vita sostenibili a vantaggio di tutti.
La vertenza rifiuti nel Lazio è oggi arrivata al momento cruciale: non sono più ammissibili soluzioni di compromesso. È necessario che la regione e l'Italia facciano una scelta propositiva verso la legalità, la differenziazione, il riciclo e il recupero.
Nel Lazio la debolezza strutturale della filiera “indifferenziata” è plateale: le discariche sono tutte esaurite o in via di rapido esaurimento, non ci sono sufficienti impianti di preselezione per produrre il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) e soprattutto non ci sono inceneritori sufficienti ed efficienti.
Roma oggi rappresenta la situazione più critica in Italia, dopo l’avvio di un programma Rifiuti Zero nella città di Napoli con un livello di differenziata tuttora inaccettabile.
La chiusura della discarica di Malagrotta, prevista per il 31 dicembre, obiettivo irrinunciabile che il Comitato Rifiuti Zero sostiene da anni, non può essere il pretesto di aprire tre nuove discariche continuando lo scempio ambientale, ma deve essere l’occasione di varare un piano straordinario di raccolta porta a porta spinto nella città di Roma che punti alla Riduzione-Riuso-Riciclo-Recupero da avviare insieme al piano impiantistico per il riciclo e il compostaggio conseguente e finanziato dalla Regione Lazio.
Queste le richieste del Comitato Rifiuti Zero a Giuseppe Pecoraro (il prefetto di Roma nominato commissario per garantire la chiusura di Malagrotta) perché prenda atto che Roma non dispone e non disporrà a breve dell’impiantistica necessaria a garantire il pretrattamento obbligatorio del rifiuto “tal quale” e che non saranno accettate altre illegalità.
Da qui la richiesta che le istituzioni preposte (Regione, Provincia, Comune di Roma) si riprendano le responsabilità a cui sono tenute per legge, si approvi la legge di iniziativa popolare n. 241 “Rifiuti Zero” ferma al Consiglio regionale e si definisca un Piano Rifiuti in linea con la legge.
In questo quadro si inserisce la Strategia Rifiuti Zero, che già da anni è stata lanciata in Italia e nel mondo dal prof. Paul Connett, che rappresenta l’unica soluzione ecologicamente e socialmente sostenibile e che è stata rilanciata dalla recente costruzione della Rete Zero Waste Lazio, una rete costruita dal basso che vuole diffondere cultura e informazione e mobilitare i cittadini e gli amministratori comunali e provinciali su questo tema.
Il recupero/riciclo è un'imprescindibile esigenza del ciclo produttivo industriale, è il solo ciclo ecologicamente a impatto zero e produce una riduzione di venti volte dell’investimento in infrastrutture destinandolo all’investimento in occupazione locale e partecipazione democratica dei cittadini.
Partendo dall’obiettivo di introdurre l’obbligatorietà del sistema di raccolta differenziata porta aporta, del sistema di conferimento dei materiali differenziati presso le piattaforme CONAI per la frazione secca e di impianti di compostaggio di bacino per la frazione umida, si pone il superamento definitivo del sistema di raccolta indifferenziata, incompatibile con la priorità del riciclo/recupero.
Sabato 3 dicembre a Roma scendete in piazza per una politica di rifiuti zero, per un futuro migliore e un mondo più pulito.
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Riciclo al 100%, un mondo sostenibile a rifiuti zero.
Lucart Italia ha presentato a Milano la nuova gamma di prodotti in carta derivata al 100% dai contenitori TetraPak.
L’azienda, già orientata a principi di sviluppo etico e sostenibile, ha così aggiunto un plus alla sua "carta che non taglia gli alberi" utilizzando i materiali che compongono il celebre contenitore.
L'innovazione sta nella collaborazione con Tetrapak Italia e alcune cartiere che forniscono i Tetrapak provenienti dalla raccolta differenziata di Italia e Francia al Gruppo Lucart, che li ricicla interamente dando vita a una linea etica completamente green.
Come?
I contenitori Tetrapak, correttamente smaltiti, finiscono per il 74% nella carta e per il restante 26% nella plastica e alluminio. La prima viene riciclata nella produzione di carta igienica, tovaglioli, asciugamani, panno carta e fazzoletti, mentre i secondi servono alla creazione di prodotti finiti (accessori da ufficio come righelli e penne).
Si tratta di un'evoluzione del tema dell'ecologia: una richiesta ai cittadini di maggiore attenzione nella raccolta differenziata, al fine di rendere quanto più efficace il riciclo e il riuso di materiali che andrebbero altrimenti a finire negli inceneritori o nelle discariche, inquinando così non solo l'aria che respiriamo, ma anche le falde acquifere e il terreno.
In Italia non tutti i comuni dedicano la raccolta differenziata al Tetrapak, così innovativo, ma anche così difficile da separare e smaltire. Per scoprire se il proprio comune raccoglie questi contenitori è sufficiente consultare il sito www.tiriciclo.it dove viene indicato se e come la raccolta differenziata è attiva.
È un passo avanti per l'Italia e un ottimo spunto per tutti i paesi d'Europa, in quanto l'emergenza rifiuti è da tempo motivo di preoccupazione per i cittadini e per i governi, sempre più consapevoli che raccolta differenziata è imprescindibile per vivere nel rispetto del pianeta.
Vi sembra chiedere troppo?
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Soffocati dai nostri stessi rifiuti: basteranno le azioni preventive suggerite dalla Ue?
In questi giorni (19-27 novembre), tutta l'Europa si celebra la terza edizione della Settimana per la riduzione dei rifiuti (SERR). L'intento della comunità europea è di trasmettere non solo alle istituzioni e ai territori, ma anche ai cittadini quella consapevolezza e responsabilità necessarie perché il risparmio di risorse diventi concreto e porti reali cambiamenti sociali.
In tutte le regioni d'Italia sono in corso centinaia di iniziative volte a favorire la diffusione nei comuni, nelle scuole e nelle case, di semplici regole applicabili alla realtà di tutti i giorni, perché è soprattutto dal basso che può cominciare il vero cambiamento. Un elemento le accomuna tutte: la prevenzione. Ecco quindi le azioni concrete suggerite dalla Ue.
1. Diminuire i rifiuti cartacei nelle pubbliche amministrazioni attraverso la PEC, il documento digitale e le risorse e piattaforme online di gestione dei documenti.
2. Ridurre le emissioni nelle aziende attraverso la scelta di impianti e macchinari a basso consumo, uso dello stand-by per computer e apparecchi non in uso, impiego di materiali riutilizzabili e non usa e getta, risparmio di carta da stampa.
3. Consumare meglio, buttare meno: nelle mense, nei ristoranti e nelle case, quantità di cibo vengono acquistate in abbondanza, conservate male, avanzate e gettate. La riduzione degli scarti di cibo non ha solo una valenza etica, sociale ed ecologica, ma aiuta anche a risparmiare: quante volte la pubblicità spinge i consumatori a comprare prodotti di cui non hanno bisogno?
4. Riusare e riparare: vale la pena aggiustare tutto ciò che normalmente finirebbe nella pattumiera perché in apparenza inutilizzabile? Sì. Dare nuova vita agli oggetti non solo dà soddisfazione personale, ma riduce drasticamente i rifiuti e le emissioni di gas serra che servono per nuove produzioni.
L'iniziativa, supportata da Legambiente, Eco dalle Città, Rifiuti 21 Network, A.i.c.a, FederAmbiente e le province di Roma e Torino, ha avuto negli anni passati un forte impatto sui modi d'agire dei comuni partecipanti, in un'ottica di competizione propositiva su "chi fa meglio".
Raccogliamo la sfida anche noi cittadini. A chi il primo passo?