rifiuti

Dove butto il vecchio elettrodomestico?

e-waste.jpgFinché stanno in casa sono indispensabili e preziosi, ma quando ce ne dobbiamo liberare le cose si complicano. Parliamo di lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, elettrodomestici in genere, ma anche televisori, monitor, stereo e computer. Tutta roba che diventa un problema quando viene il momento di liberarsene per far spazio a un nuovo aggeggio. Il problema è che spesso questi oggetti sono ingombranti, pesanti, ma soprattutto sono rifiuti speciali che contengono sostanze considerate tossiche per l'ambiente e, oltre ad essere ingombranti, molte delle loro componenti non sono biodegradabili. La soluzione per liberarsi dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) è in un decreto che ne regolamenta i meccanismi per la gestione e lo smaltimento. Dopo un'attesa durata un paio di anni, il decreto è entrato in vigore il 19 maggio; sui documenti ufficiali figura con il nome DM n. 65 dell'8 marzo 2010 (pdf), ma ha un nomignolo che è molto più facile da ricordare, “uno contro uno” e descrive bene il meccanismo che è alla base del regolamento: nel momento in cui compro un nuovo elettrodomestico, o un prodotto hi-tech, insomma un apparecchio AEE, il distributore del nuovo prodotto deve assicurare il ritiro gratuito dell'apparecchiatura che viene sostituita, e il cui smaltimento dovrà avvenire in appositi e adeguati impianti. La parola “gratuito” merita di essere sottolineata perché nel testo del regolamento è esplicitato molto bene che i distributori hanno l'obbligo di informare i clienti della gratuità del ritiro del vecchio prodotto, che verrà poi raccolto insieme ad altri simili da smaltire e trasportati in centri di raccolta previa una schedatura che consenta di avere a disposizione un censimento aggiornato agli ultimi due anni di queste specie di cimiteri per elettrodomestici. Il distributore, quindi, non potrebbe – a norma di legge – richiedere alcun contributo aggiuntivo per il ritiro, anche a casa, della vecchia AEE sostituita dalla nuova, anche perché quando si acquista un prodotto hi-tech (sia una lavatrice o un computer) il consumatore paga, incluso nel costo di acquisto del nuovo prodotto, un eco contributo Raee, relativo allo smaltimento finale dei vecchi rifiuti. Tutto questo funziona davvero? Una video inchiesta di Greenpeace propone una verifica di come gli operatori del settore adempiono al decreto “uno contro uno”. Una esponente dell'organizzazione ambientalista ha telefonato a nove rivenditori di AEE di tre città italiane (Roma, Milano e Napoli) con la scusa di dover acquistare un nuovo apparecchio e lo stesso hanno fatto con telecamera nascosta andando in tre negozi della capitale. I risultati: la maggior parte dei dodici rivenditori interpellati non adempiono correttamente alla legge. Per chi voglia saperne di più qui di seguito lasciamo la possibilità di guardare direttamente la video inchiesta di Greenpeace.

L'immagine in testa a questo post è tratta dall''album Flickr di Jizzon



Ven, 27/08/2010 - 10:37 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Il design intelligente

Design intelligente.jpg

Il design al tempo della crisi non rinuncia a creare ma diventa sostenibile,valorizzando materiali di riciclo, in modo che ogni pezzo diventi unico e nasca dall’assemblaggio di vecchie componenti ormai destinati a diventare rifiuti. Questo nuovo modo di operare nasce dalla voglia di creare nuovi prodotti salvando vecchi oggetti destinati allo smaltimento.
E’ così che questa nuova pratica si propone come forma di prevenzione dei rifiuti, mitigando l’impatto del design classico e sviluppando un “design intelligente” che sia rispettoso dell’ambiente e quanto mai attuale.
Un esempio pratico è EcoLectric Design che con l’impiego dei sottoprodotti di un’azienda che progetta e installa impianti elettrici e di pubblica illuminazione sviluppa oggetti i design moderno. Nello specifico i materiali impiegati vanno dagli isolatori in vetro e ceramica, ai cavi elettrici, alle plafoniere in pvc, per arrivare alle apparecchiature elettriche ed elettroniche in genere.
In modo particolare i rifiuti vengono selezionati in base ai sottoprodotti, poi si passa alla ricerca dei soggetti autorizzati al trasporto e allo smaltimento e/o recupero per terminare con una valutazione degli scarti di produzione. Successivamente si avrà la realizzazione dell’eco design attraverso l’assemblaggio e il riuso dei vecchi componenti.
Il nuovo sviluppo del design diviene così in grado di innescare meccanismi di crescita culturale e d’immagine dell’azienda impegnata nella valorizzazione dei processi e dei prodotti, riducendo l’impatto ambientale e diffondendo la cultura dell’uso dei rifiuti come risorsa.
Gli scarti di produzione di un’attività industriale diventato oggetti preziosi, vengono valorizzati e entrano a far parte del campo dell’arte e del design. Non a caso diversi artisti vengono coinvolti per interpretare i sottoprodotti da esporre poi in mostre di arte del riciclo.

Foto di Luce Beaulieu



L’economia del riciclo

Economia del riciclo

La sensibilizzazione e l’informazione dei cittadini sono uno dei primi obiettivi da cui partire per portare avanti ambiziosi progetti per la riduzione di CO2; progetti che possano creare un mercato che parli di crescita consapevole con un uso accurato delle tecnologie al servizio dell’ambiente. In questo periodo grande attenzione viene rivolta al riciclo dei rifiuti e all’uso di materiali compatibili per il design e l’industria.

Seguendo quest’ottica il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) dal 13 al 18 novembre ha organizzato la prima settimana nazionale del riciclo, con iniziative sul territorio a Milano, Torino, Napoli, Roma per creare una piazza virtuale in cui trovare informazioni, approfondimenti, spettacoli e interviste a personaggi noti ma anche a cittadini. Per l’iniziativa sono stati creati dunque un sito apposito, uno spot televisivo, un interessante video di approfondimento sul tema, e si è parlato ai cittadini dei valori e dell’importanza del riciclo dei rifiuti di imballaggio.

La campagna di iniziative “Da cosa rinasce cosa” del CONAI punta l’attenzione anche su delle piccole curiosità. Sapevate che da 15 barattoli di acciaio si può ricavare una pentola? Che dal riciclo dell’acciaio permetta di rigenerare travi per l’edilizia, veicoli, elettrodomestici? Oppure che da 25 bottiglie di plastica si possa ricavare una maglia in pile? Curiosità che fanno da contorno alla meritevole realtà per cui l’Italia è il primo produttore di alluminio riciclato dell’Unione Europea e il terzo nel mondo.

L’attuale congiuntura economica mondiale non fa altro che generare così la necessità di una ripresa economica che sia caratterizzata da un impulso innovatore, che rivolga la sua attenzione alla sostenibilità.

Grazie all’industria del riciclo l’Italia ha contribuito alla riduzione del CO2 nell’atmosfera e a permesso la creazione di nuovi posti di lavoro. In modo particolare i dati presentati dal CONAI durante la 13° Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile hanno confermato come la green economy possa rappresentare una strada per uscire dalla crisi; stiamo parlando di un risparmio di 48,2 tonnellate di CO2, evitando l’apertura di 325 nuove discariche e creando 76mila nuovi posti di lavoro.

Il riciclaggio dei rifiuti sarà parte importante dell’economia del futuro? Pensi sia giusto sensibilizzare l’opinione pubblica su queste tematiche?

Foto di Starrynight1



L'ambiente secondo voi - Il ruolo di aziende e istituzioni

Aziende e istituzioni dovrebbero sensibilizzare al rispetto dell'ambiente. Come?

Dopo aver visto, settimana scorsa, cosa può fare ognuno di noi, nel suo piccolo, per aiutare la natura a sopravvivere, abbiamo chiesto a molte persone, per le strade di Roma, in che modo secondo loro aziende e istituzioni potrebbero fare qualcosa per l'ambiente, come potrebbero impegnarsi di più per rispettare e salvaguardare le risorse naturali.

E secondo voi come dovrebbero agire? In che modo e in che tempi?