Come si fa a passare da 1 miliardo di abitanti a 7 miliardi in soli 200 anni? Ce lo spiega un infografica di National Public Radio, che si conclude con una domanda: per quanto tempo ancora continueremo ad aumentare?
Poco più di due secoli fa la popolazione mondiale sfiorava il miliardo, e le nascite riuscivano con difficoltà a pareggiare il conto delle morti. Oggi in tutto il mondo siamo 7 miliardi. Merito dell'avanzamento della scienza medica, dei miglioramenti nell'agricoltura, dell'industrializzazione, che hanno fatto sì che le aspettative di vita, specialmente quelle infantili, potessero aumentare in maniera esponenziale.
Tutto questo viene mostrato in maniera chiara, semplice e colorata in un breve video prodotto da Adam Cole e realizzato da Maggie Starbard per NPR, National Public Radio, un' organizzazione mediatica statunitense non profit che riunisce 900 emittenti radiofoniche sin dal 1970.
Per arrivare dove siamo ora però abbiamo utilizzato risorse su risorse, mettendo in essere un sistema produttivo che non è facile mantenere in equilibrio. Nel frattempo, la quantità di nascite è in calo, e secondo le previsioni delle Nazioni Unite potremmo arrivare a circa 10 miliardi di abitanti sulla Terra entro il 2100, cifra destinata in seguito a diminuire.
Insomma in circa due secoli la popolazione umana è aumentata vertiginosamente, una tendenza che ora sembra invertirsi, il pensiero non può che far riflettere, e ognuno è libero di trarre le conclusioni che più trova giuste, ma vogliamo sapere la vostra opinione: si tratta di un bene o un male per l'umanità?
Legambiente, dal 2 al 4 dicembre 2011, terrà a Bari il suo IX Congresso nazionale.
Un appuntamento che ogni quattro anni definisce gli obiettivi e le priorità dell’associazione e che è preceduto da convegni, seminari, mostre e conferenze dedicati all'ambiente, degustazioni e dibattiti.
L'evento si svolgerà negli spazi del Centro universitario sportivo di Bari e godrà della partecipazione dei maggiori rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica, culturale e sociale del Paese.
Al centro del dibattito saranno i profondi cambiamenti che la società sta vivendo. Gli esponenti del mondo politico e culturale italiano e internazionale approfondiranno le questioni ambientali, le innovazioni e i grandi progetti in grado di cambiare la percezione dei consumi, della sostenibilità, della decrescita e del rispetto per il pianeta.
Quali sono i cambiamenti che vorreste per una migliore vivibilità della vostra città?
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Foto: Flickr
Ospitiamo su avoicomunicare questo interessantissimo post di Alessio Baù, blogger italiano che gentilmente ha deciso di raccontarci il suo punto di vista su “Fa’ la cosa giusta!”
Ci sono delle buone notizie. La prima: entro cinque anni il livello di convenienza fra i costi delle energie rinnovabili e quelli delle energie fossili andrà in pari. La seconda: l’attenzione generale sulla questione del cambiamento climatico è cresciuta esponenzialmente rispetto a pochissimi anni fa, tanto che il problema è sentito dal 60% degli Europei come il più grave al mondo, secondo soltanto a quello della fame. Corollario vuole che il primo elemento di competitività richiesto, nei mercati internazionali, sia oggi l’efficienza energetica, e questo naturalmente fa bene all’ambiente e innesca un meccanismo virtuoso a diversi livelli della società.
Ci sono delle cattive notizie: il dibattito sul climate change in Italia è pressoché “primitivo” - questo l’aggettivo usato da Carlo Corazza, rappresentante a Milano della Commissione Europea, autore di “EcoEuropa” presente a uno degli incontri “Energy Day” della fiera - figlio di analisi giornalistiche grossolane che all’estero nessun quotidiano si permetterebbe di pubblicare; e, soprattutto, nel pianeta si continua a consumare più risorse di quelle utili a garantire un futuro sostenibile, tanto che la corsa al nuovo colonialismo, quello che preda acqua e terre da coltivare è già iniziato, come ha spiegato, in piazza “Kuminda”, Franca Roiatti, autrice de “Il nuovo colonialismo”.
Gli appuntamenti dell’ultima edizione di “Fa’ la cosa giusta” si possono forse riassumere così: un misto di good news e bad news. Una dicotomia, questa, che ben descrive la fiera stessa, in bilico fra attenzione al green, al bio, al riuso e, dall’altra, logiche estremamente commerciali. Si dirà: è una fiera, in fiera si vende, soprattutto. Vero. Forse, quello che “Fa’ la cosa giusta” sa dare e dire a una città come Milano è che i buoni esempi non mancano: basterebbe ricordarsene di più nel quotidiano, nelle proprie scelte personali e politiche. Messe tutte assieme, fagocitate dal colosso di fieramilanocity, tendono a svilirsi sotto un paio di etichette che non possono bastare per un’analisi organica di questi problemi.
La fiera è stata, infine, l’occasione anche per puntare le luci sulla questione delle cascine da recuperare nella città di Milano, specie in vista del progetto Expo 2015. Maddalena Bregani e Salvatore Porcaro hanno presentato in sala “Green Revolution” il loro studio, ora in mano al Comune, per un progetto di salvataggio delle cascine locali, intese sia come luoghi che come pratiche culturali. Sarebbe un successo se, entro qualche anno, i buoni esempi di “Fa’ la cosa giusta” trovassero spazi come quelli, in città, ad accoglierli in forma permanente: un ponte fra tradizione e innovazione sostenibile.
Drew Barrymore, Ambasciatrice contro la fame per il World Food Programme sta chiedendo anche il tuo sostegno e contributo per aiutare Haiti.
Aiuta Haiti: il World Food Programme delle Nazioni Unite ha messo a disposizione un form per donare tramite carta di credito.

Il 25 settembre abbiamo terminato, per l'anno in corso, le risorse che la Terra ci aveva messo a disposizione: siamo riusciti a consumare tutte le riserve che il suolo, le piante e le altre risorse riescono a rigenerare in un anno solare.
Dal 25 settembre siamo quindi in debito, costante e crescente, nei confronti del nostro pianeta.
In confronto al 2008 abbiamo resistito due giorni in più, ma questo non basta per salvare la Terra dall'opera di progressiva distruzione che compiremo nei prossimi mesi, consumando almeno il 40% in più di ciò che il pianeta è in grado di rigenerare.
Consumiamo troppo, sprechiamo risorse - soprattutto nei paesi sviluppati dell'Occidente e in quelli in tumultuosa crescita come Cina e India - senza ridistribuirle equamente tra tutti gli abitanti del globo.
E' dal 1986 che continuiamo a “andare in rosso” con le risorse a nostra disposizione, e anno dopo anno la situazione peggiora sempre più.
Cosa fate nel vostro piccolo per evitare di sprecare meno risorse possibili?
Avete provato a calcolare l'impronta che lasciate sulla Terra nella vostra quotidianità con il CO2 Meter?
Avoicomunicare incontra una delle voci più autorevoli in materia ambientale, l'"ambientalista scettico" Bjørn Lomborg.
L’accademico danese ci parla del futuro del nostro pianeta e di che vie bisognerebbe intraprendere per migliorare l’attuale situazione in termini semplici e comprensibili.
Non è con l'aumento del costo dei combustibili fossili che si riuscirà a farli cadere in disuso, ma solo investendo su tecnologie “verdi”, rendendole sempre meno care e alla portata di tutti.
Secondo Lomborg anche la continua crescita della popolazione non è un fattore negativo, perché è vero che più persone significano più emissioni, ma anche più cervelli e più esperienze al servizio della causa per il miglioramento del mondo.
