Roma

A Roma la Virgen de la Candelaria ricorda l'importanza dell'identità

virgenQualche candela, una messa recitata con un misto di lingua italiana e lingua latina e un pensiero speciale rivolto alla Madonna protettrice delle isole Canarie: così in una piccola parrocchia alla periferia di Roma si festeggia la Candelora, la celebrazione liturgica che ricorda la presentazione di Gesù al Tempio 40 giorni dopo la nascita, ma non solo.

A Roma il 2 febbraio fa freddo, cade una pioggia leggera, accompagnata da un cielo grigio che promette di farla diventare presto neve. Nulla di paragonabile al clima delle Canarie, che in questo periodo dell'anno è caldo e assolato, con qualche improvvisa precipitazione a rinfrescare chi si trovi lì. Il paragone non è casuale, perchè proprio oggi lì e in tutta l'America Latina si festeggia la Virgen de la Candelaria, la Madonna nera che si dice sia apparsa nel 1392 nelle Isole Canarie, venendone proclamata circa duecento anni dopo la protettrice.

Ogni anno il 2 febbraio e il 15 agosto la statua è protagonista di una processione molto sentita dalla popolazione locale; una festa che va avanti fino a tarda sera diventando un momento importante di unione e condivisione. Lontano dalle isole e dalla quotidianeità di tradizioni centenarie rimangono solo i simboli, quelli che si riempiono di significato in una parrocchia di periferia. Per trasformare una uggiosa giornata romana in un momento di festa basta una candela, immancabile elemento legato all'icona e all'occasione (la candelora nella tradizione cristiana è da sempre la "festa delle luci") e una comunità latina che, seppur lontana chilometri dai paesi natii, non vuole abbandonare le proprie tradizioni.

In un momento la voce del parroco inizia a parlare un fluente spagnolo, raccontando di come sia bello anche per lui poter "celebrare così lontano da casa occasioni e momenti della fede che qui forse possono sembrare esotici" ma che sono tanto più importanti per le comunità straniere in quanto "motivi per ricordare chi siamo, da dove veniamo, qual è una parte importante della nostra identità che è dentro di noi sempre, indipendentemente dal luogo dove ci troviamo". E' una lezione importante per chiunque, italiani e stranieri, e soprattutto per i ragazzi, che in un mondo che non è pienamente il loro, ma neanche quello dei propri genitori, possono avere difficoltà a trovare se stessi e le proprie radici.

In un attimo un vento caldo soffia nella chiesa e sui volti dei tanti membri della comunità latinoamericana di Roma qui raccolti; e fuori dalle porte non è una giornata uggiosa, ma soleggiata e piacevole, di quelle che vedi nelle Canarie, e in America Latina.

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Gio, 02/02/2012 - 18:28 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Il primo giorno dell'Area C a Milano

Milano TicineseMentre a Roma è stato avviato il provvedimento delle targhe alterne, a Milano si possono già notare i primi cambiamenti dati dall'iniziativa Area C, la congestion charge attivata nella ZTL Cerchia dei Bastioni, non senza una buona dose di polemiche ma anche di soddisfazione da parte di molti cittadini.

A Milano è stato registrato un lieve aumento del traffico prima delle 7:30 del mattino, ora che precede l'avvio del pedaggio.
Molti cittadini hanno scelto, per ora, di entrare nell'Area C prima dell'orario previsto, piuttosto che rinunciare all'auto, ma si spera che col tempo nasca una consapevolezza diversa, che porti i cittadini a scegliere i mezzi pubblici e la mobilità dolce.
Dalle 7.30 alle 12.30 del primo giorno è stata poi registrata una diminuzione del 33% degli ingressi rispetto alla media della settimana precedente. Risultato prevedibile, anche in relazione all'aumento della circolazione delle moto, non sottoposte a tassazione.
L'ATM si dichiara soddisfatta, e ha divulgato i numeri degli accessi in metropolitana: alle 10 del mattino sono stati registrati ben 5.500 passeggeri in più. L'intensificazione dei treni in servizio (25 corse al giorno in più sulle tre linee metropolitane) ha permesso di sopperire alle ore di punta e di conferire un servizio nel complesso soddisfacente, nonostante piccoli e isolati episodi di disagio legati a ritardi o sovraffollamento di mezzi, e autobus e tram hanno circolato più velocemente grazie al calo del traffico.

Dal portale dell'Area C sono stati contati 8000 acquisti di ticket solo nella mattin, e 9000 registrazioni fra residenti e commercianti.
Nel gruppo di discussione di Facebook sull'Area C si sono animate numerose discussioni sull'effettiva efficacia di questo provvedimento. Difficile prevedere già oggi la diminuzione del pm10, soprattutto se paragonato alle emissioni registrate nel weekend.

Intanto noi ci troviamo d'accordo con le speranze dei nostri amici blogger che si sono lasciati intervistare sulle loro aspettative legate all'Area C, poiché abbiamo fiducia nelle capacità del sindaco e dei cittadini di far sì che Milano diventi più vivibile e che i fondi raccolti dalla congestion charge saranno sfruttati per migliorare tutte le infrastrutture e i servizi.

E voi cosa pensate dell'Area C? Siete schierati tra i fiduciosi o fra chi sostiene che sia un'iniziativa volta soltanto a riempire le tasche del governo?

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Roma: al Forum della società civile si discute il futuro sostenibile dell'Italia e del mondo

Futuro Green A Rio de Janeiro si svolgerà dal 19 al 22 giugno 2012 la conferenza Rio+20, una conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (UNCSD) volta a discutere i temi dell'economia verde nel contesto istituzionale dello sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà.

La pressante urgenza di conciliare sviluppo economico, equità e tutela dell'ambiente lancia a Rio+20 la sfida di formulare e avviare azioni concrete negli ambiti di sicurezza aumentare, energia, gestione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, lotta alla povertà.
Altri temi, anch'essi prioritari, sono legati a consumo e produzione sostenibili, gestione dell'acqua, bioedilizia e urbanizzazione, nuove occupazioni, e saranno discussi e affrontati durante la conferenza.

Una possibile strada, indicata dall'Unione Europea è la Green Economy Roadmap, che individua settori chiave e obiettivi da raggiungere entro un determinato periodo di tempo.
Per la preparazione della conferenza Rio+20, la Risoluzione dell'Assemblea Generale ha istituito i tre appuntamenti di un Comitato Preparatorio (Preparatory Committee) per identificare le aree nelle quali necessario agire con urgenza, approfondire i due temi della conferenza, capire come accelerare il progresso verso la convergenza dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile (economico, sociale e ambientale), finalizzare il documento conclusivo della conferenza.

Il Forum della società civile, avvenuto a Roma il 10 gennaio 2012 e convocato dal Ministero dell'Ambiente, intende avviare in ambito nazionale un dialogo aperto e costruttivo, con il duplice obiettivo di stimolare lo scambio di esperienze e di buone pratiche e di favorire la partecipazione attiva degli stakeholder all'elaborazione dell'agenda italiana per un futuro sostenibile.
Con la presenza di Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si sono discussi i temi dell'economia verde per lo sviluppo sostenibile, dei modelli e strumenti necessari per attuarla, delle sfide attuali ed emergenti per una nuova architettura istituzionale orientata alla sostenibilità.
L'invito da parte di Clini a proporre e segnalare iniziative da portare a Rio è aperto a tutti: istituzioni, imprese, cittadini.

Fra gli interventi, la CONFAPI (Confederazione della piccola e media industria italiana) afferma che lo sviluppo sostenibile deve essere impostato anche a livello legislativo, e tutte le strade imprenditoriali innovative per le piccole e medie imprese devono godere dell'attenzione della politica. Secondo Linda Laura Sabbadini (Direttore centrale ISTAT), il benessere, l'equo e il sostenibile sono tre facce di un unico aspetto, e il benessere si può delineare in 12 principii (www.misuredelbenessere.it): ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni.
Secondo Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, l'ambiente è una chiave con cui affontare la crisi, e gli sgravi fiscali producono enormi vantaggi ambientali, e si ripagano da soli. Claudio Falasca, consigliere CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) sostiene che nella strategia sulla sostenibilità ci sia un deficit enorme, e che il piano di sviluppo sostenibile UE, attualmente soppiantato dagli obiettivi di stabilità, abbia creato una situazione piuttosto confusa.
Massimiliano Montini, direttore del Dipartimento di Diritto dell'Economia dell'Università di Siena, pensa che le istituzioni internazionali attuali non siano in grado di supportare lo sviluppo sostenibile in quanto l'UNEP è ornai obsoleto. Per le università italiane è impossibile diventare modelli di sostenibilità nelle strutture a causa di motivi finanziari, e serve una strategia nazionale per inserire la sostenibilità come modulo didattico trasversale delle università.

Segnalate le vostre idee e proposte per uno sviluppo sostenibile possibile scrivendo a avoicomunicare@telecomitalia.it.

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Steve McCurry e Fabio Novembre portano in mostra l'umanità

Steve McCurry sbarca a Roma con un allestimento d'eccezione. Fabio Novembre crea per il fotografo un villaggio globale che mette in risalto somiglianze e differenze di un'umanità tanto differente quanto uguale ai quattro angoli del mondo.
 
Oltre duecento foto in mostra allo spazio espositivo La Pelanda presso le strutture di MACRO Testaccio a Roma per un viaggio intorno all'uomo, dalla Sicilia degli antichi riti fino all'Afghanistan dilaniato dalla guerra. Dietro l'obiettivo c'è uno dei fotografi più iconici degli ultimi anni: Steve McCurry, fotoreporter autore di alcuni degli scatti più conosciuti nel mondo.

steve mccurry fabio novembre

 
Ritrattista “d'assalto”, reporter di realtà quotidiane e straordinarie, in migliaia di viaggi intorno al globo, Steve McCurry in oltre 30 anni di carriera presso il National Geographic ha saputo documentare come nessun altro l'umanità vera, chiara e universale quanto misteriosa e incomprensibile. Caratteristiche evidenti in quella che è l'opera più conosciuta e famosa dell'artista: il ritratto di Sharbat Gula, la ragazzina afgana dai profondi occhi verdi che è diventata un'icona dello storico giornale.
 
A organizzare, allestire e valorizzare i ritratti e le situazioni dell'artista è stato Fabio Novembre, architetto e interior designer che ha saputo creare nuove connessioni in un dialogo a più voci tra il pubblico e le fotografie esposte. Appena entrati i visitatori si trovano di fronte a un vero e proprio villaggio, creato con strutture che ricordano delle capanne minimali e avvolte nel buio dell'edificio, al fine di dare pieno risalto all'unica cosa che conta: occhi, volti, vite umane che sfuggono categorie e definizioni.

steve mccurry testaccio roma

 
Un lavoro che prende spunto e viene esemplificato da una frase di Benoit Mandelbrot, padre della geometria dei frattali, che descriveva la propria esperienza di ricercatore con la frase “nomade per scelta, pioniere per necessità”. Il paragone con la geometria frattale è importante e adeguato: da
ogni struttura se ne dipanano infatti altre, identiche nella forma ma diverse nei temi, mai esplicitati e lasciati all'interpretazione del visitatore.

testaccio steve mccurry macro pelanda

 
“Un allestimento – ha detto Fabio Novembre - come un villaggio nomade, strutture che si compenetrano per restituire quel senso di solidarietà che si respira nelle foto di McCurry. Con un criterio espositivo che non tiene conto di variabili spazio-temporali ma che lavora sull'assonanza dei soggetti, sugli imprevisti gradi di parentela che restituiscono il senso di umanità.”
 
L'umanità di McCurry e Novembre si ripete così all'infinito, esattamente come i frattali di Mandelbrot, creando geometrie affascinanti, sempre differenti eppure sempre uguali, in un solo affresco di ricchezza di culture e valori, per capire, ancora una volta, che ovunque nel mondo siamo tutti diversi e tutti uguali.

(foto di Pasquale Formisano)



Ponte sullo Stretto: le associazioni ambientaliste unite in conferenza a Roma

Ponte sullo stretto di Messina66 milioni di euro pubblici, più altri 56 milioni per il progetto esecutivo con la possibilità di penali fino a 425 milioni di euro.

Questi, in sintesi, i numeri del rischio Ponte sullo Stretto, esposti il 20 dicembre a Roma in una conferenza stampa indetta dalle associazioni ambientaliste italiane per lanciare un appello al Presidente Mario Monti: "Questo ponte non s'ha da fare!".


WWF Italia, Fondo Ambiente Italia, Legambiente, Italia Nostra sono solo alcune delle associazioni ambientaliste che si sono riunite in conferenza a Roma presso l'ex hotel Bologna per spiegare, in un documento di 245 pagine, gli errori, le lacune e i rischi del progetto statale per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, un'opera che già ha richiesto un esborso di 66 milioni di euro in fondi pubblici e che rischia di togliere alle casse del mezzogiorno altri 481 milioni qualora aprissero i cantieri, oltre all'inevitabile e drammatico danno per l'ambiente.



Cosa non va nel progetto
Sotto accusa è la liceità del progetto secondo quanto stabilito dalla procedura speciale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le opere strategiche, non rispettata per motivi di ogni genere e perciò da considerarsi non valida.


In primo luogo, fanno notare i trenta esperti consultati, non sono menzionati e considerati i cambiamenti subiti dal progetto nel corso del tempo, riguardanti tanto lo svilupo verticale, che porta le torri della struttura a circa 400 metri rispetto ai 382,6 inizialmente previsti, quanto l'orientamento lineare, che subisce impreviste modifche ad ancoraggi, fondazioni e sostegni.


Manca poi all'appello il Piano Economico Finanziario, previsto e necessario secondo l’Allegato XXI, dal Codice degli Appalti, Dlgs n. 163/2006, e dall’art. 4 della Legge Finanziaria 2004, legge n. 350/2003. Lo scenario appare tanto più surreale se si tiene presente un investimento di 8,5 miliardi, pari a mezzo punto di Prodotto Interno Lordo. I motivi sono forse da ricercarsi nelle previsioni di traffico stimate per lo stretto di Messina, che senza mezzi termini rivelano che di questo ponte non c'è bisogno. Con un tasso di decrescita pari al 2,6% annuo infatti, ci sarebbe da aspettarsi un utilizzo dell'opera a pieno regime pari all'11% della sua capacità complessiva, per uno squilibrio enorme tra costi e benefici.


Un impatto insostenibile

Non è da sottovalutare, poi, l'impatto ambientale dell'intervento, previsto in un'area situata in due Zone di Protezione Speciale che si trovano in corrispondenza di una delle più importanti rotte del Paleartico occidentale per la migrazione di uccelli e utilizzato anche per il passaggio di cetacei e di svariate specie di pesci pelagici. Per quanto riguarda la salvaguardia delle prescrizioni paesaggistiche il sospetto è quello di una violazione del Codice dei Beni Culturali. Al tutto va ad aggiungersi anche la non considerazione dell'effetto che potrebbe avere sullo stretto una paratia verticale di 1,5 milioni di metri quadri senza contare 40 km di opere connesse.


Tutto qui? Non proprio. Dulcis in fundo vengono i rischi sanitari e idrogeologici: le varie relazioni non contengono in realtà alcun elemento utile per valutare tali rischi, ma la mancanza di un piano sullo smaltimento dei 14 milioni di metri cubi di terra e materiali da scavo dovrebbe far riflettere. La quantità indicata è circa il doppio di quanto lasciato intendere negli studi preliminari e le zone indicate per il riempimento sono tutte aree delicate e dal precario equilibrio idrogeologico, secondo il parere del Genio Civile di Messina. Il progetto presenta, infine, un piccolo, enorme mistero: la scomparsa degli studi degli esperti di una faglia collocata poco fuori l'abitato di Villa San Giovanni: un rischio concreto ed enorme in una zona con abbondante attività sismica.



La richiesta a Monti
Per denunciare il progetto si sono avvicendati ai microfoni Stefano Lenzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali del WWF Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Nicola Caracciolo, vicepresidente Italia Nostra; Raniero Maggini, vicepresidente WWF Italia e Costanza Pratesi, responsabile Ufficio ambiente e paesaggio FAI.


Le richieste espresse dalle associazioni sono le stesse che accompagnavano il 10 novembre la diffida inviata al Ministero dell'Ambiente, cioè che il Presidente Monti, in quanto coordinatore del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, faccia sì che il CIPE cassi il progetto del ponte, ponendo serie condizioni perchè Eurolink, cioè il general contractor non possa avanzare richieste per compensi o pretese, limitandosi al pagamento delle spese sostenute finora da parte di Stretto di Messina S.p.A. 
L'altro appello lanciato dalle associazioni unite è quello relativo all'approvazione di un ampio piano nazionale di mobilità che sostituisca la Legge Obiettivo, evidenziando e creando le opere realmente necessarie allo sviluppo e alla vita del paese.


Il paragone in effetti dà da pensare: da una parte, il completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento delle ferrovie siciliane, la SS106 Ionica. Dall'altra, un progetto pericoloso e non analizzato a fondo che lo scorso ottobre è stato persino cancellato dal TEN-T, il core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee di trasporto che l'Unione Europea conta di vedere ultimate entro il 2030.

Voi su cosa scommettereste?


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Foto: Flickr



Più libri più liberi: la piccola editoria va in scena a Roma

più libri a romaDal 7 all'11 dicembre la piccola e media editoria si incontra a Più Libri Più Liberi, nella cornice maestosa del Palazzo dei Congressi di Roma. Siamo andati a vedere cosa leggono oggi in Italia milioni di lettori in Italia. E abbiamo scoperto che la voce delle seconde generazioni è sempre più apprezzata.

Cresce l’interesse per l’altro

Non è un segreto che il 2011 sia stato un anno in cui si è parlato di cittadinanza, integrazione e seconde generazioni come mai prima d'ora: una questione riguardo alla quale non è più possibile non avere un'opinione. I lettori italiani vogliono sapere di più sui propri nuovi concittadini, su chi è nato o vive da anni in Italia e si trova culturalmente diviso tra questa e il paese dei propri genitori. L'interesse per l'altro c'è e si vede, e questo viene confermato anche da chi non si occupa propriamente di scrittura, come la casa editrice francese Assimil, specializzata in lingue straniere. Al di là dei corsi "canonici", come quelli dedicati a inglese e francese, cresce la richiesta di apprendere almeno le basi di romeno e arabo da parte dei singoli, mentre le aziende, interessate a investire all’estero, richiedono corsi di lingue quali il russo, il turco, il coreano e, soprattutto, il brasiliano.

America Latina, che passione!
Non mancano tante realtà che pur non parlando esplicitamente di integrazione o di autori stranieri in Italia orbitano attorno al mondo della comunicazione in altre lingue e alla letteratura proveniente da altri luoghi: è il caso dei numerosi progetti presentati in fiera dedicati all'America Latina, come il ciclo di incontri promosso dall' IILA, l'Istituto Italo Latino Americano, dal titolo "America Latina tierra de libros", giunto alla quarta edizione. Nei quattro giorni dedicati all'iniziativa si parla di lingua, di trasmigrazione, di memorie e di scrittura, per ribadire anche la profonda fascinazione dell'Italia nei confronti di tutta l'America Latina, confermata anche dalla nuova proposta editoriale di Minimum Fax: "Sur", una collana dedicata gli autori del luogo (come suggerito dal nome "sud") e presentata in occasione della fiera.

Stranieri che scrivono in italiano
Uno dei fenomeni forse più interessanti è però quello della scrittura translingue: autori che, pur avendo un bagaglio culturale e linguistico "altro", decidono per vari motivi di scrivere nella lingua del paese dove vivono. In Italia il caso più famoso e conosciuto è quello di Amara Lakhous, algerino di nascita, ma romano di adozione, che ha guadagnato i favori del pubblico prima con "Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio" e, in seguito, con "Divorzio all'islamica in Viale Marconi

Per saperne di più abbiamo visitato lo stand delle Edizioni E/O, una delle case editrici più attive nella pubblicazione di scrittori translingue: nella loro scuderia Amara Lakhous, ma anche Cristina Ali Farah e tanti altri.

- Come è nato l’interesse per la scrittura translingue?

La casa editrice nasce da subito con un forte occhio verso quello che succede fuori dall'Italia - racconta Francesco Fago Esposito -. Tanto che il nome della casa editrice, est/ovest, deriva proprio dalla volontà di portare qui prodotti culturalmente e geograficamente lontani. L'apertura verso l'Italia c'è stata con le opere di Massimo Carlotto, e con il tempo siamo arrivati a pubblicare opere di scrittori come Lakhous, Ali Farah, Laila Wadia…autori e autrici che vivono in Italia, scrivono in italiano, ma che provengono da altre parti del mondo.

- Come gli autori motivano la scelta di scrivere in una lingua che non è quella delle loro origini?

"I casi sono vari: spesso la lingua per così dire acquisita è la lingua del quotidiano, in altri casi è proprio la lingua d'origine che non si presta a un certo tipo di scrittura. Mi viene in mente Anna Moi, scrittrice vietnamita che vive in Francia e scrive in francese. La Mio ha dichiarato che il vietnamita è una lingua troppo maoista per permettere una piena espressione, non le dava insomma gli strumenti che riteneva necessari per esprimersi pienamente. Una lingua non è mai solo un sistema di grammatica e parole, ma esprime anche un bagaglio culturale e simbolico, un'eredità che a volte lo scrittore sente di rifiutare o non sente propria.

- È cambiato l'interesse del pubblico nei confronti di scrittori italiani di seconda generazione?

Le seconde generazioni sono in una situazione difficile: combattono per la propria identità, sono combattute tra il paese dei propri genitori e quello dove loro hanno sempre vissuto, e spesso in letteratura vivono questa tensione. Il discorso naturalmente cambia per le terze, quarte generazioni: parliamo di persone nate e vissute in Italia, di italiani a tutti gli effetti che vivono pienamente la realtà del paese. Negli ultimi anni il pubblico ha dimostrato più interesse verso questi temi, e noi di E/O ci aspettiamo che cresca ancora di più. Si tratta di realtà e punti di vista freschi e diversi, che non possono essere ignorati. E’ per questo che sono sicuro che vedremo sempre più autori e lettori sempre più attenti."

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In piazza a Roma per il Piano Rifiuti Zero

Roma manifestazioneA Roma si scende in piazza per dire NO alle nuove discariche (Riano, Corcolle e Fiumicino) e ai vecchi e nuovi inceneritori e SI agli impianti di riciclo e compostaggio e alle politiche di riduzione dei materali difficilmente compostabili e riciclabili (legge regionale 241 rifiuti zero).

Sabato 3 dicembre nella Piazza SS Apostoli di Roma una manifestazione nazionale farà sentire la sua voce per salvaguardare il futuro e la salute di tutti. Per non affogare nei rifiuti e promuovere stili di vita sostenibili a vantaggio di tutti.

La vertenza rifiuti nel Lazio è oggi arrivata al momento cruciale: non sono più ammissibili soluzioni di compromesso. È necessario che la regione e l'Italia facciano una scelta propositiva verso la legalità, la differenziazione, il riciclo e il recupero.


Nel Lazio la debolezza strutturale della filiera “indifferenziata” è plateale: le discariche sono tutte esaurite o in via di rapido esaurimento, non ci sono sufficienti impianti di preselezione per produrre il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) e soprattutto non ci sono inceneritori sufficienti ed efficienti.

Roma oggi rappresenta la situazione più critica in Italia, dopo l’avvio di un programma Rifiuti Zero nella città di Napoli con un livello di differenziata tuttora inaccettabile.

La chiusura della discarica di Malagrotta, prevista per il 31 dicembre, obiettivo irrinunciabile che il Comitato Rifiuti Zero sostiene da anni, non può essere il pretesto di aprire tre nuove discariche continuando lo scempio ambientale, ma deve essere l’occasione di varare un piano straordinario di raccolta porta a porta spinto nella città di Roma che punti alla Riduzione-Riuso-Riciclo-Recupero da avviare insieme al piano impiantistico per il riciclo e il compostaggio conseguente e finanziato dalla Regione Lazio.

Queste le richieste del Comitato Rifiuti Zero a Giuseppe Pecoraro (il prefetto di Roma nominato commissario per garantire la chiusura di Malagrotta) perché prenda atto che Roma non dispone e non disporrà a breve dell’impiantistica necessaria a garantire il pretrattamento obbligatorio del rifiuto “tal quale” e che non saranno accettate altre illegalità.
Da qui la richiesta che le istituzioni preposte (Regione, Provincia, Comune di Roma) si riprendano le responsabilità a cui sono tenute per legge, si approvi la legge di iniziativa popolare n. 241 “Rifiuti Zero” ferma al Consiglio regionale e si definisca un Piano Rifiuti in linea con la legge.

In questo quadro si inserisce la Strategia Rifiuti Zero, che già da anni è stata lanciata in Italia e nel mondo dal prof. Paul Connett, che rappresenta l’unica soluzione ecologicamente e socialmente sostenibile e che è stata rilanciata dalla recente costruzione della Rete Zero Waste Lazio, una rete costruita dal basso che vuole diffondere cultura e informazione e mobilitare i cittadini e gli amministratori comunali e provinciali su questo tema.
Il recupero/riciclo è un'imprescindibile esigenza del ciclo produttivo industriale, è il solo ciclo ecologicamente a impatto zero e produce una riduzione di venti volte dell’investimento in infrastrutture destinandolo all’investimento in occupazione locale e partecipazione democratica dei cittadini.

Partendo dall’obiettivo di introdurre l’obbligatorietà del sistema di raccolta differenziata porta aporta, del sistema di conferimento dei materiali differenziati presso le piattaforme CONAI per la frazione secca e di impianti di compostaggio di bacino per la frazione umida, si pone il superamento definitivo del sistema di raccolta indifferenziata, incompatibile con la priorità del riciclo/recupero.

Sabato 3 dicembre a Roma scendete in piazza per una politica di rifiuti zero, per un futuro migliore e un mondo più pulito.

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