Colonne d'aria riempite di microscopiche perline creano dune di sabbia sempre in movimento. Un occhio rotante di vetro con dentro un mix di schiume colorate sembra contenere le tempeste che si agitano nell'atmosfera di Nettuno e di Giove. Se avete mai visto simili spettacoli, allora siete stati ad ammirare una delle opere di Ned Kahn. Artista, scienziato, ingegnere e creativo, tutte queste sono definizioni che non possono distinguersi e devono stare insieme per descrivere la figura di Kahn, lo scultore che gioca con le forze della natura mettendo in scena effetti stupefacenti. Come il Rain Oculus installato nel complesso di Maruna Bay Sands a Singapore. Una scultura cinetica che da sopra mostra un vortice d'acqua di oltre 20 metri di diametro, ma sotto offre ai passanti un meraviglioso lucernario e una poderosa cascata integrata nel sistema idrico del palazzo. Avalanche (Valanga) dà invece il titolo a una ruota mobile che, riempita con sabbia e perle di vetro che fluiscono insieme, dà vita a una sinfonia di movimenti, evocando così le dianmche che muovono il suolo, la sabbia e la neve.
Alessandra Boletta ha conosciuto bene il mondo della ricerca americana, poi ha scelto l'Italia dove lavora a trovare una cura per il rene policistico presso il Dulbecco Telethon Institute. Le differenze? “Di certo negli Usa c'è un più forte senso dell'accountability” e cioè maggiore meritorcrazia e i meccanismi della responsabilità funzionano meglio.
La ricerca è più difficile per una donna? “È difficile per tutti – risponde – ma quello che è otto gli occhi di tutti è che gli studenti di dottorati e post dottorati che sono prevalentemente donne, e poi chio dirige i lavboratori sono prevalentemente uomini”. Negli Stati Uniti – conclude – il problema non è completamente risolto, ma c'è una maggiore intenzione di trovare concretamente una soluzione.
Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, ci spiega qual è l'oggetto della sua ricerca e di come i virus sono utilizzati, proprio come cavalli di Troia, per entrare dentro le cellule malate, rimpiazzare le informazioni genetiche sbagliate con delle informazioni corrette per guarire la malattia. Un tipo di medicina all'avanguardia che nasce per le malattie genetiche ma che, una volta messa a punto potrà essere utilizzata per innumerevoli situazioni più diffuse e comuni, come il cancro.
Storia di un ricercatore di eccellenza che conosce bene sia la ricerca degli Stati Uniti che l'Italia: “Entrambe hanno i loro pregi e i loro difetti – dice – in Italia grazie a Telethon ho trovato una nicchia di opportunità che non avrei incontrato altrove”
«Tutto il movimento verde dovrebbe prendere in considerazione l'energia nucleare. Inutile pensare di avere abbastanza vento o sole per tenere accese le luci di Roma in una giornata piovosa d'inverno». Ian McEwan è uno dei più grandi scrittori viventi. Nel suo ultimo romanzo, Solar (Einaudi), racconta ironicamente la storia di un premio Nobel alle prese con energie sostenibili, spedizioni artiche e sfortunate storie d'amore. «Ogni ambientalista a una certa età si converte al nucleare. È una questione generazionale». E perché McEwan è così interessato alla scienza da metterla spesso nei suoi romanzi? «Perché è uno dei pochi ambiti nei quali il pensiero dell'uomo è capace di correggersi» spiega lo scrittore. E alla domanda se il suo prossimo romanzo sarà ambientato in Italia risponde misterioso (per chi è curioso, andare al minuto 5 e 43).
L'incontro è avvenuto al Festival delle scienze di Roma.
Ian McEwan crede ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale?
“Sì, ci credo. Non è certo come credere in Dio: abbiamo molti dati sullo scioglimento dei ghiacci, e sui cambiamenti del clima, sembra proprio che le informazioni che abbiamo a disposizione siano schiaccianti”.
Lo scrittore inglese risponde alle domande di Silvia Bencivelli e Rossella Panarese a Radio3Scienza e, parlando del suo ultimo libro, offre la sua visione della scienza in generale e della ricerca sui cambiamenti climatici in particolare: il problema esiste, è proprio di fronte ai nostri occhi, e l'unica via – e speranza – che abbiamo per risolverlo è la scienza. “C'è stato un tempo in cui per conoscere la struttura del sistema solare bisognava rivolgersi a un prete. Oggi invece abbiamo un metodo migliore che analizza i dati, elabora ipotesi e mette i risultati a disposizione della verifica pubblica di altri scienziati. Probabilmente non ci sono altri sistemi di conoscenza del mondo in cui sia compresa l'idea di avere torto”. Questa è la scienza per lo scrittore inglese, un modo di indagare il mondo che è molto diverso non solo dalla religione e dalla fede, ma anche dall'arte e dalla letteratura. “Gli umanisti in genere sono piuttosto pessimisti, quando vediamo un problema ci piace starci dentro, troviamo il pessimismo raffinato. Gli scienziati invece sono ottimisti: di fronte a un mistero lo vogliono affrontare, se c'è un problema vogliono almeno provare a risolverlo”. Perfino di se stesso, di fronte ai cambiamenti climatici, McEwan non sa nascondere la spinta verso il pessimismo. In genere dice di se' di essere un cosiddetto “warmer”, una di quelle che persone che si fidano degli scienziati che dicono che il riscaldamento globale è provocato dall'uomo. “A volte sono tentato di fare il catastrofista. C'è qualcosa di intellettualmente delizioso nell'essere un super-pessimista”.
Attenzione però a fare una distinzione netta tra scetticismo e negazionismo. Lo scetticismo è l'anima della scienza, dice McEwan, chi invece nega il riscaldamento globale e gli effetti dei cambiamenti climatici assume un atteggiamento opposto all'analisi empirica richiesta dal metodo scientifico. “La mia sfida ai negazionisti è questa: tirate fuori dati empirici, metteteli a disposizione della verifica da parte di altri scienziati e, se riuscite a dimostrare che la terra non si sta scaldando, allora potete stappare il vostro champagne. Partecipate al dibattito sul piano empirico, non con argomentazioni ideologiche”.
Eppure di Micheal Beard, il protagonista di Solar, c'è poco da fidarsi. Dopo un Nobel per la fisica ottenuto da giovane, ora è uno scienziato cinico e in malafede, un imbroglione che si è trasformato in un burocrate che attraverso la sua fama raccoglie prestigio e denaro. “Non vorrei quella persona da nessuna parte intorno a me, credetemi” ha confessato lo scrittore al Guardian.
Per raccontare la scienza McEwan ha scelto la vena comica, puntando anche il dito sul modo, forse comico e grottesco, con cui stiamo cercando di risolvere un problema come quello dei cambiamenti climatici. Dalla conferenza di Copenhagen è nata una grande disillusione, spiega ancora lo scrittore. Per la prima volta i grandi leader mondiali erano stati convocati da un problema scientifico che potrebbe avere implicazioni notevoli sul piano economico, sociale, ambientale. “Ma il risultato non è stato altro che un grande disordine e scontro tra potenti, con toni da farsa” , ammette McEwan. E allora ha ripreso il manoscritto per proiettare nella capitale danese il protagonista: “Nel momento in cui ogni cosa gli crolla intorno, il personaggio di Beard sa che Copenhagen sarebbe stato il posto adatto a lui, il posto dove avrebbe potuto aggiungere la sua confusione a quella di chiunque altro”.
Guarda una video intervista a Ian McEwan sulla scienza del clima
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A Milano Science for peace 2, conferenza mondiale nata dall'ambizioso progetto di Umberto Veronesi di creare un movimento per la pace guidato dal mondo scientifico e dai grandi nomi della cultura internazionale. Tara Gandhi, la cantante Noa, il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi sono solo alcuni dei nomi presenti al convegno. Che tra i suoi obiettivi ha quello di ridurre le spese militari e destinare più fondi alla ricerca.
Intervista di Marìka Surace

Gli Indios boliviani sono stati i protagonisti della giornata di ieri della conferenza di Copenhagen. Hanno portato la loro triste testimonianza sui danni avvenuti nella loro terra per colpa dei cambiamenti climatici: in 10 anni i ghiacciai delle Ande si sono ritirati del 10% e sui loro monti non c’è più acqua. Nei loro villaggi non c’è luce e nemmeno acqua corrente e chiaramente non ci sono automobili che circolano. Non sono gli indigeni che inquinano dunque, ma sono loro che ne pagano le dirette conseguenze.
Anche l’ex vicepresidente americano e attivista per l'ambiente Al Gore conferma che tra un decennio al Polo potrebbe non esserci più ghiaccio e propone un nuovo incontro a luglio 2010 a Città del Messico, in cui si possa completare il trattato sul clima attualmente in discussione a Copenhagen.
Sono stati richiesti finanziamenti da parte dei cosiddetti Paesi “ricchi”: mentre l’Europa s’impegna a versare 10 miliardi di dollari, ora si attendono le promesse di finanziamento da parte del continente americano. Sembra invece che la Cina e l’India non vogliano assumersi tali impegni economici da destinare ai Paesi più poveri.
Le trattative procedono a rilento e si spostano dal piano tecnico a quello politico, visto che tra domani e venerdì sono attesi un centinaio di capi di stato e di governo (l’Italia è rappresentata dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo).
Nella serata di ieri era comunque prevista anche una sessione notturna per la preparazione di una bozza d’accordo globale contro il riscaldamento.
Il primo obiettivo del negoziato incontra il parere degli scienziati: è essenziale rimanere sotto i due gradi di aumento della temperatura globale del pianeta. Il secondo è il passaggio dal 20% al 30% nella riduzione di emissioni di gas ad effetto serra.
A Copenhagen è arrivata Naomi Klein - scrittrice canadese simbolo dei no global – e il governatore della California Arnold Schwarzenegger. Terminator ha annunciato che il mondo degli affari presto sceglierà le fonti alternative, perché nessuno rimarrà senza scorte di sole e di vento. Inoltre ha proposto di organizzare in California una “Conferenza mondiale delle città” per promuovere spinte che possano nascere da cambiamenti locali.