
Gli Indios boliviani sono stati i protagonisti della giornata di ieri della conferenza di Copenhagen. Hanno portato la loro triste testimonianza sui danni avvenuti nella loro terra per colpa dei cambiamenti climatici: in 10 anni i ghiacciai delle Ande si sono ritirati del 10% e sui loro monti non c’è più acqua. Nei loro villaggi non c’è luce e nemmeno acqua corrente e chiaramente non ci sono automobili che circolano. Non sono gli indigeni che inquinano dunque, ma sono loro che ne pagano le dirette conseguenze.
Anche l’ex vicepresidente americano e attivista per l'ambiente Al Gore conferma che tra un decennio al Polo potrebbe non esserci più ghiaccio e propone un nuovo incontro a luglio 2010 a Città del Messico, in cui si possa completare il trattato sul clima attualmente in discussione a Copenhagen.
Sono stati richiesti finanziamenti da parte dei cosiddetti Paesi “ricchi”: mentre l’Europa s’impegna a versare 10 miliardi di dollari, ora si attendono le promesse di finanziamento da parte del continente americano. Sembra invece che la Cina e l’India non vogliano assumersi tali impegni economici da destinare ai Paesi più poveri.
Le trattative procedono a rilento e si spostano dal piano tecnico a quello politico, visto che tra domani e venerdì sono attesi un centinaio di capi di stato e di governo (l’Italia è rappresentata dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo).
Nella serata di ieri era comunque prevista anche una sessione notturna per la preparazione di una bozza d’accordo globale contro il riscaldamento.
Il primo obiettivo del negoziato incontra il parere degli scienziati: è essenziale rimanere sotto i due gradi di aumento della temperatura globale del pianeta. Il secondo è il passaggio dal 20% al 30% nella riduzione di emissioni di gas ad effetto serra.
A Copenhagen è arrivata Naomi Klein - scrittrice canadese simbolo dei no global – e il governatore della California Arnold Schwarzenegger. Terminator ha annunciato che il mondo degli affari presto sceglierà le fonti alternative, perché nessuno rimarrà senza scorte di sole e di vento. Inoltre ha proposto di organizzare in California una “Conferenza mondiale delle città” per promuovere spinte che possano nascere da cambiamenti locali.
Umberto Veronesi espone le idee alla base della nascita del progetto "Science for Peace". Gli obiettivi del movimento sono ambiziosi: aumentare la cultura della pace nel mondo e ridurre la spesa per gli armamenti a favore di maggiori investimenti nella ricerca scientifica.
L'oncologo si augura di avere molte adesioni al progetto, per renderlo un movimento davvero universale, in grado di influenzare concretamente l'opinione pubblica.
Scoprite tutte le risposte del prof. Veronesi sul rapporto tra scienza e pace, armamenti e malnutrizione, relazione tra ricerca scientifica e integrazione tra i popoli.

Parte da oggi la collaborazione tra il blog e il movimento fondato dal professor Umberto Veronesi: Science for Peace.
Nelle intenzioni del movimento c’è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica - e soprattutto dei governi – alla pace e al progressivo disarmo, per investire i capitali risparmiati nella ricerca scientifica. L’iniziativa del prof. Veronesi ha già raccolto l’adesione di premi Nobel, esponenti sia del mondo accademico che letterario, e numerose altre personalità internazionali.
Ecco perché avoicomunicare è orgoglioso di ospitare nelle prossime settimane gli interventi di alcuni testimonial del progetto, che ci parleranno della necessità di un mondo fondato sul dialogo e sulla pace per combattere la povertà, le malattie e l’inquinamento.
Le video interviste e gli interventi s’inseriranno quindi nel nostro percorso sull’integrazione e il dialogo, da sempre principi portanti del blog.
Domani parleremo proprio col prof. Veronesi, in una videointervista esclusiva a un mese esatto dalla Conferenza Mondiale che Science for Peace organizza a Milano (20-21 novembre).