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A lei piace molto rilasciare interviste. Peccato che si ammali spesso e che parli solo il farsi, il che la fa essere dipendente dall’umore e dalla fame dell’interprete di turno. D’altronde Shirin Ebadi è un premio Nobel, aspettare che lei e la sua voce italiana abbiano finito di cenare per poi poterla intervistare è il minimo. Soprattutto se si pensa a quello che l’avvocatessa iraniana che tanto fa arrabbiare Mahmud Ahmadinejad ha passato durante l’ultimo anno e mezzo.
“Sono partita dall’Iran l’11 giugno 2009, e da allora non sono più tornata”, racconta con voce bassa. “Da allora è successo di tutto. Mio marito è stato arrestato e torturato, gli è stato tolto il passaporto e quindi il diritto di espatrio. E così mia sorella, che è in attesa di giudizio. Praticamente tutte le persone che non sono in linea con il regime, in Iran, sono in attesa di giudizio”. Che il Nobel per la Pace ricevuto nel 2003 non fosse andato giù al governo iraniano era abbastanza chiaro. Ma forse c’è chi pensava che le minacce di tortura a lei e ai familiari sarebbero bastate a zittirla. Ma questa donna piccola, piccolissima, ha un carattere che difficilmente si fa sottomettere.
“Volevo tornare, è quello che vorresti fare quando la tua famiglia è in pericolo o sta male per colpa tua”, spiega. “Ma come farei a raccontare quello che succede in Iran da dietro le sbarre di una prigione? Una volta arrivata a Teheran verrei subito incarcerata. L’accusa che mi muovono? Evasione fiscale. Pare che non avrei pagato al governo iraniano le tasse (peraltro non dovute) sulla somma ricevuta grazie al Nobel”. Le hanno sequestrato ogni cosa, chiuso la ONG che ha fondato, la Society for Protecting the Child's Rights, chiuso i suoi conti bancari. Eppure lei oggi si sente di essere ottimista.
“Come potrei non esserlo? Forse a molti sembrerò incosciente, ma vi rendete conto di cosa significhi la liberazione di Aung San Suu Kyi? Un regime come quello del Myanmar, solitamente impermeabile a qualsiasi tipo di influenza esterna, si è piegato. Ha ceduto. E ha liberato Suu Kyi. Pur sapendo che con le sue parole e la sua ritrovata libertà lei potrà costituire un notevole fastidio”. Beve, riprende fiato, un bicchiere di vino può aiutare a superare un’altra serata di esilio, un’altra notte lontano da casa.
“A volte penso ai miei colleghi, a tutti gli avvocati in carcere solo per aver preso le difese, com’è sancito anche dalla legge d’altronde, di gente malvista dal regime. Solo sette, amici miei, sono già in prigione. Altri dieci in attesa che qualcuno dica loro che sorte gli tocca. Per non parlare di quelli nelle stesse condizioni di Sakineh, una ventina tra donne e omosessuali. Se solo un segnale arrivasse anche dall’Iran”.
Il 10 dicembre a Oslo ci sarà la consegna del Nobel per la Pace, quest’anno conferito a Liu Xia Bo. “Il pensiero che non solo lui non possa andarci, ma che il governo cinese non permetta nemmeno ai suoi familiari, a sua moglie, di ritirarlo al suo posto, è gravissimo. La Cina fa il bello e il cattivo tempo, ma come ho detto prima sarà difficile, in tempi in cui l’opinione pubblica è sempre più informata, continuare a violare impunemente i diritti dei propri cittadini. Sono e continuerò a essere positiva”.
Foto di Niznoz

I lavori della Conferenza Mondiale di Science for Peace sono ormai finiti sabato sera. E' tempo di bilanci, tempo di capire e analizzare il peso e l'entità degli interventi che si sono susseguiti ininterrottamente per due giorni dal palco dell'Università Luigi Bocconi e per un pomeriggio dal palco del Piccolo Teatro Studio.
Siamo di fronte a un work in progress, nella Conferenza c'è stata una forte presa di posizione da parte della comunità scientifica internazionale, una grande adesione su un argomento, quello della pace, diventato improvvisamente molto popolare.
Basta leggere le dichiarazioni di apertura dei lavori: ''Le risorse che ci rimangono non sono per nulla distribuite equamente sulla terra - ha esordito Kathleen Kennedy Townsend, vice presidente di Science for Peace -, penso quindi che ci sia un reale pericolo. Se perdiamo questa opportunità avremo una lotta per l'acqua, così come per il petrolio e per il cibo. C'e' un miliardo di persone nel mondo che soffre la fame, continuando così, se non risolveremo questi problemi, si arriverà alla guerra''.
Secondo Umberto Veronesi il movimento parte a tutti gli effetti dalla scienza, unificatrice di popoli grazie al suo linguaggio universale in grado di accomunare tutti sotto un unico scopo comune, la pace.
Questo ruolo unificatore si può ravvisare anche dall'alto numero di relatori presenti, provenienti da tutte le parti del mondo, che hanno espresso le loro opinioni di fronte ad una platea ricca di giovani delle scuole e delle università lombarde.
Un modo per coinvolgere i giovani nella ricerca della pace è renderli consapevoli delle guerre che esistono accanto a noi; è stato molto importante far capire loro che la pace è qualcosa che va costruito, mantenuto nei rapporti internazionali tra stati, come ha dichiarato il vice presidente del Senato, Emma Bonino: "Si tratta di uno stato delle cose che non avviene in natura, ha dei costi e va preservato. Senza la pace è impossibile pensare ogni altro diritto".
Alla due giorni sono intervenuti Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2009 e Shirin Ebadi, prima donna musulmana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2003. Molto sentita anche la testimonianza di Awich Pollar, oggi esperto Onu per i diritti umani rapito da piccolo dai ribelli ugandesi e costretto a combattere, fino alla fuga, al ritorno alla vita civile culminata con la laurea in legge.
Proprio la presenza di tanti premi Nobel ha fatto sì che la politica sia stata chiamata dai relatori di Science or Peace a rendere conto ufficialmente delle proprie responsabilità. Gli interventi hanno avuto differenti tagli: si è passato da approcci più legati alla religione con Moni Ovadia e con Tara Gandhi, con un linguaggio che teoricamente dovrebbe unificare i popoli nella ricerca della pace; agli interventi collegati agli aspetti economici, con gli interventi di Maurizio Dallocchio e Francesco Vignarca.
Due sono le imprescindibili richieste del movimento. In primo luogo la diffusione di una cultura senza guerre, attraverso l'inserimento di corsi a scuola e l'istituzione di un'Associazione permanente di Paesi per la pace, con una voce di spesa per gli armamenti inferiore all'1% del proprio Pil. Inoltre, Science for Peace chiede ai governi europei una progressiva riduzione delle spese militari, il completo disarmo nucleare e la destinazione delle risorse recuperate a urgenze sociali e progetti di ricerca e sviluppo.
Importante l'appello fatto alle Banche Centrali perché applichino un codice etico nel mondo bancario, che le impegni moralmente a rendere trasparenti i finanziamenti alle aziende che producono armi e a ridurli progressivamente. L'evidente riferimento è alla Convenzione di Ottawa del 2004, durante la quale 152 Paesi hanno messo al bando le mine antiuomo coinvolgendo anche le banche. Il movimento di Veronesi chiede che l'accordo diventi globale.
Sono state molto toccanti le parole di Shirin Ebadi, che ha prima definito la pace come un "diritto universale degli uomini, e che come tale va rispettato" poi ha approfondito definendola anche come "un insieme delle condizioni con le quali una persona può vivere libera e in modo dignitoso. Non c'è differenza se una persona muore per una pallottola o se muore per mancanza di accesso all'acqua potabile. La pace è un insieme delle condizioni che permettono alla persona di vivere liberamente conservando la propria dignità".
Ma la Conferenza non è stata solo un susseguirsi di interventi: sono state ben definite le aree di intervento concrete del movimento da ora in poi e creati i presupposti per far andare avanti questo movimento, per raggiungere concretamente la diffusione della cultura della pace (e certamente la risonanza che ha avuto questa prima conferenza mondiale aiuterà in questo senso) e per avere una progressiva riduzione delle spese militari e disarmo nucleare.
Sono stati creati quattro gruppi di lavoro con composizione e obiettivi specifici, che presentaranno i risultati del loro operato nel corso della seconda edizione della Conferenza Mondiale di Science For Peace. Eccoli di seguito:
Avete seguito la Conferenza? Cosa vi ha colpito maggiormente? Credete che la strada intrapresa dal movimento sia giusta?

In questi due giorni si è svolta la Conferenza Mondiale di Science for Peace. Un momento importante per cercare di concretizzare l’impegno dell’iniziativa di fronte agli occhi del mondo.
Noi di avoicomunicare eravamo sul posto ed abbiamo seguito la conferenza, accompagnando lo streaming dall’Aula Magna della Bocconi con il nostro live blogging e vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno preso parte, sul posto e da casa a questo grande evento.
Parallelamente, abbiamo seguito con voi anche l’evento Science for Peace LIVE, che si è svolto ieri dal Teatro Studio del Piccolo di Milano e che, sotto la conduzione di Alessandro Cecchi Paone, ha visto alternarsi sul palco artisti, premi Nobel, scienziati,... L’incontro si è concluso con un ospite di eccezione: anche “Internet” è salito sul palcoscenico, accompagnato dai suoi ambasciatori Riccardo Luna di Wired Italia, Chris Andersen di Wired USA e David Rowan di Wired UK, che hanno presentato la campagna Internet 4 Peace.
La Conferenza è stata anche l’occasione per raccogliere interviste esclusive, che abbiamo pubblicato sul blog nel corso della conferenza. Le abbiamo raccolte tutte in questo post che vuole essere un ringraziamento per coloro che combattono per la pace ed hanno contribuito alla realizzazione di questi due giorni importanti.
Peter Atkins, Professore di Chimica, Lincoln College, Oxford
Kathleen Kennedy Townsend, Vice Presidente Science for Peace
Claude Cohen-Tannoudji, Premio Nobel per la Fisica nel 1997
Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina nel 2008
Alberto Martinelli, segretario generale della Conferenza
Giancarlo Aragona, Vice Presidente di Science for Peace
Paul Rogers, Professore di Studi sulla pace alla University of Bradford
Fabio Mini,Generale dell'Esercito Italiano
Lama Paljin Tulku,Direttore Spirituale del Centro Mandala di Milano
Francesco Petrelli,Rappresentante Coalizione italiana contro la povertà - GCAP Italia
Claudio Tesauro, Presidente di Save The Children Italia
Raffaella Ravinetto, Presidente di Mèdècins sans Frontières, Italia
Doju Dinajara Freire, Coordinatrice di "Global Peace Initiative of Women"
Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace 2003
Guido Barilla, Presidente del Barilla Center for Food and Nutrition
Francesco Vignarca, Rappresentante di Rete Italiana per il Disarmo
Emma Bonino, Vice Presidente del Senato
Doju Dinajara Freire, Coordinatrice di "Global Peace Initiative of Women"
Luigi Ramponi, Generale dell'esercito Italiano
Rebecca Peters, Direttrice di IANSA U.K.
Brian Wood, Coordinatore di Amnesty International per le attività sul controllo delle armi
Umberto Veronesi, Presidente di Science for Peace
Il pubblico in sala:
In esclusiva per avoicomunicare l'intervista di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace 2003, raccolta durante la Conferenza Mondiale di Science for Peace.