In tutta Italia e nel mondo si è celebrato il 27 gennaio il Giorno della Memoria, data della liberazione dei sopravvissuti del campo di Auschwitz. Questo è un evento molto sentito nella vostra città?
Con la posa della prima targa commemorativa nel Memoriale della Shoah, in Stazione Centrale, si sono aperte a Milano il 26 gennaio 2012 le celebrazioni per la Giornata della Memoria (27 gennaio).
Lo stesso luogo ospiterà, lunedì 30 gennaio alle 18, l'incontro "Coloro che non hanno memoria del passato sono condannati a ripeterlo" organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e la Comunità ebraica con Liliana Segre, sopravvissuta alla deportazione che al Binario 21 era iniziata, il 30 gennaio 1944.
La Giornata della Memoria, è invece una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 che dichiara:
«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio 1945, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»
"La scelta della data ricorda il giorno in cui le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Auschwitz, scoprendo il suo campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidionazista."
Giorno della Memoria - Wikipedia
"La memoria deve tampinarci, picchiarci sulla testa, urlarci nelle orecchie le vergogne di cui è capace l'umanità, e allo stesso tempo deve darci speranza. La Stazione Centrale diventa simbolo della sofferenza, della partecipazione al dolore che tutti gli ebrei hanno provato." Queste le parole di Roberto Vecchioni durante la visita al Memoriale per la posa della targa, dove il clangore dei treni, il buio e il freddo, possono far sentire una lontana percezione di come poteva essere stata l'esperienza delle 600 persone deportate quella mattina del 30 gennaio 1944 su un treno che dal Binario 21 portava ad Auschwitz.
ll Memoriale sorge sul luogo che conserva ancora molti aspetti del 1944 e non soltanto i vagoni. Questo luogo è rimasto sconosciuto alla città per tanti anni nel dopoguerra, fino all'attuale recupero di questo importante luogo della memoria cittadina.
Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
“La Giornata della Memoria è un momento importante per la nostra Comunità. Un momento in cui tutti i milanesi, di ogni convinzione politica, provenienza e credo religioso si riuniscono idealmente in nome dei valori universali di pace e tolleranza. [...] È un'occasione per ricordare gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte e tutti coloro che si sono opposti al progetto di sterminio e che, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Milano non vuole dimenticare quegli orrori. [...]
L'impegno di Milano, di questa Amministrazione, di tutte le istituzioni, per preservare e diffondere il ricordo e la consapevolezza di quei crimini è assoluto. [...] È un impegno che realizzeremo coltivando la grande memoria storica della città, ma anche raccogliendo le testimonianze personali dei tanti, dei troppi che furono coinvolti a Milano nella tragedia della Shoah, della guerra, della violenza. Tutta Milano in questi giorni si è mobilitata. Oggi rinnoviamo una memoria solida e condivisa che è premessa di pace, di libertà, di democrazia, di sviluppo per Milano e per tutto il Paese.”
Anche in altre città d'Italia come Roma, Ancona, Biella, Bologna, Brescia e Cremona, Genova, Livorno, Modena, Napoli, Parma, Torino, Trieste, Venezia si celebra la Giornata Internazionale della Memoria con una serie di mostre, presentazioni e incontri, attività didattiche e proiezioni.
Il giorno dopo la festa della memoria
The day after Shoah
Il 27 gennaio è il giorno della memoria. A Milano, è luogo simbolo il binario 21 della stazione centrale, da cui partirono i treni per i campi di concentramento. Oggi è il 28 gennaio: cosa rimane del giorno della memoria, il giorno dopo?
Ci aggiriamo per la stazione. Al binario 21 ci sono dei cartelloni e delle scritte, ma sono di protesta, non di commemorazione. Avevamo delle informazioni vaghe che anche oggi ci sarebbero state delle celebrazioni, ma non si sono rivelate veritiere. Il treno del binario 21 è diretto a La Spezia. Il tutto è pieno di una straordinaria assenza.
Chiediamo a un addetto delle FS, un ragazzo, se sa se quel giorno o il giorno precedente ci sono state delle manifestazioni. Storce la bocca, che è un modo economico di alzare le spalle. Non lo sa, e ci manda all'assistenza clienti. “Loro sono qui sempre.” Poi si occupa di una signora diretta a La Spezia. All'assistenza clienti c'è davanti a noi una signora che chiede in inglese dove comprare il biglietto; viene spedita due piani sotto (follie della Stazione Centrale).
La festa della memoria? Sì, ieri dovrebbe esserci stato qualcosa, dovete scendere, sulla sinistra, verso dove sono i pullman per Malpensa, e poi continuare ad andare dritto, fino ad una bandiera dell'Italia.
Prima di uscire torniamo caparbi ad aggirarci per il binario 21, forse attratti da tanta assenza. Claudia fotografa l'apertura da cui uscirono i binari carichi di “ebrei”, come emergendo dal ventre della stazione. Claudia era a conoscenza di una targa commemorativa, dopo essere passati avanti e indietro un paio di volte forse la troviamo. Si conclude con la frase di Primo Levi: "Poiché l'angoscia di ciascuno è la nostra".
Usciamo. Il cielo è appropriato. Grigio, poco luminoso, con una pioggerellina leggera e fastidiosa. Spero che abbia fatto lo stesso tempo anche il giorno della memoria, sarebbe stata una cornice adeguata.
Chiediamo a un autista del pullman per Malpensa se sa se ci sarà o se c'è stata una qualche manifestazione sulla Shoah. No, oggi no. Ieri hanno fatto qualcosa lì, dove c'è la bandiera dell'Italia. La shoah sono gli ebrei, no? Sì.
Sotto la bandiera, c'è l'incompleto Memoriale della Shoah, binario 21. Dentro ci sono, essenzialmente, delle pareti vuote. Ci dividono una gabbia e un'enorme porta a vetri, ma il vetro scorre e si apre quando ci passi davanti, si sono dimenticati di chiuderlo. Dico a Claudia di fare delle foto. Lei mi risponde che non c'è molto da fotografare. Claudia fotografa il non molto.
Ritorniamo verso la stazione, e fermiamo delle persone a caso. Sapete se ci sono delle manifestazioni sulla festa della memoria, o se ci sono state? Le stiamo cercando anche noi, ci risponde una coppia, ma mi sa che ci sono state ieri. Chiediamo: ma voi siete usciti apposta per cercare qualcosa sulla Shoah? Mah, ci rispondono, abitiamo in zona. Li indirizziamo verso la bandiera dell'Italia. Decidiamo di interrompere le ricerche, io e Claudia, di riprendere la 90 che ci porterà a casa, ma rimaniamo ancora un po' lì, sotto la pioggia fastidiosa. Che cosa rimane il giorno dopo il giorno della memoria? Il cielo è sempre adeguato.
Racconto di Stefano Pellegrini, autore di TUTTO quello che mi serve VERAMENTE sapere l'ho imparato in BOVISA
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Foto: Flickr
In occasione della Giornata della Memoria abbiamo intervistato Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente. Cingoli si occupa di gestire e comprendere i conflitti ora in atto e di mantenere viva la memoria dell'olocausto nel mondo contemporaneo.
Come si gestisce e si incoraggia la pace? Qual è lo scenario resente e quali sono i possibili scenari futuri in medio oriente e nel conflitto tra Israele e Palestina? E infine qual è l'eredità della shoah oggi, come è possibile parlarne e raccontarla al mondo contemporaneo, trovando i modi e gli appigli giusti per raccontare un episodio unico e terribile della storia umana, proprio ora che a distanza di tempo la memoria sembra stare scomparendo?
Sono domande difficili, a cui ogni giorno cerca di dare risposta Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, istituto di altissimo profilo promosso e sostenuto dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia. Le attività del centro prevedono conferenze aperte e incontri ristretti su temi delicati, per aiutare la pace nel miglior modo possibile: tramite occasioni di conoscenza e dialogo, di scambio e comprensione politica e sociale in modo da poter realizzare terreni comuni per leader e cittadini.
In questa video intervista non manca la riflessione del direttore Cingoli per l'occasione del 27 gennaio 2012, Giorno della Memoria, che diventa così un momento per parlare in un modo comprensibile ai contemporanei di quello che è stato, ricordando le donne e gli uomini che hanno sofferto la più grande atrocità che la storia abbia conosciuto, così come quelli che vengono considerati "i giusti", tutti quelli che si sono battuti con coraggio e sprezzo della propria incolumità contro una follia che aveva coinvolto interi popoli.
Una riflessione attualissima per accendere il lume della ragione e del pensiero individuale (ma volto alla collettività) contro la massificazione delle idee e le facili distinzioni.
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27 gennaio Giornata della Memoria>>
Sono soprattutto gli studenti, di tutte le età, quelli che saranno più coinvolti in questa Giornata della Memoria, quella nata in ricordo del 27 gennaio 1945, quando furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Perché sono soprattutto loro quelli che devono ricordare, quelli che hanno bisogno di rinfrescare immagini forse solo studiate sui libri, ma che non potranno mai vividamente rendere quello che successe durante la Shoah.
Undici anni fa il Parlamento italiano ha deciso di aderire alla proposta internazionale di creare un giorno in cui ricordare l’orrore del nazismo che diede luogo all’Olocausto. Una decisione più che giusta, visto che l’Italia non fu affatto estranea a quell’orrore, ma anzi biecamente complice. Un giorno su tutti, il 16 ottobre 1943: il rastrellamento di 1259 ebrei, di cui 1023 partirono in treno per il campo di concentramento polacco.Tra loro 244 bambini. Di tutti quelli partiti, ne tornarono solo 17. Per i sopravvissuti quei giorni sono rimasti come cicatrici sulla pelle, così come racconta in maniera lucida e commovente la biografia appena uscita di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d'Italia, deportata n. 81672 (Ondina Peteani, la lotta partigiana, la deportazione ad Auschwitz, l’impegno sociale: una vita per la libertà, Mursia, pagg. 274, prefazioni di don Andrea Gallo e Liliana Segre).
Oltre agli ebrei, erano considerati persone indesiderate anche i rom, gli omosessuali, i disabili. Ritenuti in qualche modo diversi, oggetto di persecuzioni interminabili e di trattamenti che resero la loro vita impossibile già prima della deportazione. Soprattutto su questo oggi dovrebbe puntare la Giornata della Memoria. A portare alla luce che la base di partenza per quello che successe dopo furono le discriminazioni. Il considerare alcuni uomini diversi dagli altri: per differenza etnica, per i comportamenti sessuali, per un difetto fisico. Evidenziando che questo modo di guardare agli altri non ha mai smesso di esistere. La nostra costituzione, quella della repubblica italiana, ha un articolo, il 3, che proprio sull’uguaglianza degli uomini fa perno. Ma basta guardarsi attorno, leggere la cronaca o i rapporti degli osservatori sui diritti umani, per capire che non è stato mai applicato pienamente.
Nei giorni scorsi l’Human Right Watch ha pubblicato un rapporto che non rende affatto onore all’Italia: il nostro paese viene bocciato per le politiche migratorie, e il paragrafo che ci riguarda si apre con questa frase: “La violenta razzista e xenofoba in Italia rimane un problema pressante.” Sotto accusa soprattutto i respingimenti dei migranti, frutto di una politica miope e senza scrupoli. Ma anche i fatti di Rosarno del gennaio 2010, condannati per l’assoluta mancanza di rispetto dei diritti umani. E, infine, il trattamento che Rom e sinti continuano a sopportare in Italia, che li porta a vivere un alto livello di discriminazione e povertà nonché deplorevoli condizioni di vita sia nei campi autorizzati sia in quelli abusivi. Il rapporto ricorda anche come il Comitato europeo per di diritti sociali del Consiglio d’Europa nell’ottobre scorso abbia pubblicato una “condanna per l’Italia per le discriminazioni nei confronti dei Rom” per “gli alloggi, l’accesso alla giustizia, all’economia e all’assistenza sociale.”
Proprio qualche giorno fa Angelino Alfano, ministro della giustizia, ha affermato che negare la verità è come uccidere per la seconda volta le vittime. E che è stato costituito un comitato tecnico per l’elaborazione di una normativa che preveda che il negazionismo sia reato. Ebbene, prima di una norma del genere, forse sarebbe il caso di far sì che il nostro paese elimini a priori politiche di ingiustizia e discriminazione. In modo che un giorno, magari, non ci sarà più niente da dover ricordare come monito. Affinché il passato non si ripeta.
Foto di Candido33

Oggi si celebra la Giornata della Memoria. In Italia come in altre nazioni europee (nonché all’ONU), è stato deciso di istituire per legge un giorno dedicato al ricordo del genocidio nazista e degli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
La data scelta, il 27 gennaio, è simbolica: in questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz, liberando i pochi prigionieri ancora sopravvissuti e rivelando al mondo le nefandezze compiute nel lager.
In questi ultimi giorni si sono susseguiti incontri, dibattiti e pubblicazioni su una delle pagine più nere della Storia dell’umanità. Particolarmente significativa la cerimonia tenutasi ieri in Stazione Centrale a Milano per la posa della prima pietra del Memoriale della Shoah. Sarà collocato al binario 21, dal quale tra il 1943 e il 1945 partirono 15 treni piombati carichi di deportati ebrei.
Dimenticare una tragedia simile è impossibile, ma trovare un momento per celebrare ogni anno il sacrificio di milioni di vittime innocenti è sacrosanto, anche alla luce delle inquietanti teorie negazioniste che di recente hanno animato le cronache e scatenato la giusta indignazione dell’opinione pubblica.
Ma pur tra mille difficoltà, il cammino della riconciliazione (politica e religiosa) sembra aver intrapreso una buona strada: la visita di Papa Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma dei giorni scorsi è stata un passo importante, soprattutto perché arrivata dopo un lungo confronto tra i principali esponenti delle comunità cattolica ed ebraica.
Solo attraverso il dialogo e il superamento delle divergenze – storiche e culturali – si può pensare di evitare il ripetersi di tragedie come la Shoah.
Ecco quindi che, pur dovendosi confrontare ancora su scottanti questioni – i leveferiani, il silenzio di Pio XII, Israele - cattolici ed ebrei si trovano uniti in occasioni particolari come la Giornata della Memoria, affinchè il percorso di dialogo che lentamente ha preso vita si rafforzi e porti ad una definitiva riconciliazione.