Antonella Napolitano, negli ultimi giorni del suo viaggio a Copenhagen, intervista Birte Thomsen, dell'assessorato alle Politiche ambientali...
e Andreas Roehl, direttore del Bycicle Program del Comune di Copenhagen.
Se vi siete persi la nostra cronaca da Copenhagen, la trovate qui.
Alla House of Food a Copenhagen, Antonella intervista Trine, volontaria per Earth is calling. Trine spiega come, attraverso il cibo, si può contribuire a ridurre l'impatto ambientale ed il suo impegno quotidiano per migliorare la situazione del nostro pianeta.
Ecco la prima video intervista dei nostri inviati a Copenhagen. Ieri sera, Antonella Napolitano (svaroschi), ha incontrato il fotografo danese Soren Solkaer Starbird a DGI-byen, sede del Klimaforum. Soren, lì per uno shooting dal titolo "Spiritual Leader", ha spiegato le ragioni che lo hanno ispirato.

Sono le 20, sono arrivata in albergo in ritardo e subito sono andata al Klimaforum per un’intervista. Sono quindi molto contenta che il primo evento “di comunità” a cui assisto sia… andare a cena!
L’appuntamento è “Earth is calling” alla Copenaghen House of Food, per un pasto di cibi locali, musica e chiacchiere (fortunatamente i danesi parlano inglese con estrema facilità!).
Ho appuntamento con un’amica di Copenaghen, che mi dà qualche informazione e mi spiega che è tutto gestito da volontari, ed entriamo nella sala: una decina di tavoli coloratissimi e un complesso che suona musica dal vivo.
I volontari sono una dozzina, vestiti con grembiuli di panno verde e arancione e un cappello verde, come fossero elfi della cucina. Trine, una di loro, ci ferma sulla porta e ci dà il benvenuto, specificando che “le persone che cucineranno per voi non fanno i cuochi di mestiere, né sono abituati a servire ai tavoli”. Ma più che una scusa, sembra un modo per fare apprezzare di più il lavoro dei volontari, entusiasti e gentilissimi.
Il tavolo, ci spiegano, verrà servito quando sarà al completo, e questa è una delle caratteristiche dell’evento: uno degli obiettivi, infatti, è permettere a persone che non si conoscono di incontrarsi e parlare. Di cambiamento climatico, magari, ma anche del cibo che stanno mangiando e di qualunque cosa venga loro in mente.
Nel giro di qualche minuto il tavolo 7, il nostro, è occupato e noi dieci sconosciuti iniziamo a chiacchierare e ad assaggiare il primo piatto, una zuppa calda di rape rosse. I danesi ridono della mia faccia stranita e mi assicurano che è molto nutriente, adattissima al freddo invernale.
In effetti così è e la zuppa viene terminata in poco tempo. Non sono da meno il piatto vegetariano a base di patate, cipolle e altre verdure e i contorni, in particolare uno a base di carote, e la birra danese scura che arriva al nostro tavolo.
Nel frattempo scopriamo che al nostro tavolo c’è l’organizzatrice dell’evento, che si occupa di alimentazione nelle scuole pubbliche di Copenaghen: in Danimarca, ci spiega, c’è il problema di non poter produrre localmente molte cose tra quelle che mangiamo di solito. Ma forse, più di tutto, manca la cultura del cibo, ancora tutta da creare. “Earth is calling” serve a sensibilizzare anche su questo tema, ma, ci spiega lei, “è solo una piccola parte del nostro lavoro: nei mesi scorsi ho viaggiato in molte nazioni e visitato molte scuole, specie in Italia, per capire se ci sono modelli che possiamo importare anche qui. L’Italia, ovviamente, ha il vantaggio di avere molto meno bisogno dell’importazione di cibo ma una cultura di questo senso nelle scuole si è creata recentemente anche lì, negli ultimi dieci anni.”
La situazione in Danimarca non è negativa: circa il 75% del cibo consumato nelle scuole pubbliche è biologico, mi spiega la mia amica danese, madre di due bambini piccoli; purtroppo questi argomenti non sono ancora una priorità, mi spiegano i danesi al tavolo.
“Siamo al centro del mondo in questi giorni per via del summit, ma, secondo me, in Danimarca parliamo più di quanto mettiamo in pratica” conclude Trine, la volontaria, mentre mi serve il dolce di mele accompagnato da gelato alla vaniglia: “abbiamo bisogno di obiettivi, e questo – secondo me – deve arrivare dalla politica. Ci serve avere una visione completa di queste cose e non può che arrivare da chi ci governa”.

In questi giorni stiamo seguendo con grande interesse la Conferenza di Copenhagen sul cambiamento climatico (COP15). E da oggi la seguiamo veramente da vicino, collaborando con una blogger, Antonella Napolitano, che sarà per noi nella capitale danese alcuni giorni e realizzerà post e videointerviste. Antonella condivide i temi che affrontiamo su Avoicomunicare e soprattutto la convinzione che la Rete è - e dovrà essere sempre più - parte attiva nella ricerca di soluzioni attraverso dialogo, confronto, informazione.
Nel post seguente, Antonella si presenta:
Il vertice di Copenaghen è iniziato da tre giorni calamitando l'attenzione di tutto il mondo su quello che potrebbe essere un punto di svolta cruciale per l'intero pianeta.
Sono moltissimi i canali informativi ufficiali e non, la copertura informativa dei giornali è enorme: sono stati accreditati circa 1400 giornalisti, il più grande avvenimento mediatico mai avvenuto in Danimarca. Ma fondamentale è anche lo sforzo fatto da associazioni, organizzazioni e cittadini di tutto il mondo per organizzare mostre e manifestazioni per dimostrare l'importanza di un tema di impatto forse meno immediato, ma che riguarda tutti gli abitanti del pianeta.
E così abbiamo deciso di raccontare COP15 in modo diverso, prendendo parte a qualcuno di questi eventi e parlando con i partecipanti per capire l'impatto del summit sulle singole persone... ma a proposito di persone, prima, forse, dovrei presentarmi.
Mi chiamo Antonella Napolitano e frequento la Rete con il nickname svaroschi (anche su twitter) da... beh, da quando ho convinto il mio professore di giornalismo che una tesi sull'impatto sociale dei blog (allora, considerati uno “strano oggetto”) poteva essere una buona idea. Da allora sono passati sei anni, molti sguardi scettici e tanti viaggi, anche nel tentativo di capire come si potesse cambiare un pezzetto di mondo grazie alla tecnologia e all'uso che se ne può fare.
Questo mio interesse si riflette nei due “lati” del mio lavoro, politico e sociale: da un lato lo studio e la pratica dei social media e di come possano essere usati dalla politica per comunicare con i cittadini, dall'altro i modi e le pratiche con cui i cittadini possono organizzarsi e partecipare attivamente alla vita pubblica (attività che svolgo grazie all'associazione Micromacchina e al progetto La città dei cittadini).
Quello che sta avvenendo intorno a COP15 non ha precedenti in termini di possibilità di partecipazione e varietà di iniziative di gruppi internazionali, attivisti e cittadini in contemporanea alle riunioni delle potenze mondiali. Si tratta di un'occasione importante che va raccontata in tutta la sua ricchezza.
Per questo motivo ho accettato con molto piacere di essere l'inviato di Avoicomunicare a Copenaghen nei prossimi giorni: da oggi sarò nella capitale danese per raccontare eventi e manifestazioni sia attraverso video e post, sia attraverso un po' di cronaca in tempo reale su twitter e facebook (troverete i miei aggiornamenti preceduti dal mio nickname svaroschi).
Che altro dire? Spero di ricevere feedback e – perché no – segnalazioni interessanti da tutti voi!