sviluppo sostenibile

World Cancer Day per la lotta e la ricerca contro il cancro

Arancia della saluteMangiare in modo corretto e sano, non fumare e non abusare di alcool, svolgere attività fisica, fare controlli periodici, quali altre sono le buone pratiche per prevenire il cancro?

Il 4 febbraio si celebra il World Cancer Day, e il 4 e 11 febbraio, nelle principali piazze italiane AIRC venderà Le arance della Salute, arance rosse simbolo della prevenzione e della ricerca contro il cancro, ma anche di un primo passo per migliorare la propria alimentazione e stile di vita.

Pensate che un terzo dei tumori e delle malattie cardiovascolari e dell'apparato digerente non esisterebbe, al giorno d'oggi, se semplicemente mangiassimo meglio: non esistono alimenti completamente sbagliati né alimenti che ci curano da soli, ma esistono alimenti da scegliere con moderazione. Inoltre è importante fare scelte equilibrate di vita sana, evitare il fumo e gli ambienti troppo inquinati, svolgere attività fisica e limitare i vizi. 

Ecco quindi la nostra piccola guida per la prevenzione del cancro:
Fare attività fisica: un impegno fisico quotidiano pari a una camminata veloce di mezz'ora ha numerosi vantaggi, in quanto mantiene in salute l'apparato circolatorio (arterie più elastiche e cuore più forte), brucia calorie (l'obesità è la terza causa di cancro, dopo fumo e alcool, in Italia) e favorisce gli spostamenti non inquinanti. Sostituire l'auto o la moto con la bicicletta o una camminata riduce l'inquinamento delle strade e migliora anche la qualità urbana.

Seguire un'alimentazione sana: limitare il consumo carni rosse, di alimenti calorici e industriali e prediligere frutta e verdura di stagione, cereali e legumi, e soprattutto variare la dieta sono buone regole per prenire non solo i tumori all'apparato digerente ma anche tutti i disturbi e le intolleranze generati da un'alimentazione costantemente scorretta. La dieta mediterranea è ciò che più somiglia a questo genere di alimentazione, ed è stata valutata dal Ministero della Salute "non solo come un modello alimentare di qualità, ma anche una risorsa culturale per lo sviluppo sostenibile del Mediterraneo, una parte integrante del patrimonio sociale, storico, economico, artistico e paesaggistico dei popoli della regione. Rappresenta uno stile di vita, importante tanto come patrimonio transnazionale comune a tutta l’area, tanto come espressione di ciascuna delle singole comunità che la compongono".

Controllare il peso forma: limitare le bevande zuccherate, gli alimenti ricchi di sale e conservanti, e consumare molta acqua, spremute e frullati di frutta fresca, cibi prodotti in casa o comunque non industriali. Il sale è molto presente sulle nostre tavole, ed è responsabile di ritenzione idrica, ipertensione e affaticamento cardiaco e il suo abuso sembra favorire i tumori allo stomaco e al pancreas.

Limitare il consumo di alcool e il fumo: secondo l'AIRC "Il fumo di sigaretta è oggi ritenuto il fattore causale più importante del tumore polmonare. È stato dimostrato che un uomo dell'età di 35 anni, che fuma 25 o più sigarette al giorno, ha un rischio di morire di cancro del polmone prima dei 75 anni pari al 13 per cento".
Inutile ribadire quanto il fumo, sia attivo che passivo, sia dannoso per la salute. Smettere di fumare o ridurre drasticamente il numero di sigarette aiuta a ridurre il rischio di cancro.
Per quanto non ancora accertato, l'abuso di alcolici inoltre può contribuire al rischio di ammalarsi di tumori della cavità orale, della faringe, della laringe, dell'esofago e del fegato. Se un bicchiere di vino rosso al giorno aiuta a prevenire numerose malattie, l'abuso di alcool, invece, può causare danni molto gravi.

Fare controlli periodici: gli screening di prevenzione seguono le diverse fasce d'età e servono a individuare i tumori a uno stadio precoce, prima che diventino invasivi. Nelle donne dai 45 ai 70, per esempio, la mammografia deve essere fatta annualmente, mentre il pap test e l'Hiv devono iniziare intorno ai 30 anni. Conoscere la storia clinica della propria famiglia aiuta inoltre a individuare eventuali possibilità di incorrere in malanni ereditari.

Quali sono le vostre buone pratiche di prevenzione?

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Foto: Flickr



Global Compact: sostenibilità tra pubblico e privato

Global CompactLo sviluppo sostenibile visto attraverso una prospettiva che miri alla collaborazione tra il settore pubblico e il privato è al centro dell'edizione italiana dell'European Global Compact Local Networks Meeting che ha luogo a Roma, fino al 28 ottobre, ospitato dal Ministero degli Esteri.

L'incontro ruota intorno a tre grandi temi principali che sono la sicurezza alimentare e l'agricoltura sostenibile, green job e inclusione sociale, città sostenibili. La discussione, introdotta da esperti per ciascun argomento mira ad obiettivi molteplici che riguardano, ad esempio, l'identificazione di ambiti europei in cui la collaborazione tra aziende private e settore pubblico possa produrre concreti risultati sul versante della sostenibilità, fino alle proposte di approcci innovativi per implementare la cooperazione tra pubblico e privato nella prospettiva di Rio+20, la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile prevista per il prossimo anno, a due decenni di distanza dalla conferenza sull'ambiente e lo sviluppo che, sempre nella megalopoli brasiliana, lanciò diversi programmi operativi, tra cui l'Agenda 21.

L'anno prossimo a Rio de Janeiro la conferenza dell'ONU si riunirà per definire la nuova agenda sostenibile della politica internazionale centrando la discussione sulla green economy e sulla possibilità di considerarla sempre di più un'arma centrale nella lotta alla povertà e alla realizzazione di una convivenza sostenibile sul pianeta. E in questa direzione pubbliche amministrazioni e aziende private possono offrire un contributo molto importante non solo nelle azioni non solo nelle loro separate e rispettive attività, ma anche e soprattutto, questo il messaggio convinto dell'European Global Compact Local Networks Meeting, per la sinergie che tra loro sapranno costruire.

In un ambiente sociale ed economico sempre più dinamico, sottolinea l'organizzazione del meeting, dalle aziende ci si aspetta sempre di più che giochino un ruolo importante quali attori politici all'interno della cornice della governance globale. All'interno di questo contesto le strategie internazionali non possono fare a meno di considerare la collaborazione pubblico-privato uno strumento estremamente potente ed efficace sulla via della sostenibilità.  



Basterebbe il 2% del Pil mondiale per salvare il pianeta

Sono 1.300 miliardi di dollari americani ogni anno da qui al 2050. Sarebbero sufficienti a cambiare il corso della storia del pianeta. Non solo porterebbero a compimento la rivoluzione verde che chiuderebbe il discorso sulle emissioni di gas serra, garantirebbero all'ambiente e alle nostre risorse una via d'uscita sicura dai pericoli con i quali stiamo logorando i nostri ecosistemi su tutto il globo.

Non solo quei soldi basterebbero a fare tutto questo, ma con quella cifra si riuscirebbe anche a chiudere con una vittoria la partita contro la povertà nel mondo e a compensare con nuova occupazione i posti persi negli anni terribili della crisi. È l'esempio degli esempi dello sviluppo sostenibile: investimenti e azioni che producono benefici ambientali e migliori condizioni di vita per tutti, su tutto il pianeta.
Sono parole che provengono da una fonte molto autorevole come l'Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite nato con la missione di dare strumenti alle nazioni e ai governi affinché siano in grado di migliorare la qualità della loro vita senza compromettere le possibilità per le generazioni future. In uno studio recentemente pubblicato con il titolo  “Verso una Green Economy: percorsi per lo sviluppo sostenibile e per estirpare la povertà” (il testo è in inglese) l'organismo dell'Onu valuta che sarebbe sufficiente impegnare annualmente il 2% del prodotto interno lordo mondiale per dare vita concreta all'economia verde e far uscire i paesi più poveri dalle attuali condizioni di indigenza entro il 2050.

1.300 miliardi di dollari Usa: vi sembrano tanti? Non si direbbe se si considera la dimensione del progetto (un cambiamento dalle dimensioni globali) e, soprattutto, se si considera come vengono spesi ora simili somme di denaro. Gestire i sussidi in maniera diversa da come stiamo facendo ora, dicono all'Unep, garantirebbe un risparmio compreso tra l'1 e il 2% del pil mondiale.

Prendiamo ad esempio gli attuali sussidi alla pesca, è scritto nello studio: “Sono stimati intorno ai 27 miliardi di dollari l'anno e risultano spesi più a danno che a vantaggio delle economia nazionali e dei rispettivi welfare. Solo nel 2008 – dicono ancora gli studiosi dell'Onu – i prezzi e la produzione di carburanti fossili (proprio quelli che qualsiasi idea di sviluppo sostenibile vorrebbe eliminare a vantaggio di carburanti puliti e rinnovabili) hanno incassato sovvenzioni per 650 miliardi di dollari. Spese che appaiono piuttosto insostenibili  e non sembrano certo garantire la transizione verso un'economia verde.
 
La ricetta è tutta diversa. Individuati dieci settori chiave della green economy (agricoltura, edilizia, energia, pesca, foreste, impresa, turismo, trasporti, acqua e gestione dei rifiuti), questi dovrebbero essere oggetto di investimenti che guardino a un'ottica verde di lungo periodo. Ad esempio, secondo il modello utilizzato, la domanda mondiale di energia aumenterebbe nel corso dei prossimi anni, ma tornerebbe a scendere per arrivare alle cifre di oggi entro il 2050, grazie soprattutto all'effetto benefico di tecnologie per il risparmio e l'efficienza energetica. Di questo passo le emissioni di CO2 sarebbero ridotte di circa un terzo rispetto ad oggi entro la metà del secolo, raggiungendo così uno degli obiettivi più importanti che la comunità internazionale rincorre pur stentando a trovare una soluzione pratica da mettere in campo.

Immagine di Kara Reuter



Mario Tozzi e lo sviluppo sostenibile

Su avoicomunicare pubblichiamo la prima parte della videointervista a Mario Tozzi in cui parla di sostenibilità, sviluppo sostenibile e business ecologico.






Un adolescente “sfigato” che deve far carriera

Alice Audouin al Festival del Giornalismo di Perugia
PERUGIA – Lo sviluppo sostenibile? “È come avere a che fare con un ragazzino sfigato che non ha amici: se ne sta lì in disparte e nessuno vuole passare il tempo con lui perché è bruttino, parla di cose troppo serie e troppo complicate. Ma noi dobbiamo fare il tifo per lui, incoraggiarlo e incitarlo a crescere sempre meglio”.

L'accento francese di Alice Audouin non addolcisce il modo in cui parla di sviluppo sostenibile: lei ne ha fatto un lavoro (anzi più di uno), ne è una convinta sostenitrice, ma si rende conto che guardandosi in giro la vita è proprio dura per questo ragazzino. “A chi piace questa espressione? E chi riesce a metterla in pratica davvero? In Francia lo chiamiamo dévelopment durable e a chi lo segue e ci crede gli hanno appiccicato il nomignolo un po' sprezzante di Dédé”.

Alice è a Perugia per una tavola rotonda al Festival di giornalismo per discutere di ambiente e nuova ecologia. Nella vita si occupa di sostenibilità in mille modi: è una manager in una grande agenzia di comunicazione (Havas Media), ha un blog che si chiama Alice in Warmingland, tiene rubriche in diverse riviste francesi, ha fondato Ad Widser (una società che si occupa di comunicazione sostenibile) e Coal, un'associazione che promuove un legame tra arte e ambiente. Ed è anche una scrittrice. Il suo libro si intitola Emilie, ecologista in carriera (Edizioni Ambiente), è la storia di una manager che è veramente lontana da ogni concetto ambientalista, ma quando il suo capo decide di creare una sezione di sviluppo sostenibile, la metamorfosi è rapida e inarrestabile.

“Si chiama Greenwashing, spiega Alice, è un po' come se aziende e persone si diano una spennellata di ambientalismo per vendere un prodotto oppure sentirsi più alla moda, una specie di etichetta che ci si appiccica addosso”. E in tutto questo il marketing e la comunicazione hanno un ruolo determinante, che potrebbe essere potenziato da blog e social network.

“Uso moltissimo Facebook, racconta Alice, per me è soprattutto uno strumento di lavoro che mi serve a tenere stretti contatti con i miei colleghi, con esperti di comunicazione di altre agenzie e parlare con loro in tempi veloci. Ma tutto il mondo di internet ha una potenzialità straordinaria che mi sembra ancora poco espressa: tutti vogliono utilizzare il web ma quando lo fanno usano linguaggi vecchi che non sfruttano le potenzialità dei nuovi media. Bisogna essere molto intelligenti per innovare”. Insomma, alla fine della chiacchierata i ragazzini sono diventati due e si tengono per mano, comunicazione via web e sviluppo sostenibile per Alice sembrano due adolescenti di talento: cresceranno.



Il futuro ecosostenibile a Tolone

Futuro ecosostenibile a Tolone

La regione della Provence-Alpes-Côte d'Azur è ricca di tecnologia, innovazione e progetti per il futuro. Si tratta della terza regione francese per spese - pubbliche e private - dedicate alla ricerca e allo sviluppo, con ben 29 Poli regionali di innovazione e di sviluppo economico solidale.

Tutte le forze di questa regione costituiscono un laboratorio d'idee con uno scopo comune: la creazione di un modello di sviluppo sostenibile, fondato su un'etica di responsabilità e sulla protezione delle persone e del loro contesto di vita.

Alcuni dei risultati più concreti vengono dal settore dei materiali e dell'eco-progettazione, presentati in occasione dell'ormai tradizionale Fiera della tecnologia MIEC di Tolone, di cui nell'ottobre di quest'anno si è tenuta la nona edizione.

Negli ultimi anni il Miec è diventato un evento immancabile per imprese, associazioni, ricercatori e artigiani dell'area euro-mediterranea che vogliono promuovere l'innovazione e nuovi materiali efficaci ed ecosostenibili.

Durante i tre giorni di fiera, a Tolone si sono svolti svariati incontri, conferenze e tavole rotonde sulle tematiche dello sviluppo sostenibile; e gli espositori hanno presentato numerosi prodotti ecologici, come ad esempio Tri'Ode (il primo triciclo elettrico coperto) o il cordless ECO, realizzato con bioplastiche di origine vegetale riciclabili e riassorbibili.

E' questa la strada giusta per il futuro?
Sarà possibile arrivare a un mondo che sia allo stesso tempo più tecnologico ma anche più attento all'ambiente?

Foto di informatique



2 aprile 2009: Jeremy Rifkin live

Giovedì 2 aprile 2009, dalle 11 alle 12, avoicomunicare aprirà una finestra live sul pensiero di Jeremy Rifkin.

In diretta da Rovereto, l'economista, ambientalista e consigliere per l'energia di Barack Obama risponderà alle vostre domande, che potete inviare fin da ora tramite questo link.

Da sempre impegnato in movimenti ambientalisti e pacifisti, Jeremy Rifkin non ha mai considerato le fonti alternative di energia, lo sviluppo sostenibile e l'idrogeno come un ostacolo per l'economia, ma piuttosto come le basi per attuare una nuova rivoluzione industriale.

Potete anche aderire all'evento e al gruppo di avoicomunicare su Facebook.

Vi aspettiamo alla videochat in diretta il 2 aprile 2009, dalle 11 alle 12.