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Gli anni più caldi? Dal '90 a oggi

Foto di suburbanbloke Scherzi del tempo. Abbiamo appena finito di dire che la primavera tardava ad arrivare, che l'inverno sembrava non finire mai e che il maltempo imperversava in tutta Italia, ed ecco la notizia caderci addosso – è il caso di dirlo – come una doccia fredda: quello appena trascorso è stato il mese di marzo più caldo di sempre a livello mondiale.
La fonte è di quelle importanti e autorevoli; si tratta della NOAA, l'Agenzia statunitense per gli oceani e l'atmosfera, che dal 1880 registra sistematicamente ogni mese le temperature superficiali terrestri e degli oceani. Per marzo 2010 la colonnina di mercurio si è fermata sui 13,5°C di media, record di sempre, facendo registrare un aumento di 0,77°C sulla media di tutti i marzo dell'ultimo secolo.
Ma come si fa a orientarsi tra questi dati, e soprattutto, come fanno ad essere così distanti dalla percezione che abbiamo quotidianamente della temperatura? Il fatto è che si fa spesso confusione tra la meteorologia e la climatologia, ossia tra il meteo e il clima. “La meteorologia fa osservazioni e descrizioni atmosferiche in un dato luogo e in un dato momento e fa previsioni con un buon livello di affidabilità per i giorni seguenti; il clima invece è un tempo meteorologico medio, descritto da proprietà statistiche considerate su periodi lunghi” ” - spiega Sergio Castellari esperto del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici e Focal Point dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). In altre parole: il meteo ci dice il tempo che fa, o che farà, nella nostra città, nel luogo dove stiamo andando a trascorrere il week-end o nel posto dove andremo in vacanza o a lavorare, in un preciso momento o periodo. Quando parliamo di clima, semplificando al massimo, si tratta di calcolare valori medi registrati per lunghi periodi.
Alcune di queste registrazioni, ad esempio, sono nel libro “I cambiamenti climatici in Italia: evidenze, vulnerabilità e impatti” (una iniziativa del CMCC a cura di Sergio Castellari e Vincenzo Artale) che raccoglie il contributo di quasi 100 scienziati del clima di varie istituzioni scientifiche italiane e fa il punto su quello che sappiamo del clima nel nostro paese. Da una banca dati che ricostruisce osservazioni sulla variabilità climatica in Italia degli ultimi 200 anni, scrivono gli esperti, si vede che i 10 anni più caldi sono tutti successivi al 1990 e, tra questi, sei sono successivi al 2000. Per gli amanti delle classifiche, ecco la top ten degli anni più caldi in Italia dal 1800 ad oggi: 2003, 2001, 2007, 1994, 2009, 2000, 2008, 1990, 1998, 1997. I segnali che vengono dalle osservazioni, sottolineano gli esperti, ci parlano di un clima che si scalda, seguendo una tendenza che vede intensificazioni negli anni più recenti. Questi i risultati di osservazioni scientifiche su una montagna di dati che tocca oltre 200 anni. Se poi quest'anno, fuori dalla nostra finestra, la primavera sembrava ritardare e la pioggia non smetteva mai, sembrerà un paradosso, ma col clima c'entra poco: è tutta un'altra storia.

Foto di suburbanbloke



Solo parole

Solo parole

E’ vero, siamo di fronte alla più grave crisi climatica che l’umanità abbia mai affrontato, con scenari che possono essere gravi o apocalittici, ma che si concretizzeranno comunque in una perdita di benessere collettivo nei paesi ricchi e di vite nelle regioni povere del mondo.
E’ vero, innalzare di 2°C la temperatura media dell’atmosfera potrebbe portare a un punto di non ritorno, con fusione di circa la metà dei ghiacciai terrestri e innalzamento del livello dei mari fino ad annegare isole e atolli degli oceani Pacifico e Indiano, per non parlare dell’inondazione delle pianure costiere della Terra, città rivierasche comprese, con Venezia in testa.
Ed è ancora vero che la stragrande maggioranza dei climatologi assicura che ciò dipende dalle attività industriali degli uomini, perché il flusso di incremento di temperatura antropico si misura e vale circa 3 W/m2 (cioè il 95%), mentre quello per raggi cosmici o macchie solari vale solo il 5%. E’ poi vero che tutti i report scientifici affermano che la temperatura degli oceani è la più elevata da 11.000 anni a questa parte, che da 30 anni piove meno sulle foreste pluviali e che l’andiride carbonica è cresciuta (dal 1850 a oggi) da 280 ppm (parti per milione) a oltre 380.
Ed è infine vero che se diminuissimo le nostre emissioni inquinanti ci si guadagnerebbe comunque, perché ridurremmo non solo la CO2, ma pure il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e le polveri ultrasottili.
Sappiamo poi che non è vero che non opporsi al cambiamento climatico sia a costo zero, anzi: i danni derivati ammonteranno presto al valore totale di tutto ciò che l’umanità produce in un anno. In Italia si computano a 22 miliardi di euro per anno i costi economici, sanitari e sociali del cambiamento climatico (1,3% del PIL) che comprendono:

  • ritardo per l’applicazione del protocollo di Kyoto (2 miliardi euro/anno),
  • malattie da inquinamento atmosferico (6), costi esterni del trasporto (8),
  • carenza di acqua e desertificazione (3),
  • dissesto idrogeologico (2,5).

Sappiamo poi che non si può sperare che tutta l’umanità raggiunga lo stesso livello di benessere degli statunintensi, a causa del semplice fatto che le risorse della Terra sono limitate e in gran parte non sostituibili, per cui non si può continuare a promettere ai cinesi che un domani avranno un’auto a testa come gli americani, perché per farle marciare ci vorrebbe quasi tutto il carburante che ci vuole oggi per muovere tutti gli altri veicoli del pianeta. Anzi, se noi possediamo una o due vetture a famiglia è solo perché venti cinesi continuano a usare la bicicletta. Sappiamo infine che la Terra è sovrappopolata e che, in un immediato futuro, sarà difficile addirittura mangiare per chi si trova al sud del mondo, figuriamoci avere energia.

Dato tutto ciò, a Copenaghen i punti fermi sarebbero stati i 2°C  di massimo surriscaldamento climatico tollerabile, un limite questo che, essendo un parametro climatico (non controllabile dalla volontà umana) non è affatto un limite vincolante (sono limiti vincolanti e controllabili dalla volontà umana solo le azioni atte a non provocare un effetto climatico tale da raggiungere o superare i 2°C).
Poi la riduzione delle emissioni al 2050, un parametro che può essere un limite legalmente vincolante, se si specificano, però, anche gli strumenti o il percorso per raggiungerlo. Ma non sono stati specificati, come a dire che nessuno è tenuto a rispettare questo vincolo, in quanto nessuno da solo può farlo, essendo necessaria semmai un’azione collettiva globale. Ultimo punto il flusso dei finanziamenti, condizionato da altri processi, come quello di un nuovo trattato vincolante per tutti e processi trasparenti di verifica e controllo, trattato di cui non si è vista alcuna traccia.
Insomma “We agree that deep cuts in global emission are required …”, come recita il punto 2 dell’accordo finale della Cop15, ma di quanto ridurle e in quanto tempo non c’è –desolantemente-- alcuna traccia. Un fallimento mascherato da accordo, un chiudersi gli occhi di fronte la catastrofe dietro l’angolo.

Il riscaldamento climatico sarà insomma “faster, stronger and sooner” di quanto gli stessi scienziati pensavano nel 2007, ma quanto a fare qualcosa di concreto ancora niente. Nessun accordo significativo, nessun vincolo preciso, nessuna volontà di dimostrarci animali davvero intelligenti, ma solo una marea di parole che la metà sarebbe bastata. Era meglio il protocollo di Kyoto, che una qualche regolamentazione l’aveva pur data e che presentava numeri concreti (seppur irrisori) di riduzione delle emissioni. Anzi, era meglio nessun accordo, così che non ci si cullasse nell’illusione che qualcosa è stato fatto e così che qualcuno cominciasse ad arrabbiarsi sul serio.

Mario Tozzi



COP15 è iniziato: tutti al lavoro per il futuro

COP15 è iniziato: tutti al lavoro per il futuro

Il vertice di Copenhagen è iniziato lunedì con grandi attese, proposte curiose e appelli ai grandi della Terra. Il clima che si respira è - metaforicamente - caldo, così come la temperatura: stando agli studi scientifici continua a crescere, ed è così che da più parti della società civile si rincorrono gli appelli affinché si riesca a definire un accordo mondiale onnicomprensivo sui cambiamenti climatici per il periodo successivo al 2012. L’Organizzazione metereologica mondiale (Wmo) ha annunciato infatti che il decennio tra il 2000 e il 2009 è stato il più caldo da quando le temperature vengono registrate globalmente.

Il numero di persone che vogliono partecipare o assistere ai lavori è più che raddoppiato, soprattutto a causa delle dichiarazioni positive degli ultimi giorni da parte del governo americano, e anche le domande di accredito da parte dei giornalisti e dei media hanno superato le aspettative. Chi non potrà essere presente direttamente alla conferenza potrà usare il servizio web cast, alla stesso modo potranno farlo tutte le persone interessate da tutto il mondo.

Molte sono state e saranno le iniziative collaterali, organizzate con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sul problema, mobilitare le masse e convincere i governanti a prendere decisioni importanti. Azioni clamorose sono state quelle organizzate da Greenpeace, la creazione di cortometraggi, oppure Hopenhagen, già operativa da alcuni mesi.

Curiosa è anche la distribuzione di 200 biciclette per dare la possibilità ai delegati di provare l’esperienza che quotidianamente provano i danesi: spostarsi in bici nonostante le rigide temperature. La maggior parte delle biciclette sono già state affittate e i delegati le useranno per gli spostamenti nella città e raggiungere il Balla Center dai loro alberghi e viceversa.

Questa particolare iniziativa è organizzata da Bicikeli per ridurre le emissioni di CO2 in Danimarca. Al termine dei lavori per COP15 le biciclette saranno inviate in Tanzania dove potranno essere usate per trasportare i malati negli ospedali e essere utilizzate per i normali trasporti.

Una delle ultime iniziative è stata Dance for the climate, partita nell'agosto 2009 quando 10.000 persone hanno danzato per il clima sulla spiaggia di Ostenda in Beglio. Per continuare a sostenere questo movimento basta creare e caricare online il proprio video in cui si danza per il clima.

Gli arrivi a Copenaghen sono anche nel segno del Climate Express, il treno speciale che con circa 400 fra negoziatori, ambientalisti e giornalisti viaggia ad emissioni zero, grazie all'impiego di energia da fonti rinnovabili: l’espresso ha ricevuto l’accoglienza del ministro danese per l’ambiente Lykke Fliis. Quest’ultima iniziativa ha avuto lo scopo di richiamare l’attenzione sulle emissioni crescenti del settore dei trasporti.

I lavori della quindicesima conferenza mondiale ONU sono stati ufficialmente aperti dal premier danese Rasmussen che ha dichiarato: “Nei prossimi giorni Copenhagen sarà Hopenhagen, città della speranza”.

Il summit vede per la prima volta la presenza contemporanea di 103 tra premier e capi di stato: Usa, India e Cina insieme a Brasile e Sudafrica saranno i protagonisti di queste due settimane.

La cerimonia d’apertura, durante la quale è giunta la notizia che Cina, India e Brasile hanno raggiunto un accordo di massima per operare insieme nei negoziati durante il vertice, è stata accompagnata dalla proiezione di un breve filmato, molto toccante, dove i bambini del futuro mostrano uno scenario a dir poco apocalittico.

La pressione dalla rete sugli oltre 100 capi di stato impegnati a Copenhagen è davvero notevole, mai come questa volta, infatti, il mondo di internet si era impegnato così massicciamente: la petizione del gruppo TckTckTck ha infatti raggiunto il numero considerevole di 10 milioni di firme, consegnate al segretario generale della conferenza Onu, Yvo Boer, al primo ministro danese e alla presidente del comitato Connie Hedegaard.

Sarà il summit di Copenaghen una svolta nella storia umana?
I grandi della Terra sapranno garantire un’opportunità alle generazioni future?

Foto di Australian Science Media Center



Video intervista a Vincenzo Ferrara

Avoicomunicare incontra il climatologo Vincenzo Ferrara, Direttore centrale della Direzione supporto, infrastrutture e centri di ricerca dell'ENEA.

Ferrara ricostruisce il percorso storico che ha portato alla situazione climatica attuale, dove il riscaldamento globale è ormai un dato di fatto innegabile, e ne individua le cause principali nell'inquinamento e nell'utilizzo eccessivo dei combustibili fossili.

Il progressivo deteriorarsi dell'ambiente per Ferrara può essere contrastato sia con le piccole azioni di tutti i giorni, lottando contro ogni tipo di spreco, sia con accordi internazionali che abbattano gli interessi delle singole nazioni per andare verso una direzione comune.