Dal 1 agosto inizia il Ramadan e la tv italiana per la prima volta si prepara. Per tutto il mese (fino al 30), il milione e più di musulmani residenti nel nostro paese si appresta a celebrare il mese sacro secondo i riti e le abitudini, tra cui alcune non certo legate alla religione del Corano. Nei paesi arabi infatti è ormai normalissimo produrre soap televisive destinate proprio per il mese di Ramadan, periodo in cui cresce il tempo che le famiglie passano davanti alla tv.
Si chiamano musalsalat e arrivano in Italia per merito del canale satellitare Babel tv che da più di un anno prepara un palinsesto destinato ai "nuovi italiani" e a tutti coloro che sono interessati a conoscere il pianeta multietnico nel nostro paese.
Si tratta di tre fiction che vanno in onda tutti i giorni e provengono da tutto l'arco dei paesi arabi. Dalla Siria arriva la serie di grandissimo successo Bab al Hara (La porta del quartiere), che racconta un quartiere di Damasco negli anni Trenta con il passaggio di consegne dagli Ottomani agli inglesi.
Ogni giorno alle 18 e 40 andrà in onda anche Oqba Lik, le storie di Zora, una giovane donna di Casablanca che riesce ad affermarsi nel lavoro e nella vita ma non trova un marito. La terza musalsalat che arriva in Italia è l'egiziana Fuggendo l'Occidente nella quale una famiglia del Cairo emigra in Francia e incontra le difficoltà che tutti gli emigrati trovano all'arrivo, a metà strada tra la vecchia identità e quella nuova.
A proposito di Ramadan, di recente, l'importante istituto Pew Forum ha realizzato un sondaggio sulla popolazione Usa sulla religione musulmana. Nei risultati si scopre che tra l'altro, un americano su due (52%) è a conoscenza che il Ramadan è il mese santo per gli islamici e più o meno la stessa percentuale (54%) sa che il Corano è il titolo del libro sacro. E da noi che percentuali uscirebbero? Qualcuno dovrebbe mettere alla prova quanto sappiamo delle altre religioni?
Dal Pakistan a Prato, passando per la Cina, la Russia e la Costiera Amalfitana: alluvioni, frane, incendi sono tutti eventi legati ai cambiamenti climatici e producono danni molto gravi. È come se il pianeta ci stesse dicendo qualcosa ma noi non ascoltiamo con sufficiente attenzione. Però bisogna distinguere, spiega Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica Italiana: "Ci sono eventi che sono sempre accaduti e fenomeni che invece sono il sintomo di un cambiamento; la climatologia li chiama eventi estremi poco probabili rispetto al clima del passato.
Il caldo russo di questa estate appartiene a questi ed hanno anche effetti sulla società". Saper ascoltare quel che il pianeta ci sta dicendo, vuol dire anche avere la consapevolezza che parlare di clima richiede una comunicazione precisa, rigorosa che sappia però, allo stesso tempo, parlare anche a non esperti.
Noto al pubblico anche per le sue partecipazioni televisive e autore di numerosi libri (l'ultimo dei quali è Viaggi nel tempo che fa Mercalli dice che i media svolgono un ruolo determinante: "Siamo bombardati di informazioni anche a livello climatico, ma la comunicazione su questi temi non si può limitare a slogan pubblicitari e alle banalizzazioni. Dobbiamo prenderci il tempo per parlarne, perché l'informazione sul clima è uno degli strumenti più importanti per risolvere il problema. Abbiamo i mezzi per affrontarlo. Proviamoci".
Un’italiana vince per la prima volta un torneo di tennis straordinario come il Roland Garros a Parigi e molti commenti, in rete ma non solo, sono sull’estetica della campionessa Francesca Schiavone. Sarebbe capitato lo stesso se avesse vinto un atleta maschio? Lorella Zanardo è l’autrice del documentario Il corpo delle donne, un caso per il web in Italia, nel quale in qualche decina di minuti offre uno spaccato inquietante dell’uso del corpo di donne e ragazzine in televisione. Al documentario è seguito il libro, Il corpo delle donne (Feltrinelli, 208 pagg.), in cui si passa dalla denuncia alle proposte di strumenti per essere consapevoli di ciò che guardiamo in tv. Per Avoicomunicare le abbiamo chiesto di commentare la trasformazione che anche lo sport sta vivendo: la tv vuole certo grandi atlete ma che siano anche belle, prorompenti, sexy. Non solo atlete ma donne-immagine.
Intervista di Marìka Surace