a voi comunicare

Video intervista a Trine, volontaria per Earth is calling.

Alla House of Food a Copenhagen, Antonella intervista Trine, volontaria per Earth is calling. Trine spiega come, attraverso il cibo, si può contribuire a ridurre l'impatto ambientale ed il suo impegno quotidiano per migliorare la situazione del nostro pianeta.

Segui tutti i racconti di Antonella da Copenhagen.



Global Day of Action di colori e musica.

Colori, musica, un’atmosfera quasi hippie. Il Global Day of Action è una manifestazione allegra, piena di persone sorridenti, nonostante l’intento sia protestare contro politica e politici che parlano ma non fanno abbastanza per trovare un accordo e mettere a frutto questo summit.
Lo spazio è alla fantasia, alle rappresentazioni di animali (moltissimi gli orsi polari), ai carri polemici e spiritosi, ai cartelli in tante lingue, ai volti disegnati, ai bambini anche piccolissimi che guardano il corteo curiosi.
Gli slogan riecheggiano e così la musica, l’atmosfera è quella di un pomeriggio in compagnia, anche se la motivazione è forte, lo si sente guardando i manifestanti e parlandoci.

Fa una certa impressione tornare a casa, leggere i quotidiani italiani e scoprire che è stato dato spazio a disordini di alcuni infiltrati, scontri che quasi tutti i manifestanti non hanno visto né sentito. E dispiace, soprattutto, perché per le persone arrivate a Copenaghen, magari dopo 20 ore di treno, non hanno vissuto né messo in pratica una protesta violenta e sarebbe un peccato che così venissero rappresentati.
A fine giornata, dopo sei chilometri di marcia pacifica, ecco un primo, personale racconto per immagini del Global Day of Action.

Qui tutti i racconti di Antonella da Cop15.



Video intervista a Soren Solkaer Starbird

Ecco la prima video intervista dei nostri inviati a Copenhagen. Ieri sera, Antonella Napolitano (svaroschi), ha incontrato il fotografo danese Soren Solkaer Starbird a DGI-byen, sede del Klimaforum. Soren, lì per uno shooting dal titolo "Spiritual Leader", ha spiegato le ragioni che lo hanno ispirato.

Seguite il viaggio di Antonella a Copenhagen.



Metti una sera a Cena (a Copenhagen)

Metti una sera a cena

Sono le 20, sono arrivata in albergo in ritardo e subito sono andata al Klimaforum per un’intervista. Sono quindi molto contenta che il primo evento “di comunità” a cui assisto sia… andare a cena!
L’appuntamento è “Earth is calling” alla Copenaghen House of Food, per un pasto di cibi locali, musica e chiacchiere (fortunatamente i danesi parlano inglese con estrema facilità!).
 
Ho appuntamento con un’amica di Copenaghen, che mi dà qualche informazione e mi spiega che è tutto gestito da volontari, ed entriamo nella sala: una decina di tavoli coloratissimi e un complesso che suona musica dal vivo.
I volontari sono una dozzina, vestiti con grembiuli di panno verde e arancione e un cappello verde, come fossero elfi della cucina. Trine, una di loro, ci ferma sulla porta e ci dà il benvenuto, specificando che “le persone che cucineranno per voi non fanno i cuochi di mestiere, né sono abituati a servire ai tavoli”. Ma più che una scusa, sembra un modo per fare apprezzare di più il lavoro dei volontari, entusiasti e gentilissimi.
 
Il tavolo, ci spiegano, verrà servito quando sarà al completo, e questa è una delle caratteristiche dell’evento: uno degli obiettivi, infatti, è permettere a persone che non si conoscono di incontrarsi e parlare. Di cambiamento climatico, magari, ma anche del cibo che stanno mangiando e di qualunque cosa venga loro in mente.
Nel giro di qualche minuto il tavolo 7, il nostro, è occupato e noi dieci sconosciuti iniziamo a chiacchierare e ad assaggiare il primo piatto, una zuppa calda di rape rosse. I danesi ridono della mia faccia stranita e mi assicurano che è molto nutriente, adattissima al freddo invernale.
In effetti così è e la zuppa viene terminata in poco tempo. Non sono da meno il piatto vegetariano a base di patate, cipolle e altre verdure e i contorni, in particolare uno a base di carote, e la birra danese scura che arriva al nostro tavolo.
 
Nel frattempo scopriamo che al nostro tavolo c’è l’organizzatrice dell’evento, che si occupa di alimentazione nelle scuole pubbliche di Copenaghen: in Danimarca, ci spiega, c’è il problema di non poter produrre localmente molte cose tra quelle che mangiamo di solito. Ma forse, più di tutto, manca la cultura del cibo, ancora tutta da creare. “Earth is calling” serve a sensibilizzare anche su questo tema, ma, ci spiega lei, “è solo una piccola parte del nostro lavoro: nei mesi scorsi ho viaggiato in molte nazioni e visitato molte scuole, specie in Italia, per capire se ci sono modelli che possiamo importare anche qui. L’Italia, ovviamente, ha il vantaggio di avere molto meno bisogno dell’importazione di cibo ma una cultura di questo senso nelle scuole si è creata recentemente anche lì, negli ultimi dieci anni.
La situazione in Danimarca non è negativa: circa il 75% del cibo consumato nelle scuole pubbliche è biologico, mi spiega la mia amica danese, madre di due bambini piccoli; purtroppo questi argomenti non sono ancora una priorità, mi spiegano i danesi al tavolo.
Siamo al centro del mondo in questi giorni per via del summit, ma, secondo me, in Danimarca parliamo più di quanto mettiamo in pratica” conclude Trine, la volontaria, mentre mi serve il dolce di mele accompagnato da gelato alla vaniglia: “abbiamo bisogno di obiettivi, e questo – secondo me – deve arrivare dalla politica. Ci serve avere una visione completa di queste cose e non può che arrivare da chi ci governa”.

Leggi tutti i post da Copenhagen.



Avoicomunicare “va” a Copenhagen!

Avoicomunicare va a Copenhagen!

In questi giorni stiamo seguendo con grande interesse la Conferenza di Copenhagen sul cambiamento climatico (COP15). E da oggi la seguiamo veramente da vicino, collaborando con una blogger, Antonella Napolitano, che sarà per noi nella capitale danese alcuni giorni e realizzerà post e videointerviste. Antonella condivide i temi che affrontiamo su Avoicomunicare e soprattutto la convinzione che la Rete è - e dovrà essere sempre più - parte attiva nella ricerca di soluzioni attraverso dialogo, confronto, informazione.
Nel post seguente, Antonella si presenta:

Il vertice di Copenaghen è iniziato da tre giorni calamitando l'attenzione di tutto il mondo su quello che potrebbe essere un punto di svolta cruciale per l'intero pianeta.

Sono moltissimi i canali informativi ufficiali e non, la copertura informativa dei giornali è enorme: sono stati accreditati circa 1400 giornalisti, il più grande avvenimento mediatico mai avvenuto in Danimarca. Ma fondamentale è anche lo sforzo fatto da associazioni, organizzazioni e cittadini di tutto il mondo per organizzare mostre e manifestazioni per dimostrare l'importanza di un tema di impatto forse meno immediato, ma che riguarda tutti gli abitanti del pianeta.
E così abbiamo deciso di raccontare COP15 in modo diverso, prendendo parte a qualcuno di questi eventi e parlando con i partecipanti per capire l'impatto del summit sulle singole persone... ma a proposito di persone, prima, forse, dovrei presentarmi.

Mi chiamo Antonella Napolitano e frequento la Rete con il nickname svaroschi (anche su twitter) da... beh, da quando ho convinto il mio professore di giornalismo che una tesi sull'impatto sociale dei blog (allora, considerati uno “strano oggetto”) poteva essere una buona idea. Da allora sono passati sei anni, molti sguardi scettici e tanti viaggi, anche nel tentativo di capire come si potesse cambiare un pezzetto di mondo grazie alla tecnologia e all'uso che se ne può fare.
Questo mio interesse si riflette nei due “lati” del mio lavoro, politico e sociale: da un lato lo studio e la pratica dei social media e di come possano essere usati dalla politica per comunicare con i cittadini, dall'altro i modi e le pratiche con cui i cittadini possono organizzarsi e partecipare attivamente alla vita pubblica (attività che svolgo grazie all'associazione Micromacchina e al progetto La città dei cittadini).
Quello che sta avvenendo intorno a COP15 non ha precedenti in termini di possibilità di partecipazione e varietà di iniziative di gruppi internazionali, attivisti e cittadini in contemporanea alle riunioni delle potenze mondiali. Si tratta di un'occasione importante che va raccontata in tutta la sua ricchezza.
Per questo motivo ho accettato con molto piacere di essere l'inviato di Avoicomunicare a Copenaghen nei prossimi giorni: da oggi sarò nella capitale danese per raccontare eventi e manifestazioni sia attraverso video e post, sia attraverso un po' di cronaca in tempo reale su twitter e facebook (troverete i miei aggiornamenti preceduti dal mio nickname svaroschi).

Che altro dire? Spero di ricevere feedback e – perché no – segnalazioni interessanti da tutti voi!

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Foto di fmc.nikon.d40



La recente legislazione sull'immigrazione

Immigrazione

Ad oggi gli immigrati presenti nel territorio italiano ammontano a ca. 4/5 milioni di unità. Sono per lo più persone che hanno un passato d’irregolarità: ex clandestini, prima regolari, poi diventati irregolari e poi di nuovo regolari, grazie all’emanazione di varie sanatorie.
Le sanatorie (quelle del 1987, 1990, 1996, 1998, 2002 e l’attuale in vigore) sono state e sono tuttora dei veri e propri strumenti di regolazione.

In questi ultimi anni più che mai si avverte l’esigenza di disporre leggi di regolazione sul lavoro e il tema dell’integrazione è sempre più rilevante. Ciò che sembra non difficile da comprendere per molte persone è che per raggiungere degli obiettivi su questo fronte, è necessario un forte intervento sociale.

Nell’ultimo decennio sono state introdotte alcune novità legislative nel diritto dell’immigrazione nel nostro Paese, quali:
la regolazione delle rimesse degli immigrati, introdotta con la legge n. 40 del 1998 – più conosciuta come la legge Turco-Napolitano: il soggetto titolare del trasferimento di denaro deve esibire passaporto unitamente al permesso di soggiorno, mentre l’intermediario (addetto al trasferimento di capitali all’estero) si deve impegnare a conservare la fotocopia dei suddetti documenti per dieci anni;
il reato di ingresso, che prevede un indurimento nel contrasto dell’irregolarità: fin dagli inizi degli anni ’90, gli immigrati venivano espulsi senza garanzia giuridica. Con la “legge Martelli” la procedura si generalizza, prevedendo un periodo di 15 giorni a disposizione per la scelta del giudice, entro il quale era necessario depositare gli eventuali ricorsi per sospendere o annullare il reato - periodo poi ridotto a 5 giorni nel 1998 con la legge Turco-Napolitano, che ha introdotto inoltre il meccanismo di detenzione di 30 giorni (diventati in seguito 60 giorni con la legge n.189 del 30 luglio 2002, meglio conosciuta come “legge Bossi-Fini”);
il reato di inottemperanza dell’ordine di espulsione o reato di soggiorno irregolare (introdotto con l'art. 14, co. 5 - quinquies, del Dlgs. 286/1998, poi trasformato nella “legge Bossi-Fini”): consisteva nel soggiorno irregolare nel nostro Paese e nella conseguente pena detentiva (da 6 mesi a 5 anni), poi abolito con la sentenza della Corte di Cassazione n.223 del 15 luglio 2004, perché l’ “indebito trattenimento” è ritenuto anti-costituzionale;
l'aggravante della clandestinità ex art 61 11-bis cp (introdotta con D.L 92/2008 – cosiddetto “decreto sicurezza”), ad esclusione dei cittadini europei - per non incorrere a sanzione comunitarie: per qualsiasi reato commesso da uno straniero irregolare, la pena viene aggravata fino a un terzo rispetto a quella prevista per tutti i cittadini italiani e immigrati regolari;
il divieto di matrimoni misti e fra stranieri (viene così modificato l’art.116 del Codice civile): con la legge 15 luglio 2009 n. 94 (ricordata come “pacchetto sicurezza”) si cerca di impedire il matrimonio misto, nell’accezione di “matrimonio di comodo”; con questa norma per potersi sposare, lo straniero deve esibire il documento di regolarità del soggiorno.

Tuttavia secondo l’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione (nella sezione “diritti e doveri dello straniero”) il cittadino non italiano – anche irregolare - presente nel nostro Paese è titolare dei diritti umani fondamentali (come ad esempio il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto all’infanzia etc.).

Quel che è certo è che occorre orientarsi verso una pacifica convivenza, seguendo ad esempio l’idea lanciata dal sindaco di Novara Massimo Giordano, che nella sua città ha deciso la distribuzione di bonus per evitare scuole ghettizzate etnicamente: una strategia che sembra abbia funzionato perfettamente alla creazione di classi multiculturali.

Pensi occorrano nuove o diverse leggi per regolamentare un fenomeno così complesso come quello dell’immigrazione?
Oltre alle norme e al diritto, credi che il nostro Paese abbia bisogno anche di una maggiore “educazione” alla cultura dell’integrazione?

Foto di Cinocino



Premio Aretê: un riconoscimento per tutti voi

Venerdì 20 novembre si è svolta la cerimonia per l’assegnazione del Premio Aretê, giunto quest'anno alla sesta edizione: si tratta di un riconoscimento che viene destinato ad imprese che, in diversi ambiti della comunicazione, si sono distinte sul piano della Responsabilità Sociale.

Il Premio, promosso da Pentapolis in collaborazione con Anima per il Sociale, CittadinanzAttiva, CSR Manager Network Italia, Fondazione Pubblicità Progresso, Legambiente e Manageritalia, si inserisce nella settimana della Cultura d’Impresa di Confindustria sul tema “Dalla responsabilità d’impresa all’economia sociale”.

Avoicomunicare è stato premiato per la categoria Internet.
A questo proposito, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno seguito, apprezzato e commentato i post e che sono stati fondamentali nel raggiungimento di questo obiettivo.

Loredana Grimaldi, Responsabile Branding, Corporate Identity & Ricerche di Telecom Italia, ha voluto raccontare l’idea di avoicomunicare attraverso un video che riassume lo spirito e gli obiettivi del blog; e ha colto l’occasione per ringraziare personalmente chi ha creduto e crede tuttora in questo progetto: uno spazio nato come stimolo al dialogo e come momento di condivisione e confronto.