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Avoicomunicare

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"Quale congiuntivo devo sbagliare prima di diventare davvero italiana?". Laila Wadia è così, divertente e divertita, quando racconta stupori e incongruenze del paese che si è scelta, quello in cui ormai vive e lavora dal 1986. Arrivata a Venezia che sapeva soltanto cantare "sul mare luccica, l'astro d'argento...", giorno per giorno ha appreso, con curiosità e apertura mentale fuori dal comune, alcuni dei tratti più tipici di quell'italianità che a volte sa forse di stereotipo, ma è anche tanto vera. "Sono arrivata con una borsa di studio per imparare la vostra lingua, e non è stato facile all'inizio. Dell'Italia mi affascinavano molte cose, ma quando mi chiedevano di Sandokan e del puntino rosso in mezzo alla fronte era davvero sconfortante".

Ma Laila non ha mai ceduto, e ha cercato di vedere il lato comico nella quotidianità fatta di gesti di accoglienza e di piccole incomprensioni. facilitata da un punto di vista molto particolare, che l'ha aiutata nella "gestazione di un'identità tricolore". Perché lei, sugli italiani, si è fatta un'idea molto precisa, e per niente scontata. "Se penso agli italiani e a cosa li unisce, mi vengono in mente due parole. La prima è eleganza. E non , ovviamente, l'eleganza nel vestire, non parlo di abbigliamento. Mi riferisco a quell'eleganza del pensiero che ha partorito opere di cultura e creatività meravigliose. E questo essere esteticamente esigenti degli italiani lo trovi ovunque, nel paesino in provincia di Brescia o nel borgo siciliano, è una cosa che lega moltissimo voi italiani. E a volte ci dovreste pensare, invece di parlare di divisione. L'altra parola fondamentale, per me, è pubblico. Ovvera sanità e istruzione pubblica, soprattutto quest'ultima. Per me che venivo da un paese in cui questo non era un concetto affatto scontato, fu un sorpresa trovarmi in un luogo dove il sapere non si pagava, ed era lì a disposizione di tutti. Ecco un'altra cosa di cui dovreste davvero andare fieri".

Nel suo libro Come diventare italiani in 24 ore (Barbera editore) scherza molto sulla sua doppia identità, sul legame con l'India rafforzato dalle divertenti telefonate con la madre che è rimasta a Bombay, ma anche sul suo essere un'italiana di adozione sui generis. "Mi sento un po' una donna anni '50, di quelle che nel dopoguerra si rimboccarono le mani per ricostruire un paese in ginocchio, un paese distrutto e senza più niente. Ecco, a volte mi chiedo perché non possiamo davvero tornare tutti a essere come allora: fieri del nostro paese e con la volontà di dargli una sistemata, nuovi italiani e autoctoni insieme, uniti dall'amore per questo paese. Anche perché non possiamo far finta di niente: siamo una nazione piccola e, in un certo senso, molto vecchia. Ci troviamo ad agire in un mercato dove contano i grossi numeri e i paesi emergenti. Se non puntiamo sul nostro patrimonio culturale e non usciamo da questa rassegnazione generale, la vedo dura". Non male come ramanzina, per una arrivata qui nel 1986. Lo spirito anni '50 e l'orgoglio per il proprio paese troppo spesso snobisticamente trattati come sentimenti di serie B sono forse un modo per ritrovare il piacere di avere un'identità, e riconoscersi nelle bandiere che, per questo anniversario, sventolano dal nord al sud.

"Osservo il tricolore ovunque: l'ho visto a Roma, a Milano e nella mia città, Trieste. E la cosa che penso è che la bandiera italiana assomiglia tanto a quella indiana. Dopotutto hanno gli stessi colori: il rosso del sacrificio, quello che molti hanno fatto per vedere questo paese unito. Il bianco della purezza, nel senso ideali alti. Che ricorda molto anche il pensiero gandhiano. Infine il verde, e di speranza vorrei che fossero davvero più colmi gli sguardi di tutti. La bandiera indiana si distingue solo in una cosa da quella italiana: al centro ha una specie di ruota, con 24 lineette che simboleggiano le ore del giorno. Il significato è che in ognuna di quelle ore i cittadini dovrebbero impegnarsi, lavorare per il loro paese. Ecco, forse anche gli italiani dovrebbero mettere qualcosa al centro del tricolore. Una sveglia non sarebbe male!"

Marìka Surace

"Foto di Pinreader

Giovedì, 17 Marzo, 2011 - 12:49
redazione


Sono passati 25 anni dall'incidente ma il veleno di Chernobyl non è svanito e il pericolo della centrale dove avvenne l'incidente più grave nella storia del nucleare civile non può dirsi superato.
Secondo una recente ricerca di Greenpeace (trovate qui il pdf) in aree che allora risultarono interessate dalla contaminazione radioattiva,  il latte, i funghi e prodotti ortofrutticoli contengono ancora oggi tracce elevate di Cesio 137, ben oltre il limite consentito dalle normative internazionali.

L'esplosione che la notte del 26 aprile 1986 ebbe luogo al reattore numero 4 della centrale ucraina, allora in Urss, rilasciò quantità di radiazioni centinaia di volte superiori a quelle relative alle bombe di Nagasaki e Hiroshima, provocando conseguenze che interessarono tutto il continente europeo. Ovviamente la zona colpita in maniera più grave e intensa dalle radiazioni era intorno alla centrale. In Ucraina, si legge nel rapporto di Greenpeace, 18.000 km quadrati di suoli agricoli sono stati contaminati e lo stesso si stima per il 40% dei boschi del paese, per un totale di 35.000 km quadrati. La contaminazione più importante riguardava il Cesio 137, una sostanza che dimezza la sua radioattività solo dopo 30 anni e che può entrare nella catena alimentare contaminando latte pesci e vari prodotti agricoli.
È un nemico invisibile che coltiva le sue insidie mentre la popolazione continua a vivere la sua vita normale, a mangiare la solita frutta e verdura, i pesci pescati nelle acque vicine a dove vivono.
Immediatamente dopo l'incidente dell'86 un'area pari a circa la metà del territorio italiano (quasi 150.000 km quadrati tra Bielorussia, Russia e Ucraina) risultò tanto contaminata da ricorrere all'evacuazione di circa 350mila  persone che furono trasferite o dovettero abbandonare la zona contaminata.
Gli effetti dannosi dell'incidente non si fermano però all'agricoltura e all'inquinamento, ma hanno pesanti ricadute sul piano sanitario tanto che una ricerca condotta sempre da Greenpeace nel 2006, in occasione del ventesimo anniversario dell'incidente, stimò che “sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Chernobyl sono stati 270.000 di cui 93.000 letali”.

Intanto le autorità ucraine hanno interrotto i controlli che fino a due anni fa si svolgevano periodicamente per verificare la permanenza di Cesio137 e altre sostanze radioattive nelle zone interessate dalla catastrofe nucleare. Per questo, lo scorso marzo una squadra di Greenpeace ha raccolto campioni alimentari raccolti nelle zone di Rivnenska Oblast e Zhytomyrska Oblast, li ha analizzati e confrontato i risultati con altri campioni prelevati da aree intorno a Kiev. I risultati dicono che i campioni presi nelle zone più vicine alla centrale hanno fatto registrare livelli di contaminazione radioattiva superiori alla norma per diversi prodotti alimentari, in particolare il latte e altri prodotti caseari, funghi e ortaggi. “L'eredità di Chernobyl – scrive Greenpeace nel rapporto – non è ancora alle nostre spalle”, e non riguarda solamente la no entry area della centrale che è stata teatro della tragedia, ma ha ripercussioni molto più vaste che meritano di essere sotto controllo continuo.

Immagine di philippe leroyer

Venerdì, 8 Aprile, 2011 - 12:51
redazione
referendum nucleare sondaggiIl sondaggio appare sulle pagine del quotidiano La Stampa, realizzato dall'Istituto Piepoli. Alla domanda “Lei personalmente ha già programmato di andare a votare?” il 78% degli intervistati avrebbe risposto “Certamente/Probabilmente Sì”, il 20 percento sarebbero decisi a non presentarsi ai seggi e solo un 2 per cento risulterebbe senza opinione. Realizzato il 6 giugno, il sondaggio dimostrerebbe quanto vale la forza di attrazione che il quesito nucleare sta esercitando sul raggiungimento del quorum necessario a rendere valido il referendum del 12 e 13 giugno. Non circolano sui media sondaggi sul risultato finale del referendum, anche perché è facilmente ipotizzabile che se si raggiungesse il quorum sarebbero i Sì ad ottenere il maggior numero di schede, però alcuni sondaggisti si sbilanciano su analisi che riguardano il quorum e, dicono Renato Mannheimer e Nicola Piepoli, il quesito sul nucleare aumenta le chance di arrivare al quorum. 
A portare in questa direzione, probabilmente, c'è anche il parere della Corte Costituzionale che ha definitivamente dichiarato valido e ammissibile il quesito sul nucleare. 

Continuano comunque le polemiche che riguardano gli spazi di informazione dedicati alla consultazione referendaria, in particolare riguardano i tempi con cui è partita la campagna di informazione da parte del servizio pubblico e gli spazi del palinsesto dedicati alle tribune e agli spot che non sarebbero, dicono alcuni, conformi  a quanto stabilito dai regolamenti  che obbligano a mandare in onda questi programmi dalla data di indizione del referendum (il 4 aprile) “nelle fasce orarie di maggior ascolto”.

Una nuova polemica nasce poi dalle informazioni sbagliate che sono state diffuse da telegiornali nazionali (Tg1 e Tg2) nei cui servizi si dice che il referendum avrà luogo in date diverse dal 12 e 13 giugno. Errori che hanno portato l'Authoriy per le comunicazioni a richiamare le reti dopo aver rilevato carenze nell'informazione in tema di referendum. Per l'Agcom, quindi, la Rai dovrà provvedere alla diffusione di messaggi autogestiti e tribune elettorali nella fasce di maggior ascolto (tra le 18,30 e le 22,30) e “a garantire una rilevante presenza degli argomenti oggetto dei 
referendum  nei telegiornali e nelle trasmissioni informative di maggior ascolto di tutte le tre reti generaliste”.
 

 
Immagine di mbeo
 
Mercoledì, 8 Giugno, 2011 - 09:37
redazione

Meat Free MondayIl Meat Free Monday è un'iniziativa promossa da Paul McCartney per rinunciare alla carne un giorno alla settimana, il lunedì.

Rinunciare alla carne significa non solo pensare alla propria salute, ma anche a quella del pianeta. Il Meat Free Monday non nasce per obbligare le persone a diventare vegetariane, ma per far sì che si rendano conto dell'importanza delle scelte di tutti i giorni e delle loro conseguenze sull'ambiente.

Nel 2006 un report delle United Nations Food and Agricultural Organization evidenziava l'impatto ambientale della produzione di carne, e l'urgenza di fare scelte più coscienti in tema ambientale e sociale, oltre che di risparmio.
Gli allevamenti intensivi, d'altra parte, sono responsabili di più del 60% dell'inquinamento mondiale, e con il Meat Free Monday si vogliono incoraggiare le persone a fare qualcosa, nel loro quotidiano, per migliorare le condizioni del pianeta che tutti noi abitiamo.

Se pensiamo che, per gli inglesi, adottare una dieta vegetariana o vegana significherebbe ridurre del 25% circa le emissioni dell'UK, proviamo anche lontanamente a immaginare come diminuirebbe l'inquinamento se tutta la popolazione del mondo rinunciasse a mangiare carne almeno una volta alla settimana.

Il team di avoicomunicare ha scelto di aderire a questa iniziativa e di promuoverla per la sopravvivenza, oltre che di milioni di creature viventi, anche del pianeta intero e dei suoi abitanti.

Voi cosa fate per ridurre le emissioni derivanti dalle vostre scelte di vita?

POST CORRELATI:
Umberto Veronesi al Barilla CFN: essere vegetariani per salvare il pianeta>>
World Cancer Day per la lotta e la ricerca contro il cancro>>

Lunedì, 13 Febbraio, 2012 - 17:57
redazione

Earth HourUn'app per smartphone utile a fare il conto alla rovescia dell'Earth Hour e per sapere quanto è sostenibile la nostra vita.

L'Ora della Terra è il grande evento globale organizzato da WWF in difesa del clima e che viene celebrato ogni anno il 31 marzo in tutto il mondo.
Monumenti, palazzi, piazze e case spengono le luci per un'ora per sensibilizzare gli abitanti della Terra al fine di ridurre gli sprechi e far comprendere che il cambiamento può esistere solo se parte dalle singole coscienze.

Ecco quindi l'app Ora del WWF per smartphone che permette non solo di sapere quanto manca all'Earth Hour, ma anche per scoprire attraverso un quiz se la propria vita è sostenibile e cosa fare per migliorarla.
Inoltre un l'app aggiorna sugli eventi WWF collegati all’Ora della Terra in tutta Italia, per scegliere quelli a cui partecipare.

Uno stile di vita sostenibile è la chiave per il futuro. Il 31 marzo anche avoicomunicare spegnerà la luce.

POST CORRELATI:
Waterprint, la app per calcolare l'impatto idrico>>
GreenPower, l'app per Android che fa risparmiare energia>>

Martedì, 27 Marzo, 2012 - 17:25
redazione

Auto elettricaUn'applicazione green per incentivare l'acquisto e l'uso di veicoli elettrici.

Volete conoscere tutti i modelli sul mercato mondiale di automobili elettriche presenti e future?
Con l'app E-Cars Pocket Guide, dove l'archivio dei modelli è continuamente aggiornato, è possibile trovare informazioni dettagliate sulla costruzione, il modello, la propulsione o il tipo di batteria per comparare le auto sulla base di fattori importanti come la capacità della batteria o i limiti di velocità.

Un'immagine e un box referenziale per ogni modello illustrano nel dettaglio ogni auto e le sue caratteristiche.

La guida tascabile per E-Car risponde anche alle domande più frequenti: quanto costa guidare un veicolo elettrico rispetto a un veicolo a combustione?

Ma se compro un'auto elettrica, in che modo la ricarico? Chi mi garantisce che potrò trovare pensiline per la ricarica nella mia città?
In Italia il Senato ha appena approvato una legge che impone alle società distributrici di energia di installare sul suolo pubblico colonnine di ricarica per auto elettriche. Con l'aiuto dell'app iPhev è inoltre possibile conoscere e recensire tutte le stazioni di ricarica per auto elettriche, geolocalizzate dagli utenti, per non rimanere mai a piedi e ridurre l'impatto atmosferico.

POST CORRELATI:
Nasce iPhev per geolocalizzare gli impianti di rifornimento per veicoli elettrici>>
GreenPower, l'app per Android che fa risparmiare energia>>

Foto: Flickr 

Lunedì, 16 Aprile, 2012 - 14:45
redazione

Permesso di soggiornoArriva da maggio in versione sperimentale il permesso di soggiorno elettronico (PSE).

Già dall'estate potrebbe essere introdotto, in forma definitiva, questo nuovo documento in procinto di essere valutato dal Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, e che porterà la firma del Ministro dell’Economia e del Ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi.

Sarà il Poligrafico dello Stato a produrre il documento elettronico che sarà, per ora, distribuito in fase sperimentale nella sola provincia di Viterbo ed esteso a tutti gli immigrati appartenenti a qualsiasi fascia d'età (sarà gratuito per i minori di 12 anni).

A rilasciarlo saranno le questure locali che dovranno occuparsi della raccolta delle informazioni necessarie. Il PSE sarà una carta plastificata dotata di un microchip con le generalità del cittadino immigrato, comprese foto e impronte digitali.  Le informazioni saranno lette anche dal Cen (Centro elettronico nazionale del Ministero dell’Interno) e monitorate dalla Polizia scientifica.

Le polemiche
Sono legate soprattutto alla scelta del Ministero dell'Interno di eliminare la banda ottica, una banda d’argento incisa a laser, considerata troppo costosa se pur sicura, non risultano infatti casi di contraffazione di documenti che adottano questo tipo di tecnologia.

I vantaggi
Il nuovo permesso di soggiorno elettronico dovrebbe riuscire a ridurre i tempi di attesa e i disagi per i cittadini stranieri, semplificando inoltre le procedure da parte delle autorità preposte al controllo dei permessi.

POST CORRELATI:
Corsi d'Italiano per ottenere il permesso di soggiorno in Italia>>
Come fare per ottenere il permesso di soggiorno>>

Martedì, 17 Aprile, 2012 - 18:02
redazione

CohousingIl cohousing è l’esperienza di persone in tutto il mondo che vivono, per scelta, in una comunità residenziale condivisa.

Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni '60, ed è oggi diffuso in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.
Le comunità di cohousing uniscono l’autonomia dell’abitazione privata con il vantaggio della condivisione di servizi, risorse e spazi con benefici dal punto di vista sociale e ambientale.

La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso delle strutture facilita i contatti e le relazioni sociali – che il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.

Il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane sono solo alcune delle motiviazioni che spingono le persone a scegliere il cohousing.
Un esempio italiano lo si può ritrovare negli edifici della casa ecologica Bovisa 90, due palazzi pensati e realizzati da due cooperative che hanno dato vita a una vera e propria micro società, dotata di pannelli fotovoltaici per l'autonomia energetica, strutture e design ecologici e atossici, spazi di condivisione e spazi dedicati al gioco dei bambini e agli orti. Una realtà che ha preso vita nel 1991, dopo 10 anni di difficoltà burocratiche notevoli, ma che è soltanto uno dei numerosi esempi virtuosi di cohousing, che trova nella comunità d'intenti il vero valore della vita condivisa.

Quali sono le caratteristiche più comuni del cohousing?

PROGETTAZIONE PARTECIPATA
I futuri abitanti partecipano alla progettazione del luogo in cui andranno ad abitare scegliendo i servizi da condividere e il modo in cui gestirli.

VICINATO ELETTIVO
La comunità aggregano persone che scelgono di formare un gruppo promotore e si condolidano con la formazione di una visione comune condivisa.

NESSUNA IDEOLOGIA
Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base degli ideali di una comunità di coresidenza.

GESTIONE LOCALE
Sono gli abitanti stessi a gestire l'amministrazione, l'organizzazione dei lavori e gli spazi comuni.

STRUTTURA NON GERARCHICA
Si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise ma nessuno esercita autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese democraticamente.

SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
La formula del co-housing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti. Questo comporta il risparmio notevole di denaro e di risorse. Basti pensare alla condivisione di auto, o di aspirapolveri e strumenti da lavoro per capire quanti oggetti e mezzi inutili si risparmieranno alle proprie tasche e all'ambiente. Si riducono quindi gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, i costi dei beni acquistati collettivamente.

Fonte: www.cohousing.it

Riuscireste a immaginare di vivere in una società in cui potete scegliere i vostri vicini, condividere elettrodomestici e beni di uso comune, pur mantenendo la vostra privacy? Pensate che questo possa rendere la vita più semplice e far risparmiare energie, denaro e fatiche oppure è ancora un'utopia?

POST CORRELATI:
Bioedilizia: la casa ecologica Bovisa 90>>
Arriva l'applicazione per simulare l'installazione di pannelli solari>>

Foto: Flickr 

Martedì, 8 Maggio, 2012 - 15:55
redazione

WaterpebbleQuanta acqua sprechiamo ogni giorno? La doccia è un comfort di cui spesso abusiamo, e i cui consumi non sono misurabili con precisione. Waterpebble nasce per aiutarci a ridurre i consumi doccia dopo doccia.

Mercoledì, 16 Maggio, 2012 - 14:20
redazione
Martedì, 20 Gennaio, 2009 - 22:30
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