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Avoicomunicare

Telecom Italia

Alle 3.32 di lunedì 6 aprile 2009 una potente scossa di terremoto (5.8 gradi della scala Richter) ha scosso gli Abruzzi e gran parte dell’Italia Centrale.

Come abbiamo appreso dai media, sono moltissime le vittime umane e i danni provocati alle costruzioni, alle abitazioni e alle infrastrutture.

Nonostante gli osservatori e il grande impegno del mondo scientifico a riguardo, resta ancora molto difficile prevedere con precisione (sia temporale sia geografica) quando, dove e come colpiranno le scosse telluriche. Il terremoto resta infatti una delle più grandi minacce che la Natura possa portare all’uomo, e verso le quali esso è praticamente indifeso. Non si può fermare un terremoto, al massimo si possono limitare i danni e ricostruire dalle macerie.

L'istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha messo a disposizione di tutti la possibilità di partecipare alla creazione delle mappe di risentimento sismico, in modo da creare delle mappe condivise e il più possibili precise di tutto ciò che un terremoto provoca, e non solo le informazioni percepite dai rilevatori meccanici.

Come può l'uomo tutelarsi e convivere con questi fenomeni naturali, difficilmente prevedibili?

Quale può essere il nostro apporto di singoli cittadini?

Martedì, 7 Aprile, 2009 - 12:01
redazione

Monique VeauteE' possibile determinare un'identità a partire da una cultura o dal confronto di più culture?

Come si può stare al passo con il mondo di oggi, così cosmopolita, multiculturale e poliglotta e nel quale la comunicazione è così profondamente cambiata grazie a social network, televisione satellitare, e mail?

E' certamente la cultura il soggetto grazie al quale poter costruire risposte a queste domande, ma soprattutto lo strumento prezioso per affrontare ogni giorno nuovi interrogativi.

E' in questa attitudine alla scoperta, la predisposizione a capire e dialogare, che si può realizzare l'integrazione: l'incontro si produce e lo scontro si risolve generando innovazione del pensiero.

L'apertura culturale ha permesso nel tempo di cogliere i profondi cambiamenti di cui è stata testimone e spesso anticipatrice: una risorsa preziosa per capire l'evoluzione della società e per aumentare la sensibilità delle persone verso gli aspetti meno evidenti del mondo e della sua complessità. E' inoltre, oggi come ieri, un fattore di stimolo alla creatività e un utile strumento per far interagire e avvicinare il diverso.

Saremo capaci in futuro di essere sempre più nomadi, spostando frontiere e barriere, giocando con la realtà ma mantenendo sempre salda la capacità di porci delle domande?

Monique Veaute

Lunedì, 1 Dicembre, 2008 - 13:58
avoicomunicare

Quattro giovani, tra i 20 e i 21 anni, per puro divertimento hanno dato fuoco a un clochard mentre riposava su una panchina. Questo è un recente fatto di cronaca che ci porta a riflettere sulla violenza, sempre più diffusa tra i più giovani.
Questi ragazzi non sono più adolescenti, ma è come se lo fossero. Si rifiutano di crescere. Giocano come se fossero in un videogame. Sono abituati alla violenza, vedendola nelle finzioni dei giochi o di telefilm e film.
Questi comportamenti sono un grido disperato: “Esisto! Vedi cosa so fare!?”
Non è puro divertimento, come dicono. Prendendosela con i più deboli dichiarano la loro fragilità, e il loro desiderio di attenzione.

Come fanno ad abbracciare valori e principi morali in un mondo sempre più competitivo e preso dalle sue dinamiche di potere e successo?
La famiglia è spesso distratta. Le madri devono svolgere il loro difficilissimo ruolo nei ritagli di tempo. I padri, quando non sono troppo occupati dal lavoro, spesso sono stanchi.
Talvolta i genitori si sentono in colpa per questo e spesso tollerano comportamenti inaccettabili da parte dei figli.

Spesso è un problema di comunicazione e di conoscenza: le famiglie non riescono a porsi le domande giuste per conoscere i propri figli, per mancanza di tempo, di idee. I problemi aumentano, tra l’altro, quando in famiglia ci sono conflitti tra i genitori, quando le coppie si separano e non comunicano, spesso trascurando i figli.

Secondo voi il ruolo dei genitori è quello di provvedere solo ai bisogni biologici dei figli o è quello di veri educatori?
La società si occupa e preoccupa davvero dei giovani e delle famiglie.

 

Maria Giovanna Abruzzo

Martedì, 30 Dicembre, 2008 - 12:16
avoicomunicare

Da giorni non si parla d'altro e non sappiamo ancora dire per quanto se ne parlerà. Il caso di Eluana Englaro ha diviso il nostro Paese e in qualche modo ne ha già segnato la storia, costruendo un ponte tra passato e presente e ponendo le basi per il futuro. Non si può negare che qualcosa sia cambiato tra l'Italia di 17 anni fa e quella che oggi si è risvegliata senza la giovane donna.

All'epoca dell'incidente la legge italiana non contemplava la sospensione volontaria dell'alimentazione ai malati in stato vegetativo; la richiesta del papà di Eluana, presentata per la prima volta all'ospedale di Lecco e alla Corte d'Appello di Milano nel 1999, è stata accolta solo il 9 luglio scorso. Un cambiamento epocale per un Paese tradizionalista e ancorato alle proprie radici cattoliche come il nostro.

Tra gli altri altri blog che hanno parlato di questo argomento:

Mondopoliticablog

Viviana Ponchia

Blogosfere Cronaca e attualità

E per leggerne molti altri, Liquida.

Quella di Beppino Englaro sarà una delle tante piccole conquiste che segneranno il cammino dell'Italia verso un futuro nuovo, pronto a rispondere alle mutate esigenze di cittadini che vogliono essere sempre più protagonisti responsabili della propria esistenza?

Ma soprattutto un tempo si moriva - e si lasciava morire- in modo naturale, ora grazie alla ricerca scientifica e medica siamo riusciti ad allungare la vita.
Avanguardia o accanimento terapeutico?

Mercoledì, 11 Febbraio, 2009 - 19:42
avoicomunicare

"Coltiva una vita buona, crescerà la civiltà": è uno dei tanti commenti, quello di Paolo, lasciati alla videointervista di Bob Geldof.

Bob Geldof ci ha ricordato che alcuni dei valori per i quali i Paesi poveri sono in lotta sono da noi quasi dimenticati.
La nostra società produce benessere materiale, alti consumi e uno stile di vita frenetico. Ma sono davvero questi gli aspetti che regolano la felicità?

Eliminando il superfluo si conquista la serenità?
Oppure la serenità dipende dal benessere materiale?

Il mare, che unisce tutte le terre, ha qualcosa da insegnarci a proposito?

Giovedì, 20 Novembre, 2008 - 18:05
avoicomunicare

Avoicomunicare incontra una delle voci più autorevoli in materia scientifica e nucleare, Antonino Zichichi, scienziato e divulgatore scientifico di fama mondiale. "La patria di Fermi ci vede schiavi energetici", sostiene Zichichi, che termina tuttavia con un messaggio per il futuro: con la caduta del muro di Berlino siamo scampati all'"olocausto nucleare"; ora abbiamo davanti a noi il rischio di "olocausto ambientale", altrettanto pericoloso ma con soluzioni alla nostra portata. E quindi ci parla del nucleare, di come a suo parere rappresenti l'unica alternativa praticabile per mantenere il livello di benessere al quale siamo abituati; e di come tragedie simili a quella di Cernobyl siano evitabili non solo migliorando la tecnologia, ma soprattutto con un'adeguata formazione del personale incaricato.

Lunedì, 3 Gennaio, 2011 - 12:01
redazione

"Il sovraffollamento tecnologico ci distrae e ci inserisce fin dalla tenera età in un sistema governato dai mezzi di distrazione di massa." Questo, tra i tanti commenti, è stato quello di Giulio al post "La parola ai giovani".

Il cinema è un mezzo potentissimo, ma deve guardarsi dentro per non ridursi a mero bene di consumo. Il cinema può distrarre, ma anche aiutare a conoscere se stessi e il mondo. Può rendere vive la pagine di un libro, raccontare con immagini verità che altrimenti non potremmo raggiungere, descriverci luoghi lontani che non per questo dobbiamo ignorare.

Credete che il cinema debba essere impegnato e a contatto con la realtà?

Credete che il cinema di oggi lo sia?

Venerdì, 28 Novembre, 2008 - 14:43
avoicomunicare
cinema, impegno

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, si racconta e condivide le sue idee sullo sviluppo sostenibile, sui valori di base della nostra cultura alimentare e sull'innovazione.

Racconta in modo diretto le sue esperienze con Terra Madre, l’incontro con i popoli e la sua fervente passione per la biodiversità e i diritti dei popoli alla sovranità alimentare.

Scoprite in tutte le pillole video le risposte di Carlo Petrini relative ai temi di identità alimentare, mantenimento della diversità culturale come ricchezza dell'umanità e alla sua concezione di innovazione.

  • Guarda l'intervista in versione integrale (6 min)
  • Produzione sostenibile, biodiversità, rispetto dei valori. È questa la strada giusta per risolvere i problemi alimentari nel mondo?

    Guarda la risposta

  • L'agricoltura sostenibile sarà davvero in grado di sfamare i popoli oppure metodi come gli OGM possono essere efficaci?

    Guarda la risposta

  • Quanto è comprensibile l'identità di un popolo analizzandone abitudini e consumi alimentari?

    Guarda la risposta

  • Quanto forte è in Italia l'identità alimentare?

    Guarda la risposta

  • Quanto è importante l'informazione per poter arrivare a una corretta alimentazione?

    Guarda la risposta

  • Quali sono i prossimi obiettivi di Terra Madre?

    Guarda la risposta

  • Il Time Magazine l'ha inserita tra gli "eroi del nostro tempo" come innovatore. Cosa significa oggi essere innovatori?

    Guarda la risposta

  • Mangiare biologico fa bene a noi e all'ambiente, ma non proprio alle nostre tasche. Come si può seguire questo tipo di alimentazione in un periodo di crisi economica?

    Guarda la risposta

  • Ci racconta l'esperienza di Terra Madre con Ermanno Olmi nel raccontare la felicità della terra?

    Guarda la risposta

  • Contadini, pescatori, allevatori. Possono essere considerati loro gli eroi del nostro tempo?

    Guarda la risposta

  • In conclusione, come pensa che mangeremo tra vent'anni?

    Guarda la risposta

Mercoledì, 11 Marzo, 2009 - 16:06
redazione

Siete voi gli sceneggiatori e i registi del progetto che lanciamo oggi. L'abbiamo presentato pochi giorni fa alla BlogFest di Riva del Garda ed è un'iniziativa a cui teniamo molto per la sua novità ma anche per il suo significato.
In sintesi, si tratta di realizzare insieme il primo film/documentario dedicato ai pericoli che l'ambiente corre in Italia.

Come raggiungere questo scopo? Avoicomunicare mette a disposizione gli strumenti per realizzare un racconto collettivo dei rischi che il “giardino d'Europa” sta correndo. A partire dalla sceneggiatura, ogni step della creazione del film sarà condiviso con voi. Ideazione, scrittura, riprese, musiche: tutti i passaggi saranno nelle vostre mani che collettivamente plasmeranno un'opera unica che al tempo stesso svolgerà un ruolo di denuncia, un campanello d'allarme per tutti coloro che dovrebbero fare qualcosa per tutelare la natura in Italia.

Non solo scrittura orizzontale della sceneggiatura, nella quale segnalerete luoghi degradati, ma anche videomaking. Sarete voi stessi reporter sul campo adottando qualche minuto del film e impegnandovi a girare il video corrispondente.

Una volta raccolto, il materiale completo sarà discusso in rete per il montaggio definitivo. Dopodiché, ci impegnamo a promuoverlo e siamo pronti a farlo girare ovunque sia possibile, sul web ma anche in tv o al cinema.

Qui sotto potete leggere il Manifesto nel quale si descrive come si dovrebbe svolgere ogni passaggio, dall'ideazione alla distribuzione del film.
Noi crediamo che sia possibile realizzare qualcosa di nuovo e di importante, crediamoci insieme.

Innanzitutto, quale titolo vogliamo dare a questo film?

 

* * *

Il network del disagio ambientale d’Italia. Il Manifesto

Navigatori della rete documentate, non avete da perdere che asfalto e cemento
 

Viviamo in un paese in cui ci si può permettere di dimenticare la Terra, ma non le prime parole della Commedia di Dante. Un paese in cui l’educazione scientifica è inesistente e quella ambientale negata. Un paese in cui si muore per frana o terremoto, ma si continua a costruire fino dentro la bocca dei vulcani. Un territorio che si trasforma in cemento e asfalto e perde ogni naturalità, con il rischio di non ricordare nemmeno come fosse l’Italia solo venti anni fa.

In pochi pensano oggi che il paesaggio non sia un bene culturale e che un parco vada tutelato né più né meno di come si fa con la Cappella Sistina o con Venezia. Ma c’è qualcosa di più: l’ambiente naturale – che ci siano uomini oppure no — è il presupposto di ogni paesaggio, deve essere tutelato per primo e meglio.

In questa situazione vogliamo fare qualcosa. Vogliamo comporre una mappa ragionata del disagio ambientale in Italia, una specie di mosaico del nostro paese che venga dall’esperienza di tutti noi. Chiamiamo perciò a raccolta tutti coloro che hanno a cuore il nostro futuro ambientale e che sono consapevoli che solo attraverso la conoscenza e la diffusione dell'informazione si possa disegnare uno scenario migliore per il nostro territorio.

Chiediamo contributi video, fotografici, di immagini comunque reperite (e magari anche disegni personali, testi scritti o parlati). Chiediamo anche una particolare attenzione alla documentazione del passato: antiche fotografie e testi, prime immagini filmate, disegni e  stampe o quadri del territorio italiano nel passato recente e lontano.
Da tutta Italia e da ciascuno chiediamo uno sforzo di documentazione per studiare il cambiamento del territorio e i suoi mali e disegnare una possibile via d'uscita.

Vogliamo porre l'accento sulle seguenti tematiche:

1. consumo di territorio: ogni anno l'Italia ne brucia 250.000 ettari, come nessun altro in Europa;
2. perdita di habitat e biodiversità: l'Italia è il paese europeo a massima biodiversità
3. fiumi e laghi perduti: le acque dolci sono in grave stato di disagio, più di quelle marine
4. perdita delle coste e delle spiagge: il problema dell'erosione marina
5. perdita delle foreste e riforestazione
6. traffico urbano
7. desertificazione e perdita di suoli
8. cave e miniere
9. impianti industriali
10. rifiuti

Insomma, vogliamo documentare quanto le attività industriali, agricole e edilizie hanno trasformato il paese. Ma vogliamo farlo in maniera seria e moderna, applicando il metodo scientifico della prova provata e inserendo anche esempi positivi di riconversione ecologica.
Un futuro diverso è possibile solo quando si conoscono gli errori del passato e se ne fa patrimonio comune.
E un’immagine significativa parla più di mille libri.

In pratica
Telecom Italia, tramite Avoicomunicare, ha deciso di mettere a disposizione della rete delle risorse per la produzione di un documentario che descriva e testimoni lo stato di salute ambientale dell’Italia.
È un progetto che in Italia, con queste modalità, non è stato ancora mai realizzato.
Parla di noi e del nostro possibile futuro.
È un film ideato, sceneggiato, montato, musicato e distribuito dalla rete.
Mario Tozzi è l’ideatore, il curatore e il garante dell’attendibilità scientifica del progetto. Ed è il responsabile, insieme al team avoicomunicare, della strutturazione dei contributi provenienti dalla rete.
Questo documentario nasce dalla rete, anche con l’obiettivo di approdare su altri mezzi come cinema e tv.

A partire dal presente manifesto, verrà proposta alla rete una sceneggiatura, scritta da Mario Tozzi, che farà da guida, con indicazioni inizialmente molto schematiche ma successivamente più elaborate di ciò che deve accadere all’interno degli atti che comporranno il film.
Ogni utente potrà dare il proprio contributo alla sceneggiatura.
Mario Tozzi, il Team di avoicomunicare e tutti coloro che avranno contribuito ai testi, pur continuando ad integrare il testo, avranno a questo punto una visione del lavoro d’insieme: in una colonna la traccia, il testo originale e, a fianco, il testo modificato, con hyperlink per seguire la cronologia delle modifiche.
Una volta ricevuti i contributi testuali dalla rete Mario Tozzi potrà apportare le modifiche finali e integrare il testo della sceneggiatura, la quale alla fine di questa fase dovrà essere completa di tutti gli elementi necessari per poter così procedere alla fase realizzativa.

La raccolta dei video e la creazione del film:
La fase della raccolta e successivo montaggio sono tra le più delicate: con lo stesso sistema con il quale siamo andati a modificare il testo con l’aiuto della rete, chiederemo agli utenti di “adottare” 3 o 5 minuti del filmato, illustrando il testo come meglio credono, con immagini o filmati originali o free.
Sarà resa disponibile una versione “raw” del filmato affinché la rete possa avere, come per tutte le fasi precedenti, la possibilità di discuterla/commentarla, e poi procedere alla finalizzazione.
La colonna sonora, lo speaker ed il montaggio del trailer verranno anch’essi demandati alla rete.

Lancio del film finale:
Il film definitivo verrà lanciato il 5 giugno 2011, giornata mondiale dell’ambiente.
Il film verrà reso disponibile in rete: scaricabile ed in streaming.
Dopo la messa on line verrà diffuso attraverso i canali tradizionali.

Il ruolo fondamentale della rete:
Il ruolo della rete risulta fondamentale in tutte le fasi del progetto. Tutta la realizzazione del film sarà guidata dai materiali e dalle indicazioni ricevute dalle persone via web.
Tutti coloro che parteciperanno al progetto saranno citati nei credits del film, divisi per area di competenza: registi, montatori, musicisti, cameraman, ecc…
Inoltre, a coloro che parteciperanno verranno dati:
    • Special box con il dvd del documentario
    • Un piccolo spazio all’interno del sito web del progetto nel quale presentarsi

Ma cominciamo dall’inizio: qualche idea per un titolo?

Lunedì, 11 Ottobre, 2010 - 10:09
redazione

Susanna AgnelliIn Italia il merito non fa la differenza come in altre culture e in altri Paesi?

E' vero, in Italia il merito è un concetto astratto, di cui molti parlano ma pochi sanno. E sono ancora meno quelli che lo mettono in pratica.

Sinceramente, però, non ho più voglia di parlar male del nostro Paese. Per questo approfitto dello spazio che mi è stato messo a disposizione da A Voi Comunicare per raccontare un'esperienza per me entusiasmante, che sono certa possa servire da modello per il sistema Italia e che spero susciti l’interesse di questa comunità.

L'esperienza è quella di Telethon. La Fondazione che presiedo è nata da un mandato, affidatoci 18 anni fa da un gruppo di mamme con figli affetti da distrofia muscolare. “Trovate la cura” ci dissero quelle mamme. “Se non sarà per i nostri figli che sia per le generazioni future”.

Per non tradire quelle donne abbiamo scelto il meglio. Chi vuole approfondire può visitare il nostro sito: http://www.telethon.it/.
Qui provo a riassumervi il nostro lavoro in tre parole chiave.
Trasparenza: chiediamo soldi agli italiani e abbiamo il dovere di far vedere loro, in ogni momento, come quei soldi vengono impiegati, fino all’ultimo euro.
Eccellenza: per arrivare, un giorno, alla cura delle oltre seimila malattie genetiche, non possiamo permetterci di perdere tempo, né denaro. Per questo abbiamo creato un sistema di valutazione della ricerca che premi solo i progetti che lo meritano davvero.
Autonomia: nel nostro Statuto è scritto a chiare lettere che solo la commissione scientifica, una commissione quasi completamente straniera e totalmente indipendente, può decidere se finanziare o meno il progetto di un ricercatore. Per questo il rischio della “raccomandazione” è rigettato alla fonte.

Ecco, quando ripenso a quelle mamme, quando leggo l’impegno e la speranza negli occhi dei nostri giovani ricercatori e quando rifletto sul fatto che tutto questo è stato reso possibile dalla generosità e dalla fiducia di milioni di persone…allora penso che non tutto è perduto. E che, a proposito di meritocrazia, forse noi italiani ci meritiamo un Paese migliore.
Voi che dite?

Susanna Agnelli

Martedì, 9 Dicembre, 2008 - 06:52
avoicomunicare

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