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Avoicomunicare

Telecom Italia
Gad LernerDavvero la superbia dell'apparire fortunati, belli, seduttori e maestri del buon gusto è l'unica molla che ci è rimasta per sentirci "qualcuno"?

Lunedì 15 dicembre su La7 dedico l'ultima puntata pre-natalizia de "L'Infedele" al business formidabile che viene alimentato da questo bisogno sempre più diffuso. Qualcosa di più e di diverso dall'antico vizio della superbia.

Pare infatti che il potere, sia politico sia economico, per dispiegarsi di fronte a noi necessiti di questo sovrappiù di esibizione. Non basta apparire competenti, lasciare che parlino i risultati. Bisogna diventare invidiabili per la bella vita, le belle cose, le belle donne...

Ne discute uno specialista della vanità: Alfonso Signorini, direttore dei settimanali "Chi" e "Sorrisi & Canzoni tv". Di fronte a lui due filosofi: Gianni Vattimo e Laura Bazzicalupo; il giurista Franco Cordero; la giornalista Maria Laura Rodotà; lo scenografo e costumista Quirino Conti.

Naturalmente mi interessa molto conoscere il vostro parere. Intervenite con suggerimenti e domande!


Gad Lerner

Lunedì, 15 Dicembre, 2008 - 10:43
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Attoniti, sgomenti, increduli. Ecco come ci ritroviamo di fronte a fatti di cronaca che hanno per protagonisti i giovani.
Non si può far finta di niente. Bisogna interrogarsi. Perché?
Perché i giovani di oggi, quando ancora non è subentrata l’età dell’adolescenza, hanno già fatto tutte le esperienze possibili e immaginabili, spesso negative.

Cerchiamo qualcuno a cui attribuire la colpa: i genitori che non hanno tempo per i figli, i ragazzi che hanno tutto e vogliono ancora di più, la scuola che sta affondando, gli insegnanti in difficoltà di fronte a famiglie sempre più protettive.
O, più in generale, la società, dimenticandoci che “la società” siamo noi.
È l’insieme di tutti: genitori, figli, scuole, insegnanti.

Come arrivano i nostri ragazzi a compiere certi atti? Come possono pensare che, per citare un fatto di cronaca recente, dare fuoco a un clochard sia un divertimento?
Abbiamo perso del tutto i valori morali? O non abbiamo più voglia di trasmetterli alle nuove generazioni perché questo richiede un impegno serio?
Abbiamo insegnato loro che hanno dei diritti, ma abbiamo fatto lo stesso con i doveri?

Certo, è molto più facile giustificare sempre le azioni dei nostri figli, difenderli quando fanno gli arroganti coi più deboli o ridere la prima volta che dicono una parolaccia o che fanno un gestaccio. È facile chiudere gli occhi.

Quali modelli diamo loro? Emergere a tutti i costi, non importa per cosa o come?
Oppure insegniamo loro che per essere uomini non basta apparire, ma è necessario crescere moralmente, anche se costa sacrificio e impegno?

Cosa possiamo fare per evitare che questi comportamenti diventino all’ordine del giorno? Come fermare questo infittirsi di cronaca nera firmata dai più giovani?

Fortunatamente non tutti i giovani sono così: molti ragazzi fanno parte di associazioni di volontariato, mettono il loro tempo a servizio dei più poveri, dei più deboli.
Lavorano sodo per costruire un mondo migliore per tutti, per evitare ingiustizie.

Ma un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Il problema è che un albero che cade depriva tutta la foresta della sua presenza.

Cosa fare per evitarlo?

 

Manuela Rigamonti

Mercoledì, 31 Dicembre, 2008 - 16:06
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2752090762_c5bf0e7927_m.jpgLa "casa intelligente" è l'ultima frontiera dell'ecosostenibilità: adattare la casa ai cambiamenti climatici, anche minimi, renderla reattiva nei confronti dell'esterno e dell'interno, renderla pensante, avanzata, ma allo stesso tempo semplice e fruibile da tutti.

Un futuro prossimo dove un maggiore utilizzo della tecnologia faciliti la vita quotidiana e al tempo stesso la renda più sostenibile, meno invasiva e più fruibile.

Si può prospettare un futuro più sostenibile partendo dalle nostre case e dall'integrazione sempre maggiore della tecnologia o i nostri sentimenti sono ancora vicini al futuro dominato dalle tecnologie negative, come ritratto da Isaac Asimov in Io, robot?


Foto di Onilad

Martedì, 3 Marzo, 2009 - 11:30
avoicomunicare

Nell’intervista a Maria di BlogEko si è parlato di “vivere sostenibile”, cioè della possibilità di modificare il proprio atteggiamento verso l’ambiente per avere una minima “impronta ecologica”. Nel dibattito che è seguito si è posta la domanda: quali sono gli atteggiamenti che si possono cambiare?

Ecco alcuni suggerimenti pratici per limitare il proprio impatto ambientale.

- Consumo e smaltimento:evitare di utilizzare prodotti “usa e getta” come le pile (quelle ricaricabili possono essere usate fino a 500 volte). Quando si è costretti a disfarsi di un prodotto, è fondamentale fare la raccolta differenziata. Un consumo critico implica vari altri accorgimenti: non utilizzare buste di plastica per fare la spesa, ma ricorrere a buste di tela o di cotone che possono essere riutilizzate; per conservare i cibi usare il vetro e non l’alluminio, che inquina e necessita di molta energia per essere prodotto. Sempre per ridurre la quantità di rifiuti, esistono servizi che permettono di acquistare detersivi e prodotti per l’igiene alla spina, riutilizzando lo stesso contenitore più volte (qui trovate un elenco dei luoghi dove trovarli).

- Acqua: in Italia la condizione dei nostri bacini idrici sta peggiorando velocemente. Per limitare i consumi è fondamentale l’attenzione in tutte le pratiche quotidiane: chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti o insapona sotto la doccia permette di risparmiare decine di litri al giorno. Scegliendo la doccia al posto della vasca è inoltre possibile consumare circa 40 litri (in 3 minuti) contro gli oltre 120 necessari per un bagno.

- Energia elettrica: è una delle risorse sfruttata in modo meno coscienzioso. Dovendo acquistare un nuovo elettrodomestico, scegliere sempre i modelli di classe A, che riducono al minimo i consumi; in caso di lavatrici e lavastoviglie non farle mai partire se non a pieno carico. E’ poi molto utile utilizzare lampadine a basso consumo che permettono di sfruttare 5 volte meno energia e durano 10 volte più di quelle tradizionali. Sorprendentemente utile è fare attenzione ai led di stand-by dei vari apparecchi elettrici, che arrivano a consumare il 20% dell’energia utilizzata quando l’elettrodomestico è in funzione. L’UE ha approvato lo scorso anno un documento per obbligare le case produttrici a ridurre del 75% il consumo dei led; è quindi fondamentale spegnerli completamente.

- Riscaldamento e condizionamento: limitare la temperatura nel proprio appartamento permette di abbassare i consumi: oltre i 20°, ogni grado di temperatura in più aumenta il consumo di oltre l’8%. E’ molto importante anche utilizzare un termostato e programmare le ore di accensione. D’estate non abusare dell’aria condizionata scendendo sotto i 22°/23° evita sbalzi termici eccessivi e limita sia gli sprechi sia la bolletta.

- Trasporti: usare il meno possibile la propria macchina, sfruttando i mezzi pubblici e i servizi di car sharing o utilizzare la bicicletta permette di abbattere l’inquinamento atmosferico e acustico delle città.

Queste sono solo alcune pratiche quotidiane che ognuno può seguire per rispettare di più la natura.

Quali di questi accorgimenti già seguite? Ne avete altri da consigliare?

Giovedì, 21 Maggio, 2009 - 17:00
redazione

Alessandro D'alatriAlessandro D'Alatri racconta ad A voi comunicare la sua esperienza di regista e il ruolo del cinema come mezzo per conciliare le differenze culturali.

"Faccio cinema per amore. Solo per quello.

Credo che fare cinema oggi sia abbandonare l’essere autori, registi, sceneggiatori, produttori, per tornare a essere cittadini, testimoni di un quotidiano da migliorare nel bene collettivo. Un amore da costruire, da lavorarci sodo, da difendere contro le facili stimolazioni all’abbandono che una società, sempre più incline al prestigio della velocità, fomenta costantemente. Una società che ha sostituito la virtù con il virtuale, l’avvenimento con l’evento, il potere con il potenziale, la volontà con la velleità. Ecco, una società che permette all’odio, al tornaconto personale di farsi strada prepotentemente, anzi, di erigersi a simbolo di benessere, è una società morta. L’amore, nella sua forma più alta, quella di salvare la speranza, è l’unica strada percorribile per garantire il futuro delle nuove generazioni.

Ecco perchè il comportamento che trovo più innovativo è quello di FARE SPAZIO, permettendo agli altri di poter partecipare all’avventura della vita. Fare spazio a nuove parole, fare spazio alle tante soggettività, aderire ad una visione di moltitudine.

Faccio cinema per raccontare, a me basta e avanza, non trovo nulla che sia più straordinario del raccontare storie. Ma queste storie devono aver salvato la speranza, devono avere in loro la vitalità che ha lo sguardo verso un futuro di felicità. Non mi è mai piaciuto il cinema che denuncia e basta, così come non mi piace questo elogio del negativo che sempre più spesso appaga nelle trasmissioni televisive.
Preferisco chi propone a favore, a chi si batte contro qualcosa o qualcuno. Tornare ad essere uomini, trasformando quel detto tutto italiano del “tengo famiglia” in un detto positivo, ovvero, poiché tengo famiglia mi batto per difendere la speranza del loro futuro, della loro felicità. Perchè non inquino? Perchè tengo famiglia. Perchè partecipo alla vita sociale della mia comunità? Perchè tengo famiglia. Perchè lavoro per il bene del mio paese? Perchè tengo famiglia.

E poi ecco un altro elemento che sento fondante: la memoria. Viviamo un’epoca in totale assenza di memoria. Sembra paradossale, ma nel momento in cui sarebbe più facile, grazie alla tecnologia, avere un rapporto di confronto diretto con le esperienze del passato, veniamo continuamente annebbiati da un implacabile oblio. Il passato viene rimosso alla stessa velocità di come ci viene proposto “l’adesso”. E un “adesso” senza radici, senza cordoni ombelicali con la Storia è un “adesso” senza futuro, senza speranza. La speranza è una dimensione dell’anima, la dimensione di chi è portato a vedere le cose non in sé, ma nel loro divenire, di chi è proiettato nel dopo. La speranza è pensare che c’è un dopo, qualcosa che accadrà per il meglio. Oggi la speranza si chiama pace, lavoro e giustizia.

Amore nel fare cinema, ma può essere riferito a qualsiasi altro lavoro, significa per me tornare ad avere coraggio, il coraggio anche dell’impopolarità, dell’essere additati come vecchi e decrepiti perché difendiamo quelle cose considerate prive di “appeal”…

Credo in un cinema che coincida con una nuova stagione, quella della consapevolezza rispetto ad un susseguirsi di cose che raggiungono inconsapevolmente un successo, uno stato di finto benessere, un consenso privo di fondamenta.
In Italia, nel passato, si è fatto cinema per un popolo che usciva dalla guerra, oggi per un pubblico che esce dagli Ipermercati. Ecco perché amore vuol dire oggi partecipare a ricostruire le coscienze, così come un certo cinema del passato partecipò alla ricostruzione di un paese che usciva malmesso dalla guerra. Ricostruire le coscienze ad un sentire nuovo, alla comprensione definitiva della nostra povertà quando immaginiamo la nostra vita come una riuscita nel solo possesso materiale.

Amore è per me anche chiamarsi dentro rispetto a quanti, tanti purtroppo, oggi si chiamano fuori, quasi che una catastrofe ambientale non gli appartenga, quasi che questa massiccia desertificazione etica e morale non li tocchi, una balorda e inspiegabile immunità.
Sembrerà paradossale ma questo mio modo di amare e fare il cinema riesco ad estenderlo anche alla pubblicità, ai documentari, ai video clip, al teatro. E’ sempre e solo una questione d’amore."

Alessandro D'Alatri 

 

Per voi, quale vostra attività, sopra ogni altra, è un atto d'amore?

Lunedì, 24 Novembre, 2008 - 11:12
avoicomunicare

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Da un sondaggio presentato al Forum Qual Energia di Roma, si evince che per gli Italiani le due fonti principali da cui ricavare energia dovrebbero essere l’eolico e il solare. Il nucleare riveste solo il 14% delle scelte ed è comunque ritenuto pericoloso e costoso.

La consapevolezza e l’informazione in materia è sicuramente ampia, e positivo è anche il parere dei nostri connazionali sulle fonti rinnovabili.
Non solo: il 37,7% degli intervistati sarebbe anche disposto a investire o pagare di più pur di avere a disposizione fonti di energia pulite e sostenibili.

Chi sarebbe disposto a impegnarsi in prima linea, pagando quote superiori, pur di utilizzare energia rinnovabile, pulita e sostenibile?
O magari lo fate già: raccontateci che energia utilizzate nei commenti.

Foto di Strocchi

Lunedì, 1 Giugno, 2009 - 16:00
redazione

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Risparmiare in maniera ecologica è sempre più facile grazie ai detersivi alla spina, che riducono gli imballaggi e i rifiuti in plastica.
Lo sviluppo della distribuzione dei detersivi alla spina, infatti, permette al consumatore di acquistare il prodotto riempiendo direttamente dal dosatore la bottiglia di plastica, che potrà così essere riutilizzata più volte. I detersivi alla spina stanno diventando una realtà a portata di mano e per agevolare l'acquisto è stata creata Washmaps: una mappa dove si possono trovare informazioni sui distributori di detersivi, e con la collaborazione degli utenti sarà possibile aggiornarla continuamente.
Una mappa collaborativa che grazie all'utilizzo del pulsante segnala un distributore rende un servizio a chi vuole acquistare meno plastica e risparmiare.
La sezione video presente nel sito illustra la pratica di questa felice realtà e dimostra come i piccoli gesti quotidiani possano apportare benefici ambientali concreti.

Cosa ne pensate dei detersivi alla spina? Lì usate già o pensate di farlo?
Pensate che i comportamenti sostenibili come questo possano effettivamente influenzare le masse?

Foto di pulpolux !!!

Lunedì, 31 Agosto, 2009 - 09:54
redazione

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A breve riapriranno le scuole e le famiglie si preoccupano di rifornire i figli-studenti di tutto il necessario: quaderni, matite, zaini e ovviamente libri. La spesa italiana media è quantificata attorno ai 400 euro a studente, una cifra che negli ultimi anni è aumentata progressivamente.
Le famiglie però possono ricorrere a vari espedienti, uno dei quali giova non solo al portafoglio ma anche all'ambiente: acquistare libri usati.

Riutilizzare i libri è un'operazione eco-friendly: allunga la vita del testo scolastico che, una volta utilizzato e mantenuto in buone condizioni, può essere rivenduto (ammortizzando così la spesa iniziale) e messo a disposizione, a prezzo scontato, di un altro studente.
Si risparmia così nuova carta, inchiostri e l'inquinamento implicato nella sua produzione: se il testo viene conservato con cura può essere rimesso sul mercato; contrariamente, se usato e buttato diventa sicuramente uno spreco.

I mercatini dei libri usati sono ormai diffusi in tutta Italia, e anche su Internet si possono trovare siti specializzati nella compravendita di materiale scolastico, tutto in funzione del risparmio economico e ecologico.

Anche voi acquistate i libri usati? E quelli che già possedete, li avete messi a disposizione?

Foto di ailatan

Mercoledì, 9 Settembre, 2009 - 11:52
redazione

"Mi scusi, per via della Felicità?
- “Svolti all’incrocio e percorra fino in fondo viale della Giustizia!"

Utilizzando questa metafora stradale si potrebbe pensare che, ispirandosi al comune senso del giusto, si possa raggiungere la felicità.

Forse la giustizia non basta, per la felicità. Però senz’altro si può migliorare la qualità della vita.

Il comune senso del giusto è indispensabile per il dialogo e quindi per la pacifica convivenza tra le persone tra culture diverse.
Dovrebbe limitare la tendenza alla prevaricazione sul prossimo perché, in uno scambio tra due o più controparti, se tutti ottengono quanto è giusto che spetti loro, perché cercare di avere di più?

Voi cosa ne pensate? Ci può essere felicità anche senza giustizia?

Francesco Profice

Giovedì, 15 Gennaio, 2009 - 06:06
avoicomunicare

Maria Rita Parsi"Minori: un mondo di violenza e di sfruttamento?" E se ribaltassimo la domanda? Ovvero: "Adulti: un mondo di violenza e di sfruttamento?"
Esiste un mondo di adulti che guarda ai bambini e agli adolescenti non come a persone portatrici di diritti sin dalla nascita, anzi, fin dal concepimento; non come a persone, da accogliere, amare, educare e far crescere, bensì come ad “oggetti” totalmente in balia di chi dovrebbe averne cura e prendersene la responsabilità. “Oggetti” nei confronti dei quali si può agire anche con indifferenza e, perfino, sfruttandone corpo, mente e sessualità; seducendoli commercialmente affinché, più che imparare a “scegliere”, si sentano spinti a percorrere le strade più facili: spronati a correre, a saltare i passaggi, a consumare, a comprare, perfino a vendersi.

Gli adulti che trattano così i bambini e gli adolescenti commettono crimini: crimini della mente e del cuore. Infatti, inibiscono ed alterano la gradualità del loro sviluppo psicofisico; i passaggi della costruzione dei loro pensieri; l’individuazione dei loro bisogni, delle loro aspirazioni.
Ma, soprattutto, minano, in loro, la fiducia in se stessi e negli altri; la speranza ed ogni utopia necessaria alla costruzione del futuro. E, come dice Oscar Wilde: “Una mappa del mondo che non preveda il paese dell’utopia, non merita neppure uno sguardo!”.

Il quesito che io pongo a chi legge è, allora: “Cosa possiamo fare per ostacolare il modo di agire di quegli adulti che sfruttano e violano i bambini e gli adolescenti con la loro indifferenza, la loro superficialità, la loro incompetenza; con il loro abbandono, il loro cattivo esempio, la loro violenza e con la perversione del loro sfruttamento?”

Prof.ssa Maria Rita Parsi

Lunedì, 10 Novembre, 2008 - 10:59
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