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Avoicomunicare

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Un giuramento, una parata, una cena di gala e poi – curiosamente - tanti balli. La cerimonia d’insediamento di Barack Obama sarà all’insegna della solennità e poi del divertimento, come vuole la tradizione.

Inizierà con il saluto a George W. Bush la grande giornata del nuovo Presidente degli Stati Uniti, investito fin dal momento della sua candidatura di grandi responsabilità e di grandi aspettative, non solo in America.

La cerimonia sarà toccante, come vuole la tradizione. Milioni di persone hanno invaso pacificamente Washington fin dalle prime ore dell’alba per partecipare in prima persona al giuramento del primo Presidente di colore della storia degli Stati Uniti sulla Bibbia di Abramo Lincoln.

Washington è letteralmente bloccata, sia dalla folla, sia dalle straordinarie misure di sicurezza adottate per l’occasione. Ma il clima è di festa, di concordia nazionale, di celebrazione al di là delle appartenenze politiche.

Ma il giuramento di fronte al Campidoglio non sarà solamente un evento per la popolazione nera d’America. Barack Obama è una figura emblematica di rinnovamento, per la sua età, per le sue idee, per il suo linguaggio. Tutti si aspettano molto dal nuovo Presidente, a partire dal suo discorso che si preannuncia toccante, motivante ed estremamente serio e responsabile.

Seguiremo questo evento importante in diretta, raccontando minuto dopo minuto uno dei momenti storici più caratterizzanti degli ultimi anni. Confidiamo sia un momento di gioia per tutti.

E voi, cosa vi aspettate?

Martedì, 20 Gennaio, 2009 - 23:10
avoicomunicare

Le persone disabili non si sentono coinvolte dalla società. Lo dimostrano i tanti studenti disabili, la cui integrazione è difficile e a cui spesso è negato il diritto di studio. E lo dimostrano anche i tanti disabili adulti che non riescono a svolgere la loro professione. In Francia, con la legge 2005 sull'Uguaglianza dei diritti e delle opportunità, la partecipazione e la cittadinanza delle persone con disabilità, si è cercato di abbattere le barriere e offrire possibilità di impiego e coinvolgimento dei disabili. Questa può essere la strada giusta? Le leggi a favore dei disabili sono indubbiamente utili, perché migliorano materialmente la qualità della vita dei disabili. Tuttavia gli interventi legislativi si occupano solo di aspetti materiali della vita dei disabili, non affrontando il vero problema culturale riguardo alla disabilità: l’integrazione del disabile nella società. Spesso a scuola o nel settore lavorativo la diversità viene vissuta come causa di disagio e intralcio, nonostante l'esistenza di leggi adeguate. Le barriere che ancora oggi permangono sono quelle mentali. Se da una parte lo Stato interviene “imponendo” leggi specifiche, dall’altra la società non è ancora pronta ad accettarle del tutto e a metterle in atto spontaneamente. Spesso è la famiglia stessa a negare l’integrazione del disabile, per un eccesso di protezione nei suoi confronti o per evitargli l’umiliazione del rifiuto altrui. La persona “abile”deve abituarsi a dividere il proprio spazio e la propria aria con chi abile non è; non deve temere di sedersi al suo fianco e di parlargli, magari intorno a una tavola imbandita o dinanzi ad un meraviglioso tramonto, perché le idee, i sentimenti e l’energia di ogni individuo non sono soggetti a limiti e risiedono in ogni essere umano. Soltanto dopo aver superato concretamente e radicalmente il problema dell’integrazione si potrà parlare di una reale svolta culturale. Insieme alle leggi, quindi, è necessario che scendano in campo la scuola, i mass media e la sensibilità di quelle famiglie che, avendo preso coscienza dell’importanza del loro ruolo educativo, formino figli più consapevoli. Loredana Giuffrida

Giovedì, 8 Gennaio, 2009 - 09:45
avoicomunicare

Alessandro Trivelli, bioarchitetto italiano, ci parla delle evoluzioni nella sua disciplina, l’architettura ambientalmente sostenibile.

Racconta in modo diretto le sue esperienze con l'ecosostenibilità, nella progettazione delle città del futuro, e alla scoperta della vivibilità e democrazia dell'abitare.

Non solo con l'ausilio dei giusti materiali, ma anche inseguendo una visione più ampia di iterazione degli edifici con la natura, il bioarchitetto Alessandro Trivelli lavora alla continua ricerca di una via sostenibile per il futuro delle nostre case, delle nostre città e delle nostre vite.

Per scoprire qualcosa di più su alcuni dei padri della bioarchitettura citati da Alessandro Trivelli, puoi approfondire con questi link:
Rudolf Steiner
Thomas Herzog
Ugo Sasso

Giovedì, 12 Febbraio, 2009 - 13:10
avoicomunicare

Sandra Salerno, food blogger (autrice di Un Tocco di Zenzero) e cuoca, appassionata sostenitrice di Slow Food, ci parla delle sue esperienze.

Siamo ciò che mangiamo.
È da tempo che sentiamo ripetere questa frase, ma mai come in questi ultimi anni siamo stati responsabilizzati su ciò che debba diventare il nostro cibo quotidiano.
Ho iniziato il mio cammino di foodblogger quattro anni fa, seguendo un istinto e un preciso obiettivo: trasformare la mia vita, passando attraverso il cibo.
La cucina è sempre stata una passione di famiglia. Come per tutte le famiglie del mondo rappresenta un modo di aggregare e condividere i sentimenti.
Dopo la famiglia naturale, creiamo legami con "famiglie esterne", entriamo a far parte di gruppi, associazioni, social network.
Qualche anno fa Carlo Petrini creò uno dei più grandi social network del mondo, ma ancora non si chiamava così. Nel 1986 dalla piccola Bra (Cn) partiva un movimento, quasi un tam tam che si è allargato a macchia d’olio nel mondo del cibo e del buon mangiare. Dopo 23 anni è oggi una delle associazioni più importanti e rappresentative del pianeta: Slow Food.
Per me è stato un atto naturale entrare a far parte del movimento e iniziare a seguire la "vita tipo del socio della chiocciolina": degustazioni, incontri, scambi con le altre condotte.
Seguire, ma soprattutto scoprire e sostenere (acquistando prodotti dei Presidi) nuove realtà, mi ha permesso prima di apprendere parole come "biodiversità", "eco agricoltura", "produzione sostenibile", "stagionalità", e quindi di diffonderle attraverso il web, il mezzo che mi è più congeniale.
Questo è il secondo anno che collaboro con la condotta di Slow Food Torino, che conta il maggior numero di soci di tutta Italia (ha superato da tempo quota 1000).
Promuoviamo eventi e degustazioni, accompagniamo i soci alla scoperta delle cucine del mondo e dei prodotti del territorio, durante le serate in cucina.
La risposta non si è fatta attendere: ad ogni serata/evento si verifica il tutto esaurito, un risultato che porta con se la certezza tangibile che i temi scelti vengano apprezzati da un numero crescente di persone.
Mi sento fortunata di poter fare il lavoro che amo e che mi da soddisfazione, permettendomi di confrontarmi con realtà diverse e di mettermi in discussione giorno dopo giorno.
Nel mio piccolo credo fermamente di perseguire un obiettivo affascinante: cercare di rendere il mondo un luogo migliore, provando a convincere le persone che mi sono accanto a fare lo stesso.

Sandra Salerno
Foodblogger & Cuoca
www.untoccodizenzero.it

Venerdì, 13 Marzo, 2009 - 10:31
redazione

L'autore del post di oggi è Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, nuova rivista dedicata al mondo della tecnologia

Temo che la crisi economica spazzerà via l'impatto zero, la lotta al global warming, l'effetto serra.
Per ora sono solo piccoli segnali, oppure segnali nemmeno tanto piccoli come la mozione che il nostro Parlamento si appresta a votare. “I cambiamenti climatici sono minimi, e comunque non sarebbero dannosi" recita. E' solo una mozione, è vero, ma questo è l'anno che si concluderà con la Conferenza di Copenhagen sul clima.
In un senso o nell'altro una decisione andrà presa. E con la disoccupazione ai massimi e ogni giorno nuove imprese che chiudono, a chi gliene importa della Co2? E' come se l'argomento fosse stato derubricato.
Fateci caso: fino all'anno scorso c'era un'emergenza auto quotidiana. Ma era il fatto che le auto inquinavano troppo: targhe alterne e domeniche a piedi erano appuntamenti fissi. Ora c'è un'altra emergenza auto: è che non si vendono, restano lì, nelle fabbriche, mentre i manager vengono licenziati e i lavoratori vanno in mobilità. Così le polveri sottili sono scomparse dai giornali e dalle tv. Sono scomparse anche dall'aria che respiriamo? Oppure l'aria di crisi non ce le fa notare più?
Forse sono troppo sottili rispetto al morso dei problemi che oggi molti si trovano ad affrontare.
Per ora sono solo segnali, ma andrebbero affrontati per tempo. Perché la crisi è un'occasione ma anche un dovere: quello di aggiornare gli impianti e le fabbriche utilizzando tecnologie meno inquinanti. E' possibile e conviene, ci sono decine di studi che lo dimostrano, ci sono centinaia di casi nel mondo che lo confermano ogni giorno. Energie rinnovabili, risparmi energetici, ottimizzazioni non sono optional, sono scelte obbligate. Convengono a chi le adotta e convengono a tutti noi che nel pianeta Terra abitiamo. Non a caso negli Usa il piano Obama prevede investimenti giganteschi nel cosiddetto settore verde. Perché è un bene per tutti.
L'obiettivo impatto zero deve quindi diventare un comandamento per le aziende ma può diventare uno stile di vita per tutti noi. Non si tratta di smettere di fare le doccia o andare a piedi. Ma vivere senza sprechi. In fondo quello che questa crisi ci insegna è che uno stile di vita sbagliato ci ha portato sull'orlo del baratro. Le risorse non sono infinite, i soldi non si producono dal nulla, dobbiamo costruire più di quello che consumiamo. Sono concetti semplici, che non dovrebbero spaventare nessuno. Si tratta di entrare in una fase di nuova consapevolezza. Per esempio di quanto inquiniamo, o meglio, di quanta Terra consumiamo. Ne avete idea? Io per esempio mi sono sottoposto ad un esperimento: mi sono fatto calcolare da una società specializzata tutte le mie emissioni di Co2 del 2009.
E' stato interessante notare come certe scelte (abolire la stampante, leggere molti giornali online) fossero premianti rispetto ai viaggi settimanali Roma-Milano (superdannosi ma inevitabili, anche se in treno le emissioni sono molte meno). Alla fine la società specializzata, AzzeroCo2, mi ha presentato il conto: quest'anno produrrò 22 tonnellate di diossido di carbonio. Pari alla piantumazione di 32 alberi. Li metteremo nel parco Nord di Milano. Un boschetto wired. Mi rendo conto che oggi un privato ha ben altri problemi che far piantare alberi nei parchi cittadini (anche se una legge italiana del '92, praticamente mai applicata, impone ai comuni di piantare un albero per ogni neonato). Me ne rendo conto. Ma vorrei che l'impatto zero non sparisse dalla nostra agenda e dal nostro nuovo sistema di valori. Se oggi siamo nella situazione in cui siamo è anche perché la nostra economia si è basata sullo spreco sistematico delle risorse del pianeta. Ricordiamocelo, mentre cerchiamo la strada per ripartire.

Venerdì, 3 Aprile, 2009 - 19:23
redazione

Oggi avoicomunicare festeggia il suo primo compleanno.
Eh sì, è già passato un anno da quando abbiamo proposto il testo integrale di Gandhi, iniziando insieme un proficuo dialogo prima sulla pace e l’integrazione, poi sull’ambiente e la sua salvaguardia. E’ stato un anno ricco d’interventi, di discussioni, di confronti positivi e costruttivi. avoicomunicare prosegue nel cammino, crescendo grazie alla partecipazione di tutti.
Lascia nei commenti i tuoi auguri, come hanno già fatto molti degli ospiti che sono intervenuti nei mesi scorsi.
Buon compleanno AVC!

Martedì, 1 Settembre, 2009 - 13:30
redazione

Avoicomunicare diventa sempre di più il tuo luogo di dialogo, lo spazio dove puoi condividere opinioni e confrontarti su tematiche di tuo interesse.
Per questo ora ti invita a scegliere gli argomenti di cui parlare nei dibattiti futuri.

Partecipa al sondaggio, votando o anche semplicemente commentando il tema che preferisci.

La vera novità, però, è la possibilità di proporre un tuo argomento che entrerà a far parte di quelli già esistenti all’interno del sondaggio e potrà a sua volta essere scelto e votato dagli altri utenti.

La scelta è tua, perché su Avoicomunicare il protagonista sei tu.

A te la parola.

Lunedì, 2 Febbraio, 2009 - 13:55
avoicomunicare

"Così come un certo cinema del passato partecipò alla ricostruzione di un paese che usciva malmesso dalla guerra", scrive il regista Alessandro D’Alatri, "il cinema di oggi deve partecipare alla ricostruzione delle coscienze".

Film come Gomorra di Matteo Garrone, o Una scomoda verità di Al Gore sono esempi di come il cinema possa influire sulla realtà, creando una consapevolezza di massa che non è più possibile ignorare.

Quali sono, secondo voi, i film che hanno contribuito più di tutti a “ricostruire le coscienze”? E perché?

In che occasioni, passate o presenti, il cinema ha saputo abbattere muri e attraversare confini?

Mercoledì, 26 Novembre, 2008 - 14:12
avoicomunicare

Cari amici di AvoiComunicare,
nel corso di questi mesi di dialogo e di confronto avete manifestato in più occasioni il vostro interesse verso tematiche di solidarietà.

Da oggi avete uno spazio completamente rinnovato per dare concretezza ai vostri pensieri: TrovaNOPROFIT, punto di incontro online di chi offre, chi cerca e chi sostiene la solidarietà, cambia pelle, senza però mutare la propria anima e la propria mission al servizio della comunità e del volontariato.

Si rivolge a tutti, sia che apparteniate ad associazioni del mondo no-profit, sia che siate volontari o che lo vogliate diventare, sia anche che vogliate semplicemente approfondire la conoscenza del Terzo Settore.

Da oggi la finestra web sul Terzo Settore si presenta non solo con una nuova veste grafica, ma soprattutto con una profonda modifica dell’impostazione generale, con l'intento di instaurare con volontari e associazioni un rapporto attivo e dinamico, fatto di scambio, condivisione.
 
Il nuovo TrovaNOPROFIT 2.0 è strutturato in tre sezioni distinte, dedicate rispettivamente ad associazioni, progetti e volontari. E i progetti ne sono e ne saranno sempre di più il cuore.

Inizia una nuova fase di dialogo i cui protagonisti sono gli stessi volontari e associazioni, che invitiamo ad animare il sito portando testimonianze, partecipazione, esperienze, iniziative, conoscenze, speranze.

Scoprite TrovaNOPROFIT: la community della solidarietà è e sarà ancora più vostra.

TrovaNOPROFIT

Martedì, 23 Dicembre, 2008 - 16:09
avoicomunicare

L’opinione pubblica è sempre più attenta nei confronti degli adolescenti e dei loro comportamenti spinti sempre più verso il limite. Molti fatti di cronaca vedono protagonisti ragazzi, poco più che bambini: “baby killers”, violentatori adolescenti di bambine.
E sono sempre più diffusi i comportamenti autolesionistici, le tossicodipendenze, la violenza, individuale o di gruppo. Oggi, si cerca di indagare per capire le cause di questo disagio giovanile, se questi avvenimenti siano decretati da difficoltà individuali di crisi d’identità o siano una conseguenza dei modelli culturali della nostra società.

L’età adolescenziale è un'età caratterizzata, già per sua natura, da contraddizioni.
In quest’età di passaggio i giovani vivono conflittualmente il bisogno d’autonomia e indipendenza, ma anche, la paura dell'abbandono. L'adolescente vive una crisi. Una crisi che oggi sta vivendo anche la più antica istituzione della società: la famiglia.

La famiglia numerosa ha sempre rappresentato un ambiente sociale privilegiato: era il sistema sociale principale, in cui le esigenze dell'individuo trovavano ascolto. L'attuale famiglia ridotta, ha perso gran parte di queste funzioni educative e non riesce a fornire un sostegno emotivo ai propri i figli.
I bambini sono affidati ad asili nido, a scuole materne, oppure a giovani baby-sitters, e non ricevono un sufficiente sostegno affettivo, né in ambito familiare, né in quello scolastico.
Inoltre, i modelli comportamentali diffusi dai mezzi di comunicazione di massa s’ispirano a giovani adulti, arrivati rapidamente a posizioni di privilegio, perseguite senza scrupoli. Il valore che viene costantemente diffuso è la ricerca del piacere individuale da perseguire con tutti i mezzi.

E' sempre più frequente imbattersi in giovani senza obiettivi, insoddisfatti, annoiati, soli. Spesso il disagio giovanile sfocia nell'abuso di sostanze stupefacenti. L'uso di droga può esprimere la necessità di compensare le proprie insicurezze, paure, e la propria inadeguatezza.
Il problema dei giovani è l'accettare se stessi e il mondo in cui si vive, questo crea un’angoscia che induce l'adolescente a ricercare un modello cui adeguarsi, un’identità, un codice di comportamento da rispettare.

Senza punti di riferimento, senza un’educazione emotiva i nostri giovani sono le prime vittime di un sistema superficiale ed egoistico.
L’opinione pubblica è sempre più attenta nei confronti degli adolescenti e dei loro comportamenti spinti sempre più verso il limite. Molti fatti di cronaca vedono protagonisti ragazzi, poco più che bambini: “baby killers”, violentatori adolescenti di bambine.
E sono sempre più diffusi i comportamenti autolesionistici, le tossicodipendenze, la violenza, individuale o di gruppo. Oggi, si cerca di indagare per capire le cause di questo disagio giovanile, se questi avvenimenti siano decretati da difficoltà individuali di crisi d’identità o siano una conseguenza dei modelli culturali della nostra società.

L’età adolescenziale è un'età caratterizzata, già per sua natura, da contraddizioni.
In quest’età di passaggio i giovani vivono conflittualmente il bisogno d’autonomia e indipendenza, ma anche, la paura dell'abbandono. L'adolescente vive una crisi. Una crisi che oggi sta vivendo anche la più antica istituzione della società: la famiglia.

La famiglia numerosa ha sempre rappresentato un ambiente sociale privilegiato: era il sistema sociale principale, in cui le esigenze dell'individuo trovavano ascolto. L'attuale famiglia ridotta, ha perso gran parte di queste funzioni educative e non riesce a fornire un sostegno emotivo ai propri i figli.
I bambini sono affidati ad asili nido, a scuole materne, oppure a giovani baby-sitters, e non ricevono un sufficiente sostegno affettivo, né in ambito familiare, né in quello scolastico.
Inoltre, i modelli comportamentali diffusi dai mezzi di comunicazione di massa s’ispirano a giovani adulti, arrivati rapidamente a posizioni di privilegio, perseguite senza scrupoli. Il valore che viene costantemente diffuso è la ricerca del piacere individuale da perseguire con tutti i mezzi.

E' sempre più frequente imbattersi in giovani senza obiettivi, insoddisfatti, annoiati, soli. Spesso il disagio giovanile sfocia nell'abuso di sostanze stupefacenti. L'uso di droga può esprimere la necessità di compensare le proprie insicurezze, paure, e la propria inadeguatezza.
Il problema dei giovani è l'accettare se stessi e il mondo in cui si vive, questo crea un’angoscia che induce l'adolescente a ricercare un modello cui adeguarsi, un’identità, un codice di comportamento da rispettare.

Senza punti di riferimento, senza un’educazione emotiva i nostri giovani sono le prime vittime di un sistema superficiale ed egoistico.

Maurizio Losa

Venerdì, 2 Gennaio, 2009 - 12:53
avoicomunicare

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